domenica 27 luglio 2008

Il gioco si fa duro... e qualcuno lo sa.

L'estate è iniziata e con la calura cala anche l'attenzione su un tema interessante più per le sue implicazioni socio-politiche che per la nostra quotidianità (non possiamo e non potremmo fare a meno degli OGM, che piaccia o no).

Se tutto tace però non significa che sotto sotto qualcosa si muova, anzi. Sotto la superficie si stanno preparando le grandi manovre per la ripresa di stagione. In particolare ci sono due segnali che preludono a non trascurabili cambi di rotta per la prossima stagione.


I perchè del probabile cambio di rotta

Tutto nasce dalla drammatica situazione in cui si è ficcata l'Europa che, a causa della sua intricatissima selva normativa per le autorizzazioni, si è trovata a vivere il paradosso di dover rifiutare le derrate di cui ha bisogno per la presenza di tracce di OGM non ancora autorizzati dovendo ripiegare su altri fornitori, ma a costi altissimi.


Sempre a causa della sua intricatissima selva normativa si è pure beccata un pesante contenzioso in WTO che l'ha vista perdente e con il quale sta cercando di fare i conti prima che partano le sanzioni. A dire il vero tutto il problema si risolverebbe facilmente, a patto che la politica (dei nazionalismi e del "io sono contro gli OGM senza se e senza ma") faccia un passo indietro e prima di prendere decisioni "avventate" ascoltasse i pareri che le giungono da coloro che si è scelta come consiglieri, Altrimenti a cosa servono?

Comunque si sà... chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Le contromisure in ebollizzione (a fuoco molto lento)

Innanzitutto pare che l'Europa, stando ad un documento interno della DG Health, si appresti ad abbandonare il porto tempestoso della Tolleranza Zero (*) i cui effetti disastrosi abbiamo potuto ammirare anche in Italia nel 2003 quando il Governatore del Piemonte Ghigo (senza se e senza ma, appunto) fece dstruggere 180 ettari di mais NON OGM per tracce più o meno dello 0,1% di OGM. L'analisi della Regione Lombardia in questo senso è illuminante.

Pare inoltre che Barroso abbia chiesto a ogni governo nazionale di indicare un negoziatore unico sul tema OGM, in modo tale da discutere con un unico interlocutore per ogni paese le vie di uscita dal contenzioso WTO. Vedremo chi indicherà l'Italia.


La controffensiva delle società (civile ed economica)

Nel frattanto i grandi danneggiati da questa politica attendista e inconcludente (e pertanto penalizzante) cominciano a perdere la pazienza e a chiedere il conto. Ed ecco che BASF porta l'EU in tribunale per la sua amflora ancora ferma al palo impantanata nel processo autorizzativo.

Non è da meno un agricoltore tedesco, Christoph Plass di Liebenwalde, che ha sporto denuncia contro il distretto di Brandeburgo, in quanto ritiene che gli 800 metri impostigli come distanza di sicurezza da aree naturalistiche sia eccessiva e vada contro il suo diritto di scegliere cosa coltivare. Certo che, se in Spagna bastano 25 metri (andrebbero bene anche i 50 o magari i 250... ma 800???), come dargli torto?

A loro auguriamo miglior fortuna della nostra Futuragra, del cui ricorso il TAR del Lazio se ne è lavato le mani.


Note a margine

* Sembrerà poco passare da 0 a 0,1%, ma vorremmo ricordare che tra 0 e 0,1 stanno infiniti numeri. E non è poco togliere dalla graticola della gente che non sa se gli rifiutano un prodotto o gli distruggono un campo per traccie dello 0,02% di OGM.

martedì 17 giugno 2008

Svizzero? No, Vandalo

Per distoglierci dalla depressione nazionale in materia di ricerca, oggi abbiamo pensato di dare uno sguardo alla "vicina Svizzera", dove non sono messi molto meglio di noi in materia di ogm. Nonostante la moratoria, però, almeno non tutto è fermo e alcuni scienziati universitari sono riusciti addirittura a fare un esperimento in campo con degli ogm...

...potevano forse avere vita facile?? Certo che no...


