Visualizzazione post con etichetta Miti e Leggende. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miti e Leggende. Mostra tutti i post

giovedì 1 aprile 2010

100% OGM-free o della stupidità europea

Non essere così pignolo! Almeno è 100% OGM-free!
Fonte: EMBO Reports (e ripresa da Salmone)


Tolleranza Intelligenza Zero

Tutti i nodi, prima o poi, si sa, vengono al pettine.
Se ieri raccontavamo il caso dei topini Greenpeacini impotenti. Oggi è la volta del mito della Tolleranza Zero. Il tema, è vero, non è nuovo, ci avevamo fatto un post già nell'agosto 2008, solo che ora il pronostico si sta avverando.

Quale pronostico?

Se l'Europa non sveltirà il processo autorizzativo degli OGM e manterrà in vigore la TOLLERANZA ZERO anche per gli OGM valutati come sicuri dall'EFSA, ma non ancora autorizzati dalla burocrazia, si rischierà di bloccare l'import di soia e mais, di cui l'Europa è cronicamente carente, rischiando di distruggere la zootecnia del vecchio continente.

Chi lo diceva? La DG (Direzione Generale) for AGRICULTURE and RURAL DEVELOPMENT della Commissione Europea.

Le prime avvisaglie di quanto sarebbe successo si erano viste proprio nel 2008 quando la mancata autorizzazione dell'evento OGM GA21 aveva rischiato di compromette l'industria di trasformazione mangimistica europea a vantaggio dei nostri competitori d'oltreoceano. La Commissione, allora, riuscì, pur tra mille critiche, a metterci una pezza.

Ora però le cose stanno peggiorando e assomigliano sempre più allo scenario peggiore disegnato dalla DG Agricoltura europea, infatti, a metà settembre 2009, gli USA (da cui importiamo grandi quantità di soia) hanno deciso di bloccare momentaneamente le esportazioni verso l'Europa visto che moltissime navi venivano bloccate nei porti europei o respinte.

Peccato che questo porti l'Europa, avida di soia per mantenere in vita la propria zootecnia, a dover pagare di più, molto di più per ottenere i materiali mangimistici di cui ha bisogno. La Federazione Europea dei Produttori Mangimistici, ad esempio stima che la tolleranza zero ci costerà circa 200 MILIARDI di €, se USA, Argentina e Brasile cominceranno a coltivare (come già stanno facendo) OGM non ancora autorizzati in UE.

Eppure basterebbe solo un poco di "sale nella zucca" per risolvere il problema. Basterebbe applicare una stupida semplice banale soglia dello 0,1% per ridurre quei 200 miliardi a soli 3 miliardi di €.

Certo, evitare la "contaminazione" da OGM delle derrate alimentari richiede una dedizione assoluta e una lotta senza quartiere, insomma non stiamo mica parlando di banale Arsenico!*


(*) Nelle derrate alimentari inviate in Europa sono tollerati ben 2 ug (microgrammi) di arsenico per kg. Dopotutto la cosa più importante è che siano OGM-free, per il resto (ad esempio le fumonisine) ci si può anche mettere d'accordo, no?

sabato 27 marzo 2010

La teoria della montagna di merda® e la politica OGM

Dobbiamo fare coming out e ammettere che anche noi siamo sostenitori della "teoria della montagna di merda®". Essa sostiene che un idiota puo' produrre piu' merda di quanta tu non possa spalarne.*

In altre parole essa spiega il perchè vinceranno sempre i cialtroni, ossia perche' la competenza costa piu' dell'incompetenza.

Avevamo in programma di dimostrare l'estendibilità di tale teoria anche al mondo degli OGM dopo l'exploit del de-cretino firmato Zaia, ritenendo che esso avesse raggiunto il limite più basso dello storto diritto e della farloccheria anti-OGM. Peccato ci sbagliassimo.

Abbiamo infatti ricevuto da Piero Morandini, ricercatore dell'Università di Milano, la segnalazione di un'interrogazione parlamentare a firma del Senatore della Repubblica Tomaso (con una m sola) Zanoletti che, a quanto pare, supera il de-cretino di molte lunghezze.

Ci limitiamo pertanto a riportare il testo dell'interrogazione. I commenti sono stati redatti dallo stesso Morandini.

Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 353 del 23/03/2010.

ZANOLETTI - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

le società multinazionali stanno invadendo il mondo con Organismi geneticamente modificati (Ogm) "segretati", di cui non si conosce la modifica apportata ai vegetali perchè coperta da segreto industriale;

L’affermazione è farneticante. Tutti i dettagli del gene, della trasformazione, analisi dei rischi, pubblicazioni, ... sono pubblici e visibili ad esempio qui.

i virus transgenici con cui oggi si realizzano gli Ogm penetrano nel DNA della pianta, modificandola in maniera sconosciuta;

L’affermazione è falsa perchè a) non si usano virus, b) la modifica è conosciuta (la stessa cosa non è possibile dire per migliaia di piante coltivate, tra cui, ad esempio, piante di frumento come Creso, ampiamente usato in Italia per fare pasta).

tali virus transgenici dovrebbero restare latenti, ma nulla può escludere che possano anche riattivarsi in maniera analoga a noti virus tumorali induttori di leucemie, sarcomi, carcinomi, gliomi;

A parte che non sono virus e quindi non possono neanche riattivarsi, ma se anche fosse vero, a maggior regione non si dovrebbero mangiare carne, formaggio, latte, frutta e verdura per gli stessi motivi perchè spesso contaminati da virus di varia natura, spesso di origine animale e quindi presumibilmente più pericolosi per l’organismo umano. Per non parlare dell’acqua di mare che contiene tra 10 milioni e 100 Miliardi di particelle virali o virus-simili per litro.

essi possono anche essere portatori di malattie nuove o di malattie abbastanza simili a ben note sindromi purtroppo ancora poco comprese nella loro dinamica (AIDS, Mucca Pazza, eccetera);

Non solo non esiste alcuna evidenza che le piante transgeniche oggi in commercio abbiano causato anche solo un raffreddore, ma c’è ampia evidenza degli enormi benefici ambientali e sanitari. Propagare tali menzogne e illazioni non fa altro che ritardarne l’introduzione in vari paesi negando ai rispettivi popoli i benefici. Per esempio, l’opposizione e l’isteria qui descritta su piante come il mais Bt colpisce i nostri maiscultori oltre che le popolazioni povere del Guatemala costringendole a mangiare mais contaminato da micotossine, che sono causa di malattie come la spina bifida.

il Cauliflower Mosaic Virus (CaMV) utilizzato dalle multinazionali Ogm per modificare geneticamente le piante è in grado di penetrare e di replicarsi anche nelle cellule degli animali, comprese quelle dei mammiferi e anche quelle umane, in quanto possiede particolari promoters (motori di attivazione genetica);

