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martedì 30 agosto 2011

Sfamare il mondo con l'agricoltura biologica, si può? Questione di merda...

Dopo l'incursione omeopatica (tanto non se n'è accorto nessuno) torniamo a parlare di agricoltura e innovazione agricola. Per il sollievo di tanti nostri lettori che ci hanno bacchettato in questi ultimi mesi per essere andati fuori pista.

Che vita di merda!
Introducendo, qualche tempo fa, la "teoria della montagna di merda®" abbiamo sottolineato che il rifiuto organico è - strutturalmente - superiore in quantità alla nostra forza di spalarlo. Questo non vieta però ogni tanto di riprendere la vanga in mano.

Oggi vorremmo parlare della vulgata che vorrebbe l'agricoltura biologica in grado di produrre tanto quanto quella convenzionale (e ovviamente molto di più di quella con OGM visto che questa produrrebbe meno di quella convenzionale. Lo dice anche Capanna!) e che, di conseguenza, con essa possa essere "sfamato" il mondo a suon di badilate di letame nei campi. Il tutto senza pesticidi e multinazionali e rose e fiori e bla bla bla...

Sarà vero? Certo che no, vediamo perchè...

domenica 27 febbraio 2011

OGM batte Biologico 400 a 0

Chi ci segue saprà che è uscito in questi giorni il report 2011 dell'ISAAA sulla diffusione degli OGM a livello globale. Il dato più significativo è che per il 15mo anno consecutivo tali superfici sono in aumento ed oggi raggiungono i 150 milioni di ettari su scala globale, pari a circa 10 volte l'intera superficie agricola italiana. Non male, no?

Certo, non potevano mancare i soliti Coldiretti e Greenpeace che, in un quadro di evidente successo della tecnologia OGM, cercano a tutti i costi di trovare qualcosa, anche la più ridicola, per giustificare la propria posizione ideologicamente contraria ad essi. Fa parte del gioco.
Questa volta si è trattato del "lieve" (-3%) calo delle coltivazioni OGM in Europa, imputando questo dato ad una precisa scelta degli agricoltori europei.

Peccato, per loro si intende, che Bressanini li abbia sonoramente sputtanati su Il Fatto (articolo da leggere assolutamente!).

Allo sputtanamento "statistico" di Bressanini, vorremmo aggiungere anche il nostro, di natura squisitamente sanitaria. Vediamo di che si tratta.

lunedì 4 ottobre 2010

Il biologico è più sano! O forse no. Chi lo sa?

Si fa un gran parlare del fatto che il consumo di prodotti biologici (qualunque cosa voglia dire*) faccia bene alla salute, ci tenga in forma e compagnia bella...

Viene però legittimamente da chiedersi se ci sia uno straccio di prova a riguardo, giusto? Così, tanto per sapere...

Sugli OGM, ad esempio, si dà per scontato che facciano male e quindi si continuano a chiedere ricerche e studi. E ogni ricerca o studio invece di tranquillizzare (visti i risultati) viene sempre dichiarato insufficiente o inadeguato.

Perchè non dovremmo ragionare in modo analogo per i prodotti biologici? Perchè invece di chiederci cosa dice la scienza a riguardo, partiamo dal pregiudizio che facciano bene?
Anche perchè in questi 50 anni di "organic agriculture" qualche ricerca l'avranno pur fatta!

In effetti sì. Sono infatti oggi disponibili in letteratura 98.727 studi. Vediamo cosa ne viene fuori...


lunedì 8 marzo 2010

Addendum biologico - Pubblicità ingannevole? No, grazie!

Dopo la nostra digressione sul cotone biologico, e su come tutto il business è paese, mi sono imbattuto in questa curiosa notizia che riguarda la Santa Fe Natural Tobacco e le sue sigarette prodotte con il 100% di tabacco biologico.

Nella notizia si legge che il Procuratore Generale della Pensilvania ha raggiunto un accordo con la suddetta ditta di sigarette "biologiche".
Tema del contendere il fatto che, visto che non risulta da alcuna parte che tali sigarette facciano meno male di quelle "convenzionali", si debba applicare sui pacchetti la seguente dicitura:

"Organic tobacco does NOT mean a safer cigarette"*

Verrebbe però da chiedersi cosa renda tale dicitura non applicabile a qualunque altro prodotto "biologico" **. Giusto?


