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lunedì 6 settembre 2010

Quanto DNA mangiamo ogni giorno? (Parte II)

Il nostro ultimo post su quanto DNA ingeriamo con la nostra dieta ha suscitato un discreto interesse. Cogliamo quindi l'occasione per un ulteriore approfondimento prendendo spunto anche dai commenti che ci sono pervenuti.

Vorremmo in particolare cercare risposte alle seguenti 2 domande:

1) quanto DNA mangiamo in grammi?


2) se mangiassimo un piatto prodotto a partire da prodotti GM, quanto DNA transgenico mangeremmo?


mercoledì 31 marzo 2010

Im-potenti (ma qualcuno si fida ancora di questa gente?)

Probabilmente non molti di voi ricorderanno lo studio austriaco di qualche anno fa che sosteneva che i topini alimentati con un OGM (il NK603xMon810) diventavano sterili.

Noi, ad esempio, ne avevamo parlato qui.

La cosa più interessante della vicenda è che non vi fu un comunicato stampa di presentazione dei risultati da parte del governo o dell'ente di ricerca, ma fu direttamente Greenpeace a dare, come fonte primaria, la notizia (e potete immaginarvi i toni). Cosa non proprio ortodossa che aveva, non solo in noi, sollevato perplessità.

L'Austria aveva comunque inserito lo studio nel dossier con cui giustificava l'adozione della Clausola di Salvaguardia e il blocco degli OGM sul suo territorio. Blocco, peraltro, le cui basi scientifiche sono poi state rigettate dall'EFSA.

Bene, è di pochi giorni fa la notizia che l'Austria ha ritirato lo studio per "insufficienza di prove".

Già ad ottobre 2009 le cose non promettevano bene, infatti la Commissione riportava:

La delegazione austriaca ha indicato che i ricercatori non hanno ancora inviato un report soddisfacente sullo studio, in particolare riguardo l'analisi statistica dei dati, e che i Ministeri austriaci non fanno più affidamento di ricevere tale report.

Vi ricorda qualcosa? A noi sì. Pare proprio che la statistica sia il tallone d'Achille dei ricercatori anti-OGM.

In ogni caso, la decisione austriaca di ritirare lo studio è ora ufficiale. Certo, resta da chiedersi come prenderà la cosa Greenpeace. Dopotutto si era spesa così tanto per diffondere la notizia...

...pare comunque che, più che i topi, qui siano certi attivisti ad essere impotenti... almeno davanti al metodo scientifico.

Resta ora solo da capire il perchè, nonostante l'esorbitante numero di bufale e cantonate che questi stanno rimediando da ormai quasi 2 decenni (credo ci si potrebbe scrivere un libro), vi sia ancora gente disposta a credergli e a offrire loro risonanza mediatica a buon mercato.

mercoledì 8 luglio 2009

Provereste gli OGM in cambio di 1 miliardo di dollari?


Si chiama Diabrotica, ma sui bilanci dei maiscoltori americani si scrive 1.000.000.000 di dollari di danni ai raccolti l'anno. Ammettetelo, davanti ad una cifra del genere, sareste disposti anche voi a valutare qualsiasi opzione...

Problemi solo loro?

Questo non tanto simpatico nè innoquo insettino (“Western corn rootworm”) è una sorta di regalino targato USA offertoci gentilmente in cambio della nostra Piralide (che è invece di origine europea e loro chiamano appunto European Corn Borer).
Se la Piralide attacca, allo stadio larvale, la spiga, la diabrotica riesce a fare di meglio, infatti la sua larva attacca le radici rendendo "calva" la pianta a livello radicale e facendola cadere al suolo, un fenomeno che si chiama allettamento...



mentre gli adulti si pappano le "sete" impedendo la fecondazione della spiga. Qui vi mostriamo alcune spighe che abbiamo raccolto in un campo nella bergamasca in questi giorni. Secondo voi all'agricolo quando le ha viste che cosa gli è preso?


Nella bergamasca? Sì, nella bergamasca, perchè, grazie alla guerra nei balcani questo ospite indesiderato, questa arma biologica di distruzione di massa è arrivata anche da noi nel 1998 ed oggi è endemica in tutta la pianura padana. Un insetto che è riuscito a guadagnare qualcosa come 50-100 km di superficie l'anno, aspettando.

Cosa?

Che ci fosse un inverno e una primavera umida che permettessero alle larve nel terreno di non morire. Un inverno e una primavera proprio come quelli di quest'anno: A.D. 2009.

E noi nel frattempo noi cosa abbiamo fatto?

Esistono diversi modi per controllare la diabrotica, gli americani, che ce l'hanno in casa da anni, lo sanno bene e da tempo cercano di capire cosa funzioni meglio.