Il fatto

Sono le 7.30 del 13 giugno alla stazione sperimentale Agroscope Reckenholz-Tänikon ART nei pressi di Zurigo. Un gruppo di 35 volonterosi attivisti in vena di salvare il mondo hanno la brillante pensata di introdursi illegalmente in un campo adibito alla sperimentazione confinata di frumento geneticamente modificato e di distruggerlo in parte. A rendere pubblico l'accaduto è proprio l'istituto di ricerca in un comunicato stampa.


L'antefatto

Che ci sarà mai di tanto pericoloso in un campo di frumento da giustificare azioni vandaliche e intimidatorie di questo tipo da parte dei soliti ferventi oppositori degli ogm? Vediamo di capire...

L'esperimento è (o forse era meglio dire era) totalmente finanziato con fondi pubblici e portato avanti da istituzioni pubbliche svizzere (università e centri di ricerca federali - insomma soldi dei cittadini) nell'ambito di un più ampio progetto di ricerca finanziato con 12 milioni di franchi svizzeri sull'utilità e i rischi delle piante geneticamente modificate.

E' come se il governo italiano dicesse: "Spenderemo 6,2 M€ dei vostri soldi per capire una volta per tutte se gli ogm sono un problema o no. Così la smettiamo di farci tante paranoie e potremmo dire un vero no o un vero sì a questa tecnologia"... e poi arrivasse della gente a distruggere tutto (mandando in fumo i vostri 6,2 M€) IMPEDENDOVI di capire se gli ogm sono una risorsa o un problema. (a dire il vero voi avete già speso 6,2 M€ per questo... con risultati che è meglio dimenticare - a noi a quanto pare non servono gli attivisti per buttare via soldi sugli ogm).

In questo caso, ad uscire dal laboratorio per un timido esperimento di campo è un frumento geneticamente modificato per essere resistente ad un fungo (oidio) che provoca una malattia della pianta chiamata "mal bianco". Una malattia tra l'altro molto diffusa non solo nel frumento, ma anche in altre piante come la vite e che, in agricoltura biologica, viene curata con abbondante uso di polisolfuro di calcio... non esattamente acqua di rose (sempre che l'acqua di rose in certe dosi non faccia male anche lei... è la dose che fà il veleno... a riguardo leggetevi questo bellissimo articolo di Ames, il padre del test della salmonella).


L'apologia del "reato"

Come hanno giustificato l'irruzione e la distruzione illegale di questo campo sperimentale?

Greenpeace sostiene che "è vergognoso destinare fondi pubblici alla ricerca di varietà genetiche resistenti ai funghi, di cui una moderna agricoltura ecologica non ha affatto bisogno"...

Sarà anche vero (dubitiamo), ma può una divergenza di opinioni su un tema come questo giustificare un'azione vandalica illegale rivolta contro il legale lavoro di ricercatori che non stavano facendo altro che coltivare frumento (non pare, soprattutto di questi tempi, un crimine contro l'umanità, no?)

...secondo Greenpeace tale veemenza è giustificata dal fatto che "i geni di resistenza all'oidio, la cui ubicazione esatta nel genoma del grano non è nemmeno conosciuta, possono teoricamente uccidere altri funghi o organismi utili del suolo". Quindi ergendosi in difesa del fungo teoricamente minacciato dai progressi della scienza e del non meglio specificato organismo utile del suolo a rischio di estinzione ha apologeticamente giustificato il "misfatto". (per inciso andrebbe ricordato a GP che gli esperimenti in campo aperto servono proprio a valutare anche questo tipo di interazioni).


In conclusione

Prendendo atto che gli anti-ogm (ed in genere a molto altro ancora) non sono capaci di cambiare idea per definizione (cosa peraltro lecita), dobbiamo registrare che non sono capaci nemmeno di cambiare i loro metodi (che leciti a noi non sempre paiono), e che non abbiano ancora imparato nulla da situazioni anche tragiche, come il suicidio, meno di un anno fa', di un contadino francese esasperato dalle continue pressioni dei cugini d'oltralpe di Capanna&co.


Nota a margine

Da quando abbiamo cominciato a scrivere questo post, i cugini d'oltralpe del Nostro hanno fatto il grande salto di qualità. Oggi infatti non si limitano più a distruggere i campi sperimentali, ma si sostituiscono alla forza pubblica andando a controllare cosa coltivano i contadini francesi.

