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mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

venerdì 28 novembre 2008

Parlano bene, ma razzolano male!

Tutti noi viviamo dagli anni '90 immersi un mare di propaganda stile Mulino Bianco: "Mangia sano, torna alla natura". Questo mare comunicativo, fatto di zappe, mulini e stalle con 3 vacche ( la Nina, la Rosa e la Giovanna) vorrebbe trasmetterci il messaggio che in realtà erano molto migliori il mangiare ed i metodi di produzione di una volta, in netta contrapposizione all'insostenibilità dei sistemi di produzione attuali.

Sarà pure, ma anch'io, come Artù nel precedente post, ci terrei a sottolineare che l'innovazione agricola è invece il principale strumento per lo sviluppo e la sostenibilità (oltre che per l'emancipazione dei popoli).

Riconosco però che detta così è una sorta di slogan e mi sono domandato: non è che riusciamo a trovare qualche numero che dimostri quanto andiamo dicendo da tempo?...

...e così, aiutato anche dalle recenti elucubrazioni sui polli, sono stato colto da un raro raptus statistico che mi ha portato a partorire (fatti 4 conti) questi 3 grafici che mi paiono sufficentemente interessanti da poter essere condivisi con voi. Spero di non sbagliarmi.

- cliccate sulle immagini per ingrandirle -

1) Polli 1: più innoviamo e meno ne mangiamo!

Il primo dato interessante che emerge dall'indagine è che pur oggi mangiando (in Italia) 18 kg di pollo a testa contro i 5 del 1961... in realtà, paradossalmente, mangiamo un numero di polli minore!



Incredibile, no?!!!


2) Polli 2: pochi ma buoni!

Il secondo dato "macro", ricavato dai dati "micro" precedenti, è che questi polli saranno anche meno, ma pompano di brutto (un pollo moderno vale come 5 polli 68ini!).

Però, saranno anche efficenti, ma magnano, e quanto magnano!


3) Polli 3: parlano bene ma razzolano male!

Eccoci però giunti al pezzo forte! Il consiglio è di allacciarvi le cinture di sicurezza.
Se ben ricordate, ci domandavamo: "ma quanta terra servirebbe per produrre i cereali necessari a sfamare i nostri polli con le rese per ettaro degli anni '60?", anche per rispondere ai comunicatori alla "Mulino Bianco" di cui sopra.
Ebbene, eccovi serviti:


Ve lo facciamo rivedere da un'altra angolazione...


Embè, fa un certo effetto, no?

Mentre vi riprendete dallo shock riassumiamo i dati salienti:

1) Per alimentare i polli mangiati dagli italiani oggi (2001) è necessario coltivare 1,7 milioni di ettari.

2) Questa superficie è all'incirca uguale a quella che serviva nel 1961, quando invece di 18, mangiavamo solo 5! kg di carne di pollo a testa.

3) Se non avessimo innovato sia sulle rese per ettaro sia sulla efficienza di conversione degli alimenti dei polli oggi servirebbero invece di 1,7 milioni di ettari... tum tum... tum tum...

7,4 milioni di ettari!

Risposta esatta! Ovvero all'incirca la metà dell'intera superficie agraria italiana! E dici poco!

Meditate gente, meditate!


Alcune note a margine

La superficie italiana dedicata a mais (complessiva) è di soli 1,3 milioni di ettari.
La superficie agricola utilizzata (Sau) italiana è di 14,7 milioni di ettari.

Le approsimazioni svolte nelle elaborazioni presentate sono state equivalenti sia per i dati del 1961 sia per quelli del 2001.

I dati grezzi sono stati ottenuti dal database FAOSTAT e dall'articolo di GB Havenstein et al. (2003) Poultry Science 82:1500–1508.

martedì 28 ottobre 2008

Tumori e Suicidi

Mi rendo conto che il titolo odierno non è tra i più allegri, ma senza dubbio è meglio di "Pomodori viola fritti..." che inizialmente mi era sovvenuto e già - grazie a dio - rubatomi da altri. Ma veniamo al dunque: Dramma in 2 atti.