Tra questi senza dubbio il più "semplice" è non coltivare il mais. Poichè le larve si nutrono sulle radici di mais, se non c'è mais muoiono, o almeno dovrebbero (abbiamo già dei ceppi resistenti). In gergo si chiama rotazione. Ha solo un piccolo difetto: chi lo dice ad un allevatore, i cui margini economici si stanno da anni assottigliando, che invece di prodursi il suo mais zootecnico deve andare a comprarlo sborsando fior di quattrini?

L'arternativa a spendere un sacco di soldi in più si chiama agrochimica, e non è nè gratis nè wildlife friendly. I composti sono tanti e si chiamano con nomi strani: Clothianidin, Thiamethoxam, Carbofuran... e molti altri. Solo che il loro uso nella concia dei semi in Italia è stato vietato dal Ministro Zaia per il famoso problema delle Api di cui già parlammo. Ora pare che i neonicotinoidi non siano i responsabili e ci si sta concentrando su altro, per il momento comunque Diabrotica ringrazia per il lauto pasto.

Gli insetticidi possono comunque essere usati anche a coltura cresciuta, ma entrare in un campo con piante alte più di 1 metro non è facile (ci tocca usare i trampoli...) e beccare pure il momento giusto altrimenti serve a poco o nulla. Il nostro amico bergamasco ha dovuto trattare 4 volte. Le prime 2 per uccidere i maschi (i primi a nascere) le altre 2 per le femmine. Ed ora incrocia le dita, anche per l'anno prossimo.

Ci sarebbe un altro strumento: si chiama Mon863 - YieldGard RootWorm. Però è un OGM per cui non se ne parla nemmeno... infatti, dati alla mano è il metodo più efficace.


Per chi avesse difficoltà a leggere (sappiamo che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...) i dati raccolti indicano che il 99% delle piante Mon863 non presentano danni radicali significativi e la resa è circa il 20% superiore a quella dei campi trattati con insetticidi e del 40% rispetto a quella dei campi non trattati.

Il tutto senza trampoli (ca. 100 €/ha), senza uso di costosi composti insetticidi (ca. 150 €/ha) e dal significativo impatto ambientale, senza utilizzare litri e litri di acqua e di gasolio per irrorarli.

Niente raffinerie dietro, niente treni carichi di "pericolosi" composti che viaggiano di qua e di là. Solo dei semi che sanno difendersi da soli. Peccato che siano OGM, vero?


ma la domanda nasce spontanea...

Questa volta Coldiretti come farà a convincere i suoi associati che gli OGM all'agricoltura italiana non servono? Cosa racconterà ai suoi associati che li vorrebbero provare? Faranno l'ennesimo sondaggio tra i consumatori? Li blandiranno parlando che l'agricoltura italiana non deve fare "resa", ma "qualità"? E le spighe abortite causa diabrotica che qualità hanno?

Quanti raccolti dovremo ancora buttare in fumo tra piralide (+ fumonisine) e diabrotica prima di smettere di arrampicarci sugli specchi e riconoscere che gli OGM potrebbero aiutarci a contenere questi problemi?

Quante tonnellate di insetticidi dovremo ancora inutilmente spruzzare nei nostri campi e sui nostri piatti pur di non guardare in faccia alla realtà?

La risposta logica sarebbe che questi signori, dovendo rappresentare gli interessi degli agricoltori, chiedessero subito a Zaia la rimozione del bando ai neonicotinoidi (a meno di nuove indicazioni su effetti negativi) e una pronta riapertura della sperimentazione sugli OGM. Ma sappiamo che per quanto potente sia la logica, ben di più lo è l'ideologia.


Nota a margine

A coloro che credono ancora che il Mon863 costituisca un pericolo per la salute di qualcuno (come si potrebbe desumere da una rapida ricerca in Google) invitiamo alla lettura del nostro post sul tema, oltre che del parere dell'EFSA, a nostro avviso ben più titolata di Capanna e Compagnia ad esprimere un giudizio sul tema. Dopotutto, come disse una parlamentare dei Verdi non troppo tempo fa: "l'EFSA è un covo di biotecnologi".

martedì 3 marzo 2009

I panni sporchi si lavano a caso

Forse non tutti sanno che ieri era in discussione a Bruxelles la soppressione delle moratorie sugli OGM (in particolare il Mon810) in Austria e Ungheria.

Le cose si sa, in tempo di crisi soprattutto, richiedono decisioni forti. E decisioni forti sono state. Con una maggioranza quasi bulgara (tutti contro 4) i paesi membri hanno deciso di mantenere la moratoria nei 2 stati, e con tutta probabilità la manterranno, quando sarà il momento di decidere, anche in Francia e Grecia.

I motivi della scelta sono stati spiegati bene dalla nostra Ministro.

