martedì 28 ottobre 2008

Tumori e Suicidi

Mi rendo conto che il titolo odierno non è tra i più allegri, ma senza dubbio è meglio di "Pomodori viola fritti..." che inizialmente mi era sovvenuto e già - grazie a dio - rubatomi da altri. Ma veniamo al dunque: Dramma in 2 atti.


Atto I - 'a pummarola (tumori)

Come molti sapranno, in questi giorni è tornato alla carica il buon prof. Umberto Veronesi che, forte di una pubblicazione scientifica apparsa su Nature Biotechnology cui hanno partecipanto anche alcuni ricercatori dello IEO da lui fondato, ha ribadito che gli OGM fanno bene e che questo nuovo pomodoro viola, rigorosamente OGM, è utile a combattere l'insorgenza dei tumori (e in effetti sembra proprio che sia vero!).


Altro che modificati! Migliorati bisognerebbe chiamarli! aggiunge, sempre veritieramente il prof. - sono stati infatti pensati per essere migliori di ciò che già c'è. La notizia però non fa notizia - la farebbe semmai se riaprissero questa benedetta sperimentazione...

Così come non fanno notizia coloro, come il buon Marcello Saponaro, che rigorosamente da copione si stracciano le vesti usando peraltro gli stessi argomenti che, goliardicamente avemmo modo di irridere qualche mese fa in occasione del lancio dell'antagonista "naturale" del qui presente pomodoro.

A noi sinceramente stanno simpatici entrambi e equanimamente vorremmo chiudere la questione con un sano: "Che vinca il migliore! - o entrambi".

P.S. Un consiglio: leggetevi l'articolo perchè è fatto veramente bene e si capisce cosa vuol dire mettere a punto un nuovo OGM - altro che: "incrociamo e poi vediamo cosa vien fuori!"


Atto II - 47-bis, suicida che parla (suicidi)

In realtà il resto del post vorrei dedicarlo a una cosa che irrita tutti noi a dismisura: lo sfruttamento dei suicidi dei contadini in India a scopi propagandistici (meglio se in chiave anti-OGM), non da ultimo da quella simpatica signorotta che porta il nome di Vandana Shiva e che tanto di frequente viene osannata sui nostri media. Il pretesto ci viene da una recente pubblicazione dell'IFPRI che, ovviamente, nessuno si è curato di divulgare o commentare.

Il titolo è decisamente inequivocabile: "Cotone Bt e agricoltori suicidi in India".

Del tema avemmo già modo di discutere in passato esprimendo il nostro scetticismo sull'ardita correlazione. Ma vediamo cosa ci racconta il qui presente documento...

Il primo dato che balza all'occhio è che il numero di agricoltori suicidi non è decisamente un fenomeno in aumento in India e, in particolare dal 2002, anno di introduzione su larga scala del cotone Bt (OGM), il trend sembra anzi in diminuzione rispetto ai suicidi totali nel paese.


Tutto qui? No, il report ci dice anche che la situazione in India, in fatto di rese del cotone, dopo l'avvento del Bt hanno avuto un vero e proprio booooooom. Occorre tenere presente che l'India, pur coltivando il 25% della superficie mondiale a cotone, ne produceva solo l'11%, meno degli Stati Uniti che ne producevano il 20% con il 15% della superficie. Oggi, anche grazie al Bt l'India ha superato gli Stati Uniti e noi ci permettiamo di dire che la cosa non ci dispiace affatto!

Ok! Altri benefici del Bt? Beh, sì. Secondo tutti gli studi pubblicati il Bt non solo ha aumentato significativamente la resa, ma ha anche ridotto significativamente l'uso di insetticidi (che vorremmo ricordare essere più tossici degli erbicidi!).


E allora, se il cotone Bt (OGM) produce di più e inquina e avvelena di meno come fa ad aumentare il numero dei suicidi? Bella domanda! In effetti, il grafico qui sotto ci mostra una situazione esattamente contraria! Con buona pace di Vandana Shiva e dei sui (com)pari.