Se, per caso, a qualcuno era avanzato un sacco di seme ogm dall'annata precedente (in cui era legale) e decide di seminarlo in questa (in cui è "politicamente illegale") cosa fanno i nostri eroi...
lo denunciano!!! perchè loro difendono e tutelano gli agricoltori!!! (infatti decidono per loro cosa possono scegliere di coltivare e li tengono sempre sotto stretta sorveglianza per evitare che, per sbaglio, perdano la retta via!!! che bella vita, con dei difensori così!!!)

Complimenti!!!
Ma questo non era il tanto disprezzato metodo intimidatorio delle multinazionali?


Se non altro, nel caso Schmeiser, Monsanto non ha messo piede nel campo dell'agricolo se non dopo un'autorizzazione del tribunale, qui, visto che loro sono i buoni ed il fine giustifica i mezzi, sono bellamente entrati nel campo e via! Se poi trovano qualcosa meglio, altrimenti amici come prima...

Insomma state tranquilli, ma sappiate che domani, i buoni, potrebbero entrarvi in casa, magari finchè siete al lavoro o in vacanza, così, tanto per verificare che non abbiate una coltivazione non "registrata" di rose blu sul balcone... per l'effrazione non preoccupatevi, come ben sapete, è a fin di bene e a vostra completa tutela (smile!).

Insomma, occhio ai "buoni" (a far che cosa non si sà).

mercoledì 4 giugno 2008

Divergere, Divergere, Divergere

Sebbene il fronte politico dei "positivi" pare allargarsi, non è che al momento si nutrano grandi speranze... anche perchè pare che (in generale) il livello del dibattito ultimamente stia dando i primi sintomi del coma etilico...

Mentre ci deprimevamo abbiamo però trovato un dato interessante nella rete. Un dato che probabilmente non molti conoscono (anche perchè con gli OGM non ha nulla a che fare) ma che mette in luce alcune dinamiche molto interessanti.

Per chi ci capisse poco sappia che in blu c'è quanto porta a casa l'agricolo, in rosso la GDO.


Cosa significano queste 2 quasi rette decisamente divergenti?

Beh, lo facciamo dire direttamente ai produttori del grafico, il CLAL, una équipe che annovera esperti del settore Lattiero-Caseario e che opera dal 1962:

"Il prezzo finale di un prodotto remunera l'intera rete di filiera e le prestazioni operate ad ogni livello intermedio.
  • Il Produttore agricolo italiano ha, nel tempo, sempre più potenziato la qualità del latte, investendo sia nella selezione genetica del bestiame, sia nella ricerca dell'alimentazione più appropriata, sia nella gestione complessiva della stalla, volta ad assicurare il benessere agli animali e a garantire condizioni igienico sanitarie ottimali.
  • L'Azienda trasformatrice ha preso in carico la qualità prodotta alla stalla e ne ha curato il trattamento termico, il confezionamento, la logistica di consegna, procedendo secondo un criterio di ampliamento capillare della sua presenza sul territorio nazionale, la promozione dell'immagine di qualità. Ha provveduto, inoltre, a ritirare il prodotto prossimo alla scadenza (i resi), al fine di salvaguardare la freschezza come valore aggiunto della qualità.
    L'Azienda trasformatrice ha trasformato il latte da "oggetto di consumo" indifferenziato in "bene di servizio" rispondente a bisogni diversi.
  • La Grande Distribuzione, ultimo anello aggiunto nella filiera, ha sostituito gran parte dei piccoli punti commerciali prima esistenti, predisponendo la diffusione generalizzata del prodotto, con una ricarica consistente dei prezzi al consumo.
Alla luce dei ruoli sopra delineati, il grafico pone con evidenza la questione del divario dei prezzi, generata soprattutto dai cambiamenti avvenuti nella tipologia della vendita."



Dobbiamo ammettere che apprendiamo con interesse ed un certo piacere il fatto che da mungere non ci sono solo le vacche... ed ecco poi spiegata l'avversione verso l'OGM, se ci tengono OGM-free produciamo di più (per loro si intende!).

Grazie GDO, che pensi sempre a noi!

mercoledì 28 maggio 2008

Esperto sì, esperto no... la terra dei cachi...

Riprendiamo ad occuparci della lista di esperti stilata dall’ex ministro De Castro per dare credibilità all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare (che comunque è ancora nel limbo anche per quanto riguarda le reali motivazioni che hanno portato a costituirla).

