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venerdì 16 aprile 2010

Save the planet? How arrogant we are!

Mentre l'Italia rimpiange Raimondo, noi cogliamo l'occasione per ricordare un altro commediante...



Lo sappiamo, è terribilmente scorretta... e in lingua inglese.
Ma dice delle tremende verità, su di noi e sulla nostra arroganza...

giovedì 3 dicembre 2009

Peer Review A.D. 1945

Il mondo della scienza viene spesso percepito come un mondo asettico, oggettivo, fatto di persone "pulite", con il camice bianco e il taschino sempre pieno di penne.

Beh, non è proprio così. Basta guardare cosa è successo con il climagate.

Ora qui vi presentiamo un documento d'epoca strepitoso (1945), un documento da history channel, che mostra come funziona "davvero" il processo di peer review con cui viene valutata la qualità di una pubblicazione scientifica. Ci scusiamo per i sottotitoli presenti solo in inglese.






Nota a margine

In nuova Zelanda hanno scoperto che i dati climatici forniti all'IPCC sono stati "aggiustati". La spiegazione ufficiale è che le stazioni, negli anni, sono state spostate (1 volta). Il problema è che gli aggiustamenti effettuati insomma, non è che presentino proprio una logica stringente.

mercoledì 25 novembre 2009

Oh my... climate!

From: Phil Jones
To: ray bradley ,mann@xxxxx.xxx, mhughes@xxxx.xxx
Subject: Diagram for WMO Statement
Date: Tue, 16 Nov 1999 13:31:15 +0000
Cc: k.briffa@xxx.xx.xx,t.osborn@xxxx.xxx


Dear Ray, Mike and Malcolm,
Once Tim’s got a diagram here we’ll send that either later today or first thing tomorrow.
I’ve just completed Mike’s Nature trick of adding in the real temps to each series for the last 20 years (ie from 1981 onwards) amd from 1961 for Keith’s to hide the decline. Mike’s series got the annual land and marine values while the other two got April-Sept for NH land N of 20N. The latter two are real for 1999, while the estimate for 1999 for NH combined is +0.44C wrt 61-90. The Global estimate for 1999 with data through Oct is +0.35C cf. 0.57 for 1998.
Thanks for the comments, Ray.

Cheers
Phil

Prof. Phil Jones
Climatic Research Unit Telephone +44 (0) xxxxx
School of Environmental Sciences Fax +44 (0) xxxx
University of East Anglia
Norwich Email p.jones@xxxx.xxx
NR4 7TJ
UK

_____________________________

Questa è solo una delle mail che un hacker ha rubato dal server del CRU, centro di ricerca inglese sul clima.

Tra le perle trovate, ad esempio, c'è anche questa dichiarazione di un ricercatore:

"penso che taglierò gli ultimi punti dalla curva prima del mio prossimo discorso, in modo che quel trend verso il basso sembri l’effetto della fine della serie, piuttosto che il risultato dei recenti anni freddi"

Chiaro, no?


Cosa sta succedendo?

Insomma niente di buono sul fronte del clima. Paradossalmente, non tanto per il contenuto di queste mail. Scienziati intrallazzoni, bugiardi, ideologizzati, incompetenti o semplicemente opportunisti ci sono sempre stati: sono uomini (il Consiglio dei Diritti Genetici italiano ad esempio ne presenta un ampio campionario, e non dimentichiamoci che anche qui in Italia abbiamo sperimentato non molto tempo fa l'insabbiamento di dati in quanto favorevoli agli OGM), e di per sè la scienza ha gli anticorpi per liberarsene.

Non c'è niente di buono invece perchè, nonostante la pratica di guardare dal buco della serratura la vita altrui sia così in voga nel nostro paese, l'unico giornale italiano a parlarne è stato il Foglio. Data 20 novembre.

Bisogna aspettare fino al 22 per avere un articoletto, assai dubitativo peraltro, da parte del Corriere. Repubblica(*) nemmeno ci si mette. Lascia il pallino a Kataweb, che si limita a rimandare al pezzo del Corriere. Che fantasia.

A quanto pare dunque gli "scienziati" del clima, dopo aver convinto, "emotizzando", i potenti del mondo che stavamo friggendo, e averci costretto a pagare multe salatissime per non aver rispettato riduzioni di emissioni di CO2 tanto irrealizzabili quanto inutili, si sono accorti che il loro riscaldamento, diciamo così, ci sta ancora pensando (assomiglia tanto alla fine del mondo dei testimoni di geova). Ed ecco spiegato il perchè il dibattito si è così fortemente spostato dalla scienza alla politica, con tanto di dichiarazioni davvero di alta moralità scientifica.Clima vs. OGM

Perchè ne parliamo su BBB! ? per 2 semplici e banali motivi.

