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giovedì 10 marzo 2011

Non c'è due senza tre: il ritorno di Seralini

Forse alcuni di voi ricorderanno come familiare il nome "Seralini". In effetti è un nome ricorrente quando si parla di sicurezza d'uso degli OGM, specie sulla bocca dei vari gruppuscoli che vi si oppongono(1) che amano citarlo in lungo e in largo e invitarlo in giro in qualità di massimo (e per loro anche unico) esperto del settore.

Il personaggio è famoso però anche all'interno della comunità scientifica, sempre in qualità di esperto, ma questa volta però di figure di m... .

mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

martedì 3 marzo 2009

I panni sporchi si lavano a caso

Forse non tutti sanno che ieri era in discussione a Bruxelles la soppressione delle moratorie sugli OGM (in particolare il Mon810) in Austria e Ungheria.

Le cose si sa, in tempo di crisi soprattutto, richiedono decisioni forti. E decisioni forti sono state. Con una maggioranza quasi bulgara (tutti contro 4) i paesi membri hanno deciso di mantenere la moratoria nei 2 stati, e con tutta probabilità la manterranno, quando sarà il momento di decidere, anche in Francia e Grecia.

I motivi della scelta sono stati spiegati bene dalla nostra Ministro.

«Non sono mai stata una ogm-scettica - ha spiegato Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente - quello di oggi è stato un voto sui rapporti istituzionali tra la Commissione europea e gli Stati membri per garantire la possibilità per ciascun Paese di avvalersi della clausola di salvaguardia, che consente ad una singola nazione dei vietare, se lo ritiene, la coltivazione di organismi geneticamente modificati. Non si tratta quindi di una pronuncia sulla autorizzazione alla coltivazione di prodotti transgenici, ma sui rapporti Commissione europea-Stati membri»

Questa affermazione ha però un senso? (oltre a quello politico, ovviamente)


La clausola di salvaguardia

Per capire se essa abbia un suo senso normativo appare innanzitutto fondamentale capire cosa sia questa benedetta clausola di salvaguardia.
Di solito, per vederci chiaro appare opportuno leggersi le leggi, nella fattispecie la Direttiva 2001/18 la quale all'art. 23 recita:

1. Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio.

Ovvero, se scopri strada facendo che un OGM può avere delle controindicazioni sanitarie o ambientali puoi bloccare la sua commercializzazione.

Si presuppone dunque che Austria e Ungheria abbiano trovato qualcosa di brutto su questo maledetto Mon810, giusto?


Cosa bolle in pentola

Quando uno Stato trova qualcosa di brutto su un OGM deve comunicarlo subito alla Commissione, la quale tra le varie cose chiede un parere all'EFSA. Vediamo dunque come sono andate le cose in questo caso.

Austria

Sappiamo che l'Austria, da diversi anni ormai, ha una forte passione OGM-free tanto che pare aver delegato la materia all'ufficio stampa di Greenpeace. In ogni caso, il 10 giugno 1999 e l’8 maggio 2000 (9 anni fa!!!), adotta la clausola di salvaguardia per il Mon810 e il T25.

Nel febbraio 2004 e nel novembre 2007 (5 e 7 anni dopo!!!), l’Austria ha fornito ulteriori informazioni a sostegno del divieto introdotto.

La Commissione europea ha richiesto con lettera in data 18 aprile 2008 (8 anni dopo l'adozione della clausola!!!) il parere scientifico dell’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA), la quale in SOLI 8 MESI (sic!), ha adottato il seguente parere.

"Al termine dell’esame dei riscontri contenuti nella notifica austriaca, il gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati (gruppo di esperti GMO) dell’EFSA ha concluso che non sussistono nuovi elementi scientifici idonei a invalidare le precedenti valutazioni dei rischi condotte sul mais MON810 e T25. Ne deriva pertanto che non sono stati prodotti riscontri scientifici specifici, in termini di rischio per la salute umana, degli animali e per l’ambiente, idonei a giustificare l’adozione di una misura di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE"

Ungheria

Più o meno stessa storia, sennonchè i tempi si accorciano giusto un po'. Infatti l'Ungheria invoca la clausola il 20 gennaio 2005 e la procedura si conclude con il parere dell'EFSA che viene rilasciato già il 2 luglio 2008. Conclusione?

"Non sono state pertanto fornite evidenze scientifiche specifiche, in termini di rischio per la salute umana e animale e per l’ambiente, che giustifichino un divieto all’uso e alla vendita del mais MON810 in Ungheria."


Alcune riflessioni conclusive

Se si può essere concordi, in linea di massima, sul principio che ciascuno è padrone in casa propria, non pare altrettanto condivisibile tale applicazione "disinvolta" della clausola di salvaguardia. Questa clausola infatti è pensata per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente. Adottarla come strumento economico-politico in chiave protezionistica o, ancor peggio, propagandistica, è disperante per almeno 3 motivi:

1) si piega la scienza (o suoi sottoprodotti) per supportare posizioni ideologiche (non è una novità, direte voi, ma non per questo, aggiungo io, è meno fastidioso);

2) si induce il cittadino a pensare che esistano rischi che non esistono, ingenerando false paure solo per calcoli politici;

3) si indeboliscono le istituzioni europee (come l'EFSA) che non si piegano a questi giochi, fino ad arrivare a screditarle quando non si allineano.