Non viene usato il CaMV, ma solo un pezzo del suo DNA, che risulta quindi tanto efficace a causare infezioni (nei cavli peraltro) quanto la testata di un motore è efficace da sola a far andare una macchina. Il virus intero è peraltro abbondante in molti ortaggi, principalmente piante come cavolo, cavolfiore, broccoli, colza... (Shepherd RJ, 1981. Cauliflower mosaic virus. AAB Descriptions of Plant Viruses No. 243.)

consumando prodotti modificati geneticamente con il CaMV, quest'ultimo può generare un super virus capace di propagarsi nelle piante ad uso alimentare, negli insetti (ad esempio nelle zanzare), e quindi arrivare all'uomo;

Si potrebbe anche ipotizzare che una pianta di mais sia capace di camminare e di andare in giro a strangolare i passanti, ma tale ipotesi valgono solo in universi paralleli a quello conosciuto.

non avendo a disposizione l'informazione di base relativamente agli Ogm "segretati", non è possibile neppure predisporre metodi di analisi e controllo;

Affermazione falsa. Tanto e vero che vengono fatti controlli, anche da privati, sulle migliaia di tonnellate di prodotti importati per la presenza di prodotti approvati e non approvati nell’Unione Europea. La tolleranza zero verso le varietà non ancora approvate rischia di causare un tracollo della zootecnia della UE.

tali Ogm sono prodotti negli Stati Uniti ed altri Paesi dove non vengono separate le filiere Ogm e le esportazioni possono risultare contaminate, rendendo la situazione intollerabile oltre che rischiosa,

Se non li segregano nei paesi di origine vuol dire che le autorità locali non li giudicano pericolosi. Essendo consumati anche da loro e da molti altri paesi risulta difficile credere che tutti questi paesi (produttori o importatori) non si preoccupino minimamente di tutelare la salute pubblica. I complotti globali possono certamente esistere, ma questo sembrerebbe proprio di proporzioni galattiche (e ipotizzato su una enorme serie di informazioni false o comunque fantasiose)

si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, per motivi di sicurezza e garanzia della salute, ottenere dai Paesi produttori le informazioni di base per programmare e disporre dei metodi di analisi e controllo;

Come specificato le informazioni esistono già, sono accessibili a tutti e già usate da molti enti di controllo, anche italiani.

se non intendano incaricare l'Istituto superiore di sanità e l'Istituto zooprofilattico di approfondire lo studio delle produzioni di Ogm "segretati", vale a dire quelli di cui non si conosce la modifica apportata;

se non ritengano utile, infine, separare le diverse filiere Ogm per evitare possibili contaminazioni nelle esportazioni.
(4-02892)

solo sarebbe più costoso, ma già adesso risulta praticamente impossibile visto che importiamo circa il 90% del nostro fabbisogno di soia e che il 77% della soia coltivata a livello mondiale è transgenica.


Una nostra nota conclusiva

Il nostro sistema prevede che il popolo, con il suo voto, democraticamente elegga dei rappresentati che delega per affrontare e "risolvere", in sua vece, i problemi del paese dedicando il proprio tempo e la propria intelligenza.

A quanto pare il sistema, alla luce dei risultati, andrebbe, almeno un pochino, rivisto (qui ci fermiamo per non diventare scurrili).


(*) E' vero, esiste la Direttiva Nitrati, ma essa non norma la quantità di merda producibile, solo la quantità spargibile. Inoltre si sà che, in quanto a OGM e dintorni, il diritto serve solo per pulirsi al termine delle operazioni di spargimento.

mercoledì 17 febbraio 2010

Noi stiamo bene, e voi?

Questo post è solo per comunicarvi che oggi è stata pubblicata una BBB-intervista su Semplifica, un sito che si occupa di benessere fisico, mentale e finanziario.

Il testo integrale lo trovate ovviamente a questo indirizzo di Semplifica.

Qui però vorremmo darvi comunque un assaggio con la nostra risposta alla prima domanda:

1 – Innanzi tutto: cosa caspita è un OGM??

In pochissime parole: è un organismo che presenta alcune modifiche al DNA ottenute utilizzando tecniche di biologia molecolare. Il che vuol dire tutto e niente.

Soprattutto se non si ha la più pallida idea di cosa sia la biologia molecolare e di come funzionino i sistemi classici di miglioramento genetico come, ad esempio, incrocio, mutation breeding, colture di antere e di embrioni, incroci tra specie diverse…

…Per non parlare del “casino genetico” che hanno combinato e combinano nelle piante e negli animali che accompagnano la nostra vita: da quelle che finiscono nel nostro piatto di pasta, al gatto che fa le fusa sul nostro divano.

Ad esempio, quanti sanno che l’85% del genoma (tutto il DNA) del mais è fatto di simpatiche sequenze genetiche, i trasposoni, che si divertono a saltare di qua e di là per i cromosomi duplicandosi di tanto in tanto?

Spiegare dunque cos’è un OGM, senza spiegare come funzioni il rimescolamento genetico naturale, è come spiegare come si fa a pilotare una F1 a chi non sa nemmeno cos’è una macchina. Comunque, semplificando, si può dire che fare un OGM fa meno “casino” genetico che fare un “normale” incrocio.

Per approfondire:



Il resto lo potete leggere su Semplifica.

sabato 13 febbraio 2010

Allergizziamoci!

Esiste la paura diffusa che gli OGM causino allergie e lo facciano in modo subdolo.
Uno mangia un bel panino vegetariano e, zacchete, ci trova dentro un allergene della sogliola. Addenti una bella pasta di Meliga e, apriti cielo, c’è dentro un allergene della soia, uno dei crostacei e uno del latte.
Insomma, il pasto diventa, a causa degli OGM, un percorso ad ostacoli, in cui rischi ad ogni morso uno shock anafilattico. Il chè non è bello, visto che ci si possono lasciare le penne.



Ma le cose stanno veramente così o come nel caso del Morgellon, son tutte leggende metropolitane?


Che si dice in giro?

Circolano in giro storie di ignari consumatori che hanno sofferto reazioni allergiche a causa di OGM: di gente allergica alla noce brasiliana che ha avuto uno shock mangiando soia GM. Gente che mangiandosi un Tacos messicano ha avuto una reazione a causa della presenza di mais GM Starlink (di cui avevamo già parlato qui).

Insomma viene da chiedersi: quanti morti e quanti feriti (e quanto sangue sparso a terra...) avranno ormai causato gli OGM?

Tranquillizzatevi. In quasi 15 anni di utilizzo: Zero (0) morti e Zero (0) feriti.


Davvero????

Sì, innanzitutto perchè la normativa attuale (che, ripetiamo non è che ci piaccia un granchè a motivo delle sue forti contraddizioni) prevede (almeno in questo caso giustamente) che sia, obbligatoriamente, predisposta una verifica preventiva del potenziale allergenico tramite test.


Il caso della Soia con un gene della noce brasialiana

Questi test hanno ad esempio permesso, nel già citato caso soia/noce brasiliana, di comprendere che l'albumina 2S, inserita nella soia per migliorarne il contenuto in metionina, era anche uno dei principali allergeni della noce brasiliana.