«Non sono mai stata una ogm-scettica - ha spiegato Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente - quello di oggi è stato un voto sui rapporti istituzionali tra la Commissione europea e gli Stati membri per garantire la possibilità per ciascun Paese di avvalersi della clausola di salvaguardia, che consente ad una singola nazione dei vietare, se lo ritiene, la coltivazione di organismi geneticamente modificati. Non si tratta quindi di una pronuncia sulla autorizzazione alla coltivazione di prodotti transgenici, ma sui rapporti Commissione europea-Stati membri»

Questa affermazione ha però un senso? (oltre a quello politico, ovviamente)


La clausola di salvaguardia

Per capire se essa abbia un suo senso normativo appare innanzitutto fondamentale capire cosa sia questa benedetta clausola di salvaguardia.
Di solito, per vederci chiaro appare opportuno leggersi le leggi, nella fattispecie la Direttiva 2001/18 la quale all'art. 23 recita:

1. Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio.

Ovvero, se scopri strada facendo che un OGM può avere delle controindicazioni sanitarie o ambientali puoi bloccare la sua commercializzazione.

Si presuppone dunque che Austria e Ungheria abbiano trovato qualcosa di brutto su questo maledetto Mon810, giusto?


Cosa bolle in pentola

Quando uno Stato trova qualcosa di brutto su un OGM deve comunicarlo subito alla Commissione, la quale tra le varie cose chiede un parere all'EFSA. Vediamo dunque come sono andate le cose in questo caso.

Austria

Sappiamo che l'Austria, da diversi anni ormai, ha una forte passione OGM-free tanto che pare aver delegato la materia all'ufficio stampa di Greenpeace. In ogni caso, il 10 giugno 1999 e l’8 maggio 2000 (9 anni fa!!!), adotta la clausola di salvaguardia per il Mon810 e il T25.

Nel febbraio 2004 e nel novembre 2007 (5 e 7 anni dopo!!!), l’Austria ha fornito ulteriori informazioni a sostegno del divieto introdotto.

La Commissione europea ha richiesto con lettera in data 18 aprile 2008 (8 anni dopo l'adozione della clausola!!!) il parere scientifico dell’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA), la quale in SOLI 8 MESI (sic!), ha adottato il seguente parere.

"Al termine dell’esame dei riscontri contenuti nella notifica austriaca, il gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati (gruppo di esperti GMO) dell’EFSA ha concluso che non sussistono nuovi elementi scientifici idonei a invalidare le precedenti valutazioni dei rischi condotte sul mais MON810 e T25. Ne deriva pertanto che non sono stati prodotti riscontri scientifici specifici, in termini di rischio per la salute umana, degli animali e per l’ambiente, idonei a giustificare l’adozione di una misura di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE"

Ungheria

Più o meno stessa storia, sennonchè i tempi si accorciano giusto un po'. Infatti l'Ungheria invoca la clausola il 20 gennaio 2005 e la procedura si conclude con il parere dell'EFSA che viene rilasciato già il 2 luglio 2008. Conclusione?

"Non sono state pertanto fornite evidenze scientifiche specifiche, in termini di rischio per la salute umana e animale e per l’ambiente, che giustifichino un divieto all’uso e alla vendita del mais MON810 in Ungheria."


Alcune riflessioni conclusive

Se si può essere concordi, in linea di massima, sul principio che ciascuno è padrone in casa propria, non pare altrettanto condivisibile tale applicazione "disinvolta" della clausola di salvaguardia. Questa clausola infatti è pensata per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente. Adottarla come strumento economico-politico in chiave protezionistica o, ancor peggio, propagandistica, è disperante per almeno 3 motivi:

1) si piega la scienza (o suoi sottoprodotti) per supportare posizioni ideologiche (non è una novità, direte voi, ma non per questo, aggiungo io, è meno fastidioso);

2) si induce il cittadino a pensare che esistano rischi che non esistono, ingenerando false paure solo per calcoli politici;

3) si indeboliscono le istituzioni europee (come l'EFSA) che non si piegano a questi giochi, fino ad arrivare a screditarle quando non si allineano.

Però, ne ha fatte di cose questo voto bulgaro!

Come nota a margine, ditemi se per caso avete visto un qualche articolo di giornale che citasse correttamente la clausola di salvaguardia e che evidenziasse la sua non corretta applicazione... se ve ne sono stati, ovviamente!

Piuttosto ho visto che abbondano eruditi commenti di sedicenti liberati (dagli OGM, ovviamente!) che parlano di difesa dell'agricoltura di qualità (e cosa c'entra?) o di bella lezione politica (ovvero nel trasformare il vino in acqua - una clausola per la tutela dei cittadini in uno strumento di marketing politico), e chi più ne ha più ne metta.

Campa legalità, che l'erba cresce!*

*Sì, perchè uno si fa tutta la trafila europea, spende vagonate di € per far approvare la sua varietà OGM e poi cosa ottiene? una serie di moratorie nazionali, basate su prove farlocche che vengono raccolte e presentate con anni di distanza, che gli impediscono di far uscire un solo seme dal suo magazzino. E poi si domandano perchè gli OGM sono in mano alle multinazionali?!?!?!
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