Però, ne ha fatte di cose questo voto bulgaro!

Come nota a margine, ditemi se per caso avete visto un qualche articolo di giornale che citasse correttamente la clausola di salvaguardia e che evidenziasse la sua non corretta applicazione... se ve ne sono stati, ovviamente!

Piuttosto ho visto che abbondano eruditi commenti di sedicenti liberati (dagli OGM, ovviamente!) che parlano di difesa dell'agricoltura di qualità (e cosa c'entra?) o di bella lezione politica (ovvero nel trasformare il vino in acqua - una clausola per la tutela dei cittadini in uno strumento di marketing politico), e chi più ne ha più ne metta.

Campa legalità, che l'erba cresce!*

*Sì, perchè uno si fa tutta la trafila europea, spende vagonate di € per far approvare la sua varietà OGM e poi cosa ottiene? una serie di moratorie nazionali, basate su prove farlocche che vengono raccolte e presentate con anni di distanza, che gli impediscono di far uscire un solo seme dal suo magazzino. E poi si domandano perchè gli OGM sono in mano alle multinazionali?!?!?!

martedì 11 novembre 2008

Allarme Rosso: gli OGM rendono sterili!!!!

Sì, è proprio così.

Chi lo dice?
Un eccelso studio del Governo Austriaco.

Cosa dice?
Che i topini mangiando OGM diventano "quasi" sterili!

Da chi è diffusa l'informazione?
Da Greenpeace International.

Dove sono stati pubblicati i dati?

Sgrat, sgrat...
Sgrat, sgrat...
Boh.

Beh, qualcuno li avrà visti?
Sgrat, sgrat...
(forse) Greenpeace?

Ma qualche rivista li ha pubblicati?
Perchè, a cosa serve?

Noi ad ora non sappiamo cosa ci sia scritto in questo studio. Magari è tutto vero, magari. Ma questa prassi, di innanzitutto spararla grossa, di calciare alto sulla traversa, di tirare il sasso e nascondere la mano, l'abbiamo già vista troppe volte e, guardacaso, si è sempre rivelata una tremenda buffonata. Ermakova, Pusztai e molti altri (in tutti questi anni) ce l'hanno insegnato.


Mumble, mumble

Stavamo ripensando alla cosa ed un paio di osservazioni aggiuntive, secondo noi, ci starebbero proprio bene.

1) L'Austria. L'Austria non è nuova ad espluà (exploit) in tema ogiemmico. Risale infatti al 2003 il primo tentantivo di supportare "scientificamente" le proprie posizioni OGM-free. Bisogna ammettere con scarsi risultati infatti l'EFSA concludeva la sua valutazione affermando: "there is no new scientific evidence, in terms of risk to human health and the environment, to justify the prohibition." Inutili anche i ricorsi al Tribunale di Primo Grado Europeo e alla Corte di Giustizia Europea.

Sembra dunque quasi una fissazione quella dell'OGM-free da parte dell'Austria. Che questo abbia spinto a finanziare una ricerca ah hoc i cui risultati, più che ad accrescere la conoscenza sul tema, avevano un valore puramente politico? Come spiegare altrimenti la "diffusione" mediatica di risultati non pubblicati e neppure mai visti da nessuno? Il fatto non sarebbe certo nuovo e a noi ricorda (tristemente) quanto già successo nel nostro paese non troppo tempo fa. Proprio in tema di sicurezza degli OGM.

2) Greenpeace. Un altro aspetto che getta un ombra sullo studio è che, praticamente, l'unica fonte della notizia e gli unici commenti in tempo reale ad essa provengono da Greenpeace International. Quasi fosse una notizia loro e non del Governo Austriaco. Sembra dunque che gli unici informati (preventivamente?) dello studio e dei suoi risultati siano loro. Dite che è una garanzia di qualità?

domenica 27 luglio 2008

Il gioco si fa duro... e qualcuno lo sa.

L'estate è iniziata e con la calura cala anche l'attenzione su un tema interessante più per le sue implicazioni socio-politiche che per la nostra quotidianità (non possiamo e non potremmo fare a meno degli OGM, che piaccia o no).

Se tutto tace però non significa che sotto sotto qualcosa si muova, anzi. Sotto la superficie si stanno preparando le grandi manovre per la ripresa di stagione. In particolare ci sono due segnali che preludono a non trascurabili cambi di rotta per la prossima stagione.


I perchè del probabile cambio di rotta

Tutto nasce dalla drammatica situazione in cui si è ficcata l'Europa che, a causa della sua intricatissima selva normativa per le autorizzazioni, si è trovata a vivere il paradosso di dover rifiutare le derrate di cui ha bisogno per la presenza di tracce di OGM non ancora autorizzati dovendo ripiegare su altri fornitori, ma a costi altissimi.