NB: Tutto questo PRIMA della sua commercializzazione!

Infatti estratti di soia con albumina 2s (come anche l’albumina purificata) risultarono capaci di legare le IgE del siero di individui allergici, e causare una risposta (skin-prick test) in 3 individui (volontari) esaminati nello studio. Il progetto finì lì, prima ancora di venir seminato un solo campo sperimentale. Nessun morto o ferito, nessun consumatore ignaro esposto al "pericolo".

Qui potete trovare la pubblicazione originale
nella quale vi pregheremmo di notare 2 cose:

1) la data: Marzo 1996. Nel 1996 si ha l'inizio della commerciazzazione su larga scala di OGM con la soia Round-up Ready. Quindi questa pubblicazione viene mandata alla rivista prima che gli OGM diventino una realtà significativa dell'agricoltura mondiale, indice che fin dalle origini i prodotti GM venivano testati in modo rigoroso e adeguato.

2) lo sponsor dello studio: "Supported by a grant from Pioneer Hi-Bred International, Inc.". Beh, abbastanza onesta e trasparente per essere una multinazionale.


Altri test preventivi

Se il gene non deriva da un organismo che causa allergie, viene comunque analizzato il suo prodotto per verificarne le caratteristiche di “potenziale allergene”.

I sistemi sono dibattuti e i criteri sono diversi, spesso spannometricamente eccessivi, a seconda del paese in cui si sottomette il dossier per l’approvazione, ma ad esempio si valuta:

a) Se esiste almeno un octapeptide con 6 residui conservati su 8 rispetto a un allergene.

b) Se la sequenza proteica condivide il 35% di identità su un segmento di 80 aminoacidi con un allergene.

c) Allineamento complessivo della sequenza con quella di allergeni, in pratica una variante del metodo precedente.

Se uno dei test bioinformatici sopra descritti (e in particolare il secondo) è positivo, bisogna dimostrare che la proteina non causi una reazione allergica, cosa complicata e in genere costosa perchè la prova di un negativo è sempre più difficile della confutazione di un’affermazione positiva.

Una volta che una proteina venga identificata come potenzialmente allergenica sulla base della similitudine di sequenza, vengono considerati anche i seguenti criteri:

d) il test di stabilità alla digestione con tripsina. Se la proteina viene degradata velocemente, allora la proteina ha un rischio ridotto di poter fungere da allergene.

e) l’abbondanza del potenziale allergene nella dieta. Se non è una proteina abbondante, allora ha poche probabilità di essere un allergene.

I criteri di similitudine oggi in uso (a-c) sono considerati da molti come eccessivi. Perchè adottare allora criteri così stringenti?

In generale i responsabili delle normative tendono a commettere errori di tipo-II (che portano ad una sovraregolamentazione, ultraprecauzione) per evitare ogni rischio (per un malinteso principio di precauzione), questi errori d'altra parte a loro non costano nulla e li proteggono da eventuali cause qualora si verifichino problemi. Sono però errori che non sono esenti da ripercussioni negative.


La Zeolina ed il principio di precauzione

Al Danforth center di St. Louis, hanno inserito il gene della zeolina nella Cassava per migliorare le diete delle popolazioni di alcuni paesi in via di sviluppo. La zeolina è una proteina di fusione tra la zeina del mais e la faseolina, una proteina di riserva del fagiolo. Sia la zeina che la faseolina non sono allergeniche (sono mangiate da centinaia di milioni di individui ogni giorno).
La cassava che esprime la zeolina presenta un aumento di 3.5 volte nel contenuto di proteine e una riduzione dei composti tossici normalmente contenuti nella cassava, rappresentando quindi un intregatore proteico importante per quelle popolazioni.

Eppure, visto che la faseolina (quella "NATURALE"!) è simile (52% di identità) a uno degli allergeni minori della soia, la beta-conglicinina, occorre dimostrare che la zeolina NON è allergenica prima di poter commercializzare il prodotto.

Cioè dovrei dimostrare la non allergenicità di un non allergene! Però non è un lavoro facile, come posso DIMOSTRARLO? Essendo poi una coltura umanitaria, dove li trovo i soldi per fare questi test per dimostrare l'indimostrabile?

Eppure, niente di tutto ciò avviene nel caso di colture trazionali, si può ottenere l’approvazione di nuove varietà di soia (allergenica), fagiolo (contenete faseolina), ma anche di pesco o patata, in cui è possibile che aumenti il contenuto di composti tossici (es. glucosidi che rilasciano cianuro o glicoalcaloidi) senza che venga richiesta alcuna analisi e valutazione preventiva.

Si può mettere sul mercato bambù che contiene quantità molto elevate di composti cianogenici o ancora semi di papavero che possono uccidere una persona per overdose, senza dover presentare nulla di ciò che invece è obbligatorio per le piante transgeniche che esprimono proteine innocue.


Il caso Starlink

Ancora più interessante il caso del mais Starlink, che era stato approvato per il solo consumo animale.

(detto en passant, solo gli americani potevano prevedere la doppia autorizzazione pensando che non ci sarebbe stato mescolamento tra filiera alimentare e zootecnica)

Questo perchè dai test di cui sopra, emergeva un medio potenziale di allergenicità in quanto la proteina Cry9C (una delle tante che si trovano nei ceppi di Bacillus thuringensis e che è stata usata nel caso dello Starlink) risultava mediamente resistente alla digestione e stabile al calore. Ciò non significa che la Cry9C sia allergenica, dice solo che ha qualche caratteristica in comune con altri allergeni.

Tracce di Starlink finirono però in alcuni tacos (specialità messicana fatta con farina di mais) e alcuni consumatori hanno sostenuto di aver avuto reazioni allergiche.
Considerando che il livello di StarLink nelle partite di mais americano variava tra 0.34 e 8 ppb (parti per miliardo) …la cosa era quantomeno improbabile, visto che gli allergeni sono in genere proteine abbondanti. Questo sentore fu confermato dai risultati dei test eseguiti al CDC (Center for disease control and Prevention) che hanno mostrato che il siero di 17 individui che avevano presentato i sintomi di reazione allergica non conteneva IgE contro la proteina Cry9C.

Non solo: la proteina Cry9C o il DNA corrispondente non sono mai stati trovati nei prodotti verso i quali i consumatori sostenevano di aver avuto la reazione allergica.

A tagliare la testa al toro ci ha pensato infine un poveraccio che ha denunciato ben 2 reazioni allergiche in 2 momenti diversi. Per fare la prova del nove si è fatto iniettare in vena un estratto di Starlink. Risultato: Zero (0) reazioni.


Take home message


In sintesi, nonostante il sentire comune, le piante transgeniche non hanno MAI causato reazioni allergiche nei consumatori. Inoltre il sistema di test in uso per l'allergenicità è talmente precauzionale che impedisce di creare OGM anche con proteine note per non essere allergeniche in quanto solo "simili" ad allergeni.