Scuriosando, come nostra abitudine, su Internet abbiamo trovato cose interessanti, dopo l'ormai celeberrimo Rotilio, anche riguardo tal Gianni Tamino.

Dato dunque che ci chiedevamo “...quanti di questi personaggi vantino competenze o esperienza in quanto a cibi, nutrizione o [...] OGM”, adesso possiamo arricchire la nostra sapienza anche rispetto ad un’altro membro della Commissione. Teniamo comunque a far presente che non ha nulla, almeno per nostra conoscenza, a che fare con Mozart e il flauto magico.


L'uomo

Gianni Tamino è assistente ordinario dell’Università di Padova, ex-deputato ed ex-europarlamentare per il partito dei Verdi.
E’ quanto salta fuori dal suo curriculum visibile sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, SSNV.
Il curriculum, presumibilmente stilato da Tamino stesso essendo egli membro della SSNV (che sembra più il codice di una nave che di una "società scientifica"), recita: “Ha svolto ricerche sugli aspetti fisici e molecolari del flusso d'informazione genetica, sugli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti am
bientali e, più recentemente, sui rischi biologici dei processi e dei prodotti frutto delle moderne biotecnologie e dei campi elettromagnetici (CEM).” - oltre ad aver affrontato i processi legati alla termovalorizzazione dei rifiuti e i principali problemi condominiali.

Insomma, stupisce l’ecletticità del Nostro. Non è da poco essere esperti di tutte 'ste cose, e lo diciamo sinceramente, perchè oggi l’eccessiva specializzazione della ricerca, anche se necessaria, impedisce la formazione di scienziati “ad ampio spettro” capaci di una visione complessiva.

Dunque, impressionati da tutte queste ricerche svolte dal T., ci saremmo aspettati una profusione di articoli scientifici, interventi "pesati" e "pesanti" sulle principali riviste di settore, ecc, ecc...

...e quindi noi, a testa bassa, come prassi vuole(*) si è fatta una ricerca sul database Public Medline, che raccoglie gli articoli pubblicati dalle principali riviste scientifiche, che interrogato con “Tamino G.” ne ha trovati 4, Google scholar non ha fatto meglio (dopo i primi 4 va a farfalle).

Stando dunque agli archivi parrebbe che il nostro ricercatore dal 1983 avrà pure svolto molte ricerche, ma o non ha voluto renderle pubbliche o i loro risultati
non sono stati considerati degni (dai peer reviewer) di essere pubblicati su di una rivista scientifica.

Ma forse ci siamo sbagliati, forse pubblica da qualche altra parte...

Caparbi come siamo, riproviamo questa volta con “Publish or Perish”, un software diabolico che indica non solo le pubblicazioni, ma anche quanto queste vengono citate, nella speranza che salti fuori qualcosa di nuovo.

Niente da fare, anzi, le cose si fanno ancor più deprimenti... è vero, emergono gli atti ad un congresso del 1980, un paio di libri, uno anche con la Pratesi, e un paio di pubblicazioni sul Bollettino Zootecnico (sullo spiaggiamento di una balenottera, ma dato l'anno, il 1953, supponiamo non si tratti del nostro che allora ne aveva solo 6)... un totale di 10 pubblicazioni, l'ultima scientifica nel 1983, una media di citazioni ogni anno inferiore a 3. Le sue pubblicazioni successive al 1983 sono state citate da altri ricercatori del settore 5 volte (in 25 anni fanno 1 ogni 5 anni).

Tanto per capirci, Veronesi, sì l'Umberto (che non fa parte dell'Agenzia), in circa 50 anni di attività ha collezionato 900 pubblicazioni e una media di citazioni per anno di 162, un suo articolo del 2002 viene ancora citato più di 100 volte l'anno e nei primi 6 mesi del 2008 ne ha già pubblicati 10 (tanti quanti Tamino in 30 anni).

A dirla tutta, anche coloro di noi che già pubblicano stanno meglio piazzandosi ben al di sopra delle 3 citazioni per anno (e con la speranza pure che le nostre siano tuttora in crescita).

In sintesi, il nostro assistente non dimostra granchè in quanto a
competenze nel settore dell’alimentazione, anzi, sarebbe più corretto dire che non gli viene riconosciuta dal settore, visto che a quanto pare lui se ne riconosce un bel po'. Cosa dite? Sarà che a farlo sentire un esperto è bastato l'aver scritto un libro sugli OGM?