Atto I - 'a pummarola (tumori)

Come molti sapranno, in questi giorni è tornato alla carica il buon prof. Umberto Veronesi che, forte di una pubblicazione scientifica apparsa su Nature Biotechnology cui hanno partecipanto anche alcuni ricercatori dello IEO da lui fondato, ha ribadito che gli OGM fanno bene e che questo nuovo pomodoro viola, rigorosamente OGM, è utile a combattere l'insorgenza dei tumori (e in effetti sembra proprio che sia vero!).


Altro che modificati! Migliorati bisognerebbe chiamarli! aggiunge, sempre veritieramente il prof. - sono stati infatti pensati per essere migliori di ciò che già c'è. La notizia però non fa notizia - la farebbe semmai se riaprissero questa benedetta sperimentazione...

Così come non fanno notizia coloro, come il buon Marcello Saponaro, che rigorosamente da copione si stracciano le vesti usando peraltro gli stessi argomenti che, goliardicamente avemmo modo di irridere qualche mese fa in occasione del lancio dell'antagonista "naturale" del qui presente pomodoro.

A noi sinceramente stanno simpatici entrambi e equanimamente vorremmo chiudere la questione con un sano: "Che vinca il migliore! - o entrambi".

P.S. Un consiglio: leggetevi l'articolo perchè è fatto veramente bene e si capisce cosa vuol dire mettere a punto un nuovo OGM - altro che: "incrociamo e poi vediamo cosa vien fuori!"


Atto II - 47-bis, suicida che parla (suicidi)

In realtà il resto del post vorrei dedicarlo a una cosa che irrita tutti noi a dismisura: lo sfruttamento dei suicidi dei contadini in India a scopi propagandistici (meglio se in chiave anti-OGM), non da ultimo da quella simpatica signorotta che porta il nome di Vandana Shiva e che tanto di frequente viene osannata sui nostri media. Il pretesto ci viene da una recente pubblicazione dell'IFPRI che, ovviamente, nessuno si è curato di divulgare o commentare.

Il titolo è decisamente inequivocabile: "Cotone Bt e agricoltori suicidi in India".

Del tema avemmo già modo di discutere in passato esprimendo il nostro scetticismo sull'ardita correlazione. Ma vediamo cosa ci racconta il qui presente documento...

Il primo dato che balza all'occhio è che il numero di agricoltori suicidi non è decisamente un fenomeno in aumento in India e, in particolare dal 2002, anno di introduzione su larga scala del cotone Bt (OGM), il trend sembra anzi in diminuzione rispetto ai suicidi totali nel paese.


Tutto qui? No, il report ci dice anche che la situazione in India, in fatto di rese del cotone, dopo l'avvento del Bt hanno avuto un vero e proprio booooooom. Occorre tenere presente che l'India, pur coltivando il 25% della superficie mondiale a cotone, ne produceva solo l'11%, meno degli Stati Uniti che ne producevano il 20% con il 15% della superficie. Oggi, anche grazie al Bt l'India ha superato gli Stati Uniti e noi ci permettiamo di dire che la cosa non ci dispiace affatto!

Ok! Altri benefici del Bt? Beh, sì. Secondo tutti gli studi pubblicati il Bt non solo ha aumentato significativamente la resa, ma ha anche ridotto significativamente l'uso di insetticidi (che vorremmo ricordare essere più tossici degli erbicidi!).


E allora, se il cotone Bt (OGM) produce di più e inquina e avvelena di meno come fa ad aumentare il numero dei suicidi? Bella domanda! In effetti, il grafico qui sotto ci mostra una situazione esattamente contraria! Con buona pace di Vandana Shiva e dei sui (com)pari.


Il Take home message?

In sintesi, per citare le conclusioni del lavoro, "gli argomenti a supporto di una correlazione tra suicidi e cotone Bt sono basati su ipotesi e non si dati quantitativi. (...) Nonostante il can-can mediatico di alcune associazioni non vi è alcuna evidenza di una crescita dei suicidi tra gli agricoltori negli ultimi 5 anni. (...) L'aumento degli agricoltori che adottano questa tecnologia in regioni con un alto numero di suicidi indica che in generale gli agricoltori vedono il cotone Bt NON come una causa dei problemi, ma bensi come una delle soluzioni ai loro problemi."

Ribadiamo... con buona pace di Vandana Shiva e di tutti coloro che sono affetti dalla sindrome BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anyone). Buonanotte.


Note a margine (dal testo originale)

"the core of support to the argument that Bt cotton leads to suicide has been based on hypothetical links, not quantitative evidence."