Più tranquilli adesso?

domenica 20 dicembre 2009

Ma Nature che fa?

E’ da un po’ di anni che Nature, ritenuta la più prestigiosa rivista scientifica mondiale, ci perplime per il suo atteggiamento rispetto al tema OGM. Sulle sue pagine hanno infatti trovato spazio, nell’ultimo decennio, non solo articoli scientificamente inguardabili (e, ops, rigorosamente contrari agli OGM), ma, soprattutto nell’ultimo periodo, anche analisi e notizie sul tema scritte all’apparenza da un militante di Greenpeace.

Una cronistoria

La farfalla monarca

Tutto ebbe inizio con la bufala della farfalla monarca. Era il 1999, e Losey vede pubblicato sulle pagine di Nature il suo studio in cui lascia crescere le larve della monarca su foglie su cui è stato depositato del polline di un mais Bt (che è una tossina specifica contro i lepidotteri). La mortalità delle larve aumenta, peccato che lo studio non abbia nulla a che vedere con le condizioni di campo per tutta una serie di motivi bene esplicitati e riassunti un paio di anni dopo da Minorsky (qui una errata corrige). In sintesi, dei tre eventi principali in coltivazione, Losey aveva usato l’unico che mostrava una tossicità significativa per le larve di monarca (l'evento Bt 176) che peraltro risultava coltivato allora su meno del 2% della supercifie a mais OGM. Se anche avesse rappresentato l’80% del totale, nelle condizioni di campo solo il 6% delle larve sarebbero state a rischio, con un impatto sulla popolazione adulta pari a ZERO.
Insomma, sloppy science unita alla necessità da parte delle NGO di argomenti contro gli OGM, hanno creato una leggenda metropolitana che ha infuocato i media in quegli anni e ancora oggi fa capolino qua e là sulla rete. Grazie Nature!

Il mais messicano

Nel 2001 Nature fa il bis: Quist e Chapela pubblicano sulle sue pagine un articolo in cui sostengono che i transgeni presenti nel mais Bt erano introgrediti, ovvero si erano inseriti tramite incrocio nel genoma delle varietà locali messicane (peraltro in posizioni strane, quasi saltellassero qua e là per il genoma come dei trasposoni). L’articolo, a seguito di una analisi più approfondita, viene poi di fatto “scaricato” dal giornale in quanto i risultati sembrano probabilmente frutto di una certa incompetenza da parte degli autori che hanno preso per dei veri positivi dei falsi positivi. La tecnica usata, un particolare tipo di PCR, dà infatti spesso artefatti. Nonostante i signori abbiano preso lucciole per lanterne ecco ripartire di nuovo il gran casino mediatico. Insomma, se lo dice Nature: sarà vero!
Se la cosa può interessare, anche in questo caso, scienziati più seri, come Allison Snow (ecologa con posizioni tuttaltro che tenere verso gli OGM) hanno riportato di non aver trovato neanche un transgene Bt dopo aver esaminato 150.000 campioni di mais provenienti dalla regione di Oaxaca, incriminata da Quist e Chapela.
La cosa comunque circola, anche in questo caso, ancora per la rete e con risvolti a dir poco surreali. Per inciso, se anche fossero stati veri i risultati di Quist e Chapela, la risposta giusta sarebbe stata... e allora?

Passano gli anni, e 8 son lunghi…

A quanto pare, dopo allora, nuovi articoli contro gli OGM non sono più usciti sulle pagine di Nature (vuoi perché non ve ne siano stati, vuoi perché Nature abbia scelto di evitare altre figuracce). Non è però che questo impedisca alla rivista di occuparsi del tema. Nel 2009 infatti sono usciti due pezzi interessanti.

Il primo, a firma di E. Waltz, in cui si sostiene che ci sia un gruppo di scienziati che critica di proposito tutte le ricerche che mettono in luce i potenziali problemi degli OGM (ops, proprio quelli che hanno criticato - a ragione - i 2 pezzi storici di Nature!). Secondo la rivista, l’opposizione di questi scienziati è dovuta non a puro spirito di rigore scientifico, bensì ad una difesa ad oltranza degli OGM con l’effetto di intimidire coloro che fanno ricerca nel settore dei rischi dei transgeni (sic!). Resta da chiedersi però come mai "questi" scienziati abbiano sempre visto confermare dalle controanalisi e dagli approfondimenti di indagine le proprie critiche ai pezzi pubblicati da Nature (e non solo da Nature).

Il secondo è una notizia riportata da R. Dalton dove, partendo dal via libera alla coltivazione del mais GM in Messico, si citano una pletora di attivisti che si stracciano le vesti per l’accaduto e dove addirittura si arriva a parlare di “natural maize”, un concetto che, se non fosse apparso su Nature, farebbe ridere un qualunque agronomo.
Il mais naturale infatti non esiste (a meno che non si parli di teosinte, che però è tutta un’altra cosa - cose si può notare in figura). Il mais è stato infatti DISEGNATO da secoli di attività di selezione UMANA, adattato per essere impiegato in tutte le agricolture del mondo e, senza la cura costante dell’uomo, anche il cosiddetto “natural maize”, si estinguerebbe in poche generazioni (lo dice lo stesso Nature!). Peraltro in Messico, da decenni, sono coltivati ibridi di mais commerciale che – geneticamente – hanno poco o nulla a che spartire con le varietà locali storiche messicane, ma non pare che esse si siano “pervertite” a causa di sporadici cross breeding. Per quale ragione dovrebbero farlo se l’ibrido in questione è un OGM?

Il Nature che vogliamo

Un tempo Nature a questa domanda avrebbe risposto senza esitazione che “The same physical and biological laws govern the response of organisms modified by modern molecular and cellular methods and those produced by classical methods … no conceptual distinction exists between genetic modification of plants and microorganisms by classical methods or by molecular techniques that modify DNA and transfer genes” (da un editoriale di Nature del 1992).

Poichè dal 1992 ad oggi non ci risulta sia stato pubblicato alcun dato che abbia messo in discussione il fatto che gli OGM seguano le leggi base della fisica e della biologia e non siano dunque diversi dalle piante "naturali" ci si domanda cosa sia successo in questi ultimi 2 decenni al board della rivista. Sarebbe un vero peccato scoprire che le sue competenze in genetica vegetale e agronomia siano state cestinate per fare spazio ad una nuova anima “ecologista” che, per la sua superficialità, sembra una fotocopia del pensiero mainstream sul tema. Farà forse vendere qualche copia in più (?), ma la scienza ne aveva davvero bisogno?

giovedì 17 settembre 2009

OGM: una coesistenza naturale?

Uno dei tanti mantra della blogosfera (e non solo) anti-OGM è il pericolo contaminazione e l'impossibilità della coesistenza. Da Percy Schmeiser in giù.

