Visualizzazione post con etichetta Monsanto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monsanto. Mostra tutti i post

domenica 26 settembre 2010

Il mondo secondo Monsanto. Film verità o propaganda?

Molti lettori ci stanno chiedendo pareri sul film "Il mondo secondo Monsanto".
Per chi non lo sapesse, Monsanto è la prima azienda mondiale per fatturato nel settore agro-biotech. L'azienda che per prima ha sviluppato il Mais e il Cotone Bt, resistenti agli insetti, e la soia Round-up Ready, tollerante all'erbicida glifosato.

Il mondo secondo Monsanto è dedicato a lei e, più precisamente, è pensato per mostrare che, essendo Monsanto stata brutta e cattiva, ciò rende automaticamente brutti e cattivi anche gli OGM. Sarà vero? Potrebbe anche essere, ma prima si dovrebbe rispondere ad alcune questioni di non poco conto, vediamone alcune...


sabato 14 agosto 2010

COOP: Davide contro il Golia OGM?

Tanto per rinfrescarvi le idee su quali numeri (money) possa contare la lobby anti-OGM italiana (sì, solo quella nostrana).

Ringraziamo Atroce Pensiero per l'analisi.

mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

domenica 26 aprile 2009

OGM: Contaminazione Irreversibile (o forse no?)

Da alcuni giorni ci capita di dover discutere con persone che vivono nella paura della "contaminazione irreversibile" da OGM. Vorremmo spendere giusto 2 righe per rassicurarli.

Innanzitutto

1) il fatto di trovare, in un'epoca di "estinzioni di massa", un qualcosa che "irreversibilmente" sopravviva, tuttosommato non dovrebbe dispiacere...

peccato però che

2) se questo super-essere dovesse esistere, non sarebbe di certo un OGM oggi in commercio.

eccovi la dimostrazione:Vediamo di capire cosa significa...


Il caso Starlink

Accanto al lavoro di Crawley che dimostra come le piante coltivate (OGM e non) dopo 3 anni, se non "coltivate" (è un po' cacofonico, ma rende l'idea), spariscono dagli habitat naturali... ...abbiamo un altro interessante dato che ci rassicura sulla "non persistenza ambientale" degli OGM commerciali: il mais Starlink.

Questo mais meriterà in futuro sicuramente un approfondimento. Per ora basti sapere che era stato autorizzato (precauzionalmente) solo ad uso mangimistico perchè secondo i test in vitro erano emerse indicazioni su di una potenziale allergenicità della nuova proteina prodotta (in quanto stabile al calore e agli enzimi digestivi) .

Nel 2000 furono però ritrovate tracce di mais Starlink (a livello di DNA, non di proteina) in alcuni tacos e nel 2001 il mais Starlink fu ritirato dal mercato.

Tralasciando la vicenda sanitaria che ne seguì (che si concluse con una bolla di sapone, perchè non fu provato nessun effetto clinico associabile al consumo di questo mais), ciò che ci interessa è capire cosa successe in termini di "contaminazione" ambientale. Insomma il mais Starlink è irreversibilmente entrato nel nostro ambiente o è sparito? Saremo contaminati dallo Starlink per sempre o è acqua passata?

La risposta ce la dà l'EPA (Agenzia per l'Ambiente Americana) che si è fatta carico di svolgere dal 2001 le analisi per rintracciare la presenza Starlink nelle partite di mais. Il risultato è il grafico che abbiamo inserito in apertura a questo post. Interessante no?

In sostanza di Starlink, da marzo 2005, non se ne trova traccia nelle partite di mais americane (unico paese a coltivarlo). E non stiamo parlando di analisi che avevano come obiettivo quello di cercare la % di Starlink presente nei campioni, ma solo di verificarne la sua eventuale presenza (ovvero tolleranza zero)!


La controprova

Gli scienza-scettici verranno subito a dirci che questi dati non sono affidabili perchè l'EPA è sicuramente stata pagata dalle multinazionali per insabbiare il tutto (P.S. già che ci siamo vorremmo far notare che anche in questo caso Monsanto non c'entra nulla, lo Starlink era infatti prodotto da Aventis, ora Bayer).

Questa volta però abbiamo dalla nostra nientemeno che Greenpeace la quale, seppur assolutamente ottusa nelle sue posizioni, ci fornisce su di un piatto d'argento la controprova della reversibilità della "contaminazione" genetica. Eccovi qui infatti la mappa delle contaminazioni "mondiali" da Starlink che hanno stilato sul loro sito (con tanto di titolone ad effetto).