"despite the recent media hype around farmer suicides, fueled by civil society organizations and reaching the highest political spheres in India and elsewhere, there is no evidence in available data of a “resurgence” of farmer suicide in India in the last five years. Yes, farmer suicide is an important and tragic phenomenon, but it still only represents three-quarters of the total number of suicides due to pesticide ingestion in India and less than a fifth of total suicides in India"

"the increasing adoption rate in two suicide-prone states, Andhra Pradesh and Maharashtra, indicates that farmers overall are seeing this technology as one of the solutions to their problem and not a cause of the problem."

"much more federal and state investment could help prevent the 80 percent or more other cases of suicides"

venerdì 1 agosto 2008

Che tempo fa…

Una delle prime domande che ci poniamo ogni giorno, magari sorseggiando un caffè è: che tempo fa? Conoscere la risposta a questa domanda è fondamentale per decidere come vestirci, se è il caso di uscire in bicicletta o ripiegare sul più scomodo, ma asciutto, tram e molto altro ancora...

Una analoga domanda assilla la nostra industria mangimistica e di conseguenza tutto il comparto degli allevatori (mucche, maiali, polli,...), ma è riferita, più che al cielo, ai mercati internazionali e alle sue perturbazioni (apriti cielo!).

In particolare c'è una delle nuvole all'orizzonte che dà da pensare e la domanda che viene "naturale" è:
“cosa succederà quando le nuove varietà di soia e di mais GM saranno approvate per la coltivazione negli Stati Uniti e in sudamerica?”.

I nostri meteorologi è ormai da un po' che ci si stanno allambiccando ed il frutto delle loro elucubrazioni si trova ben sintetizzato in un agile report della DG (Direzione generale) for AGRICULTURE and RURAL DEVELOPMENT della Commissione Europea che descrive i vari scenari possibili e le conseguenze per i consumatori europei (cioè (ahi)noi).


6 - 1 - 0

La questione è abbastanza semplice. Se la UE continua con la tolleranza zero verso le varietà non ancora approvate nella UE (poco importa se reputate sicure dall'EFSA), il tempo previsto oscilla tra il temporale e l’uragano.


Until the bitter end

Se la UE non sveltirà il suo processo autorizzativo e insisterà nel non voler importare materiale GM (con soglia zero assoluto) sebbene autorizzato e coltivato in paesi da cui noi cronicamente importiamo innanzitutto dovrà:

1) sobbarcarsi un'immensa mole di analisi i cui costi ricadranno (ovviamente) su di noi: si badi bene, non per ricercare la presenza di alcune tossine oppure di pezzi di vetro o escrementi di ratto (questi due ultimi parametri pare non vengano esaminati, per cui per essi nella sicura UE non esistono nè soglie nè controlli!) ma solo un frammento di DNA che è stato considerato sicuro, ma la cui autorizzazione (con tutta probabilità) è arenata da qualche parte per cause tutte politiche.

2) rifiutare tonnellate e tonnellate di granaglie et similia sicure e di buona qualità per poi doversi interrogare su dove reperire (e con quali standard e costi) ciò di cui abbiamo bisogno. Per la cronaca l’Europa ha importato nel 2006 circa 36 Mt di soia e derivati. L’Italia 4 Mt. E' possibile sostituire la soia importata con produzione interna o con colture alternative solo per un 10-20%. Ed il resto? e se si dovesse arrivare ad un blocco delle importazioni, prima dagli USA e poi anche dall'america latina?


Immaginatevi la scena...

Un primo caso: “minimal impact scenario”, potremmo riuscire ad uscire dalla crisi senza grossi problemi a patto che la Cina non aumenti la sua domanda e che l’importazione dagli USA possa essere sostituita con importazioni dall’america latina.

In un secondo caso: “medium impact scenario”, ci troviamo costretti a bloccare le importazioni da Argentina e US e tentiamo di compensare con il Brasile. Usando tutte le contromisure, questo però lascerebbe comunque un deficit di 3,3 Mt.

Nel terzo e peggior caso “worst case scenario” ci suicidiamo bloccando l’importazione da tutta l’america latina, la UE si troverà così con un deficit di 25,7 Mt, anche dopo aver preso tutte le misure possibili per alleviare l’impatto.


Che ne sarà di noi???