Il Take home message?

In sintesi, per citare le conclusioni del lavoro, "gli argomenti a supporto di una correlazione tra suicidi e cotone Bt sono basati su ipotesi e non si dati quantitativi. (...) Nonostante il can-can mediatico di alcune associazioni non vi è alcuna evidenza di una crescita dei suicidi tra gli agricoltori negli ultimi 5 anni. (...) L'aumento degli agricoltori che adottano questa tecnologia in regioni con un alto numero di suicidi indica che in generale gli agricoltori vedono il cotone Bt NON come una causa dei problemi, ma bensi come una delle soluzioni ai loro problemi."

Ribadiamo... con buona pace di Vandana Shiva e di tutti coloro che sono affetti dalla sindrome BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anyone). Buonanotte.


Note a margine (dal testo originale)

"the core of support to the argument that Bt cotton leads to suicide has been based on hypothetical links, not quantitative evidence."

"despite the recent media hype around farmer suicides, fueled by civil society organizations and reaching the highest political spheres in India and elsewhere, there is no evidence in available data of a “resurgence” of farmer suicide in India in the last five years. Yes, farmer suicide is an important and tragic phenomenon, but it still only represents three-quarters of the total number of suicides due to pesticide ingestion in India and less than a fifth of total suicides in India"

"the increasing adoption rate in two suicide-prone states, Andhra Pradesh and Maharashtra, indicates that farmers overall are seeing this technology as one of the solutions to their problem and not a cause of the problem."

"much more federal and state investment could help prevent the 80 percent or more other cases of suicides"

14 commenti:

Marco78 ha detto...

Beh, questa storia dei suicidi in India è una vera bomba. Certo che se fossi la Shiva prenderei una pala e comincerei a scavare.

Lisa ha detto...

premetto che sono una studentessa di biotecnologie...dunque favorevole alle tecniche di "ricombinazione del Dna" quando queste possono condurre a dei miglioramenti della nostra salute.
Non sono contro i pomodori viola anzi è bene che ci siano scoperte di questo genere ma io avrei sicuramente evitato di menzionare in tale articolo " il buon Veronesi".
Non lo stimo affatto come uomo da quando durante una puntata della trasmissione di Fabio Fabio a cui ha partecipato ha affermato che non c'è nessuna correlazione tra tumori e inceneritori. ok..lo so...questo è tutto un'altro argomento...però delle cavolate del genere , un ricercatore oncologico come lui non le dovrebbe dire...
Quando poi ho scoperto che fra le aziende private che sorreggono i suoi progetti c'è anche la Environmental service , che produce inceneritori, mi sono indignata maggiormente...
La scienza non è politica o economia...la Scienza non scende a compromessi...la scienza non vende cavolate in nome dei soldi!
Caro Veronesi datti una regolata

PUSKIN ha detto...

lisa trovi tutta la mia approvazione

Lancillotto ha detto...

Cara Lisa et al., a dire il vero anche noi non condividiamo alcune posizioni (a nostro avviso un po' troppo sopra le righe o superficiali) di Veronesi, magari un giorno ne parleremo anche.

Sul tema specifico però gli va riconosciuto il merito di essersi, ormai da diversi anni, fatto araldo di una opzione possibilista in tema di OGM e di essersi per questo esposto in prima persona guadagnandone in cambio poco più che vagonate di insulti.

http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/11/il-capannello-n4-liberi-battitori.html

Peraltro è stato lui a portare all'attenzione dei media il pomodoro "incriminato" e quindi non poteva non essere citato come fonte della notizia.

Detto ciò un "buon" non si nega a nessuno: nè a Veronesi nè a Saponaro. ;P


@Marco: è sì, credo che ci sia un'intera task force allo scavo in questo momento (magari con anche qualcuno di slow food a dare una mano, chissà).

PUSKIN ha detto...