L'ultima "contaminazione" riportata è del 2004 (5 anni fa!!) e, nonostante tutte queste belle freccine, si è sempre trattato di "contaminazioni" ridicole (tracce o qualche 0,0x%) che in agricoltura prendono il più sensato nome di "presenza accidentale". Tra l'altro solo 2 di queste segnalazioni sono state registrate dopo il ritiro dal mercato del mais Starlink.

2000
Canada, tracce
Egitto, tracce
Giappone, tracce
Sud Corea, tracce

----------- 2001 - ritiro dal mercato ------------

2002
Bolivia, 0,1%

2004
Guatemala, tracce

In conclusione, la reversibilità della "contaminazione" genetica, soprattutto per quanto riguarda il mais che non ha specie selvetiche con cui incrociarsi nè in USA nè in Europa, è cosa nota e provata anche da coloro che più si oppongono agli OGM i quali però, nonostante l'evidenza, continuano a dire:

Il rilascio in natura di OGM tramite coltivazione e allevamento o contaminazione accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente da un inquinante chimico, gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, estendendo la propria presenza sia nello spazio che nel tempo, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Dite che c'è da fidarsi di loro?

mercoledì 1 aprile 2009

A tutto campo (sui 2 pesi e 2 misure)

Cosa pensereste se vi dicessero che una multinazionale ha modificato un gene del girasole per renderlo tollerante ad un erbicida (di sua proprietà) e poi ha messo in commercio la varietà senza seguire la normativa prevista per gli OGM?

E se sviluppasse con lo stesso metodo anche frumento, riso, sorgo, colza, soia, mais... sempre senza eseguire estensive prove di sicurezza alimentare e ambientale?

E se ci fossero potenziali ricadute negative non solo sulle pratiche agronomiche, ma anche sulla concorrenza?

E se gli agricoltori fossero “caldamente” invitati a non riusare il seme, ma a riacquistarlo ogni anno, insieme all’erbicida, della ditta di cui sopra?

Se pensate che questo sarebbe inaccettabile… sappiate che è esattamente quello che è successo e sta succedendo: già ora!

Anche se il protagonista di questa storia, probabilmente, non è quello che avete in mente...


Resistere, Resistere, Resistere!

Contrariamente a quanto spesso si sente dire in giro, la resistenza agli erbicidi non è un carattere nato con le piante transgeniche, ma ben più anziano. Risale infatti alla metà degli anni 60 (ben prima dell’arrivo degli OGM) ed è un carattere storicamente apprezzato dagli agricoltori perché semplifica non di poco le operazioni colturali.

Se visitate il sito della BASF e fate, ad esempio, una ricerca con “Clearfield”, trovate numerosi prodotti (legalmente non-OGM) che vengono promossi per la loro tolleranza ad un erbicida. Si veda il frumento o il riso o altri ancora.

Tutte queste varietà sono resistenti ad un composto della classe dei Imidazolinoni (il principio attivo è l’Imazethapyr) che colpisce l’acetolattato sintasi (ALS), il primo enzima nella via di biosintesi di leucina, isoleucina e valina, tre amminoacidi indispensabili per la sopravvivenza della pianta.

Piante (mutanti) resistenti a questa classe di erbicidi sono state isolate in numerose specie (ad esempio nella specie modello Arabidopsis) e spesso la resistenza agli imidazolinoni è associata anche alla resistenza alle sulfoniluree.

Una decina di anni fa è stata scoperta anche una variante naturale del girasole selvatico tollerante all’erbicida Beyond (Imazamox) commercializzato dalla BASF. Le varietà da esse sviluppate, che richiedono l'uso dell'erbicida della BASF, sono in commercio anche in Italia.

Nel tempo BASF ha sviluppato una serie di altre piante resistenti all’erbicida. Il gene resistente è stato selezionato in alcuni casi da mutanti spontanei, e inserito tramite incrocio nelle nuove varietà, in altri casi è stato ottenuto tramite mutagenesi classica, in altri ancora verrà sviluppato usando una tecnica di mutagenesi sito diretta sviluppata da CIBUS.