Pur augurandoci che la Cina smetta di crescere e che il sud america decida, in controtendenza con il passato, di non adottare le nuove varietà di OGM molto probabilmente dovremo gestire o il medium o il worst case. Quali sarebbero dunque le loro conseguenze??

Stando ai "metereologi" il costo dei mangimi salirebbe del 22,8% o del 600%, rispettivamente. Niente male, no?

In conclusione, la zootecnia europea rischia di chiudere e ci ridurremmo ad importare carne di animali allevati all’estero, esattamente con quelle varietà di cui non tolleriamo una presenza di un seme su 1000. Bel risultato!

Diciamoci la verità, questa "strategia" europea sa tanto di surreale, quasi un condannato che si sta insaponando la corda con cui verrà impiccato.

Là dove finisce la logica, lì incomincia la politica europea sulle agro-biotecnologie, giusto per parafrasare un celebre detto najotto.

Buone vacanze!

mercoledì 4 giugno 2008

Divergere, Divergere, Divergere

Sebbene il fronte politico dei "positivi" pare allargarsi, non è che al momento si nutrano grandi speranze... anche perchè pare che (in generale) il livello del dibattito ultimamente stia dando i primi sintomi del coma etilico...

Mentre ci deprimevamo abbiamo però trovato un dato interessante nella rete. Un dato che probabilmente non molti conoscono (anche perchè con gli OGM non ha nulla a che fare) ma che mette in luce alcune dinamiche molto interessanti.

Per chi ci capisse poco sappia che in blu c'è quanto porta a casa l'agricolo, in rosso la GDO.


Cosa significano queste 2 quasi rette decisamente divergenti?

Beh, lo facciamo dire direttamente ai produttori del grafico, il CLAL, una équipe che annovera esperti del settore Lattiero-Caseario e che opera dal 1962:

"Il prezzo finale di un prodotto remunera l'intera rete di filiera e le prestazioni operate ad ogni livello intermedio.
  • Il Produttore agricolo italiano ha, nel tempo, sempre più potenziato la qualità del latte, investendo sia nella selezione genetica del bestiame, sia nella ricerca dell'alimentazione più appropriata, sia nella gestione complessiva della stalla, volta ad assicurare il benessere agli animali e a garantire condizioni igienico sanitarie ottimali.
  • L'Azienda trasformatrice ha preso in carico la qualità prodotta alla stalla e ne ha curato il trattamento termico, il confezionamento, la logistica di consegna, procedendo secondo un criterio di ampliamento capillare della sua presenza sul territorio nazionale, la promozione dell'immagine di qualità. Ha provveduto, inoltre, a ritirare il prodotto prossimo alla scadenza (i resi), al fine di salvaguardare la freschezza come valore aggiunto della qualità.
    L'Azienda trasformatrice ha trasformato il latte da "oggetto di consumo" indifferenziato in "bene di servizio" rispondente a bisogni diversi.
  • La Grande Distribuzione, ultimo anello aggiunto nella filiera, ha sostituito gran parte dei piccoli punti commerciali prima esistenti, predisponendo la diffusione generalizzata del prodotto, con una ricarica consistente dei prezzi al consumo.
Alla luce dei ruoli sopra delineati, il grafico pone con evidenza la questione del divario dei prezzi, generata soprattutto dai cambiamenti avvenuti nella tipologia della vendita."



Dobbiamo ammettere che apprendiamo con interesse ed un certo piacere il fatto che da mungere non ci sono solo le vacche... ed ecco poi spiegata l'avversione verso l'OGM, se ci tengono OGM-free produciamo di più (per loro si intende!).

Grazie GDO, che pensi sempre a noi!

martedì 1 aprile 2008

Nuove autorizzazioni, vecchi inganni: il caso del "signor G(A21)"

Venerdí scorso la commissione europea ha autorizzato un'altra varietá di mais geneticamente modificato per l'importazione in Europa.

Il GA21.

E come sempre si ripete il teatrino delle (stanche e tronfie) dichiarazioni scandalizzate di ambientalisti e talune associazioni di agricoltori. Tra le dichiarazioni piú surreali (poi vedremo perchè) quella di una nostra vecchia conoscenza: l'on. Lion (prima Verdi, ora Sinistra Arcobaleno) il quale segnala che "la decisione dell'Ue di aprire al mais Ga21 e' molto grave. Una decisione che favorisce le lobby del biotech e non tiene conto ne' del principio di precauzione ne' delle esigenze dei cittadini e degli agricoltori" (certo che ci vuole un bel coraggio a parlare di principio di precauzione, dopo essere stati capofila in una battaglia perché non si imponessero limiti troppo stretti alla contaminazione da fumonisina per il mais!).