Sempre a causa della sua intricatissima selva normativa si è pure beccata un pesante contenzioso in WTO che l'ha vista perdente e con il quale sta cercando di fare i conti prima che partano le sanzioni. A dire il vero tutto il problema si risolverebbe facilmente, a patto che la politica (dei nazionalismi e del "io sono contro gli OGM senza se e senza ma") faccia un passo indietro e prima di prendere decisioni "avventate" ascoltasse i pareri che le giungono da coloro che si è scelta come consiglieri, Altrimenti a cosa servono?

Comunque si sà... chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Le contromisure in ebollizzione (a fuoco molto lento)

Innanzitutto pare che l'Europa, stando ad un documento interno della DG Health, si appresti ad abbandonare il porto tempestoso della Tolleranza Zero (*) i cui effetti disastrosi abbiamo potuto ammirare anche in Italia nel 2003 quando il Governatore del Piemonte Ghigo (senza se e senza ma, appunto) fece dstruggere 180 ettari di mais NON OGM per tracce più o meno dello 0,1% di OGM. L'analisi della Regione Lombardia in questo senso è illuminante.

Pare inoltre che Barroso abbia chiesto a ogni governo nazionale di indicare un negoziatore unico sul tema OGM, in modo tale da discutere con un unico interlocutore per ogni paese le vie di uscita dal contenzioso WTO. Vedremo chi indicherà l'Italia.


La controffensiva delle società (civile ed economica)

Nel frattanto i grandi danneggiati da questa politica attendista e inconcludente (e pertanto penalizzante) cominciano a perdere la pazienza e a chiedere il conto. Ed ecco che BASF porta l'EU in tribunale per la sua amflora ancora ferma al palo impantanata nel processo autorizzativo.

Non è da meno un agricoltore tedesco, Christoph Plass di Liebenwalde, che ha sporto denuncia contro il distretto di Brandeburgo, in quanto ritiene che gli 800 metri impostigli come distanza di sicurezza da aree naturalistiche sia eccessiva e vada contro il suo diritto di scegliere cosa coltivare. Certo che, se in Spagna bastano 25 metri (andrebbero bene anche i 50 o magari i 250... ma 800???), come dargli torto?

A loro auguriamo miglior fortuna della nostra Futuragra, del cui ricorso il TAR del Lazio se ne è lavato le mani.


Note a margine

* Sembrerà poco passare da 0 a 0,1%, ma vorremmo ricordare che tra 0 e 0,1 stanno infiniti numeri. E non è poco togliere dalla graticola della gente che non sa se gli rifiutano un prodotto o gli distruggono un campo per traccie dello 0,02% di OGM.

martedì 1 aprile 2008

Nuove autorizzazioni, vecchi inganni: il caso del "signor G(A21)"

Venerdí scorso la commissione europea ha autorizzato un'altra varietá di mais geneticamente modificato per l'importazione in Europa.

Il GA21.

E come sempre si ripete il teatrino delle (stanche e tronfie) dichiarazioni scandalizzate di ambientalisti e talune associazioni di agricoltori. Tra le dichiarazioni piú surreali (poi vedremo perchè) quella di una nostra vecchia conoscenza: l'on. Lion (prima Verdi, ora Sinistra Arcobaleno) il quale segnala che "la decisione dell'Ue di aprire al mais Ga21 e' molto grave. Una decisione che favorisce le lobby del biotech e non tiene conto ne' del principio di precauzione ne' delle esigenze dei cittadini e degli agricoltori" (certo che ci vuole un bel coraggio a parlare di principio di precauzione, dopo essere stati capofila in una battaglia perché non si imponessero limiti troppo stretti alla contaminazione da fumonisina per il mais!).

Ci sono alcune cose peró che nei comunicati stampa di questi signori non troverete mai, ma che potrebbero esservi utili per compiere la tanto osannata "scelta informata". E quindi bisogna pur che qualuno queste cose ve le dica, e come sempre ecco qui BBB!, per servirvi.


Niente di nuovo sul fronte occidentale

Il mais oggetto della decisione europea di pochi giorni fa (la cui caratteristica è di essere tollerante ad un erbicida) era in realtà già autorizzato in Europa da un bel pezzo: coltivato nel mondo dal 1996 (12 anni fa!), questo OGM giá dal 2006 puó essere usato nella produzione di alimenti da importare in Europa, e da prima del 2003 poteva esser dato ai nostri animali.

Cosa cambia vi chiedete? Beh, l'unica "novità" é che, mentre prima si potevano importare solo mangimi e alimenti giá trasformati (contraddizioni assurde di un sistema autorizzativo , come abbiamo visto, schizofrenico), adesso puó essere importato il mais tal quale e gli alimenti e i mangimi possono essere prodotti direttamente anche dalle industrie presenti sul suolo comunitario (il che rappresenta un bel risparmio per il vecchio continente). In sostanza non si è messo "in libertà" il signor G, che era già a piede libero, ma si sciolgono le manette alle nostre aziende... un bel cambio di prospettiva, non credete?

Nota nemmeno troppo a margine: ovviamente nessun effetto negativo é stato mai riportato in questi anni
per il suo consumo. Inoltre il nostro signor G è stato attentamente e preventivamente analizzato anche dall'EFSA.


E se... ?