1) La teoria del surriscaldamento globale di origine antropica è una delle bandiere dell'ambientalismo moderno così come la lotta agli OGM. Questa teoria, prima che su dati scientifici, è basata su una posizione ideologica: uomo = causa di tutti i mali del mondo.
Il fatto che, quando gli --scienziati?-- attivisti che la promuovono non trovano rispondenza tra realtà e teoria, scelgano sistematicamente di mistificare la prima, ricalca peraltro esattamente quanto è successo in tema di OGM negli ultimi 2 decenni e non fa altro che dare forza al fatto che ci sia molta più ideologia che scienza in questa faccenda.

2) Ci si domanda con pacatezza del perchè ad ogni stormir di fronda sugli OGM, i giornali si inzuppino di inchiostro(**) ed i siti degli attivisti di ogni parte gridino all'imminente fine del mondo, mentre in questo caso è scesa subito la coperta della nonna a nascondere il tutto.
Questo nonostante il fumus boni iuris ci sia per dire che qualcuno, per meri interessi ideologici - accademici - professionali sta nascondendoci dati importanti al fine di imporci scelte pre-confezionate (da lui, magari con qualche noto amichetto che quatto quatto evita di commentare). Decisioni che ci costeranno un pacco di soldi e che serviranno a non risolvere un problema che forse, dati nascosti alla mano, nemmeno esiste. Risorse che probabilmente potrebbero essere meglio e più proficuamente utilizzate altrove.

Voi con i 550 milioni di euro di multe per il mancato rispetto di Kyoto cosa ci avreste fatto?



Nota a margine

* Sì, è la stessa Repubblica 3000 che ci ha stracciato per mesi con le trascrizioni dei più inconfessabili (?) dialoghi tra Mr. B e una signora "coraggiosa che ha il coraggio di parlare". Chissà perchè questa volta si sono fatti sfuggire questo giro di mail, forse che non era sufficientemente piccante?
Eppure a noi personalmente di ciò che fa la sera Mr. B non frega una cippa, interessa invece sapere se i dati sul clima che ci presentano sono veri o se sono disegnati ad hoc per farci credere che hanno ragione loro.

** Vi immaginate il casino se avessero trovato gente che nascondeva dati sulla pericolosità degli OGM?

mercoledì 26 agosto 2009

8. Non pronunciare falsa testimonianza...

La favoletta vorrebbe che, a forza di gridare al lupo al lupo, alla fine si perda di credibilità. Purtroppo viviamo in un periodo storico dalla memoria corta, molto, troppo corta.

La cosa che è però più difficile da mandar giù è la faccia tosta di certa gente che ritenendosi moramente superiore (?) si ritiene anche al di sopra delle regole minime di convivenza civile oltre che del buongusto.

Tra le regole infrante con maggior disinvoltura si annovera, ad esempio, il "non mentire sapendo di mentire".

Questa regola civile minima è costantemente disattesa quando si parla di OGM, come più volte abbiamo qui dimostrato, ma a quanto pare tale prassi è largamente diffusa anche in altri campi, come ad esempio il fantomatico "global warming", come dimostra questa intervista video al boss di Greenpeace.



La cosa più interessante, e deprimente, è che, non essendo carino ammettere pubblicamente di aver mentito consapevolmente, per giustificarsi sono costretti a ricorrere all'ingegneria linguistica con esiti quantomeno opinabili.

Ora non ci resta che attendere anche un aggiornamento dei dieci comandamenti:

7. ...
8. Non emozionalizzare...
9. ...


Aggiornamento 31/08/09
(su segnalazione di Markogts)

Pare giusto e doveroso sottolineare che Greenpeace ha risposto alle infami illazioni contenute in questo video. Citando peraltro a propria difesa un report, nientepopòdimenoche, della NASA.

Ci sarebbero però 2 cose da rilevare a questo punto:

1) La NASA non parla affatto di 2030. Chissà poi, data la drammatica e precaria situazione climatica in cui ci troviamo, cosa sarà successo al pianeta nel Giurassico, probabilmente una vita da cani, infatti è noto che i dinosauri si siano estinti tutti per il caldo.

2) La risposta è completamente insoddisfacente. Nessuno ha messo in discussione se nel 2030 ci sarà o meno un'estate senza ghiaccio nel mar artico. Noi non abbiamo alcuno strumento per farlo (e nemmeno GP a dire il vero). Il tema è infatti un altro, è se questa ignoranza, o se vogliamo scarsa sapienza, ha il diritto di diventare menzogna, ops, emozionalizzazione, in quanto funzionale ad un obiettivo stategico nell'agenda di qualcuno.

Diritto (divino), quello all'emozionalizzazione, rivendicato esplicitamente dal qui videopresente Mr. Greenpeace. Ignoro ergo ementio.

mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

giovedì 14 maggio 2009

OGM e Biodiversità: the HIPPO (Pippo) dilemma

I nostri lettori più affezionati ricorderanno che siamo già intervenuti sul rapporto tra OGM e Biodiversità. In quel caso ci interessava fare due conti per capire se effettivamente gli OGM riducessero la biodiversità intraspecifica (cioè all'interno delle specie agrarie).