Ci sono alcune cose peró che nei comunicati stampa di questi signori non troverete mai, ma che potrebbero esservi utili per compiere la tanto osannata "scelta informata". E quindi bisogna pur che qualuno queste cose ve le dica, e come sempre ecco qui BBB!, per servirvi.


Niente di nuovo sul fronte occidentale

Il mais oggetto della decisione europea di pochi giorni fa (la cui caratteristica è di essere tollerante ad un erbicida) era in realtà già autorizzato in Europa da un bel pezzo: coltivato nel mondo dal 1996 (12 anni fa!), questo OGM giá dal 2006 puó essere usato nella produzione di alimenti da importare in Europa, e da prima del 2003 poteva esser dato ai nostri animali.

Cosa cambia vi chiedete? Beh, l'unica "novità" é che, mentre prima si potevano importare solo mangimi e alimenti giá trasformati (contraddizioni assurde di un sistema autorizzativo , come abbiamo visto, schizofrenico), adesso puó essere importato il mais tal quale e gli alimenti e i mangimi possono essere prodotti direttamente anche dalle industrie presenti sul suolo comunitario (il che rappresenta un bel risparmio per il vecchio continente). In sostanza non si è messo "in libertà" il signor G, che era già a piede libero, ma si sciolgono le manette alle nostre aziende... un bel cambio di prospettiva, non credete?

Nota nemmeno troppo a margine: ovviamente nessun effetto negativo é stato mai riportato in questi anni
per il suo consumo. Inoltre il nostro signor G è stato attentamente e preventivamente analizzato anche dall'EFSA.


E se... ?

Trattandosi di una varietà un po' vecchiotta, il sig.G da qualche anno non è più molto gettonato, tuttavia ne rimangono ancora tracce (oggi nell'ordine dei 5-30 semi ogni 1000*) in quei Paesi dove era coltivato. Tra questi Paesi va citata l'Argentina, da cui l'UE importa 1.5 milioni di tonnellate di mais all'anno (circa il 60% dell'import di mais europeo).

E se l'Europa invece di aprire le porte avvesse deciso mantenerle chiuse, perchè (senza alcun motivo sanitario - qui infatti di ambiente non si parla già più) non voleva avere nessuna traccia del sig.G, cosa sarebbe successo? Da dove avremmo preso quel 60 e più % delle nostre importazioni? Oppure, saremmo riusciti a farne a meno? Le nostre aziende avrebbero resistito all'impatto?

E che effetto avrebbe avuto tale immotivata decisione sull'economia di un paese che vive di esportazioni agricole, come l'Argentina? (non a caso provvedimenti nel settore agricolo hanno provocato scioperi che hanno bloccato l'intera Argentina nei giorni scorsi).

Una bella riflessione da fare, non trovate? Insomma, almeno il chiedersi se adottare politiche che 1) rischiano di far collassare la nostra agro-industria e 2) di mettere a rischio le economie di paesi che campano quasi unicamente di esportazioni agricole, sia sensato, appare quantomeno lecito.


Ma quanto ci costa?

E perchè no, parliamo anche di soldi: come sottolineato svariate volte in questo blog, i nostri animali dipendono (volenti o nolenti) dall'importazione di granoturco e soia. In un momento in cui il caroprezzi raggiunge livelli mai visti, per un complesso insieme di cause, non dimentichiamo che il chiudere le importazioni di granoturco dall'Argentina (o dagli USA), o il pretendere da essi controlli di filiera stringentissimi ha contribuito (e non poco) all'aumento complessivo del prezzo del mais già cresciuto di 50 euro a tonnellata (un 25% che non pare poi così ininfluente anche sui nostri portafogli).

Il tutto, è bene ricordare, senza vere motivazioni, ma solo grazie alle paturnie di qualche purista (lobbista) che ritiene che noi si possa, anzi si debba, fare a meno - costi quel che costi - degli OGM.


Un pericolo per l'Italia?