Come se la mescolanza genetica fosse un problema e non una risorsa contro l'inbreeding.

Certo, la paura della coesistenza (genetica) non è nuova. Hitler, noto vegetariano ambientalista animalista ante-litteram, ad esempio, ci ha costruito sopra una fortunata (?) carriera.

Certo, questa ipocondria genetica paga ancora politicamente quando si rappresenta questa commistione, tra bianchi e neri - pardon - OGM e "naturali", come un qualcosa di anomalo e perverso. Raccontare di una sorta di radioattività genetica tipica degli OGM che consente a loro (e solo a loro) di "sporcare" il genoma naturale traformandolo automaticamente (e istantaneamente e irreversibilmente) in una sorta di Godzilla al gusto menta, evidentemente accende fantasie morbose in larghe fasce della popolazione.

Peccato che la natura abbia questo brutto vizio di contraddire i puristi e che faccia e abbia sempre fatto della mescolanza e della coesistenza (genetica in primis) una sua bandiera. Non ci credete? Beh, guardare questo tetto fotografato da un nostro caro amico durante un suo viaggio in Messico.


Non vi pare un fulgido esempio di perfetta segregazione varietale, come MADRE NATURA - secondo i puristi del no-ogm che si ergono a suoi paladini - CHIEDE? ovvero la summa dell'Apartheid genetico (tu nero sta qua, tu bianco di là e tu giallo dall'altra parte, raus!)?

Eppure a guardar bene bene, da vicino...

...si rivela in tutta la sua naturale commistione, mescolanza e coesistenza.

Per questo, per questa naturale propensione alla coesistenza della natura, voi razzisti genetici siete, e sempre sarete, destinati alla sconfitta. E' ora che ve ne facciate una ragione.
Come se la sono fatta tutti gli agricoltori (scarpe grosse - cervello fino) da quando hanno iniziato a zappare la terra*.



* Esistono norme a garanzia della coesistenza da molto prima dell’avvento delle PGM e riguardano ad esempio la purezza della semente certificata (in genere è tollerato l'1 o il 2% di seme non conforme), particolari produzioni quali il grano duro da pasta o le pratiche di agricoltura biologica.

In Italia ad esempio è proibito produrre paste secche con farina di grano tenero. Tuttavia risulta possibile trovare una certa percentuale di grano tenero in quello duro e viceversa, causata da contaminazione accidentale post raccolta. Di conseguenza gli addetti del settore si sono accordati fissando una soglia massima di grano tenero in duro del 3%.
Nel 2001 un Decreto del Presidente della Repubblica ha ufficializzato tale soglia di tolleranza.

Altre specie agrarie in taluni casi presentano specifiche soglie di tolleranza quali la colza ad alto contenuto di acido erucico (HEAR) o il mais waxy.

Colza HEAR
Essendo l’acido erucico un cardiotossico, la sua presenza nelle partite di olio di colza per uso alimentare viene tollerata solo se al di sotto del 2%. Una distanza di isolamento di 100 m tra coltivazioni di colza HEAR e colza alimentare consente comunque di mantenere il contenuto di acido erucico al di sotto dello 0,5%.

Mais waxy
Questa varietà di mais presenta un contenuto di amilopectine superiore al 99%, rispetto all’amido totale, rendendola particolarmente interessante per l’industria alimentare. Per questo il mais waxy gode di un premium price di circa il 9%. Tale premio è però subordinato a una purezza del prodotto finale almeno del 96% (4% di tolleranza).

Fonte: Coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e geneticamente modificate. Consensus Document

venerdì 7 agosto 2009

Avete (davvero) paura dell'OGM?

Sì, tutti sappiamo che i consumatori non vogliono gli OGM. Così come nessun consumatore vorrebbe il monossido di diidrogeno nel suo piatto (DHMO). Questo non è una novità.

Sfido chiunque a dire, intervistato, che vorrebbe abbuffarsi di grassi o cose che - nella vulgata comune - sono considerate peggio delle scorie radioattive. Anche se poi, nel segreto del proprio privato, non si fa scrupoli a mangiare al "Mec" o a guarnire i propri succulenti piatti con intingoli dalla dubbia salubrità.

Ma se...
invece di chiedere: hai paura degli OGM?
(che suona tanto come il gioco che si faceva da bimbi: Avete paura dell'uomo nero? Sìììììì)

chiedessimo: di cosa hai paura quando mangi?

In che posizione si classificherebbero gli OGM?

Beh, vediamo cosa è emerso dall'ultima indagine della Food Standards Agency inglese...


Ehm... no, non ci sono gli OGM. Per trovarli dobbiamo girare pagina e andare in fondo in fondo, si, guarda, sono lì che se la giocano con la BSE - di cui francamente diciamocelo - non ne sbatte niente a nessuno (prima di spararsi una fiorentina bella al sangue chi si chiede... e se mi pigliassi la BSE?).


Il dato più interessante poi è che, se confrontiamo chi sa che ha paura degli OGM (perchè lo dice spontanemente senza essere imboccato), con chi invece ha questa paura solo a richiesta, vediamo che il numero di "spaventati" si dimezza e scende al 2%.


Insomma, il 2% della popolazione inglese vive con la paura degli OGM (credo che questa percentuale sia inferiore a quella di chi crede negli UFO e si avvicini a quella degli scichimisti...).

Un dato senza dubbio significativo. Sì perchè, per assencondare e (tentare di) ingrossare questo 2% - rumoroso - noi abbiamo una delle normative più surreali del pianeta e subiamo campagne mediatiche che non hanno eguali per nessun altro problema alimentare, fame nel mondo inclusa (da noi ci hanno fatto pure un "referendum"!!).

Insomma, diciamolo, al consumatore non ne sbatte nulla degli OGM. E ammettiamolo, anche a noi non ne frega una cippa. Ci scaldiamo solo perchè è "giusto" scaldarsi, ma nella vita reale su questo tema non siamo nemmeno tiepidi. Siamo dei -80°.


Una provocazione agostana

Eppure, eppure tutti noi dobbiamo/vogliamo avere in etichetta l'indicazione "contiene OGM". Certo, voi direte, è perchè è un'informazione importante, perchè essere informati è un diritto.
Però a tale affermazione verrebbe da replicare:

1) perchè è così importante? contiene forse informazioni di natura sanitaria o salutistica? Peraltro, da quando tali informazioni di salute pubblica sono incluse in etichetta?


2) se è così importante allora perchè interessa, nonostante le intense campagne mediatiche, solo il 2% della popolazione?

3) se questa indicazione in etichetta è ricercata da solo il 2% della popolazione (probabilmente meno) e non fornisce indicazioni legate alla sicurezza alimentare del prodotto, perchè il 100% della popolazione dovrebbe pagare analisi e controlli per averla? Non sarebbe più sensato rendere tale etichettatura volontaria e non obbligatoria?