Ciao lancillotto, ieri ho scritto frettolosamente ed ora vorrei precisare la mia posizione. Come un po tutti qui ho molto a cuore la questione OGM-opinione pubblica e devo ammettere che il buon Veronesi si è dimostrato veramente uno dei pochi "famosi" (passatemi il termine infelice), se non l'unico che si è schierato ufficialmente a favore dei prodotti GM.
Come dice Lisa però, il suddetto non è certamente esente da colpe morali. Tra queste il discorso inceneritori che mi lascia decisamente perplesso anche e soprattutto in relazione al fatto che dove vivo io verrà a breve costruita una di queste strutture. Ma bando alle ciance, si sta parlando di pomodori superpower come direbbero a studio aperto, e quindi cerchiamo di saperne di più! L'articolo da voi pubblicato è come sempre completissimo ma allo stesso tempo accessibile a tutti e quindi complimentissimi! Io però ad esempio, che di pomodori so poco (dopo il Flavr Savr cè il vuoto :D ), vorrei capire se poi questa varietà ingegnerizzata avrà uno sbocco commerciale. Difficile a farsi vista la burocrazia, ma se il buongiorno si vede dal mattino, questo bel pomodoro nero potrebbe essere uno dei primi prodotti GM ad essere accettato veramente dalla società. Ovviamente sono speranze basate sul niente ma vorrei capire l'opinione di chi invece ne sa qualcosa.
Sarebbe poi positivo poter leggere qualcosa sul Sun Black, grandi speranze riposte nella varietà sbagliata? Sembrerebbe così, almeno questo traspare dallo scetticismo di alcuni. Vorrei sapere che ne pensate, io a riguardo so troppo poco per poter esprimere un opinione!

Artù ha detto...

Sugli inceneritori (a Puskin e Lisa)
>Tra queste il discorso inceneritori che
> mi lascia decisamente perplesso
Può benissimo essere che ci sia un legame tra tumori inceneritori, come anche Lisa sembra suggerire, ma qui vi chiediamo di discutere l'evidenza pro o contro.
Se ci fermiamo alle opinioni, ognuno ne ha una, ma come studenti/studiosi non possiamo rinunciare al desiderio di scoprire la verità (poi magari non eiste ancora evidenza a sufficienza oppure è difficile da scoprire), ma quello che chiedo è di non fermarsi sul limitare dell'ovvio e del sentito dire.
Come non esiste correlazione tra pesticidi sintetici e cancro, ma anzi chi mangia tanta frutta e verdura è meno probabile che si becchi un cancro, così potrebbe essere che chi vive vicino agli inceneritori non sperimenta sostanze nocive in dose tale da essere un problema.
Io non lo so e siamo qui proprio per aiutarci ed evitare di condannare o assolvere senza conoscere i fatti.
Per certo so che le emissioni in atmosfera degli attuali inceneritori, sia in termini di polveri sia di gas nocivi (e.g. SO2) sono bassi perchè ci sono tutta una serie di filtri e processi per abbattere gli inquinanti.
Es. secondo una fonte niente morbida con la questione
http://www.ambientebrescia.it/EmissioniInceneritore.pdf
l'inceneritore di Brescia produce 23 mg all'anno di Diossina e 300 t NOx e brucia 0.5 Mt/anno di rifiuti. Tieni conto che quando bruci legna in una stufa produci diossina in quantità inferiori (ma paragonabili) di Diossina.
http://home.scarlet.be/chlorophiles/It/CloroDiInp.html
Qualcuno può aiutarci a capire?
Ciao
Artù

Artù ha detto...

nel post precedente dimenticavo che il paragone nelle emissioni è fatto immagino a parità di peso del combustibile.

per Puskin
>questa varietà ingegnerizzata avrà uno sbocco commerciale?

Cosa possiamo dire? probabilmente ci vorranno molti anni prima che venga dato il permesso e non può stupire la diversità di trattamento rispetto al Sun black perchè le obiezioni che fanno a uno si potrebbero fare pari pari all'altro.

Franco Battaglia ha detto...