Finora abbiamo parlato di Europa, ma ci si aspetterebbe, viste le allarmistiche dichiarazioni dei convinti sostenitori anti-OGM, che questa approvazione ci tocchi in qualche modo da vicino. In realtà l'Italia importava (dato 2006) solo il 13% del fabbisogno di granoturco, per cui nel totale del granoturco il famigerato neo-approvato ogm rappresenterebbe meno di un ridicolo 0.1 %. Un po' poco per gridare allo scandalo, no?...certo poi le importazioni di granoturco nel 2007 hanno dovuto drammaticamente aumentare, grazie anche al rifiuto di usare tecnologie innovative per aumentare le rese, ma questa é un'altra storia… (o anche no)

Morale: spesso compiere "scelte informate" non è così semplice, soprattutto se qualcuno deliberatamente (o ignoramentemente) ci nasconde alcuni dati fondamentali del problema…



Note a margine

* Vediamo già le cassandre gridare: "Vedete, ecco la - contaminazione - irreversibile. Vade retro OGM!!". Vorremmo precisare che, come già avvenuto per il mais Starkink, dopo aver interrotto la sua coltivazione, la presenza accidentale di questo evento nel giro di qualche anno sta diminuendo fino a sparire dalle filiere.

** Ci rendiamo conto benissimo che la faccenda delle autorizzazioni è oltremodo intricata. Intanto vi forniamo un link a testimonianza di come tale evento fosse già stato autorizzato in passato. Ci rendiamo comunque disponibili per ulteriori chiarimenti (se siamo stati chiarissimi, beh, tanto meglio).

martedì 18 marzo 2008

Votate gente! Votate!

Fin qui, direte voi, nessun problema... il problema infatti sta semmai in CHI votare!?

No, state calmi, nessuna indicazione, o presunta tale, uscirà da questo post, semmai qualche considerazione da prendere insieme a dei tarallucci e del buon vino. Altro pare non vi sia di agro-alimentare in questa campagna elettorale, concentrata più sulle "gaffe" o sui listini che sul futuro del nostro (sempre più) povero paese.

Ma, rompendo gli indugi eccovi qui, prese paro paro dai programmi, le visioni degli schieramenti sull'agro-alimentare nostrano. Vedrete che non sarà una cosa lunga.

Partito Democratico

Promuovere la buona agricoltura:
1. Spostare più risorse comunitarie dagli aiuti diretti al mercato verso le Politiche di Sviluppo Rurale (con particolare riferimento alle zone svantaggiate e di montagna), in coere
nza con lo spirito della riforma della Politica Agricola Comune (PAC), che è stato sostanzialmente tradito nella sua applicazione.
2. Incentivare la diffusione dell'agricoltura biologica, utilizzando al meglio lo strumento del relativo Piano e prevedendo la creazione di un Marchio per il Biologico italiano.
3. Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle bioenergie, che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per quanto riguarda gli incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto normativo.
4. Porre un efficace freno al processo di continua erosione delle superfici destinate all'agricoltura da parte di altre tipologie di utilizzo.
5. Dare finalmente attuazione alla legge sull'indicazione in etichetta dell'origine delle mate
rie prime agricole trasformate.
6. Favorire la filiera corta e il rapporto diretto tra i produttori agricoli e agroalimentari e i consumatori.
7. Difendere i marchi DOP e IGP a livello
comunitario e in sede di accordi WTO.
8. Intensificare il sistema dei controlli per combattere l' "agropirateria" e le frodi alimentari.

Popolo delle Libertà

Sviluppo dell’agricoltura: salvaguardia degli interessi italiani in Europa, difesa e valorizzazione del prodotto italiano mediante l’indicazione obbligatoria dell’origine geografica, contenimento dei costi di produzione (anche con la stabilizzazione del regime fiscale e previdenziale agricolo), valorizzazione dei prodotti tipici, riduzione dei passaggi dal campo alla tavola dei prodotti a
gricoli, diffusione di mercati gestiti direttamente dai produttori agricoli.


Scusate, ma solo a noi paiono, virgola più virgola meno, uguali?