Trattandosi di una varietà un po' vecchiotta, il sig.G da qualche anno non è più molto gettonato, tuttavia ne rimangono ancora tracce (oggi nell'ordine dei 5-30 semi ogni 1000*) in quei Paesi dove era coltivato. Tra questi Paesi va citata l'Argentina, da cui l'UE importa 1.5 milioni di tonnellate di mais all'anno (circa il 60% dell'import di mais europeo).

E se l'Europa invece di aprire le porte avvesse deciso mantenerle chiuse, perchè (senza alcun motivo sanitario - qui infatti di ambiente non si parla già più) non voleva avere nessuna traccia del sig.G, cosa sarebbe successo? Da dove avremmo preso quel 60 e più % delle nostre importazioni? Oppure, saremmo riusciti a farne a meno? Le nostre aziende avrebbero resistito all'impatto?

E che effetto avrebbe avuto tale immotivata decisione sull'economia di un paese che vive di esportazioni agricole, come l'Argentina? (non a caso provvedimenti nel settore agricolo hanno provocato scioperi che hanno bloccato l'intera Argentina nei giorni scorsi).

Una bella riflessione da fare, non trovate? Insomma, almeno il chiedersi se adottare politiche che 1) rischiano di far collassare la nostra agro-industria e 2) di mettere a rischio le economie di paesi che campano quasi unicamente di esportazioni agricole, sia sensato, appare quantomeno lecito.


Ma quanto ci costa?

E perchè no, parliamo anche di soldi: come sottolineato svariate volte in questo blog, i nostri animali dipendono (volenti o nolenti) dall'importazione di granoturco e soia. In un momento in cui il caroprezzi raggiunge livelli mai visti, per un complesso insieme di cause, non dimentichiamo che il chiudere le importazioni di granoturco dall'Argentina (o dagli USA), o il pretendere da essi controlli di filiera stringentissimi ha contribuito (e non poco) all'aumento complessivo del prezzo del mais già cresciuto di 50 euro a tonnellata (un 25% che non pare poi così ininfluente anche sui nostri portafogli).

Il tutto, è bene ricordare, senza vere motivazioni, ma solo grazie alle paturnie di qualche purista (lobbista) che ritiene che noi si possa, anzi si debba, fare a meno - costi quel che costi - degli OGM.


Un pericolo per l'Italia?

Finora abbiamo parlato di Europa, ma ci si aspetterebbe, viste le allarmistiche dichiarazioni dei convinti sostenitori anti-OGM, che questa approvazione ci tocchi in qualche modo da vicino. In realtà l'Italia importava (dato 2006) solo il 13% del fabbisogno di granoturco, per cui nel totale del granoturco il famigerato neo-approvato ogm rappresenterebbe meno di un ridicolo 0.1 %. Un po' poco per gridare allo scandalo, no?...certo poi le importazioni di granoturco nel 2007 hanno dovuto drammaticamente aumentare, grazie anche al rifiuto di usare tecnologie innovative per aumentare le rese, ma questa é un'altra storia… (o anche no)

Morale: spesso compiere "scelte informate" non è così semplice, soprattutto se qualcuno deliberatamente (o ignoramentemente) ci nasconde alcuni dati fondamentali del problema…



Note a margine

* Vediamo già le cassandre gridare: "Vedete, ecco la - contaminazione - irreversibile. Vade retro OGM!!". Vorremmo precisare che, come già avvenuto per il mais Starkink, dopo aver interrotto la sua coltivazione, la presenza accidentale di questo evento nel giro di qualche anno sta diminuendo fino a sparire dalle filiere.

** Ci rendiamo conto benissimo che la faccenda delle autorizzazioni è oltremodo intricata. Intanto vi forniamo un link a testimonianza di come tale evento fosse già stato autorizzato in passato. Ci rendiamo comunque disponibili per ulteriori chiarimenti (se siamo stati chiarissimi, beh, tanto meglio).

venerdì 22 febbraio 2008

Caccia all’esperto

Cari amici e attenti lettori,
volevamo comunicarvi che oggi si apre ufficialmente la caccia: no, giù le doppiette, qui non si vuole sparare a nessuno.
Vogliamo infatti solo capire se i membri della commissione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare appena nominata dai Ministri della Salute e dell’Agricoltura (Turco e De Castro) sia composta veramente da esperti oppure se la nostra beneamata "politica" ci si è messa dentro di traverso anche questa volta.

Per introdurre il tema vi diciamo che l’agenzia ha sede a Foggia. Terra cara a De Castro.

I componenti, stando alle "agenzie" di stampa, sono i seguenti:

DOTT. ALDO GRASSELLI, (Presidente) Societa' Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva
PROF. BARTOLOMEO BIOLATTI, Universita' degli Studi di Torino
PROF. LUIGI CECI, Universita' degli Studi di Bari
PROF.SSA MARIA LUISA CORTESI, Universita' degli Studi di Napoli
PROF. ANDREA FORMIGONI, Universita' degli Studi di Bologna
PROF. AUGUSTO MARINELLI, Universita' degli Studi di Firenze
PROF.SSA ADRIANA IANIERI, Universita' degli Studi di Parma
PROF.SSA LUCIANA AVIGLIANO, Universita' degli Studi di Tor Vergata
PROF. ANTONIO MUSCIO, Universita' degli Studi di Foggia
DOTT. CANDIDO PAGLIONE, Veterinario Azienda Sanitaria Regionale del Molise
PROF. RODOLFO PAOLETTI, Universita' degli Studi di Milano
PROF. GIANFRANCO PIVA, Universita' Cattolica di Piacenza
PROF. GIORGIO POLI, Universita' degli Studi di Milano
PROF. GIORGIO RONDINI, Universita' degli Studi di Pavia
PROF. GIUSEPPE ROTILIO, Universita' degli Studi di Tor Vergata
PROF. FERDINANDO SBIZZERA, Universita' degli Studi di Padova
PROF. GIANNI TAMINO, Universita' degli Studi di Padova
PROF. MARCELLO TICCA, Esperto di Nutrizione umana e alimentazione.