Come alcuni giustamente sottolineano, questa tecnica è probabilmente più sicura rispetto alla mutagenesi classica, ma è altrettanto evidente che si tratta di una modifica genetica, deliberata, ben precisa e mirata: anche se non è oggi soggetta a tutta la regolamentazione a cui sono soggetti i transgenici. Questa tecnica potrebbe addirittura portare ad una ridefinizione del concetto di modificazione genetica nella legislazione (non nella biologia, quella ha sempre avuto le idee chiare).

La ditta però non vuole nemmeno entrare in tema e afferma: “all CLEARFIELD varieties are developed using traditional plant breeding techniques to meet the global demand for non-GMO grains”.

O ancora: “Since the CLEARFIELD trait for sunflowers is naturally occurring, and was cultivated and incorporated into germplasm with traditional plant breeding procedures, the CLEARFIELD technology is not a genetically modified organism (GMO).”

La BASF insieme a Cibus Genetics negli Stati Uniti applicheranno la tecnologia innovativa alla colza e si sta lavorando anche su riso, sorgo e frumento. E il sito di Cibus annuncia in prima pagina che: “Cibus produces traits that are free of the market resistance and regulatory burden of products engineered using the introduction of foreign genetic material.”


Alcune riflessioni

Dobbiamo ammettere che questa nuova tecnologia di modificazione genetica (RTDS) ci piace molto e dimostra come possano essere belle le biotecnologie. Diversa questione però si pone sul risultato operativo che abbiamo trattato.

Fatichiamo infatti a comprendere il perchè una soia Round-up Ready tollerante al glifosato (per la legge un OGM) debba sottostare ad una normativa surreale e sia attaccata da tutto il mondo "no-OGM" per il suo presunto impatto ambientale, mentre le varietà Clearfield tolleranti all'Imazethapyr (per la legge non-OGM) possano essere bellamente commercializzate senza alcun tipo di risk assessment obbligatorio.

Hanno forse una classe di rischio diversa? Ne siamo sicuri?


Clearfield o Clearisk?


Innanzitutto gli esperti, ma anche i dati, ci dicono che la resistenza nel caso del frumento, del sorgo e del girasole si trasmetterà presto per incrocio alle specie selvatiche e infestanti che si trovano negli stessi campi coltivati o ai bordi.

Peraltro la resistenza agli inibitori delle ALS (nel caso specifico) è assai diffusa in natura (linea rossa), mentre, ad esempio, lo è molto meno quella alle glicine (linea azzurra) che sta alla base della tecnologia (OGM) Round-up.
Questo si è già visto con la costituzione di varietà di riso resistenti a questi erbicidi. La resistenza è già migrata nel riso crodo (red rice) al punto da rendere inservibile l’erbicida per il suo controllo. Nel caso del riso crodo, infatti, la frequenza della mutazione spontanea è cento volte inferiore al trasferimento per incrocio. In breve tempo quindi il trattamento con erbicida non servirà più e spesso non funzionano nemmeno altri erbicidi (della concorrenza) che colpiscono la ALS. In pratica si mette fuori uso la tecnologia propria e anche quella degli altri.

BASF è cosciente di ciò e richiede il rispetto di regole strettissime per non vanificare questa tecnologia, tra cui:
  • Purchase new seed (certified or registered) every year from a CLEARFIELD seed retailer. Do not save CLEARFIELD wheat seed to plant next year’s crop.
  • Use Beyond or Clearmax for weed control according to label directions, including the stated label rate and timing.
In sostanza non sembra comportarsi in modo diverso da molte altre ditte.
Ma la domanda che nasce spontanea è sempre quella: se le varietà Clearfield fossero OGM, quanti urli di dolore si sarebbero (ed in parte anche giustamente) levati? Però, non essendolo, anche se i rischi sono gli stessi o in alcuni casi peggiori di quelli delle colture GM (per legge), tutto tace.

martedì 17 marzo 2009

L'avvocato del Diavolo

Proseguendo sull'onda emotiva legata alla calata in Italia degli Schmeiser vorremmo cogliere l'occasione per discutere con voi di un paio di storielle che si sentono spesso in giro quando si parla di OGM:

1) Gli OGM sono sterili

2) I contadini sono obbligati a rifornirsi solo dalle multinazionali

Purtroppo per noi, anticipiamo, che dovremmo fare gli Avvocati del Diavolo ed essere politicamente scorrettissimi difendendo (in parte) quello che da molti viene definito come il "Totem del Male": Monsanto (e le altre multinazionali := brutte e cattive).