(*) per i non anglofoni: "Tabacco biologico NON significa una sigaretta più sana"

(**) peraltro la non superiorità del biologico per se, era sancita anche dalla normativa europea sul biologico (articolo 10, comma 2), ma su questo torneremo. Non apriamo troppe finestre che, nonostante il global warming, fa ancora freddo.

domenica 7 marzo 2010

Il prezzo (amaro) dell'ideologia

Se googolate "organic cotton" verrete inondati da link che vi racconteranno come sia bello fare cotone biologico, di come esso renda come, se non più, del convenzionale e, grazie ad un premium price del 20% vi permetta, con meno costi, di guadagnare di più...

Questa bontà del cotone biologico è sancita anche dalla nostra eroina (assunzioni prolungate possono dare assuefazione) Vandana Shiva, con annessa riproposizione del link farlocco tra OGM e suicidi degli agricoltori.

Ci siamo però imbattuti anche in un report che ci ha fatto riflettere. Riflessioni che vorremmo, come al solito, condividere con voi.


"impressive" 20 percent

Il report è a firma dell'Organic Exchange e trionfalmente, il comunicato stampa di lancio, titola:

Global Organic Cotton Production Grows 20% in 2009, New Organic Exchange Report Shows

Insomma un bel balzo in avanti per il cotone biologico, che ora è arrivato a rappresentare ben lo 0,76% del cotone mondiale!


Sì, lo 0,76%!


Lo 0,76%!?!?!?!?!?!?!

E poi ci lamentavamo della retorica dell'ISAAA?!

No, ma se poi vogliamo dirla tutta, il 20% in più che hanno prodotto, non l'hanno neppure venduto!!!

"a number of farmers had planted vast acreage of organic cotton on speculation and in response to what had appeared to be a healthy, burgeoning marketplace. As a result, unsold stocks which represent between 17 and 22 percent of production (some 30,000 to 35,000 tons (137,789 to 160,754 bales) of organic cotton has yet to find buyers."

Insomma, la gente pensava che fosse un sano e fiorente mercato ed invece hanno i magazzini pieni di invenduto, pur rappresentando meno dell'1% del mercato mondiale.


Alcuni temi di riflessione

Tema 1. Biologico vs. OGM.
Il primo tema è generale. Come si può dire che gli OGM, con i loro 134 milioni di ettari, pari al 10% dell'intera agricoltura mondiale (nonostante interessino solo 4 colture*), non funzionano e poi osannare il cotone biologico che non raggiunge nemmeno lo 0,8% del cotone mondiale?
Tra i leader del cotone biologico l'India, il cui cotone però è per l'87% GM. Una domanda: se gli agricoltori indiani preferiscono il biotec ci sarà un motivo secondo voi, o sono tutti stupidi?**


Tema 2. Equità sociale.
Se però, a quanto pare (visto che in pochi lo fanno), fare cotone biologico non è così semplice, resta da chiedersi il perchè alcuni agricoltori compiano tale scelta. Se pensate alla difesa dell'ambiente, a scelte etiche e responsabili... ecco, forse il caso dell'Uganda potrebbe chiarirvi un attimo le idee. In particolare segnaliamo questa frase:

"The report confirms concerns raised by the Cotton Development Organisation (CDO) that farmers especially in the north had been forced to grow organic cotton yet the yields and the income does not help in fighting household poverty."

In soldoni: li hanno obbligati a fare il biologico. Ora hanno rese basse e in più non riescono a vendere (per non parlare del premium price visto solo per il 15% della produzione all'incirca)...

La cosa è spiegata meglio qui, ma il succo non cambia: hanno sfruttato e fregato gli agricoltori.
Se qualcuno pensava che il solo fatto di fare cotone biologico fosse garanzia di equità sociale, altruismo, condivisione, bla, bla, bla... beh, ecco, no. Business is Business.