Oggi invece vorremmo proporvi una riflessione sul rapporto OGM e Biodiverstà in termini più generali. Sì, perchè a detta dei Signor NO, gli OGM sono tra i principali distruttori della biodiversità, come ama ricordare anche Greenplanet.


Il declino della biodiversità

La biodiversità è senza dubbio la ricchezza più grande che abbiamo, un enorme magazzino di geni capaci di sviluppare funzioni diverse (o funzioni simili, ma seguendo strade diverse) adatte ad una molteplicità di ambienti e situazioni.


Questa risorsa è stata sviluppata e selezionata "per noi" dai milioni di anni di selezione che hanno preceduto il nostro arrivo (come specie) su questo pianeta. Da essa, mettendo in funzione la nostra intelligenza, abbiamo tratto e tuttora traiamo cibo, vestiti, strumenti, luoghi per vivere, soluzioni per i nostri problemi.

Stiamo però perdendo questa biodiversità che, mi piace ribadire, non ci interessa solo perchè "è bella", ma perchè è fondamentale per la nostra sopravvivenza.



E' interessante osservare che le principali estinzioni di massa sono avvenute in epoca "pre-umana". Se questo non ci colloca quindi tra i principali "estintori" del mondo, allo stesso tempo dovrebbe però interrogarci sulle cause che portano oggi all'estinzione delle specie e se possiamo fare qualcosa per tutelare questa risorsa irrinunciabile.


The HIPPO dilemma

Stando agli esperti è tutta colpa degli ippopotami.
Sì, pare che il loro nome sia collegato al processo estintivo attuale, in particolare:

H - Habitat loss. Perdita degli habitat. Quando si ara un nuovo ettaro, si costruisce una rotonda, una strada, una città, tutte le specie selvatiche (o quasi) perdono il loro habitat. Qui da noi magari non è così importante, ma in foresta amazzonica le cose sono un po' diverse, no?

I - Introduced Species. L'invasione di specie aliene. No, non Predator, ma ad esempio Solenopsis invicta, la formica di fuoco che, oltre a fare male, sta invadendo il nord-america facendo danni enormi in un ambiente per lei vergine che non presenta predatori.

(altro esempio carino è l'isola di Pasqua che è spoglia perchè i topi importati sull'isola hanno ridotto significativamente la percentuale di semi di palma vitali. Questo, unito all'intensa attività di deforestazione, ha di fatto permesso il collasso dell'intero ecosistema)

L'Europa non è fuori pericolo. Sono più di 10.000 le specie aliene presenti nel nostro continente con danni che superano i 10 miliardi di €/anno. Se qualcuno volesse farsi un'idea della faccia che hanno questi tipacci che distruggono la nostra biodiversità e anche la nostra agricoltura dia un'occhiata qui.

P - Pollution. Inquinamento. C'è da spiegare?

P- Population. Popolazione. Come abbiamo già avuto modo di rilevare, un uso non efficiente delle risorse disponibili porterebbe ad un irrimediabile problema di sostenibilità ambientale o di dignità della persona. Perchè, se non innoviamo e non aumentiamo le rese per ettaro, delle due l'una: o ariamo tutto il pianeta per dare da mangiare a tutti, o condanniamo milioni - miliardi di persone a morire di fame (come se quelle attuali non bastassero...).

O - Over-harversting. Eccessivo sfruttamento. Più persone hanno uno standard di vita "full optional" e più dovremo chiedere risorse a questo pianeta. Alcune sono rinnovabili, altre potrebbero esserlo a livelli di consumo non eccessivo, altre non lo sono. Eccedere, distrugge innanzitutto habitat e crea eccessivo inquinamento... la soluzione? cercare risorse sostitutive e gestire in modo sostenibile le attuali: due obiettivi cui solo l'innovazione può rispondere.


Ecco, di questo si preoccupano gli ecologi.


Qualcuno ha visto, per caso, da qualche parte gli OGM?

Certo, si potrebbe obbiettare che la lista è in versione "ristretta", ma che a guardarci bene dentro ci si potrebbero trovare anche gli OGM. Vero. Allora espandiamola.

Se sfogliamo la lista stilata dall'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), non certo un covo di biotecnologi, troviamo le 11 principali minacce alla biodiversità di questo pianeta ordinate per rilevanza.

Li in effetti troviamo anche gli OGM. Resta da chiedersi dove.
Ecco, al punto 8.3, con la seguente motivazione:

8.3 Introduced Genetic Material
Human altered or transported organisms or genes

Exposition:
Hatchery fish are not necessarily invasive species, but they can upset the gene pool of native fish.