Immaginatevi se fosse obbligatorio indicare su tutti i prodotti "questo prodotto NON è da agricoltura biologica" e voi doveste pagare di più il prodotto affinchè tutte le aziende subiscano controlli per verificare che effettivamente non usino prodotti biologici nella produzione...

Vi pare una stronzata? Ecco, pure a me...

mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

domenica 26 aprile 2009

OGM: Contaminazione Irreversibile (o forse no?)

Da alcuni giorni ci capita di dover discutere con persone che vivono nella paura della "contaminazione irreversibile" da OGM. Vorremmo spendere giusto 2 righe per rassicurarli.

Innanzitutto

1) il fatto di trovare, in un'epoca di "estinzioni di massa", un qualcosa che "irreversibilmente" sopravviva, tuttosommato non dovrebbe dispiacere...

peccato però che

2) se questo super-essere dovesse esistere, non sarebbe di certo un OGM oggi in commercio.

eccovi la dimostrazione:Vediamo di capire cosa significa...


Il caso Starlink

Accanto al lavoro di Crawley che dimostra come le piante coltivate (OGM e non) dopo 3 anni, se non "coltivate" (è un po' cacofonico, ma rende l'idea), spariscono dagli habitat naturali... ...abbiamo un altro interessante dato che ci rassicura sulla "non persistenza ambientale" degli OGM commerciali: il mais Starlink.

Questo mais meriterà in futuro sicuramente un approfondimento. Per ora basti sapere che era stato autorizzato (precauzionalmente) solo ad uso mangimistico perchè secondo i test in vitro erano emerse indicazioni su di una potenziale allergenicità della nuova proteina prodotta (in quanto stabile al calore e agli enzimi digestivi) .

Nel 2000 furono però ritrovate tracce di mais Starlink (a livello di DNA, non di proteina) in alcuni tacos e nel 2001 il mais Starlink fu ritirato dal mercato.

Tralasciando la vicenda sanitaria che ne seguì (che si concluse con una bolla di sapone, perchè non fu provato nessun effetto clinico associabile al consumo di questo mais), ciò che ci interessa è capire cosa successe in termini di "contaminazione" ambientale. Insomma il mais Starlink è irreversibilmente entrato nel nostro ambiente o è sparito? Saremo contaminati dallo Starlink per sempre o è acqua passata?

La risposta ce la dà l'EPA (Agenzia per l'Ambiente Americana) che si è fatta carico di svolgere dal 2001 le analisi per rintracciare la presenza Starlink nelle partite di mais. Il risultato è il grafico che abbiamo inserito in apertura a questo post. Interessante no?

In sostanza di Starlink, da marzo 2005, non se ne trova traccia nelle partite di mais americane (unico paese a coltivarlo). E non stiamo parlando di analisi che avevano come obiettivo quello di cercare la % di Starlink presente nei campioni, ma solo di verificarne la sua eventuale presenza (ovvero tolleranza zero)!


La controprova

Gli scienza-scettici verranno subito a dirci che questi dati non sono affidabili perchè l'EPA è sicuramente stata pagata dalle multinazionali per insabbiare il tutto (P.S. già che ci siamo vorremmo far notare che anche in questo caso Monsanto non c'entra nulla, lo Starlink era infatti prodotto da Aventis, ora Bayer).

Questa volta però abbiamo dalla nostra nientemeno che Greenpeace la quale, seppur assolutamente ottusa nelle sue posizioni, ci fornisce su di un piatto d'argento la controprova della reversibilità della "contaminazione" genetica. Eccovi qui infatti la mappa delle contaminazioni "mondiali" da Starlink che hanno stilato sul loro sito (con tanto di titolone ad effetto).


L'ultima "contaminazione" riportata è del 2004 (5 anni fa!!) e, nonostante tutte queste belle freccine, si è sempre trattato di "contaminazioni" ridicole (tracce o qualche 0,0x%) che in agricoltura prendono il più sensato nome di "presenza accidentale". Tra l'altro solo 2 di queste segnalazioni sono state registrate dopo il ritiro dal mercato del mais Starlink.

2000
Canada, tracce
Egitto, tracce
Giappone, tracce
Sud Corea, tracce

----------- 2001 - ritiro dal mercato ------------

2002
Bolivia, 0,1%

2004
Guatemala, tracce

In conclusione, la reversibilità della "contaminazione" genetica, soprattutto per quanto riguarda il mais che non ha specie selvetiche con cui incrociarsi nè in USA nè in Europa, è cosa nota e provata anche da coloro che più si oppongono agli OGM i quali però, nonostante l'evidenza, continuano a dire:

Il rilascio in natura di OGM tramite coltivazione e allevamento o contaminazione accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente da un inquinante chimico, gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, estendendo la propria presenza sia nello spazio che nel tempo, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Dite che c'è da fidarsi di loro?

martedì 17 marzo 2009

L'avvocato del Diavolo

Proseguendo sull'onda emotiva legata alla calata in Italia degli Schmeiser vorremmo cogliere l'occasione per discutere con voi di un paio di storielle che si sentono spesso in giro quando si parla di OGM:

1) Gli OGM sono sterili

2) I contadini sono obbligati a rifornirsi solo dalle multinazionali

Purtroppo per noi, anticipiamo, che dovremmo fare gli Avvocati del Diavolo ed essere politicamente scorrettissimi difendendo (in parte) quello che da molti viene definito come il "Totem del Male": Monsanto (e le altre multinazionali := brutte e cattive).

Come sempre da "buoni"scienziati (ed in questo caso da "buoni" avvocati) useremo un metodo riduzionista e limiteremo la nostra indagine solo ai 2 punti che ci interessano.

Su tutto il resto, esplicitamente, sospendiamo il giudizio, pur, così a occhio, non considerando, ad esempio, l'invenzione del Round-up questa gran schifezza essendo un erbicida a bassa tossicità (inferiore a quella dell'aspirina) con cui tra l'altro hanno ripulito dalle infestanti pure gli scavi di Pompei e lo stesso Schmeiser (ricordiamolo, il paladino OGM-free che seminò ben 417 ettari con OGM) ne faceva largo uso ben prima di iniziare la sua vicenda giudiziaria.

Partiamo dunque dal primo punto:

Gli OGM sono sterili?

La risposta esatta è: potrebbero, ma non lo sono.

Prima di capire il perchè lasciateci però fare una breve premessa. Il tema della sterilità delle piante, ed in particolare della maschiosterilità (polline non vitale), è un tema assolutamente non nuovo in agricoltura. La maschiosterilità è infatti largamente utilizzata per la produzione di seme in quanto consente di effettuare incroci mirati. Tali incroci (studiati fin dai primi anni del 1900) permettono di creare i cosiddetti ibridi.

Gli ibridi
hanno un grande vantaggio ed un grande svantaggio: 1) producono molto di più dei due genitori che li hanno generati; 2) perdono tale caratteristica nella seconda generazione e pertanto ogni anno la semente ibrida deve essere riprodotta, e quindi spesso riacquistata, per mantenere la produttività (PS. gli ibridi si usano anche in agricoltura biologica!).