Tema 3. Sostenibilità ambientale.
Uno potrebbe anche dire, vabbè questi poveracci sono stati gabbati, magari si suicideranno per i debiti (chissà se la Shiva darà anche in questo caso la colpa agli OGM!), ma almeno Madre Natura è salva!! Ecco, vorremmo dissentire anche su questo. Andando su Faostat si può notare che la produzione media per il cotone in Uganda è di circa 700-800 kg/ha. Peccato che con un sistema di produzione biologica ne abbiano prodotti tra i 200 e i 400 kg/ha. Ciò significa che loro sono rovinati, ma anche che, per produrre le medesime quantità servirebbe il doppio della terra. Questo vorrebbe dire, su scala globale che i 33 milioni di ettari coltivati oggi a cotone dovrebbero diventare 66... da dove li prendiamo?


E poi ci dicono che l'agricoltura biologica è sostenibile!


Addendum - 8/3/2010


(*) Queste 4 colture investono globalmente 312 milioni di ettari. Di questi il 43% sono coltivati ad OGM. Non male per una tecnologia che non funziona.

(**) Paradossalmente in India possono fare il cotone biologico anche grazie al cotone Bt, infatti il biologico per funzionare richiede basse infestazioni di insetti. Questo abbassamento generalizzato della popolazione di infestanti è un "effetto collaterale" del Bt. Aggiungeremmo noi... e perchè non fare agricoltura biologica con gli OGM?

La modella in apertura, ovviamente, indossa solo intimo biologico... ;P

mercoledì 25 marzo 2009

Una bistecca in Cina abbatte un albero in Brasile

Facendo qualche ricerca in pubmed (il database delle principali pubblicazioni scientifiche) mi sono imbattuto in questo interessante articolo che mi ha fatto venire voglia di tornare (brevemente) sul tema polli, terra e innovazione come pre-condizione per una sostenibilità agricola a livello globale.


Non volendo dilungarmi troppo mi limiterò a mostrarvi (e commentarvi) un paio di dati. Ecco il primo.


Come si può notare esistono 3 elementi strettamente correlati tra loro: il boom dell'export di soia brasiliano, il boom della domanda di carne da parte dei cinesi (v. sotto) e la crescita esponenziale delle terre coltivate a soia in Brasile.

Va detto che il primo significativo incremento delle terre a soia brasiliane è stato negli anni '70 ed è avvenuto (tra i vari motivi) per sostenere la crescita dei consumi di carne europei. Il mercato della carne europeo è oggi infatti largamente dipendente dalle importazioni di soia (e in parte mais) dal sud e nord-america.

Se tale incremento è stato rilevante, lo è stato ben di più però quello causato dall'esplosione della domanda cinese (da 20 a 60 kg di carne/anno/persona in circa 15 anni) che ha mostrato tendenze esponenziali.

Per capire cosa è significato per il Brasile il risveglio della Cina (ma analogo ragionamento potrebbe essere svolto anche per l'Argentina) basterebbe guardare l'andamento delle sue esportazioni di soia.

Se dunque il player di riferimento storico del Brasile è stata l'Europa, oggi questo è sempre meno vero. Esiste un mondo asiatico che ha fame di sviluppo e di carne ed è disponibile a pagare per essa (indipendentemente da quanta terra - altrui - possa costare).

Certo, tutto ciò non è una novità, ma fa sorgere 2 considerazioni non così "presenti" nei dibattiti sul futuro agricolo e lo sviluppo sostenibile.


La posta in gioco.

1) La foresta amazzonica è a "rischio" - discutevamo comunque sul fatto che le foreste non stiano comunque contraendosi in modo "violento", il Brasile ha perso "solo" lo 0,5% della sua superficie forestale... - a causa di una significativa domanda di proteine vegetali a fini mangimistici non proveniente dai noi, ma dalla Cina. E' necessario che il vecchio continente se ne faccia una ragione e si sposti dal centro dell'universo.

