martedì 1 aprile 2008

Nuove autorizzazioni, vecchi inganni: il caso del "signor G(A21)"

Venerdí scorso la commissione europea ha autorizzato un'altra varietá di mais geneticamente modificato per l'importazione in Europa.

Il GA21.

E come sempre si ripete il teatrino delle (stanche e tronfie) dichiarazioni scandalizzate di ambientalisti e talune associazioni di agricoltori. Tra le dichiarazioni piú surreali (poi vedremo perchè) quella di una nostra vecchia conoscenza: l'on. Lion (prima Verdi, ora Sinistra Arcobaleno) il quale segnala che "la decisione dell'Ue di aprire al mais Ga21 e' molto grave. Una decisione che favorisce le lobby del biotech e non tiene conto ne' del principio di precauzione ne' delle esigenze dei cittadini e degli agricoltori" (certo che ci vuole un bel coraggio a parlare di principio di precauzione, dopo essere stati capofila in una battaglia perché non si imponessero limiti troppo stretti alla contaminazione da fumonisina per il mais!).

Ci sono alcune cose peró che nei comunicati stampa di questi signori non troverete mai, ma che potrebbero esservi utili per compiere la tanto osannata "scelta informata". E quindi bisogna pur che qualuno queste cose ve le dica, e come sempre ecco qui BBB!, per servirvi.


Niente di nuovo sul fronte occidentale

Il mais oggetto della decisione europea di pochi giorni fa (la cui caratteristica è di essere tollerante ad un erbicida) era in realtà già autorizzato in Europa da un bel pezzo: coltivato nel mondo dal 1996 (12 anni fa!), questo OGM giá dal 2006 puó essere usato nella produzione di alimenti da importare in Europa, e da prima del 2003 poteva esser dato ai nostri animali.

Cosa cambia vi chiedete? Beh, l'unica "novità" é che, mentre prima si potevano importare solo mangimi e alimenti giá trasformati (contraddizioni assurde di un sistema autorizzativo , come abbiamo visto, schizofrenico), adesso puó essere importato il mais tal quale e gli alimenti e i mangimi possono essere prodotti direttamente anche dalle industrie presenti sul suolo comunitario (il che rappresenta un bel risparmio per il vecchio continente). In sostanza non si è messo "in libertà" il signor G, che era già a piede libero, ma si sciolgono le manette alle nostre aziende... un bel cambio di prospettiva, non credete?

Nota nemmeno troppo a margine: ovviamente nessun effetto negativo é stato mai riportato in questi anni
per il suo consumo. Inoltre il nostro signor G è stato attentamente e preventivamente analizzato anche dall'EFSA.


E se... ?

Trattandosi di una varietà un po' vecchiotta, il sig.G da qualche anno non è più molto gettonato, tuttavia ne rimangono ancora tracce (oggi nell'ordine dei 5-30 semi ogni 1000*) in quei Paesi dove era coltivato. Tra questi Paesi va citata l'Argentina, da cui l'UE importa 1.5 milioni di tonnellate di mais all'anno (circa il 60% dell'import di mais europeo).

E se l'Europa invece di aprire le porte avvesse deciso mantenerle chiuse, perchè (senza alcun motivo sanitario - qui infatti di ambiente non si parla già più) non voleva avere nessuna traccia del sig.G, cosa sarebbe successo? Da dove avremmo preso quel 60 e più % delle nostre importazioni? Oppure, saremmo riusciti a farne a meno? Le nostre aziende avrebbero resistito all'impatto?

E che effetto avrebbe avuto tale immotivata decisione sull'economia di un paese che vive di esportazioni agricole, come l'Argentina? (non a caso provvedimenti nel settore agricolo hanno provocato scioperi che hanno bloccato l'intera Argentina nei giorni scorsi).

Una bella riflessione da fare, non trovate? Insomma, almeno il chiedersi se adottare politiche che 1) rischiano di far collassare la nostra agro-industria e 2) di mettere a rischio le economie di paesi che campano quasi unicamente di esportazioni agricole, sia sensato, appare quantomeno lecito.


Ma quanto ci costa?

E perchè no, parliamo anche di soldi: come sottolineato svariate volte in questo blog, i nostri animali dipendono (volenti o nolenti) dall'importazione di granoturco e soia. In un momento in cui il caroprezzi raggiunge livelli mai visti, per un complesso insieme di cause, non dimentichiamo che il chiudere le importazioni di granoturco dall'Argentina (o dagli USA), o il pretendere da essi controlli di filiera stringentissimi ha contribuito (e non poco) all'aumento complessivo del prezzo del mais già cresciuto di 50 euro a tonnellata (un 25% che non pare poi così ininfluente anche sui nostri portafogli).

Il tutto, è bene ricordare, senza vere motivazioni, ma solo grazie alle paturnie di qualche purista (lobbista) che ritiene che noi si possa, anzi si debba, fare a meno - costi quel che costi - degli OGM.


Un pericolo per l'Italia?

Finora abbiamo parlato di Europa, ma ci si aspetterebbe, viste le allarmistiche dichiarazioni dei convinti sostenitori anti-OGM, che questa approvazione ci tocchi in qualche modo da vicino. In realtà l'Italia importava (dato 2006) solo il 13% del fabbisogno di granoturco, per cui nel totale del granoturco il famigerato neo-approvato ogm rappresenterebbe meno di un ridicolo 0.1 %. Un po' poco per gridare allo scandalo, no?...certo poi le importazioni di granoturco nel 2007 hanno dovuto drammaticamente aumentare, grazie anche al rifiuto di usare tecnologie innovative per aumentare le rese, ma questa é un'altra storia… (o anche no)

Morale: spesso compiere "scelte informate" non è così semplice, soprattutto se qualcuno deliberatamente (o ignoramentemente) ci nasconde alcuni dati fondamentali del problema…



Note a margine

* Vediamo già le cassandre gridare: "Vedete, ecco la - contaminazione - irreversibile. Vade retro OGM!!". Vorremmo precisare che, come già avvenuto per il mais Starkink, dopo aver interrotto la sua coltivazione, la presenza accidentale di questo evento nel giro di qualche anno sta diminuendo fino a sparire dalle filiere.

** Ci rendiamo conto benissimo che la faccenda delle autorizzazioni è oltremodo intricata. Intanto vi forniamo un link a testimonianza di come tale evento fosse già stato autorizzato in passato. Ci rendiamo comunque disponibili per ulteriori chiarimenti (se siamo stati chiarissimi, beh, tanto meglio).

Related Posts with Thumbnails