Insomma, hanno paura dei pesci d'allevamento. Citano anche le colture resistenti agli erbicidi, ma non paiono molto convinti. Insomma prima di occuparci del "pericolo" OGM pare che, secondo gli ambientalisti, ci si debba occupare di:

1) Perdita di terra a causa dell'urbanizzazione et similia
2) Agricoltura e acquacoltura
3) Produzione di energia e attività minerarie
4) Strade, linee di trasporto energetico e di materiali, navigazione e volo
5) Caccia e pesca, raccolta di piante/funghi, disboscamento
6) Villaggi turistici e guerre
7) Incendi, sistemi di regimentazione delle acque, gestione delle risorse naturali
8) Specie invasive non native e specie native problematiche

Interessante che interessino, a questi paladini della biodiversità, ancor meno degli OGM:

9) L'inquinamento
10) Gli eventi geologici (peraltro all'origine delle precedenti grandi estinzioni di massa)
11) I cambiamenti climatici

In sostanza oggi si stanno facendo le campagne ambientaliste sulle cose che - secondo loro - meno danno fastidio alla biodiversità di questo pianeta.

A questo punto lasciateci chiudere con uno slogan:

Un ettaro a OGM è meglio di due ettari a biologico.

La terra è poca, usatela bene.

Per la biodiversità, of course.


Nota a margine

Il PIPPO del titolo sta per: Persone Ideologiche Poco Propense agli OGM.

mercoledì 25 marzo 2009

Una bistecca in Cina abbatte un albero in Brasile

Facendo qualche ricerca in pubmed (il database delle principali pubblicazioni scientifiche) mi sono imbattuto in questo interessante articolo che mi ha fatto venire voglia di tornare (brevemente) sul tema polli, terra e innovazione come pre-condizione per una sostenibilità agricola a livello globale.


Non volendo dilungarmi troppo mi limiterò a mostrarvi (e commentarvi) un paio di dati. Ecco il primo.


Come si può notare esistono 3 elementi strettamente correlati tra loro: il boom dell'export di soia brasiliano, il boom della domanda di carne da parte dei cinesi (v. sotto) e la crescita esponenziale delle terre coltivate a soia in Brasile.

Va detto che il primo significativo incremento delle terre a soia brasiliane è stato negli anni '70 ed è avvenuto (tra i vari motivi) per sostenere la crescita dei consumi di carne europei. Il mercato della carne europeo è oggi infatti largamente dipendente dalle importazioni di soia (e in parte mais) dal sud e nord-america.

Se tale incremento è stato rilevante, lo è stato ben di più però quello causato dall'esplosione della domanda cinese (da 20 a 60 kg di carne/anno/persona in circa 15 anni) che ha mostrato tendenze esponenziali.

Per capire cosa è significato per il Brasile il risveglio della Cina (ma analogo ragionamento potrebbe essere svolto anche per l'Argentina) basterebbe guardare l'andamento delle sue esportazioni di soia.

Se dunque il player di riferimento storico del Brasile è stata l'Europa, oggi questo è sempre meno vero. Esiste un mondo asiatico che ha fame di sviluppo e di carne ed è disponibile a pagare per essa (indipendentemente da quanta terra - altrui - possa costare).

Certo, tutto ciò non è una novità, ma fa sorgere 2 considerazioni non così "presenti" nei dibattiti sul futuro agricolo e lo sviluppo sostenibile.


La posta in gioco.

1) La foresta amazzonica è a "rischio" - discutevamo comunque sul fatto che le foreste non stiano comunque contraendosi in modo "violento", il Brasile ha perso "solo" lo 0,5% della sua superficie forestale... - a causa di una significativa domanda di proteine vegetali a fini mangimistici non proveniente dai noi, ma dalla Cina. E' necessario che il vecchio continente se ne faccia una ragione e si sposti dal centro dell'universo.

2) Se l'Europa ha perso il suo posto di "mercato di riferimento" per il sud-america e non se ne rende conto più che in fretta rischia grosso oltre a far danno, infatti:

- L'idea di imporre i suoi standard (perdonate il temine) "da fighetto", si veda ad esempio la richiesta di sementi OGM-free o di produzioni biologiche, oggi non trova più spazio avendo a che fare con un competitor come la Cina che per le medesime derrate pretende standard qualitativi ben più bassi (ed è peraltro un paese OGM-full)

RISULTATO: il sud-america bellamente esporterà verso la Cina snobbandoci sonoramente.

- anche qualora l'Europa riuscisse, con la leva del prezzo (ovvero costringendoci a pagare molto di più le derrate agricole che importiamo*), a convincere il sud-america a seguirci sulla via del biologico e dell'OGM-free, non farebbe altro che costringere quei paesi a produrre con sistemi inefficienti che richiederebbero fino al 64% di terra agraria in più per mantenere le attuali produzioni. Con buona pace della biodiversità e della tutela ambientale.