Come sempre da "buoni"scienziati (ed in questo caso da "buoni" avvocati) useremo un metodo riduzionista e limiteremo la nostra indagine solo ai 2 punti che ci interessano.

Su tutto il resto, esplicitamente, sospendiamo il giudizio, pur, così a occhio, non considerando, ad esempio, l'invenzione del Round-up questa gran schifezza essendo un erbicida a bassa tossicità (inferiore a quella dell'aspirina) con cui tra l'altro hanno ripulito dalle infestanti pure gli scavi di Pompei e lo stesso Schmeiser (ricordiamolo, il paladino OGM-free che seminò ben 417 ettari con OGM) ne faceva largo uso ben prima di iniziare la sua vicenda giudiziaria.

Partiamo dunque dal primo punto:

Gli OGM sono sterili?

La risposta esatta è: potrebbero, ma non lo sono.

Prima di capire il perchè lasciateci però fare una breve premessa. Il tema della sterilità delle piante, ed in particolare della maschiosterilità (polline non vitale), è un tema assolutamente non nuovo in agricoltura. La maschiosterilità è infatti largamente utilizzata per la produzione di seme in quanto consente di effettuare incroci mirati. Tali incroci (studiati fin dai primi anni del 1900) permettono di creare i cosiddetti ibridi.

Gli ibridi
hanno un grande vantaggio ed un grande svantaggio: 1) producono molto di più dei due genitori che li hanno generati; 2) perdono tale caratteristica nella seconda generazione e pertanto ogni anno la semente ibrida deve essere riprodotta, e quindi spesso riacquistata, per mantenere la produttività (PS. gli ibridi si usano anche in agricoltura biologica!).


Questo perchè spesso i caratteri legati alla produttività, così come quelli GM
(eventi), sono presenti in uno solo dei due genitori dell'ibrido e quindi alla seconda generazione (tutti i caratteri) si distribuiscono nella popolazione in modo non uniforme.

Per questo motivo non conviene riseminare gli ibridi (GM o meno che siano)! Gli ibridi però non sono sterili!

Certo è possibile "costruire" una pianta che produca semi sterili. Ed in effetti esiste una tecnologia sviluppata dall'USDA (il Ministero dell'Agricoltura Americano) che consentirebbe questo: la tecnologia Terminator. Altri approcci simili ma meno "violenti" sono quello del V-GURT e T-GURT che non stiamo a descrive per semplicità. La questione infatti è poco rilevante perchè non esiste nessun OGM in commercio che ne fa uso, nè negli US nè in India (nonostante ciò che va in giro a dire la simpatica Vandana Shiva, strano?) nè altrove nel mondo.

Per questo, sebbene in via teorica e pratica sia possibile creare una pianta geneticamente modificata per essere sterile, oggi gli OGM in commercio non sono sterili (nè lo saranno nel prossimo futuro): semmai sono ibridi.

Veniamo ora, molto brevemente, alla seconda questione: il pacchetto tecnologico e l'obbligo di acquisto da Monsanto.


...e io pago!

Premettendo che Monsanto non è un'azienda di beneficenza, nè ha l'obbligo di essere simpatica (oddio, potrebbe averne l'interesse, ma come si sa, pretendere che un americano capisca certe sottigliezze...) andrebbero comunque rilevate alcune simpatiche note sui suoi contratti americani.

Ad esempio all'interno vi sono un sacco di clausole strambe, tra cui il divieto di risemina e il divieto di ricerca (poi magari se chiedi qualche seme - da ricercatore - te lo danno, ma non è un atto dovuto). Però l'obbligo di usare il Round-up Monsanto, invece di un comune glifosato cinese, ohibò non c'è. In realtà, fino a qualche anno fa, la clausola c'era, ma essendo Monsanto detentrice del brevetto sul glifosato (ed unico produttore autorizzato), aveva però scarso significato. Oggi invece, che il brevetto è scaduto (nel 2001) la clausola non c'è più. Infatti dopo un paio di schermaglie giudiziarie (si veda qui e qui) la strategia, almeno su questo fronte, è cambiata. Oggi sulle loro carte si legge (pagina 19):



Insomma, se vuoi usare un glifosato made in china puoi farlo, ma se ti viene il campo che è uno schifo sono affari tuoi. Tutto sommato un'affermazione onesta, no?

Soprattutto perchè Monsanto non è monopolista e, se il contratto non ti garba, tu puoi sempre scegliere di comprare la tua semente da qualcun altro.