Ci e vi chiediamo dunque quanti di questi personaggi vantino competenze o esperienza in quanto a cibi, nutrizione o, chissà che un giorno non gli venga anche voglia di occuparsene, di OGM?

Ora la palla passa a voi. Attendiamo i vostri succosi commenti e il vostro dettagliatissimo materiale al solito indirizzo...

Buon lavoro, BBB!

martedì 20 novembre 2007

MON863: un caso controverso... ma anche no.

Per continuare la serie: "gli scienziati divisi (o magari anche no)", vorremmo raccontare la lunga storia di un ogm apparentemente controverso (ma, come si sa, le apparenze ingannano), dando seguito ad alcune curiosità nate dopo il nostro post sul legame tra mais ogm (Mon810) e fumonisine, argomento che, grazie all'INRAN, oggi è tornato alla ribalta.

Il mais in questione si chiama MON863...

Prima di cominciare una premessa: noi crediamo che se tu hai un fratello spiantato non per questo lo sei necessariamente anche tu e ci piace applicare il medesimo principio anche agli OGM (non ci pare poi così assurdo): ogni ogm fà caso a sè e quindi si deve giudicare, appunto, caso per caso.

Nel nostro post sulla fumonisina il mais ogm cui ci riferivamo è un mais modificato per essere resistente alla piralide. Si chiama MON810 e da quando è stato approvato, ormai 10 anni fa, non ha mai dato fastidio a nessuno. Quindi non ci vergognamo a sostenere, alla luce della sua capacità di ridurre significativamente questo potente cancerogeno, che esso offra ai consumatori più garanzie di sicurezza del mais convenzionale o biologico.

Veniamo però ora al suo fratello minore che invece pare, il congiuntivo è d'obbligo essendovi la presunzione di innocenza fino a prova contraria, sia invece una testa calda. Vediamo un po' come stanno le cose...

Chi è il MON863?
Il MON863 è un mais geneticamente modificato per essere resistente non alla piralide, ma ad un'altro insetto che si chiama Diabrotica virgifera (endemico negli Stati Uniti, e dal 1992 apparso anche in Europa). Il meccanismo attraverso cui è stato reso resistente è simile a quello del fratello Mon810, gli è stato infatti insegnato a produrre una proteina, in natura prodotta dal batterio Bacillus thuringiensis (da qui il nome in codice Bt), che funziona come insetticida “naturale”. Il vantaggio delle tossine del Bacillus thuringiensis (il quale ne produce un sacco) è che sono molto specifiche e molte di esse non sono tossiche per i mammiferi e quindi nemmeno per l’uomo, questo perchè 1) vengono attivate ad un pH basico e noi abbiamo una digestione acida; 2) richiedono delle proteasi specifiche che sono presenti nello stomaco degli insetti e 3) devono legare dei recettori che noi non possediamo. In particolare per quest'ultima ragione, anche se nel mais bt le proteine sono presenti in forma già attivata, in ogni caso non provocano alcun problema per uomo e animali. E proprio perchè le tossine bt sono innocue per l’uomo, il Bacillus thuringiensis (sottoforma di spore vive) è usato largamente (dal 1920) nelle strategie di lotta biologica ed è autorizzato anche in agricoltura biologica.


Come è stata valutata la sicurezza del MON863?

Nel luglio del 2002 la Monsanto, che ha sviluppato il MON863, presenta presso le autorità tedesche richiesta di autorizzazione al commercio di mangimi e alimenti derivati da MON863. La richiesta è corredata da un dossier tecnico, che include tutti gli studi chimici sulla composizione di questo mais, i test per verificare l'assenza di allergenicitá, i risultati di studi di sicurezza sul singolo inserto genico e sui suoi prodotti (ovvero la proteina Cry3Bb1), uno studio di 90 giorni su ratti, uno studio sui polli e uno su vacche da latte. Gli studi sono stati effettuati in laboratori specializzati seguendo linee guida internazionali, ovviamente a spese della Monsanto.

Il comitato scientifico tedesco conclude che non ci sono motivi per supporre che la commercializzazione di questo mais implichi dei rischi per la salute. Come da procedura, questa prima valutazione viene resa disponibile al pubblico per commenti.

Tra i commenti pervenuti, alcune critiche sono espresse da diverse parti (tra cui la Commission du génie biomoléculaire, un organo consultivo del Ministero francese) riguardo allo studio di 90 giorni sui ratti: in esso si evidenziano infatti alcune differenze statistiche per alcuni parametri ematici.