RISULTATO
: oltre ad esportare i nostri problemi ambientali (non producendo ciò di cui abbiamo bisogno, chiediamo agli altri di mettere a coltura per noi la loro terra - con il relativo impatto) li obbligheremo pure ad usare tecnologie politicamente corrette, ma assolutamente inefficienti, che lo costringono, per soddisfare la nostra domanda di beni, a devastare il loro ecosistema ancor più di quanto già oggi non facciano - e così poi potremmo pure gridare allo scandalo e allo scempio!


* Il sistema base per convincere qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare (senza i lager o i gulag) è pagarlo di più. Il problema con la soia in Brasile (e in Argentina) è che è così comodo usare la soia OGM Roundup Ready (minor erosione dei suoli, meno passaggi e lavorazione nei campi, e così via...) che ormai gran parte delle varietà locali sono GM e non credo che gli agricoltori molleranno così facilmente. Certo, la politica del sud-america è sempre un'incognita, ma all'orizzonte non si vedono grandi mutamenti nei campi, semmai nei flussi (e non a nostro vantaggio)...

lunedì 2 febbraio 2009

Le figlie di Madama Dorè

Vorremmo per un attimo tralasciare polli, terra e latte (crudo e cotto), per tornare sull’argomento da cui questo blog ha avuto origine e trae la sua linfa vitale, cioè le piante transgeniche e i vari miti che le circondano.

Il mito del giorno

Se facessimo un sondaggio chiedendo in giro quante varietà GM sono in commercio, probabilmente, accanto ad una marea di "non so" e "boh", troveremo che i più informati diranno, magari con un po' di sicumera: "solo 4 colture e solo 2 caratteri".

I più militanti aggiungeranno che: “questo dimostra che gli OGM [parola che ci fa venire l’orticaria per quanto è imprecisa, ndA] non funzionano poi così tanto" e qualcuno anche che "sono una minaccia per la biodiversità naturale, perchè, quando arriva l’oggi M, per prima cosa elimina tutta la moltitudine di varietà - rigorosamente naturali - di una data coltura, soppiantandole, e poi propagandosi nell’ambiente senza alcun controllo e ritegno”.

Sarà vero? o sarà solo l'ennesimo mito propagandato con efficacia?

Per scoprirlo bisogna ricercare.
Fortunatamente, in questo caso, bastano solo un po' di conoscenze informatiche e curiosità per scoprire la verità visto che le informazioni, quelle vere ed incontrovertibili, sono accessibili a tutti. Ma andiamo per gradi.

Cosa si dice in giro.

Se cerchiamo su google: "Biodiversità e OGM", troveremo molti link sul tema e vedremmo subito che le idee sono chiare (almeno sulla carta digitale): “Le specie nuove [quelle GM] non debbono soppiantare quelle preesistenti. La biodiversità deve essere custodita nel mondo perché è una ricchezza di tutti.”

oppure: “il transgenico infatti privilegia la standardizzazione delle colture, la perdita delle loro specificità.”

E così via...

Quindi sembra vero che, almeno nel sentire comune, i transgenici siano un rischio *reale* per la biodiversità sia intraspecifica (ovvero per il numero di varietà della stessa specie), sia per quella generale.


La biodiversità intraspecifica

Oggi vorremmo concentrarci solo sul rischio per la biodiversità intraspecifica, per quella generale promettiamo di tornarci in futuro.

Se la gente, o meglio i detentori della Verità digitale, affermano con così tanta forza che gli OGM distruggono la biodiversità dovranno pur basarsi su qualche dato. Sarà però in qualche modo possibile, popperianamente, verificare (tentare di falsificare) la loro teoria?
Insomma, quali evidenze sono oggi disponibili per sostenere questo rischio?

Pensandoci bene, potremmo andare a verificare quanti sono gli eventi OGM oggi autorizzati su AgBios.
O, ancora meglio, potremmo verificare il numero di varietà GM (non gli eventi) autorizzati.
Se, ad esempio, un tempo c’erano, diciamo, 100 varietà di soia e adesso ce ne fosse solo una, ovviamente la soia GM Roundup Ready (RR), prodotta della madre di tutte le multinazionali brutte e cattive (la Monsanto, giusto per non fare nomi), potremmo anche noi dire, con cognizione di causa, che la soia RR ha ucciso la biodiversità intraspecifica. Giusto?

Bene, partiamo con le nostre ricerche!


Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Partiamo da un libro uscito nel 2006 e che raccoglie gli interventi di un convegno del 2003 (Plant Breeding: The Arnel R. Hallauer International Symposium - si può leggere anche online) a pagina 24 del primo capitolo si legge: “Today there are over 1000 Roundup Ready® soybean varieties commercially available in the United States and Canada. Walker (2002) estimated that since 1996 approximately 800 Roundup Ready® varieties have been used commercially and replaced with new Roundup Ready® varieties.