Forse saremmo più fortunati con gli altri. Vediamo ad esempio l'UDC... no, nulla, ci "stupisce" invece la Sinistra Arcobaleno:

PER UNA AGRICOLTURA DI QUALITÀ

La sovranità e la sicurezza alimentare devono essere poste al centro di ogni strategia, anche di natura economica, e con esse le concrete condizioni di vita e di reddito di coloro che consentono al cibo di giungere sulle nostre tavole.
La Sinistra l’Arcobaleno propone, in particolare, che sia necessario sostenere la moratoria a livello europeo per gli OGM e non consentire forme di
tolleranza per la contaminazione delle sementi. Occorre contrastare l'abbandono delle aree agricole e tutelare il paesaggio rurale, promuovere la vendita diretta degli agricoltori e la 'filiera corta', sostenere con continuità l’agricoltura biologica ed i prodotti tipici, procedere con decisione nell’introduzione dell’etichettatura di origine per tutti gli alimenti, rafforzare e coordinare i controlli sulla sicurezza dei cibi. Con altrettanto impegno è necessario favorire l’impegno dei giovani in agricoltura, promuovere la ricerca applicata nel settore, ridurre gli oneri burocratici a carico degli agricoltori, incentivare il risparmio idrico ed incrementare le risorse per lo sviluppo rurale.


Questi, a confronto degli altri, paiono quasi coraggiosi, addirittura indicano gli OGM come primo punto del loro programma agricolo e dei loro problemi. Crediamo sia sempre per la teoria che il Male dopotutto vada combattutto sempre e comunque. Se non altro hanno le idee chiare, le lenti deformanti sono sempre quelle, ma non si può avere tutto dalla vita.


Qualche riflessione

Questo a grandi linee quello che ci toccherà nel prossimo futuro.
La nostra percezione è che comunque vada, l'agro-alimentare italiano queste elezioni le avrà perse. Per diversi motivi tra i quali:

1) è l'ultimo dei pensieri della politica italiana, in tutt'altre faccende affaccendata.

2) è interessante solo se funzionale ad acquisire potere e consenso - mediatico soprattutto - tramite azioni tanto eclatanti quanto inutili (Ghigo insegna, è poi superfluo citare il recente "referendum").

3) in questo panorama l'unica opzione politica che viene offerta è il protezionismo più spinto, il mantenere a tutti i costi lo status quo.

4) Il Marketing Mix ideale per mantenere lo status quo (non potendo fare leva sul rinnovamento del Prodotto e sul Prezzo) è martellare - molto molto forte - la crapa dei consumatori con la Pubblicità e cercare di ottimizzare il sistema Distributivo per contenere i costi. Però!

Dunque, mentre tutto il mondo innova e ristruttura i suoi sistemi agricoli, noi ci limitiamo ad abbellire il packging di un prodotto sì buono, ma un po' datato, che dipende cronicamente da importazioni che potremmo controllare solo ad un costo spaventoso, e che è costretto a rispettare standard qualitativi e di sicurezza alimentare sempre più elevati senza poter usare strumenti innovativi, cercando - spesso invano - di parare colpi bassi che non sappiamo nè prevedere nè anticipare, ma soprattutto rispettare.

Questi programmi "elettorali", anche se - e diciamo se - realizzati, serviranno a malapena a ripristinare il belletto, a ritardare la presa di coscienza che qualcosa di più doveva e poteva essere fatto... speriamo solo che l'illusione sfumi prima che sia troppo tardi.

martedì 26 febbraio 2008

All'agricoltura italiana gli OGM non interessano!?

Cominciamo questo post con un sospiro di sollievo. Pare, diciamo pare, che al prossimo giro (di vite?) per lo meno non ci ritroveremo al Ministero dell'Agricoltura o dell'Ambiente nè PecoraroAlemanno, per cui si potrebbe quasi sperare di dire che, comunque vada, sarà un successo, ma, come l'esperienza De Castro insegna, la prudenza è d'obbligo e quindi taciamo.

Il tema di oggi però è un altro, seppure dovrebbe essere di un qualche interesse anche per il futuro Ministro. Vorremmo infatti parlare di una indagine di Demoskopea condotta presso i maiscoltori lombardi sul tema degli OGM.

La ricerca ha interessato i maiscoltori per il semplice fatto che il mais (Bt) è l'unico OGM oggi in commercio che potrebbe interessare al nostro paese e, questa coltura, da sola, rappresenta circa il 10% della superficie agricola italiana, oltre un milione di ettari dedicati la maggior parte dei quali concentrati in pianura padana. Da qui la scelta della Regione Lombardia.