Nel 2003 il comitato scientifico sugli ogm dell’EFSA, su richiesta della Commissione Europea, valuta tutte le critiche fatte al dossier, e conclude che nonostante si siano riscontrate alcune differenze statisticamente significative, i valori ricadono nella media della popolazione e non sono quindi ritenute biologicamente rilevanti.
L'EFSA tra l'altro afferma:
the dossier contains well-performed toxicological studies with the relevant species of animals and a statistically well-designed set-up. These studies were performed under quality assurance programs and OECD guidelines. The results of these 90-day rodent studies do not indicate adverse effects from consumption of maize lines MON 863.

Ma allora?! Come si spiega che ci siano delle differenze statisticamente significative, ma che gli esperti concludano che lo studio non indica alcun effetto collaterale?!
Beh, tutta colpa della statistica e di un italiano (vediamo se riusciamo a spiegarlo in modo comprensibile, la statistica è pur sempre statistica).

Se io vado a castagne e raccolgo 10 castagne sotto un albero, è possibile che ne trovi 2 con un "amico" al loro interno. Questo vuol forse dire che il 20% delle castagne di quell’albero sono bacate? Non lo so, magari se ripeto la raccolta (campionamento) ne trovo 4, ma è possibile anche che ne trovi 7 di bacate, ma non so se il mio risultato è dovuto a come le ho raccolte (può essere che sia stato solo sfortunato a beccarne 7 bacate!) oppure se è proprio l’albero che ha veramente il 70% di castagne bacate.

Insomma qual è la probabilità che il valore che io osservo è dovuto al caso (campionamento) oppure è un valore reale?

Per rispondere devo raccogliere più castagne. Ma più castagne raccolgo e più, in termini assoluti, castagne bacate trovo!
In sintesi, se esamino 1 parametro (n. di castagne bacate) e vedo una differenza, la differenza che osservo è magari significativa. Se però si presenta all'interno di una analisi di 100 parametri (peso, numero di aculei nel riccio, colore della castagna, presenza di "amici"...) potrebbe rientrare, se usiamo una "confidenza" del 95%, nel 5% di errori casuali dovuti al campionamento e allora quella differenza perde di significatività.

Esaminare dunque 100 parametri (o oltre 400 come nel caso del Mon863) è come fare 100 volte lo stesso esperimento: è logico aspettarsi che ci siano delle misurazioni che si presentano come significativamente differenti, ma se queste si mantengono in quel 5% di "confidenza statistica" ciò ci consente di dire che, "con tutta probabilità", non lo sono..

Nel caso Mon 863 questo è confermato anche dal fatto che andando ad esaminare le differenze osservate non c'è alcuna relazione tra dose ed effetto, ad esempio usando due livelli di assunzione nella dieta (11 e 33%). Stando ai cardini della tossicologia se una cosa è tossica, più ne mangi più ti fa male, per cui se il Mon 863 fosse tossico dovremmo osservare un effetto "negativo" proporzionalmente superiore nei topi alimentati con il 33% di Mon 863 rispetto a quelli alimentati con il 11%. Invece avviene il contrario.

Peraltro va sottolineato che, in fase di valutazione di un ogm, vengono sempre testate dosi molto più alte rispetto al reale consumo previsto di un prodotto: il 33%, ad esempio corrisponde a circa 33 grammi/kg peso corporeo/giorno, quando invece il consumo europeo medio di mais é di 17 grammi/persona/giorno, ovvero più di 100 volte inferiore (insomma è come se invece di una aspirina gliene avessero date 100 e non gli è successo nulla! Come si fa a dire che fa male sta roba!). Questo consente di avere un elevato margine di sicurezza quando si stabilisce l'innocuitá di un prodotto.


Dove sta la controversia?

Ma torniamo alla nostra storia: Greenpeace e Crii-gen (un comitato di ricerca e di informazione che si dichiara "indipendente", ma che non ha mai fatto mistero della propria posizione anti-ogm senza se e senza ma) chiedono e ottengono l’accesso al report stilato dagli esperti della Commission du génie biomoléculaire (che nel frattempo, a seguito delle chiarificazioni fornite sullo studio, aveva concluso positivamente sulla sicurezza di MON863) e, dopo l’opinione dell’EFSA, che avrebbe dovuto, almeno in teoria, fugare tutti i dubbi, ripartono più agguerriti che mai iniziando una battaglia legale per ottenere l’accesso ai dati originali dello studio della Monsanto.

I dati originali di questo studio infatti, presentati integralmente (e senza alcun tipo di occultamento) alle autorità nazionali e comunitarie, non erano ancora disponibili al “grande pubblico”. Il lavoro sarà inviato da Monsanto per la pubblicazione nel 2005 e saranno poi divulgati nel 2006 dall’inglese Food and Chemical Toxicology (senza nascondere le "differenze" riscontrate). Nel frattempo, vinto il processo, nel 2005 Greenpeace ottiene tutti i dati originali e li manda al Crii-gen per la contro-valutazione. Il Crii-gen guidato dal dott. Séralini pubblica la sua versione dei fatti nel maggio 2007 sulla rivista statunitense Archives of environmental contamination and toxicology.