Nell'italica lingua suona più o meno così: "Oggi ci sono più di 1000 varietà di soia RR disponibili sul mercato Americano e Canadese. Walker ha stimato che dal 1996 800 varietà RR sono state usate commercialmente e rimpiazzate con nuove varietà RR".

Senza dubbio quindi, quando dico Soia GM Roundup Ready, NON dico 1 varietà di soia, ma piuttosto centinaia/migliaia di varietà diverse che però presentano ANCHE il transgene e quindi il carattere RR. Insomma per dirla con una vecchia filastrocca: Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Per approfondire il tema andiamo anche a spulciare ad esempio l'archivio dell'INASE (Instituto Nacional de Semillas, cioè l’Istituto nazionale delle sementi argentino) con un po' di fatica riuscirete a trovare in una pagina dedicata alla statistica delle sementi, il seguente file:VARIEDADES GENÉTICAMENTE MODIFICADAS (OGM) A ENERO DE 2007 Nel documento troverete la seguente tabella:

I valori rappresentano il numero, anno per anno, di nuove varietà di soia approvate per la semina in Argentina.

2 sono i dati che balzano all'occhio:

1) in 10 anni solo in Argentina sono state registrate più di 650 varietà RR DIVERSE (o, se vogliamo, BIO-diverse), una media di 65 anno! Secondo voi questo per la biodiversità intraspecifica cosa significa? Non significa per caso che questi hanno preso tutte le loro varietà storiche e gli hanno inserito il carattere RR?

2) oggi quasi tutte le nuove varietà registrate sono RR, un carattere genetico che evidentemente non funziona! - (guardate anche la data dell'articolo)

Nel documento dell'INASE trovate anche un altro dato molto interessante ovvero che, la maggior parte di queste nuove varietà RR non è registrata da Monsanto, ma da produttori nazionali! E la tendenza è in crescita!


La più bella l'ho già scelta, Madama Dore!

Sebbene questi dati parlino da sè, lasciateci svolgere un paio di conclusioni.
In primo luogo appare evidente che Madama Dorè ha moltissime belle figlie (e queste sono più belle di quelle degli altri) ed in secondo luogo, ciascuno può scegliersi quella che più gli piace (quella che meglio si adatta al suo stile). Altro che morte della biodiversità intraspecifica!

Con buona pace di coloro che si divertono ad intasare il web con la loro mitologia da 4 soldi.

mercoledì 17 dicembre 2008

Ritorno al futuro - Parte II

Siccome ci piace provocare e battere il ferro finchè è caldo, torniamo sull'argomento polli, cercando di aggiungere qualche dato di prospettiva (anche storica).

Ad esempio... vediamo cos'è successo negli ultimi 50 anni in questo paese alle nostre foreste.


e proviamo ad interrogarci se questo fatto "forestale" sia o meno isolato e se abbia, magari, qualcosa a che vedere con i nostri polli...


(in questa rielaborazione del "vecchio" grafico ho introdotto 2 elementi nuovi. In verde la terra che useremmo se (pur) innovando non avessimo aumentato i nostri consumi di carne di pollo. In giallo gli ettari effettivamente oggi coltivati a mais in Italia.)


Come stanno le foreste nel nostro paese?

A nostro avviso bene, anche se sarebbe meglio farlo dire ai numeri: vediamoli.


Secondo i dati raccolti dal Corpo Forestale dello Stato dal 1950 ad oggi la superficie forestale italiana è passata da 5,6 a 10,6 milioni di ettari. Un bel +5 milioni di ettari di foreste in 50 anni. Niente male! (Tanto per capirci, corrisponde più o meno ad una superficie pari a quella di Friuli, Emilia e Toscana insieme).

Merito delle lotte di Greenpeace? Legambiente? WWF?
mmmmmmmmhmmmmmmm, dibitiamo.

Essendo però noi di parte (oggi a dire le cose come stanno si finisce sempre che si è di parte) prenderemo a prestito le parole dei professori di professione:

"[Si ha l']espansione delle foreste, per effetto soprattutto di processi di ricolonizzazione naturale di ex-coltivi abbandonati in aree montane e collinari..."

A supporto di questa ipotesi di espansione, per abbandono dei terreni marginali, vi è il fatto che il processo è visibile in più aree collinari/montuose...


...e al contempo si è assistito ad una contrazione della superfie agraria che è scesa da 22 a 14, 7 milioni di ettari. Un - 7,3 milioni di ettari!


Certo, parte di questi 7 milioni di ettari sono finiti in strade, rotonde e villette a schiera, ma buona parte sono diventati foreste... tanto che c'è chi si interroga su come coltivare queste aree in modo efficiente (sì, anche i boschi vanno coltivati, cosa pensavate?) e chi lamenta addirittura una "banalizzazione" del paesaggio montano.


Alcune riflessioni (per farla breve)

Questo aumento dei boschi è stato causato principalmente dalla messa fuori mercato delle agricolture marginali.