Come richiestomi rispondo.
Veronesi ha ragione.

Le preoccupazioni che alcuni manifestano sugli inceneritori dei rifiuti sono comprensibili ma infondate. Per comprendere i possibili effetti sulla salute della popolazione vi sono svariati strumenti d’indagine, tra i quali l’epidemiologia ambientale e, soprattutto, la valutazione del rischio forniscono le risposte più attendibili. E la risposta che consegue all’analisi critica della totalità delle risultanze scientifiche è inequivocabile: in condizioni di corretto funzionamento, gli inceneritori non sono causa di alcun danno alla salute delle popolazioni che vivono vicino ad essi.

Nel caso degli inceneritori, la valutazione del rischio procede attraverso 4 ben definiti step: 1) enumerazione dei potenziali inquinanti dall’inceneritore, 2) stabilire il rapporto quantitativo tra dose e risposta, 3) valutare l’effettiva esposizione a essi, 4) stimare la probabilità che ogni singolo pericolo si tramuti in danno. Particolato, ossido di carbonio, gas acidi (ossidi di azoto, zolfo e acido cloridrico), alcuni metalli (cadmio, piombo, mercurio, cromo, arsenico, berillio), idrocarburi poliaromatici, policlorobifenili, e, soprattutto, diossine e furani praticamente esauriscono la lista; ma deve essere chiaro la natura “potenziale” di questi inquinanti. Essi sono inquinanti, come ben stabilito dal secondo step, e inquinerebbero gravemente l’aria se la combustione dei rifiuti procedesse all’aria aperta; ma non è, questo, il caso di alcun inceneritore, e quelli moderni e correttamente gestiti non liberano alcun inquinante elencato.

Quanto alle indagini del quarto step, è necessario saperne leggere i risultati: affidarli all’interpretazione della popolazione, con la pretesa di coinvolgerla in nome di un malinteso senso della democrazia, è il peggiore danno che si possa fare al funzionamento della società. È quel che si fece con la faccenda elettrosmog, quando bastarono le urla scomposte di comitati stimolati da politici irresponsabili a generare ingiustificati allarmi.

Esistono studi che stabilirono la possibilità di effetti avversi in conseguenza della vicinanza ad inceneritori, ma ne è stata dimostrata l’inconsistenza della relazione causa-effetto. Uno studio del 1984 seguì per 2 anni i residenti di un villaggio francese a 0.2, 1 e 2 km da un inceneritore, e trovò che l’acquisto di medicine per disturbi respiratori diminuiva con la distanza dall’inceneritore; ma lo studio è inservibile, perché non prese in considerazione la possibilità di vari fattori confondenti, come la situazione socioeconomica (che degradava col diminuire della distanza dall’inceneritore). Un altro studio, nel Nord-Carolina, del 1994, registrò maggiori “dichiarazioni” di disturbi respiratori da parte di residenti vicini ad un inceneritore rispetto a residenti lontani da esso; ma alle maggiori dichiarazioni non corrispose un aumento di disturbi effettivamente diagnosticati: i sintomi riportati spontaneamente dai residenti furono attribuiti più all’allarme creato che a effetti sanitari oggettivi. Nel 1992, a Taiwan, 86 bambini residenti vicino ad un inceneritore furono confrontati con 92 bambini non esposti: i primi accusarono più disturbi respiratori dei secondi. Ma lo studio riporta che l’area di residenza dei primi aveva concentrazioni di ossidi di zolfo e azoto da 5 a 10 volte superiore dell’area di residenza dei secondi: l’unica conclusione che si può trarre dallo studio è che un’aria più inquinata induce un aumento di disturbi respiratori, mentre nulla dice sulle responsabilità degli inceneritori. Capisco che al profano riesce difficile accettare queste conclusioni, ma è così che si fa: sennò si rischia di mandare un innocente alla forca a furor di popolo, roba da Far-West.

