Lo sappiamo, è terribilmente scorretta... e in lingua inglese.
Ma dice delle tremende verità, su di noi e sulla nostra arroganza...
Movimento autonomo, apolitico (e forse anche un po' apodittico) di studenti, laureati e ricercatori in biotecnologie. Perchè chi ne sa, di OGM e dintorni, è giusto che ne parli...
Cosa sta succedendo?
A quanto pare dunque gli "scienziati" del clima, dopo aver convinto, "emotizzando", i potenti del mondo che stavamo friggendo, e averci costretto a pagare multe salatissime per non aver rispettato riduzioni di emissioni di CO2 tanto irrealizzabili quanto inutili, si sono accorti che il loro riscaldamento, diciamo così, ci sta ancora pensando (assomiglia tanto alla fine del mondo dei testimoni di geova). Ed ecco spiegato il perchè il dibattito si è così fortemente spostato dalla scienza alla politica, con tanto di dichiarazioni davvero di alta moralità scientifica.
Clima vs. OGM
La favoletta vorrebbe che, a forza di gridare al lupo al lupo, alla fine si perda di credibilità. Purtroppo viviamo in un periodo storico dalla memoria corta, molto, troppo corta.



I nostri lettori più affezionati ricorderanno che siamo già intervenuti sul rapporto tra OGM e Biodiversità. In quel caso ci interessava fare due conti per capire se effettivamente gli OGM riducessero la biodiversità intraspecifica (cioè all'interno delle specie agrarie).
E' interessante osservare che le principali estinzioni di massa sono avvenute in epoca "pre-umana". Se questo non ci colloca quindi tra i principali "estintori" del mondo, allo stesso tempo dovrebbe però interrogarci sulle cause che portano oggi all'estinzione delle specie e se possiamo fare qualcosa per tutelare questa risorsa irrinunciabile.
Stando agli esperti è tutta colpa degli ippopotami.
I - Introduced Species. L'invasione di specie aliene. No, non Predator, ma ad esempio Solenopsis invicta, la formica di fuoco che, oltre a fare male, sta invadendo il nord-america facendo danni enormi in un ambiente per lei vergine che non presenta predatori.

Va detto che il primo significativo incremento delle terre a soia brasiliane è stato negli anni '70 ed è avvenuto (tra i vari motivi) per sostenere la crescita dei consumi di carne europei. Il mercato della carne europeo è oggi infatti largamente dipendente dalle importazioni di soia (e in parte mais) dal sud e nord-america.
Vorremmo per un attimo tralasciare polli, terra e latte (crudo e cotto), per tornare sull’argomento da cui questo blog ha avuto origine e trae la sua linfa vitale, cioè le piante transgeniche e i vari miti che le circondano.
Se facessimo un sondaggio chiedendo in giro quante varietà GM sono in commercio, probabilmente, accanto ad una marea di "non so" e "boh", troveremo che i più informati diranno, magari con un po' di sicumera: "solo 4 colture e solo 2 caratteri".
I più militanti aggiungeranno che: “questo dimostra che gli OGM [parola che ci fa venire l’orticaria per quanto è imprecisa, ndA] non funzionano poi così tanto" e qualcuno anche che "sono una minaccia per la biodiversità naturale, perchè, quando arriva l’oggi M, per prima cosa elimina tutta la moltitudine di varietà - rigorosamente naturali - di una data coltura, soppiantandole, e poi propagandosi nell’ambiente senza alcun controllo e ritegno”.
Se la gente, o meglio i detentori della Verità digitale, affermano con così tanta forza che gli OGM distruggono la biodiversità dovranno pur basarsi su qualche dato. Sarà però in qualche modo possibile, popperianamente, verificare (tentare di falsificare) la loro teoria?
Pensandoci bene, potremmo andare a verificare quanti sono gli eventi OGM oggi autorizzati su AgBios.
Per approfondire il tema andiamo anche a spulciare ad esempio l'archivio dell'INASE (Instituto Nacional de Semillas, cioè l’Istituto nazionale delle sementi argentino) con un po' di fatica riuscirete a trovare in una pagina dedicata alla statistica delle sementi, il seguente file:VARIEDADES GENÉTICAMENTE MODIFICADAS (OGM) A ENERO DE 2007 Nel documento troverete la seguente tabella:
I valori rappresentano il numero, anno per anno, di nuove varietà di soia approvate per la semina in Argentina.

Secondo i dati raccolti dal Corpo Forestale dello Stato dal 1950 ad oggi la superficie forestale italiana è passata da 5,6 a 10,6 milioni di ettari. Un bel +5 milioni di ettari di foreste in 50 anni. Niente male! (Tanto per capirci, corrisponde più o meno ad una superficie pari a quella di Friuli, Emilia e Toscana insieme).

Dopotutto, quale significato economico ha oggi coltivare il grano a 2.000 metri o sui terrazzamente apenninici?
Se allora ci eravamo focalizzati sul fatto che viviamo circondati da OGM "naturali", questa volta vorremmo focalizzarci sull’ultima parte del loro CREDO n.1.
Innanzitutto, ammettiamolo una volta per tutte: E' vero, NO, non è posibile prevedere l’impatto ambientale degli OGM, se per impatto ambientale intendiamo la previsione di tutti i possibili effetti che una pianta ha sull'ecosistema. Questo perché non siamo onniscienti e gli organismi viventi non si comportano come formule matematiche di cui è possibile sempre prevedere il comportamento.
Ecco, questo secondo "marginalissimo" aspetto, pare che dal documento di "Liberi da OGM” non si riesca proprio ad evincerlo. Ma, non dirlo equivale alla classica mezza verità che diventa una bugia.
Se prima citavamo il kiwi (di cui oggi l'italia è il primo produttore mondiale) sarebbe opportuno non dimenticare che la pummarola è americana così come la polenta e le patate al forno... ma sono "forestiere" anche le melanzane, le albicocche, le pesche, i fichi, le fragole… tutte specie ormai tipiche, ma ahimè non di certo "Made in Italy"!).
Possiamo poi prevedere tutti gli effetti delle nuove varietà o addirittura specie che creiamo, come ad esempio il triticale (ibrido tra il triticum e la segale)?
L'esempio principe di questa tipologia di nuove varietà èsenza dubbio il Creso, il frumento "geneticamente modificato" con raggi X negli anni 60, in Italia si badi bene!!, e coltivato negli anni 80 su 1/4 della superficie a grano duro.
Ma perchè nessuno ha detto chiaramente anche che, senza OGM, l’agricoltura italiana oggi si fermebbe? Anche quella dei prodotti di qualità, anche quella del Parmigiano (Dati Nomisma per Assalzoo, 2004). Importiamo, ad esempio, 4 Milioni di t di soia ogni anno(1.5 Mt di soia e 2.5 di panelli di soia, secondo i dati FAO)* per alimentare le nostre bestie, sì, proprio quelle da cui poi usciranno tutti i prodotti tipici della nostra agricoltura (latte, carne, salumi e formaggi).
eviteremmo i rischi ambientali connessi agli OGM, che sappiamo essere catastrofici e distruttivi (manco fossero Attila!).