Dopotutto, quale significato economico ha oggi coltivare il grano a 2.000 metri o sui terrazzamente apenninici?
Questa pratica, rilanciata dalla battaglia del grano, ha avuto un suo significato fino a circa gli anni '50, anche se ancora oggi qualcuno tenta di preservarla - con alterni risultati.

Oggi,
grazie all'efficienza dell'agricoltura di pianura, moltissime aree messe a coltura in quegli anni sono state nuovamente rese all'ambiente.

Ed ecco qui 2 osservazioni su cui riflettere:


1) Senza innovazione non ci può essere un progetto per la sostenibilità.


E' evidente come l'innovazione abbia aiutato a contenere l'impatto ambientale agricolo collegato all'aumento della produzione e del consumo di carne. Ancor più evidente è l'impatto dell'innovazione su di un mercato che si presentasse a domanda pressochè costante (quale quello del consumo di carne oggi in Italia, ormai saturo).

In sostanza l'innovazione agricola consente un uso razionale delle risorse (in ogni scenario), non riconoscerlo significa condannarsi a sprecare risorse in un mondo che non è che oggi ne abbondi.
2) La razionalizzazione delle risorse porta alla tutela ambientale.

Sebbene sia ovvia l'osservazione che se si ha fame si coltiva ogni centimetro di terra utile e si mangia qualunque cosa, sfruttando tutte e totalmente le risorse disponibili (mors tua, vita mea), lo è meno la coscienza che un uso razionale delle risorse porta a politiche (in alcuni casi quasi strutturalmente) ambientaliste. Questo è ad esempio il caso delle foreste italiane che senza innovazione agricola non esisterebbero, mentre oggi ci interroghiamo non tanto su come crearle o preservarle, ma semmai su come valorizzarle, visto che circa la metà è incolta.



Nota a Margine


Qualcuno potrebbe obiettare che noi (Italia), nonostante l'innovazione, non siamo autosufficienti. Vero. Questo però significa, in termini globali, che tutto ciò che ci serve e non ci produciamo da soli, lo dobbiamo far produrre a qualcun altro che userà terra sua (con tutto ciò che ne consegue) per soddisfare i nostri bisogni.

Ovvero: più inefficienti saremo e più creeremo ed esporteremo problematiche ambientali.

Meglio innovare, no?

sabato 27 ottobre 2007

Quando una mezza verità diventa una bugia

Riprendiamo il discorso iniziato qualche post fa sulle obiezioni di quelli "Liberi da OGM".
Avevamo iniziato dalla prima ed ora riprendiamola in mano:

Se allora ci eravamo focalizzati sul fatto che viviamo circondati da OGM "naturali", questa volta vorremmo focalizzarci sull’ultima parte del loro CREDO n.1.

…creando organismi viventi di cui è impossibile prevedere
l’impatto ambientale.


Innanzitutto, ammettiamolo una volta per tutte: E' vero, NO, non è posibile prevedere l’impatto ambientale degli OGM, se per impatto ambientale intendiamo la previsione di tutti i possibili effetti che una pianta ha sull'ecosistema. Questo perché non siamo onniscienti e gli organismi viventi non si comportano come formule matematiche di cui è possibile sempre prevedere il comportamento.

Gli organismi viventi rispondono in modo diverso ad ambienti diversi. Mettendo un organismo conosciuto in un nuovo ambiente (e.g. il kiwi in Italia) non è possibile predire tutti gli effetti che provocherà sull’ambiente o tutte le risposte che l’organismo avrà rispetto all’ambiente.

Ma bisognerebbe dire anche che ESATTAMENTE allo stesso modo non possiamo prevederlo per qualsiasi altro organismo sia sviluppato dall'uomo che dalla "natura".

Ecco, questo secondo "marginalissimo" aspetto, pare che dal documento di "Liberi da OGM” non si riesca proprio ad evincerlo. Ma, non dirlo equivale alla classica mezza verità che diventa una bugia.

Si sa, però, che le bugie o hanno il naso lungo o le gambe corte. Questa è del tipo con le gambe corte... e non va molto lontano, infatti:

Potevamo (o possiamo) prevedere l'impatto di tutte le specie importate e coltivate in Italia? E delle milgiaia di varietà che da loro abbiamo sviluppato? E il loro impatto ambientale? E sulla nostra salute?

Se prima citavamo il kiwi (di cui oggi l'italia è il primo produttore mondiale) sarebbe opportuno non dimenticare che la pummarola è americana così come la polenta e le patate al forno... ma sono "forestiere" anche le melanzane, le albicocche, le pesche, i fichi, le fragole… tutte specie ormai tipiche, ma ahimè non di certo "Made in Italy"!).


Possiamo poi prevedere tutti gli effetti delle nuove varietà o addirittura specie che creiamo, come ad esempio il triticale (ibrido tra il triticum e la segale)?