Questo perchè spesso i caratteri legati alla produttività, così come quelli GM
(eventi), sono presenti in uno solo dei due genitori dell'ibrido e quindi alla seconda generazione (tutti i caratteri) si distribuiscono nella popolazione in modo non uniforme.

Per questo motivo non conviene riseminare gli ibridi (GM o meno che siano)! Gli ibridi però non sono sterili!

Certo è possibile "costruire" una pianta che produca semi sterili. Ed in effetti esiste una tecnologia sviluppata dall'USDA (il Ministero dell'Agricoltura Americano) che consentirebbe questo: la tecnologia Terminator. Altri approcci simili ma meno "violenti" sono quello del V-GURT e T-GURT che non stiamo a descrive per semplicità. La questione infatti è poco rilevante perchè non esiste nessun OGM in commercio che ne fa uso, nè negli US nè in India (nonostante ciò che va in giro a dire la simpatica Vandana Shiva, strano?) nè altrove nel mondo.

Per questo, sebbene in via teorica e pratica sia possibile creare una pianta geneticamente modificata per essere sterile, oggi gli OGM in commercio non sono sterili (nè lo saranno nel prossimo futuro): semmai sono ibridi.

Veniamo ora, molto brevemente, alla seconda questione: il pacchetto tecnologico e l'obbligo di acquisto da Monsanto.


...e io pago!

Premettendo che Monsanto non è un'azienda di beneficenza, nè ha l'obbligo di essere simpatica (oddio, potrebbe averne l'interesse, ma come si sa, pretendere che un americano capisca certe sottigliezze...) andrebbero comunque rilevate alcune simpatiche note sui suoi contratti americani.

Ad esempio all'interno vi sono un sacco di clausole strambe, tra cui il divieto di risemina e il divieto di ricerca (poi magari se chiedi qualche seme - da ricercatore - te lo danno, ma non è un atto dovuto). Però l'obbligo di usare il Round-up Monsanto, invece di un comune glifosato cinese, ohibò non c'è. In realtà, fino a qualche anno fa, la clausola c'era, ma essendo Monsanto detentrice del brevetto sul glifosato (ed unico produttore autorizzato), aveva però scarso significato. Oggi invece, che il brevetto è scaduto (nel 2001) la clausola non c'è più. Infatti dopo un paio di schermaglie giudiziarie (si veda qui e qui) la strategia, almeno su questo fronte, è cambiata. Oggi sulle loro carte si legge (pagina 19):



Insomma, se vuoi usare un glifosato made in china puoi farlo, ma se ti viene il campo che è uno schifo sono affari tuoi. Tutto sommato un'affermazione onesta, no?

Soprattutto perchè Monsanto non è monopolista e, se il contratto non ti garba, tu puoi sempre scegliere di comprare la tua semente da qualcun altro.



Va detto per concludere che questi contratti che, visti con gli occhi di un europeo, paiono "capestro", in ogni caso da noi non possono esistere grazie alla normativa che ci siamo dati (in particolare la Direttiva 98/44 all'art.11) che recita appunto, già nel 1998:

la vendita (...) da parte del titolare del brevetto ad un agricoltore a fini di sfruttamento agricolo implica l’autorizzazione per l’agricoltore ad utilizzare il prodotto del raccolto per la riproduzione o la moltiplicazione in proprio nella propria azienda

Perchè noi siamo più realisti del re, non abbiamo gli OGM, ma in compenso abbiamo le migliori leggi del mondo su di essi.

Alla prossima.

mercoledì 11 marzo 2009

Percy Schmeiser: the day after...

Eccoci qui... a guardare gli effetti del passaggio dall'Uragano Percy.

Certo, non ha fatto grandi danni (classificato come: tempesta in un bicchiere, viste le misere uscite stampa), ma una riflessione su ciò che ha detto e fatto qui nel nostro paese non farebbe male.

Uno dei nostri è peraltro riuscito a partecipare ad un incontro e quindi potremmo pure presentarvi qualche stralcio in presa diretta del "buon" Percy in azione.

Cominciamo però con l'inquadrare un po' la sua storia.


Percy Schmeiser: chi era costui?

Senza dubbio Percy è un personaggio molto particolare. Che soprattutto possiede un carattere moooolto particolare.

Già attivo nella vita politica della sua cittadina non si può dire che non abbia fatto parlare di sè.

Di interesse il fatto che nel 1996 è riuscito persino a farsi interdire l'accesso agli uffici comunali a causa del suo comportamento poco consono verso alcuni dipendenti e costretto a partecipare telefonicamente ai consigli comunali in qualità di consigliere. Pur avendone poi, nel 2004, riguadagnato l'accesso, il giudice che gli diede ragione (è uno con l'avvocato facile) non potè comunque non stigmatizzare il suo comportamento (per chi volesse farsi una cultura la sentenza è qui):

[37] There is little doubt that Percy Schmeisers conduct towards the Town administration staff had been abusive in varying degrees prior to the 1996 Resolution. There is also some evidence to indicate that Mr. Schmeisers conduct subsequent to the water line break at his home was neither complimentary nor responsible.

Non mancano poi le stranote cause incrociate contro Monsanto di cui abbiamo già in parte discusso. Cause che ha sempre perso o negoziato (poco conta cosa lui dica - si è infatti accordato con Monsanto, extragiudiziariamente, per il pagamento della procedura standard di bonifica per il valore di 660 $ che gli era già stata proposta nel 2005).

Earlier this week, Mr. Schmeiser – through his lawyer – approached Monsanto Canada and offered to settle this matter prior to the scheduled hearing on the case set for Wed. March 19, 2008. Since the outcome was essentially the same offer Monsanto had previously made in the fall of 2005, Monsanto Canada settled with Mr. Schmeiser on terms agreeable to both sides.

Buffa poi la causa intentata (e persa) dalla moglie Louise (che peraltro non si è mai presentata in tribunale) a Monsanto per 140 $ (sic!), per una presunta "contaminazaione" del suo orto biologico. Certo che, anche supponendo che della colza (GM o no che sia) fosse giunta nel suo orto, resta comunque da chiedersi cosa, di commestibile, avrebbe potuto "contaminare". Si ha come l'impressione che il suo tentativo fosse unicamente quello di continuare ad intentare cause a Monsanto (pagate con le collette raccolte nei suoi viaggi per il mondo) al fine di avere almeno una vittoria "netta" in tribunale da poter sbandierare pubblicamente e con quella coprire le sconfitte (una sorta di gratta e vinci, a forza di comprare biglietti, 5 euro li vinci!). Una vittoria che purtroppo, per lui, non è mai avvenuta.

Insomma, questa è a grandi linee la storia, principalmente giudiziaria, che ha portato Percy Schmeiser, l'uomo da 417 ettari di OGM, in Italia in veste di GURU del biologico.