Bisogna attendere il 1994 per uno studio più attendibile: fu condotto in Australia su 3 gruppi di bambini, 2 gruppi residenti vicino a 2 diversi inceneritori, mentre il terzo gruppo abitava lontano da essi. Le concentrazioni atmosferiche di ossidi di azoto e zolfo, di solfuro d’idrogeno e di ozono erano comparabili nei 3 casi: non si ebbe alcuna differenza di disturbi respiratori tra essi. Analoga risposta si ebbe nel 1995, di nuovo nella Nord-Carolina, in uno studio, durato 3 anni, fra 3 comunità di residenti vicino a 3 inceneritori e 3 comunità di non-esposti: PM10, PM2.5 e vari gas acidi avevano comparabile concentrazione in tutti i casi e, di nuovo, non fu evidenziato alcun aumento d’incidenza di vari disturbi respiratori.

Nel 1992 fu esaminato un caso di cluster di tumori al laringe e ai polmoni in residenti vicino un inceneritore a Lancashire, in Gran Bretagna. In conseguenza del caso, furono studiate le popolazioni residenti fino a 3 km e fra 3 e 10 km da 10 diversi inceneritori simili a quello di Lancashire: i risultati fecero concludere che, qualunque essa fosse, la causa del cluster di tumori a Lancashire non andava cercata nell’inceneritore. Un altro studio, veramente vasto, eseguito su una popolazione 14 milioni individui più o meno distanti da 72 inceneritori in Gran Bretagna, ha portato alle stesse conclusioni: gli inceneritori, se fatti operare correttamente, non sono di alcun pericolo per la salute dei residenti vicino ad essi.

Dobbiamo accettare il fatto che tutti noi produciamo rifiuti, ed è nostra responsabilità gestire il loro smaltimento in modo rapido, economico, e sicuro per la salute e per l’ambiente: quello dell’incenerimento, accoppiato alla produzione d’energia, è il migliore di tutti i possibili modi. I peggiori – quanto a economicità e sicurezza - sono l’uso delle discariche e il riciclo dei rifiuti: forse è per questo che le associazioni ambientaliste non vogliono i termovalorizzatori e preferiscono il riciclo.

Franco Battaglia
Docente di Chimica dell’Ambiente
Università di Modena

Thomas Morton ha detto...

Bravissimi. Su Vandana Shiva:

http://alberodimaggio.blogspot.com/2008/09/feticci-vandana-shiva.html

Ciao

PUSKIN ha detto...

Ammetto che mi è difficile ACCETTARE questi dati, ciononostante vedrò di informarmi personalmente e di farmi un idea meno dettata dal generalismo (sugli inceneritori)

nicolap ha detto...

"Dobbiamo accettare il fatto che tutti noi produciamo rifiuti"

Piuttosto superficiale come affermazione; allora potrei dire "Dobbiamo accettare il fatto che l'uomo è un predatore e quindi uccide i suoi concorrenti alla preda"

Qualità e quantità no eh?

Lancillotto ha detto...

Beh, diciamo che se puoi trattenerti dall'uccidere una persona, più difficile è il riuscire a trattenere altri bisogni fisiologici.

Poi è verissimo che si può discutere di quantità e qualità di questi "rifiuti".

giacomosmile ha detto...

Il problema non è solo se è o no dannoso per l'uomo ma quanto gli OGM siano dannosi per l'ambiente

I rischi del super-parassita OGM - 08 feb. 2008 - Campagna OGM
Uno studio - pubblicato su Nature Biotechnology - dimostra che un parassita del cotone, il lepidottero Helicoverpa Zea, ha sviluppato la resistenza alle piante che sono state geneticamente modificate per uccidere gli insetti della sua specie.
Nelle piantagioni di cotone OGM in Mississippi e Arkansas ora gli agricoltori sono costretti a fare maggior ricorso agli antiparassitari. Un pericolo che Greenpeace aveva denunciato in un rapporto del 2004.