E di tutti gli altri ibridi creati dall'uomo a cui abbiamo gia accennato precedentemente?

E cosa succede all'ambiente coltivandoli? agli insetti, i bruchi, i batteri e i funghi?

E che impatto hanno avuto le oltre 2500 varietà di piante sviluppate per mutagenesi, dove è impossibile conoscere le mutazioni inserite e ancor meno prevedere i loro effetti? (*)

L'esempio principe di questa tipologia di nuove varietà èsenza dubbio il Creso, il frumento "geneticamente modificato" con raggi X negli anni 60, in Italia si badi bene!!, e coltivato negli anni 80 su 1/4 della superficie a grano duro.

Idem per le varietà ottenute tramite incrocio con specie selvatiche.

Cari "liberi da OGM", potete GARANTIRCI (100%) che con queste vada tutto bene? Che con queste SI SAPPIA cosa si combina?

Chesterton probabilmente aveva ragione: "Da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano in niente: credono a tutto".


(*) Per gli aficionados ecco alcune referenze a pubblicazioni sul "Mutation Breeding", ovvero il miglioramento genetico delle piante attraverso l'induzione di mutazioni con radiazioni o agenti chimici.
Per capire quanto sia rilevante ancora oggi il mutation breeding ecco il sito del NIIAB, un istituto pachistano che ha rilasciato varietà che oggi sono coltivate su oltre mezzo milione di ettari!

giovedì 20 settembre 2007

Esportare i rischi? ottima soluzione!!!

Sempre alla conferenza dei nostri amici, sabato 15 a Milano, si è parlato, tra le altre cose, dell'impossibilità di coesitenza tra coltivazioni OGM, convenzionali e biologiche, riferendosi alle "piccole" dimensioni dei campi italiani. Ovviamente, il paragone tra le nostre aziende e quelle statunitensi ci vede senza dubbio perdenti, ma qui nasce una bella domanda: se il transgenico non si potrà mai adattare alla nostra agricoltura, perchè tanta paura e una mobilitazione di 28 (e più) associazioni? Non dovrebbero avere nulla da temere!


Sarà forse perchè esiste in Italia un nocciolo duro di aziende (il 2,2%) che possiedono più di 50 ha e che oltre a rappresentare circa il 40% della superificie agricola nazionale potrebbero benissimo sfruttare con successo (e senza grossi problemi di coesistenza) le varietà GM e questo a qualcuno non ci piace... ? (Dati INEA)

Durante la conferenza si sono soffermati inoltre a lungo sul fatto che a usare gli OGM ci sono solo problemi (sanitari, ambientali ed agronomici)... che non producono di più, che non costano di meno, etc...
Ma perchè nessuno ha detto chiaramente anche che, senza OGM, l’agricoltura italiana oggi si fermebbe? Anche quella dei prodotti di qualità, anche quella del Parmigiano (Dati Nomisma per Assalzoo, 2004). Importiamo, ad esempio, 4 Milioni di t di soia ogni anno(1.5 Mt di soia e 2.5 di panelli di soia, secondo i dati FAO)* per alimentare le nostre bestie, sì, proprio quelle da cui poi usciranno tutti i prodotti tipici della nostra agricoltura (latte, carne, salumi e formaggi).
Questo semplicemente sta ad indicare che anche se oggi qualcuno si diverte a giocare, facendo il vocione grosso per dire no agli OGM invocando il magico Principio di Precauzione, noi comunque non smetteremo affatto di importarli ed usarli!
Un bel Principio di Precauzione a geometria variabile!
Certo qualcuno potrebbe dire che così almeno eviteremmo i rischi ambientali connessi agli OGM, che sappiamo essere catastrofici e distruttivi (manco fossero Attila!).
Se però coltivare gli OGM fosse "realmente" un problema, e noi ci limitiassimo a lavarcene le mani esportandolo... (Ci servono, ma coltivateli voi!)... non sarebbe po' ipocrita, no?
Oltretutto, se gli OGM facessero davvero male alla salute, allora perchè li abbiamo sempre importati e usati per le nostre produzioni più pregiate? e se gli OGM fossero realmente "prodotti di seconda mano", perchè i nostri prodotti di "qualità" sono sempre stati finora all'altezza delle aspettative dei consumatori?
Di fatto però esistono più di 6.000 pubblicazioni sulla sicurezza degli OGM pubblicati dal 1990 ad oggi (Dati ICGEB), e a quanto pare non sono riportati questi gran danni...

Se quindi possiamo affermare che, per qual che se ne sa oggi, gli OGM non facciano poi così male, e quindi abbiamo sempre fatto bene ad usarli, allora perchè li facciamo coltivare agli altri, perdendone tutti i vantaggi ambientali, economici, etc... ?
Bella domanda, no?!
Aspettiamo risposte...

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