2) Se l'Europa ha perso il suo posto di "mercato di riferimento" per il sud-america e non se ne rende conto più che in fretta rischia grosso oltre a far danno, infatti:

- L'idea di imporre i suoi standard (perdonate il temine) "da fighetto", si veda ad esempio la richiesta di sementi OGM-free o di produzioni biologiche, oggi non trova più spazio avendo a che fare con un competitor come la Cina che per le medesime derrate pretende standard qualitativi ben più bassi (ed è peraltro un paese OGM-full)

RISULTATO: il sud-america bellamente esporterà verso la Cina snobbandoci sonoramente.

- anche qualora l'Europa riuscisse, con la leva del prezzo (ovvero costringendoci a pagare molto di più le derrate agricole che importiamo*), a convincere il sud-america a seguirci sulla via del biologico e dell'OGM-free, non farebbe altro che costringere quei paesi a produrre con sistemi inefficienti che richiederebbero fino al 64% di terra agraria in più per mantenere le attuali produzioni. Con buona pace della biodiversità e della tutela ambientale.

RISULTATO
: oltre ad esportare i nostri problemi ambientali (non producendo ciò di cui abbiamo bisogno, chiediamo agli altri di mettere a coltura per noi la loro terra - con il relativo impatto) li obbligheremo pure ad usare tecnologie politicamente corrette, ma assolutamente inefficienti, che lo costringono, per soddisfare la nostra domanda di beni, a devastare il loro ecosistema ancor più di quanto già oggi non facciano - e così poi potremmo pure gridare allo scandalo e allo scempio!


* Il sistema base per convincere qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare (senza i lager o i gulag) è pagarlo di più. Il problema con la soia in Brasile (e in Argentina) è che è così comodo usare la soia OGM Roundup Ready (minor erosione dei suoli, meno passaggi e lavorazione nei campi, e così via...) che ormai gran parte delle varietà locali sono GM e non credo che gli agricoltori molleranno così facilmente. Certo, la politica del sud-america è sempre un'incognita, ma all'orizzonte non si vedono grandi mutamenti nei campi, semmai nei flussi (e non a nostro vantaggio)...

mercoledì 7 maggio 2008

A che ora è la fine del mondo?

No, non nel senso di fine: THE END. (per questo vi rimandiamo QUI), ma nel senso di fine: ho finito lo zucchero! o, nel nostro caso, la terra coltivabile del pianeta!).

La spinosa questione, ricorderete, ce la ponevamo giusto un post fa confrontandoci sulle opinabili scelte di marketing di Benetton. Sebbene il messaggio fosse chiaro (se si vuole fare il 100% di biologico si devono coltivare anche le Alpi e addio biodiversità naturale), altrettanto non lo era la sua rappresentazione. Ora vorremmo porre rimedio a questa manchevolezza!*

Legenda sintetica

Oggi si coltivano circa 1,5 miliardi di ettari a livello mondiale. Per produrre le medesime quantità di prodotti agricoli (non solo cibo!) senza l'uso della chimica (o degli OGM), ne servirebbero 4 miliardi, il che tradotto in termini planetari vorrebbe dire mangiarci praticamente tutte le praterie. Qualora si facesse una proiezione sulla richiesta di beni agricoli da parte di una popolazione mondiale, al 2025, di 8 miliardi di persone i miliardi di ettari salirebbero a 6. Con buona pace anche delle foreste.

Il tutto in barba alla sostenibilità ambientale (e a molte altre cose).**


Note a margine

Cogliamo l'occasione per segnalare che l'Austria si è presa una sonora tranvata nei denti per aver iniquamente invocato la clausola di salvaguardia nei confronti di 2 mais OGM autorizzati in Europa (non ha infatti presentato dati scientifici a supporto di una loro pericolosità). Verrebbe da dire meglio tardi che mai, visto che il provvedimento austriaco risale al 1999 ed il parere dell'EFSA al 2004!



*Ringraziamo un nostro affezionato lettore che ci ha tolto dall'imbarazzo.

**Qualcuno ama notare che l'alternativa è far fuori alcuni miliardi di persone. A questo va aggiunto il fatto che, perchè sia produttiva
la terra coltivata senza chimica, è opportuno irrorarla adeguamentamente con idonei liquami per produrre i quali serve altra terra! Sarà sostenibile? Ai posteri, se ci saranno, l'ardua sentenza.
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