Séralini nel suo articolo, pur riconoscendo a Monsanto il fatto di non aver occultato alcun dato e che la statistica utilizzata nello studio è corretta, prova una statistica alternativa e sostiene che le misurazioni dei parametri ematochimici rivelano segni di tossicità epatorenale e quindi questo prodotto non puó essere considerato sicuro.

A questo punto, urgeva un’opinione super partes per stabilire quale delle due versioni dei fatti fosse quella "credibile". Insomma delle due l'una: o è sicuro o non lo è.

L’EFSA, che è tutt'altro che un “passacarte delle multinazionali”, incaricata del riesame del dossier Mon863 alla luce delle osservazioni di Seralini, prende tempo e, data la delicatezza del tema, va con i piedi di piombo avvalendosi della collaborazione di due statistici indipendenti, della sopracitata Commission du génie biomoléculaire e dell’Agenzia francese per la Sicurezza alimentare (Afssa).

E tutti insieme appassionatamente concludono che l’allarmismo di Séralini et al. non ha fondamento...

...e vissero felici e contenti.




Alcuni note a margine dei documenti "originali":

L’Afssa tra l'altro afferma: "Ces auteurs semblent méconnaître la règle élémentaire régulièrement soulignée par la communauté scientifique et les institutions internationales, à savoir qu’une différence statistique significative ne conduit pas nécessairement à une conclusion biologique" (questi autori sembrano misconoscere la regola elementare regolarmente sottolineata dalla comunità scientifica e le istituzioni internazionali, e cioè che una differenza statistica significativa non conduce necessariamente a una conclusione biologica).
Che l’ipotesi di Séralini non fosse proprio tutta questa simpatia di credibilità, era dimostrato anche dal fatto che già nel 2004 i reni dei ratti usati in questo studio furono riesaminati “alla cieca” (cioè senza sapere da quale gruppo di animali, alimentati con Mon863 o meno, i reni provenissero) da anatomopatologi indipendenti che conclusero che non vi era alcun segno di tossicità. Ma magari tutti questi scienziati erano solo dei venduti, come si usa dire di recente.
Come spesso accade in tema di OGM (altro brillante esempio nè è il caso Ermakova) molti si domandano “perchè per fugare ogni dubbio non è stato ripetuto lo studio?”. La domanda è lecita, ma un po’ ingenua: da anni c’è un intenso dibattito sulla necessità/utilità di sacrificare animali da laboratorio per la ricerca. Problema peraltro sollevato a più riprese da gruppi animalisti non molto lontani da quelli anti-ogm (Per approfondire qui il link a un interessante post di un altro blogger, che peraltro è pure contrario agli ogm). Per questo esistono apposite commissioni etiche che valutano l'opportunità di tali sperimentazioni.

Etica vuole dunque che i test sugli animali vengano effettuati solo se necessario, e che qualora siano disponibili sufficienti informazioni provenienti anche da altri tipi di test (chimici, in vitro ecc.) i test sugli animali vadano evitati. Il caso del MON863 è un classico esempio in cui sacrificare altri animali può far piacere a chi si oppone agli OGM, ma non risulta affatto necessario. Infatti non è vero che lo studio effettuato indichi un sospetto di tossicità, e non lo dice BBB! ma: l’Istituto Roch, l’EFSA, l’Afssa, la CGB, due statistici indipendenti, per non parlare dei referees di Food and Chemical Toxicology, a nostro modo dunque un buon numero di "esperti" (di quelli veri si intende) che sostengono tra l'altro che non ci sono dubbi sulla qualità dello studio presentato nel dossier. Se poi si aggiungono anche tutte le altre informazioni disponibili su questo evento presentate nel dossier, è facile pensare che nessun comitato etico serio approverebbe una nuova sperimentazione sui ratti solo per soddisfare la curiosità di qualche "cronico" oppositore.


P.S.: Abbiamo richiamato spesso in questo post la nostra opinione (in ogni caso massimo rispetto per chi la pensa diversamente da noi) sul fatto che non si possano definire tout court "indipendenti" o "esperti" coloro che sono ideologicamente (o economicamente) schierati contro gli ogm. Parlando per esempio del dott. Séralini, ci viene infatti il sospetto che le motivazioni che lo portano a dichiarare la presenza di “segni di tossicità” (nonostante, stimandolo come ricercatore, crediamo si renda perfettamente conto che la statistica dice altrimenti) risiedano più in una certa preconcetta avversione verso il geneticamente modificato per sè (o le multinazionali, o magari anche solo simpatia per coloro che sostengono il suo comitato) piuttosto che nei dati sperimentali. Sarà poi un caso che già prima che la discussione sullo studio in questione cominciasse (ovvero nel settembre 2002) il Crii-gen dichiarasse la sua “avversione” a priori verso questo mais resistente alla Diabrotica?

mercoledì 31 ottobre 2007

L'EFSA e la Repubblica delle Banane

Apprendiamo che ieri, 30 ottobre, il buon Mario Capanna e i suoi seguaci sono andati a Parma a cantarla a quelli dell'EFSA
(l'Autoritá Europea per la Sicurezza Alimentare) ... spiegando loro che sono degli incapaci perchè approvano troppi OGM.