Va detto per concludere che questi contratti che, visti con gli occhi di un europeo, paiono "capestro", in ogni caso da noi non possono esistere grazie alla normativa che ci siamo dati (in particolare la Direttiva 98/44 all'art.11) che recita appunto, già nel 1998:

la vendita (...) da parte del titolare del brevetto ad un agricoltore a fini di sfruttamento agricolo implica l’autorizzazione per l’agricoltore ad utilizzare il prodotto del raccolto per la riproduzione o la moltiplicazione in proprio nella propria azienda

Perchè noi siamo più realisti del re, non abbiamo gli OGM, ma in compenso abbiamo le migliori leggi del mondo su di essi.

Alla prossima.

mercoledì 11 marzo 2009

Percy Schmeiser: the day after...

Eccoci qui... a guardare gli effetti del passaggio dall'Uragano Percy.

Certo, non ha fatto grandi danni (classificato come: tempesta in un bicchiere, viste le misere uscite stampa), ma una riflessione su ciò che ha detto e fatto qui nel nostro paese non farebbe male.

Uno dei nostri è peraltro riuscito a partecipare ad un incontro e quindi potremmo pure presentarvi qualche stralcio in presa diretta del "buon" Percy in azione.

Cominciamo però con l'inquadrare un po' la sua storia.


Percy Schmeiser: chi era costui?

Senza dubbio Percy è un personaggio molto particolare. Che soprattutto possiede un carattere moooolto particolare.

Già attivo nella vita politica della sua cittadina non si può dire che non abbia fatto parlare di sè.

Di interesse il fatto che nel 1996 è riuscito persino a farsi interdire l'accesso agli uffici comunali a causa del suo comportamento poco consono verso alcuni dipendenti e costretto a partecipare telefonicamente ai consigli comunali in qualità di consigliere. Pur avendone poi, nel 2004, riguadagnato l'accesso, il giudice che gli diede ragione (è uno con l'avvocato facile) non potè comunque non stigmatizzare il suo comportamento (per chi volesse farsi una cultura la sentenza è qui):

[37] There is little doubt that Percy Schmeisers conduct towards the Town administration staff had been abusive in varying degrees prior to the 1996 Resolution. There is also some evidence to indicate that Mr. Schmeisers conduct subsequent to the water line break at his home was neither complimentary nor responsible.

Non mancano poi le stranote cause incrociate contro Monsanto di cui abbiamo già in parte discusso. Cause che ha sempre perso o negoziato (poco conta cosa lui dica - si è infatti accordato con Monsanto, extragiudiziariamente, per il pagamento della procedura standard di bonifica per il valore di 660 $ che gli era già stata proposta nel 2005).

Earlier this week, Mr. Schmeiser – through his lawyer – approached Monsanto Canada and offered to settle this matter prior to the scheduled hearing on the case set for Wed. March 19, 2008. Since the outcome was essentially the same offer Monsanto had previously made in the fall of 2005, Monsanto Canada settled with Mr. Schmeiser on terms agreeable to both sides.

Buffa poi la causa intentata (e persa) dalla moglie Louise (che peraltro non si è mai presentata in tribunale) a Monsanto per 140 $ (sic!), per una presunta "contaminazaione" del suo orto biologico. Certo che, anche supponendo che della colza (GM o no che sia) fosse giunta nel suo orto, resta comunque da chiedersi cosa, di commestibile, avrebbe potuto "contaminare". Si ha come l'impressione che il suo tentativo fosse unicamente quello di continuare ad intentare cause a Monsanto (pagate con le collette raccolte nei suoi viaggi per il mondo) al fine di avere almeno una vittoria "netta" in tribunale da poter sbandierare pubblicamente e con quella coprire le sconfitte (una sorta di gratta e vinci, a forza di comprare biglietti, 5 euro li vinci!). Una vittoria che purtroppo, per lui, non è mai avvenuta.

Insomma, questa è a grandi linee la storia, principalmente giudiziaria, che ha portato Percy Schmeiser, l'uomo da 417 ettari di OGM, in Italia in veste di GURU del biologico.

Vi lasciamo ora a ciò che ha raccontato (inframezzato dalle nostre note) nell'italica penisola, buona visione!






Si ricorda che è possibile guardare i video anche in HQ (aumenta la leggibilità dei link).