Vi lasciamo ora a ciò che ha raccontato (inframezzato dalle nostre note) nell'italica penisola, buona visione!






Si ricorda che è possibile guardare i video anche in HQ (aumenta la leggibilità dei link).

In ogni caso se volete saperne di più sui diversi temi trattati li riportiamo anche qui:

- Il processo della Cittadina di Bruno contro Schmeiser
- Aumento delle rese e riduzione degli agrochimici negli OGM
- La sentenza Monsanto vs Schmeiser
- La nota sulla causa a Monsanto della moglie di Schmeiser
- La versione Monsanto dell'accordo extragiudiziario
- La versione di Schmeiser
- La coesistenza
- Il caso Starlink
- L'export di colza canadese
- Le superfici OGM canadesi (1996-2008)
- La Bio-diversità OGM

Buon approfondimento!

lunedì 2 febbraio 2009

Le figlie di Madama Dorè

Vorremmo per un attimo tralasciare polli, terra e latte (crudo e cotto), per tornare sull’argomento da cui questo blog ha avuto origine e trae la sua linfa vitale, cioè le piante transgeniche e i vari miti che le circondano.

Il mito del giorno

Se facessimo un sondaggio chiedendo in giro quante varietà GM sono in commercio, probabilmente, accanto ad una marea di "non so" e "boh", troveremo che i più informati diranno, magari con un po' di sicumera: "solo 4 colture e solo 2 caratteri".

I più militanti aggiungeranno che: “questo dimostra che gli OGM [parola che ci fa venire l’orticaria per quanto è imprecisa, ndA] non funzionano poi così tanto" e qualcuno anche che "sono una minaccia per la biodiversità naturale, perchè, quando arriva l’oggi M, per prima cosa elimina tutta la moltitudine di varietà - rigorosamente naturali - di una data coltura, soppiantandole, e poi propagandosi nell’ambiente senza alcun controllo e ritegno”.

Sarà vero? o sarà solo l'ennesimo mito propagandato con efficacia?

Per scoprirlo bisogna ricercare.
Fortunatamente, in questo caso, bastano solo un po' di conoscenze informatiche e curiosità per scoprire la verità visto che le informazioni, quelle vere ed incontrovertibili, sono accessibili a tutti. Ma andiamo per gradi.

Cosa si dice in giro.

Se cerchiamo su google: "Biodiversità e OGM", troveremo molti link sul tema e vedremmo subito che le idee sono chiare (almeno sulla carta digitale): “Le specie nuove [quelle GM] non debbono soppiantare quelle preesistenti. La biodiversità deve essere custodita nel mondo perché è una ricchezza di tutti.”

oppure: “il transgenico infatti privilegia la standardizzazione delle colture, la perdita delle loro specificità.”

E così via...

Quindi sembra vero che, almeno nel sentire comune, i transgenici siano un rischio *reale* per la biodiversità sia intraspecifica (ovvero per il numero di varietà della stessa specie), sia per quella generale.


La biodiversità intraspecifica

Oggi vorremmo concentrarci solo sul rischio per la biodiversità intraspecifica, per quella generale promettiamo di tornarci in futuro.

Se la gente, o meglio i detentori della Verità digitale, affermano con così tanta forza che gli OGM distruggono la biodiversità dovranno pur basarsi su qualche dato. Sarà però in qualche modo possibile, popperianamente, verificare (tentare di falsificare) la loro teoria?
Insomma, quali evidenze sono oggi disponibili per sostenere questo rischio?

Pensandoci bene, potremmo andare a verificare quanti sono gli eventi OGM oggi autorizzati su AgBios.
O, ancora meglio, potremmo verificare il numero di varietà GM (non gli eventi) autorizzati.
Se, ad esempio, un tempo c’erano, diciamo, 100 varietà di soia e adesso ce ne fosse solo una, ovviamente la soia GM Roundup Ready (RR), prodotta della madre di tutte le multinazionali brutte e cattive (la Monsanto, giusto per non fare nomi), potremmo anche noi dire, con cognizione di causa, che la soia RR ha ucciso la biodiversità intraspecifica. Giusto?

Bene, partiamo con le nostre ricerche!


Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Partiamo da un libro uscito nel 2006 e che raccoglie gli interventi di un convegno del 2003 (Plant Breeding: The Arnel R. Hallauer International Symposium - si può leggere anche online) a pagina 24 del primo capitolo si legge: “Today there are over 1000 Roundup Ready® soybean varieties commercially available in the United States and Canada. Walker (2002) estimated that since 1996 approximately 800 Roundup Ready® varieties have been used commercially and replaced with new Roundup Ready® varieties.

Nell'italica lingua suona più o meno così: "Oggi ci sono più di 1000 varietà di soia RR disponibili sul mercato Americano e Canadese. Walker ha stimato che dal 1996 800 varietà RR sono state usate commercialmente e rimpiazzate con nuove varietà RR".

Senza dubbio quindi, quando dico Soia GM Roundup Ready, NON dico 1 varietà di soia, ma piuttosto centinaia/migliaia di varietà diverse che però presentano ANCHE il transgene e quindi il carattere RR. Insomma per dirla con una vecchia filastrocca: Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Per approfondire il tema andiamo anche a spulciare ad esempio l'archivio dell'INASE (Instituto Nacional de Semillas, cioè l’Istituto nazionale delle sementi argentino) con un po' di fatica riuscirete a trovare in una pagina dedicata alla statistica delle sementi, il seguente file:VARIEDADES GENÉTICAMENTE MODIFICADAS (OGM) A ENERO DE 2007 Nel documento troverete la seguente tabella:

I valori rappresentano il numero, anno per anno, di nuove varietà di soia approvate per la semina in Argentina.

2 sono i dati che balzano all'occhio:

1) in 10 anni solo in Argentina sono state registrate più di 650 varietà RR DIVERSE (o, se vogliamo, BIO-diverse), una media di 65 anno! Secondo voi questo per la biodiversità intraspecifica cosa significa? Non significa per caso che questi hanno preso tutte le loro varietà storiche e gli hanno inserito il carattere RR?

2) oggi quasi tutte le nuove varietà registrate sono RR, un carattere genetico che evidentemente non funziona! - (guardate anche la data dell'articolo)

Nel documento dell'INASE trovate anche un altro dato molto interessante ovvero che, la maggior parte di queste nuove varietà RR non è registrata da Monsanto, ma da produttori nazionali! E la tendenza è in crescita!


La più bella l'ho già scelta, Madama Dore!

Sebbene questi dati parlino da sè, lasciateci svolgere un paio di conclusioni.
In primo luogo appare evidente che Madama Dorè ha moltissime belle figlie (e queste sono più belle di quelle degli altri) ed in secondo luogo, ciascuno può scegliersi quella che più gli piace (quella che meglio si adatta al suo stile). Altro che morte della biodiversità intraspecifica!

Con buona pace di coloro che si divertono ad intasare il web con la loro mitologia da 4 soldi.
Related Posts with Thumbnails