Insomma, se la politica dice no agli OGM, mica la scienza può continuare a dire sì! Altrimenti, come possono continuare a dire che gli scienziati sono divisi!?


Ma vediamo come sono andate le cose. Innanzitutto, per precauzione, noi ci si comincia già a vergonare un po', visto che questo attacco è stato sferrato dal nostro Capinna, lo squalo bianco degli OGM-free i cui precedenti in sparate conosciamo bene, comunque... dicevamo che Capinna è andato a Parma dove ha incontrato la Direttrice dell'EFSA. Che le avrà detto?
Beh, che non è soddisfatto del lavoro svolto da questa "signora" ...che tra l'altro ha un master in agronomia e uno in diritto comunitario ottenuti a Parigi, e ha ricoperto diversi ruoli di rilievo nel ministero francese e a livello europeo... comunque Capinna dice NO! e lo dice dall'alto dei suoi titoli ottenuti "sul campo"... (ci pare ancora di sentire i suoi slogan degli anni d'oro: "prendi una spranga e diventa un Katanga" o, l'ancor più efficace, "Pacifici ma mai pacifisti", eh sì, davvero formidabili quegli anni!)

Capinna, il nostro squalo OGM-free, poi ha presentato un dossier intitolato "OGM: tutta la veritá sull'EFSA" che racconta la profonda indignazione (ma soprattutto l'ignoranza) del Nostro sul sistema autorizzativo europeo in tema di OGM oltre che sull'EFSA stessa!

Come ben sapete, a noi però piace guardarci dentro alle cose, tanto per sincerarsi che sia tutto in ordine. Qui vi proponiamo alcuni "pesciolini" gustosi frutto della nostra pesca al Capinna:

  1. L'EFSA non esegue una valutazione indipendente.
    FALSO: probabilmente Capinna non ha letto le linee guida per la richiesta di autorizzazione di un ogm (in effetti sono 121 pagine e non crediamo che il Nostro ce l'abbia potuta fare), altrimenti saprebbe che tutti gli studi originali devono essere sottoposti alla valutazione degli esperti dell'EFSA e degli Stati Membri, che l'EFSA puó richiedere ulteriori studi, che effettua autonomamente la valutazione dei risultati, che puó chiedere anche pareri di esperti esterni (come accaduto nel caso MON863).
    Finora inoltre non é mai accaduto che una valutazione dell'EFSA si sia conclusa in meno di 2 anni: un po' lenta e tignosa questa EFSA, per essere solo un passacarte delle multinazionali, o no?!

  2. l'EFSA sottovaluta evidenze di rischio: "la metodologia sperimentale proposta per valutare effetti subacuti a lungo termine degli alimenti Gm è infatti insufficiente […] L’Efsa stessa, in un proprio documento in discussione da un anno ("The role of animal feeding trials"), ammette che gli studi di alimentazione delle cavie a 90 giorni riescono a rilevare solo i 2/3 delle anomalie potenzialmente indotte dall’uso di Ogm"
    FALSO: il documento dice tutt'altro, e cioé che basandosi sulle conoscenze disponibili su questo argomento si puó concludere che studi di 90 giorni sui topi sono sufficientemente specifici, sensibili e predittivi per evidenziare eventuali effetti indesiderati.

  3. l'EFSA adotta procedure poco trasparenti e di ostacolo alla partecipazione pubblica, troppo spesso l’EFSA, su richiesta dell’azienda notificante, accetta di mantenere confidenziali le informazioni.
    FALSO: non é competenza dell'EFSA determinare quali informazioni debbano restare confidenziali, il diritto del notificante alla confidenzialitá é stabilito per legge dai relativi regolamenti comunitari e l'EFSA applica e non determina queste regole. Inoltre i meccanismi dell'EFSA sono trasparenti, ogni documento é pubblicato sul sito e ogni parere scientifico dell'EFSA puó essere commentato da chiunque

  4. l'EFSA non garantisce un ottimale "rapporto qualità – prezzo", era prevista la possibilità di esaminare l’eventualità che i servizi forniti dall’Authority fossero remunerati dalle aziende che richiedevano l'autorizzazione per un nuovo OGM e dopo cinque anni questa opportunità non è stata ancora discussa
    FALSO: questa eventualitá é in discussione nelle sedi appropriate da piú di un anno.
Insomma, pare che l'Italia non ci faccia una gran bella figura a reggere il moccolo a questo signor Capinna, il quale si lamenta perchè l'EFSA non è indipendente, che gli studi sono pagati dalle stesse aziende che propongono gli OGM (ecchè è, dovremmo pagarli noi?), ma allo stesso tempo vorrebbe che le medesime aziende pagassero l'EFSA per controllare la bontà dei loro dossier sugli OGM. Cheddici, ci decidiamo?

Ma soprattutto: DA CHE PULPITO! Non sei proprio tu Capanna a prendere i soldi da una o più aziende private per finanziare la tua campagna anti-OGM? Certo che ci vuole una bella facciatosta ad andare in giro a dare lezioni di indipendenza!

Ma possibile che siamo sempre qui, a commentare l'ennesima figura da repubblica delle banane che ci fai fare?...
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