Le piante OGM che dovrebbero risultare resistenti agli insetti contengono di solito una versione sintetica della tossina Bt presente in natura. La costante esposizione alle tossine Bt, prodotte dalle piante OGM, rende i parassiti resistenti ai loro effetti, favorendo la sopravvivenza di insetti nocivi che dimostrano immunità genetica al Bt.

Col passare del tempo, tutto ciò può portare alla proliferazione di individui resistenti fino al punto in cui il Bt non servirà più contro la maggior parte degli insetti nocivi.
Nella sua forma naturale, il Bt è stato utilizzato fin dagli anni '50, nell'agricoltura biologica e sostenibile per eliminare insetti nocivi, senza danneggiare insetti non-target o altre forme di vita. Al contrario le tossine Bt prodotte da colture resistenti agli insetti - fra cui il mais OGM della Monsanto - hanno dimostrato di essere molto nocive per altri utili insetti predatori.
La stessa sorte potrebbe toccare presto anche ad altre colture. Proprio a causa dei rischi di diversa natura legati a questi organismi il governo francese ha deciso di vietare la coltivazione del mais transgenico della Monsanto MON810.

Inoltre gli OGM producono semi sterili il che significa che gli agricoltori dipenderanno sempre dalle multinazionali che avranno in mano il potere di decidere i prezzi dell'agricoltura, cosa coltivare, in che misura, quando mangeremo una cosa e quando un'altra.

La ricerca in senso lato è un bene ma attenzione all'uso che ne fanno in larga scala.... davvero credete che alle multinazionali stia a cuore la fame nel mondo? ma per favore.... con tutta la sovraproduzione che ci sta nei nostri paesi occidentalizzati sfameremmo già il resto del mondo e invece sapete che ci facciamo con il cibo in più? lo bruciamo o lo diamo agli animali per poi avere una sovrapproduzione anche di carne.... al giorno, solo in italia, si buttano via tonnellate di carne perchè avanza!
Quindi smettiamola con la boiata della fame nel mondo e cerchiamo di utilizzare al meglio ciò che la natura già ci da..... la natura è piena di alimenti antitumorali e un'alimentazione sana basterebbe... inutile mangiarci le merendine e gli snack e le patatine fritte e poi inventarsi il pomodoro viola!

Artù ha detto...

< Il problema non è solo se è o no dannoso per l'uomo ma quanto gli OGM siano dannosi per l'ambiente >
Vero, ma devi sempre fare il paragone con la vita reale e nei casi specifici. Cioè, per tradurre la tua domanda, quanto il cotone Bt (o il mais Bt o il riso Bt) è dannoso rispetto ai trattamenti pesticidi sulla stessa coltura convenzionale?
L'evidenza ci dice che le colture Bt sono meglio per l'ambiente. Giusto per citare un paper riassuntivo:
http://www.plosone.org/article/info:doi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0002118
Dalle conclusioni: "insecticde effects were much larger than those of Bt crops"

< Nella sua forma naturale, il Bt è stato utilizzato fin dagli anni '50, nell'agricoltura biologica e sostenibile per eliminare insetti nocivi, senza danneggiare insetti non-target o altre forme di vita.>
Scusa puoi darci un buon motivo (una pubblicazione, un report, uno straccio di evidenza...) per credere a quanto scrivi? Tendenzialmente direi che il Bt "naturale" (che non sarà poi tanto naturale...) siccome non è confinato alla coltura, ma viene spruzzato, finirà per colpire più organismi che non la proteina Bt confinata nella coltura.

< Inoltre gli OGM producono semi sterili il che significa che gli agricoltori... >
Ma scusami, sai farmi l'esempio di un (dico uno) OGM sul mercato che è sterile?
Inizia magari a leggere qui:
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/12/gli-ogm-non-sono-sterili-passando-da-vandana-shiva-e-veltroni-a-nanni-moretti/comment-page-2/
o qui
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2009/03/lavvocato-del-diavolo.html
o ancora o questo stesso post dove hai aggiunto i tuoi commenti...
poi ne riparliamo.

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