In ogni caso se volete saperne di più sui diversi temi trattati li riportiamo anche qui:

- Il processo della Cittadina di Bruno contro Schmeiser
- Aumento delle rese e riduzione degli agrochimici negli OGM
- La sentenza Monsanto vs Schmeiser
- La nota sulla causa a Monsanto della moglie di Schmeiser
- La versione Monsanto dell'accordo extragiudiziario
- La versione di Schmeiser
- La coesistenza
- Il caso Starlink
- L'export di colza canadese
- Le superfici OGM canadesi (1996-2008)
- La Bio-diversità OGM

Buon approfondimento!

martedì 24 febbraio 2009

A volte ritornano: Percy Schmeiser

logo_monsanto.gifChi di voi non ha mai sentito, magari di straforo, o raccontata dall’amico del cugino dello zio, la storia del povero agricoltore canadese che si è trovato il campo “contaminato” dalla colza OGM della Monsanto ed è stato condannato a risarcire l'arci-cattiva multinazionale?

percy_silo.jpgSì, la storia di quel Percy Schmeiser che, visto che il suo campo era contaminato da OGM, invece di gridare al lupo al lupo, ha pensato bene di moltiplicare ed estendere (con la giusta intraprendenza) quella piccola contaminazione (solo 1 ettaro - sic!) a 417 ettari.

Sì, proprio quel Percy Schmeiser che, quando l'hanno beccato, hanno trovato che in quei 417 ettari aveva seminato della semente OGM pura al 95-98% (alla faccia della contaminazione), e l'hanno condannato in tutti e 3 i gradi di giudizio perchè è stato provato che insomma giocava a fare il furbetto del quartierino. Se siete interessati alla storia completa (che consigliamo) l'ha ricostruita bene Dario Bressanini QUI.


La novità.

Ecco, lui, proprio lui, sarà in Italia. I nostri politici lo osanneranno, i nostri imprenditori lo adoreranno, perchè lui si è opposto allo strapotere delle multinazionali - poco importa che questa sua lotta sia stata fatta, casualmente, per mero interesse economico personale, l'importante è che l'abbia fatta (grossa aggiungeremmo noi).

Per chi fosse interessato ecco le date del tour:

26 febbraio ore 18 Milano (Hotel ATA Fiera in Viale Boezio). Interverranno anche Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente del Fai Fondo per l’ambiente italiano e conduttrice dell’azienda agricola biodinamica Cascine Orsine), Joseph Wilhelm (presidente della so-cietà tedesca di prodotti biologici Rapunzel e promotore della marcia europea No-OGM), Fabio Brescacin (amministratore delegato di Ecor/NaturaSì).

27 febbraio ore 20,30 Bologna (Ambasciatori, via Orefici 19), Interverranno l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, il preside della facoltà di Scienze agrarie Andrea Segrè, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla e il responsabile Innovazione e valori di Coop Italia Claudio Mazzini.

2 marzo ore 18 Firenze (Ospedale degli Innocenti, piazza SS. Annunziata).Intreverranno Ugo Biggeri (Terra Futura), Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana e Viviano Venturi, agricoltore custode toscano.

4 marzo ore 10,30 Roma (Confederazione italiana agricoltori, Via Mariano Fortuny 20). In-terverranno il presidente nazionale Cia Antonio Politi, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legacoop agroalimentare Luciano Sita.


La proposta

Anche noi raccogliamo l'invito di Bressanini e invitiamo chiunque volesse partecipare alle varie iniziative, ad alzare una manina e chiedergli come mai, prima di scagliarsi contro Monsanto (La Multinazionale) abbia provveduto, quatto quatto, a propagare e seminare 417 ettari con schifossime, contaminanti (oltre che inutili) sementi OGM, e come mai solo quando l'hanno beccato con le mani nella marmellata abbia deciso di scandalizzarsi per questo inquinamento (fortuito al 98%) dei suoi campi?

Se poi voleste chiedere anche ai nostri amministratori e soloni invitati se pensano che tale prassi sia accettabile anche nel nostro paese, la cosa non guasterebbe, insomma perchè continuare a pagare royalties ai costitutori di nuove varieta? Perchè non abolire l'istituto della proprietà intelletuale? Perchè non anche quello (già che ci siamo) della proprietà privata?


P.S. Anna Meldolesi, che ha ispirato i nostri post sul Latte crudo, è intervenuta anche su questo argomento dalle pagine de il Riformista. Ne consigliamo vivamente la lettura.

Related Posts with Thumbnails