Il primo dato, a nostro avviso, interessante è il committente dell'indagine: Assobiotec. Certo, noi ci saremmo aspettati ad esempio una Coldiretti che interrogasse i suoi iscritti maiscoltori sulla sua linea di tolleranza zero verso gli OGM, ma purtroppo pare che in questo periodo Coldiretti sia troppo concentrata a tutelare gli interessi (presunti) dei consumatori per occuparsi anche di quelli (veri) dei suoi associati.

Ma vediamo insieme alcuni dei risultati dell'indagine che, per chi fosse interessato, è disponibile in forma integrale a questo link.


I Risultati

Dopo il report Nomisma che ci ha detto che, se con la soia eravamo messi male, anche con il mais in quanto a proiezione non si scherza... ecco un'altra indagine che ci racconta la storia di un paese reale che è completamente diverso da come lo disegnano.

Innanzitutto appare subito chiaro che tutti i maiscoltori sanno il fatto loro in quanto ad OGM. Non solo affermando di averne sentito parlare, ma soprattutto indicando in modo corretto le caratteristiche ad essi associabili.

Il primo schiaffo "morale" viene però dalla risposta alla domanda:

Se nel prossimo futuro la legge consentisse di coltivare OGM, nella sua azienda lo farebbe?

Tutti noi si risponderebbe, quasi d'istinto: NO! Distruggerebbero la nostra agricoltura! così almeno vorrebbe la vulgata ufficiale. Ed invece i maiscoltori, scarpe grosse e cervello fino, guarda un po' come ti spazzano via tutte le "" mentali:Sì, avete letto bene, il 70% dei maiscoltori intervistati ha detto che coltiverebbe mais OGM, se soltanto la legge glielo consentisse... in barba a tutto il battage pubblicitario imperante. Sarà perchè sanno di che si tratta?

Ma ecco che qui viene il secondo schiaffo "morale", forse peggio del primo. Infatti se si analizza come hanno risposto gli iscritti alle diverse associazioni si osserva che non sono solo quelli di Confagricoltura a farci un pensierino...




Certo che se il 63% (che salgono al 74% se si parla di sperimentazione) dei maiscoltori Coldiretti coltiverebbero mais OGM, se ve ne fosse l'occasione, verrebbe da chiedersi perchè Coldiretti non faccia in modo di accontentarli... altrimenti perchè pagano la tessera? (*)

Ancor più comica la situazione nella CIA, anch'essa contro gli OGM, dove addirittura il 74% (87% per la sperimentazione) dei maiscoltori bellamente il semino lo pianterebbero.

Insomma questi "sindacati" che interessi stanno tutelando?
Domandare è lecito. Rispondere è cortesia.


Note

Nel report ci sono anche molti altri dati interessanti, ad esempio il fatto che gli agricoltori della Coldiretti sono quelli un po' più "all'oscuro" di come vanno le cose, ad esempio solo il 63% dei Coldirettini sa che il 90% dei mangimi in Italia sono OGM, contro il 93% di CIA ed il 73% di Confagricoltura. Analogamente solo il 38% dei Coldiretti sa che si usano mangimi OGM anche nelle filiere DOP e IGP, contro l'80% della CIA ed il 51% di Confagricoltura.
L'ultima chicca o
, se vogliamo, l'ultimo schiaffone è il fatto che i maiscoltori italiani ritengono che gli OGM non danneggeranno le produzioni biologiche, sarà perchè di mais "biologico", soprattutto in pianura padana, non ce n'è?

Ah certo, quasi dimenticavamo, c'è stata subito la pronta replica della nostra conoscenza Lion (Verdi), il quale, con puntiglio non ha mancato di far sapere che tutto dipende dal campione prescelto. Se si fosse chiesto ai produttori biologici tutti avrebbero detto di essere contrari. Certo la logica è stringente, intatti, per quale "dannata" ragione degli agricoltori che non producono mais dovrebbero mai coltivare mais OGM?

Ogni ulteriore commento appare supefluo.
Buon lavoro Ministro! Chiunque tu sia!

(*) Ci siamo accorti che in una tabella del report (pag.15) non si leggono i nomi delle associazioni di categoria. Noi le abbiamo recuperate con un trucchetto: abbiamo selezionato il testo sul .pdf e l'abbiamo incollato su wordpad. No secrets...
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