Sarà, ma consentiteci una domanda spassionata: voi dareste la salute dei vostri figli (o anche solo la vostra auto da riparare) in mano ad uno che negli ultimi 30 anni pare aver fatto più politica che ricerca?

A noi personalmente piacerebbe che l'Agenzia si occupasse di sicurezza alimentare (quella vera). Lasciasse fare la politica a quei 1.000 nostri dipendenti che stanno a Roma e cominciasse il suo lavoro in bellezza assicurando i cittadini che lì ci sono degli esperti (veri!) e non dei pifferai (più o meno magici)...

Se poi sia possibile divenire esperti per meriti o militanza politica, lasciamo ai lettori l’ardua sentenza...


La lista delle pubblicazioni (quelle scientifiche) di Tamino:

Bianchi et al (1983) Mutat Res. Vol 117 pp279-300.

Levis et al., (1978) Cytotoxic effects of hexavalent and trivalent chromium on mammalian cells in vitro. Br J Cancer. Vol. 37, pp386-96

Tamino et al., (1981) Effects of the trivalent and hexavalent chromium on the physicochemical properties of mammalian cell nucleic acids and synthetic polynucleotides. Chem Biol Interact. Vol. 37 pp309-19.

Bianchi et al., (1980) Mechanisms of chromium toxicity in mammalian cell cultures. Toxicology. Vol. 17 pp219-24.


(*) il numero di pubblicazioni, il prestigio delle riviste su cui pubblica e il numero di volte in cui i suoi articoli vengono citati da parte di altri scienziati sono indici della bontà di un ricercatore.

sabato 24 maggio 2008

Ipse dixit (n.5)

"Farming looks mighty easy when your plow is a pencil and you're a
thousand miles from the corn field."

mercoledì 14 maggio 2008

Attenti a quei 2!

Sappiamo, sappiamo: la domanda che tutti si pongono è se questa è la volta buona in cui si riuscirà a riaprire, dopo il nucleare, anche la sperimentazione sugli OGM.

Beh, non temete siamo in una botte di ferro... (poco importa che sia piena di chiodi e stia rotolando giù per una china!).

Nei sondaggi la prima cosa che ci si chiedeva era chi fosse questo Luca Zaia (neoministro all'agricoltura) e, soprattutto, quali fossero le sue idee in merito ad OGM e dintorni. Sempre nella speranza di riuscire a sfatare il mito per il quale: non esiste limite al peggio!

Ahinoi la domanda era però malposta... perchè i guai, esattamente come i carabinieri, vanno sempre in coppia.
Sì perchè non è solo da Zaia che ci si dovrà guardare, ma anche dalla sua "consorte" - in politica si intende - all'ambiente tal Sig.ra Prestigiacomo. Ma andiamo per gradi.


Lui

Su Luca Zaia si sà poco, ma dopo qualche equilibrata dichiarazione rilasciata al Corriere è venuto fuori l'animo celodurista: "La mia posizione sugli OGM è quella della Lega: Contraria".
Come se non bastasse, a Decanter, nella puntata del 20/5, non pago di essere già stato abbastanza qualunquista nel sostenere che insomma bisogna essere prudenti perchè l'80% degli italiani non li vogliono (a quando il 200%?)...


...e poi bisogna tutelare prima di tutto la salute dei cittadini (ma da chi si è documentato, da Coldiretti e Pecoraro?), beh, non pago di ciò, ha avuto il coraggio di sostenere che manca la ricerca libera e che bisogna ancora fare ricerca vera e non quella in mano alle multinazionali!

Signor Ministro, ci perdoni, ma quei 6.2 M€ spesi dal suo Ministero per insabbiare poi i dati favorevoli agli OGM cos'erano? Sì, forse libera non è proprio il termine giusto, ci rendiamo conto, però un minimo di conoscenza della materia dovrebbe essere d'obbligo... *

Certo poi che, se come indicano certe voci di corridoio, terrà stretto al
suo fianco proprio coloro che hanno promosso presso i precedenti ministri le politiche anti-OGM, non ci sentiamo affatto rassicurati.


Lei

Ci eravamo, a torto, quasi dimenticati di lei. Questo non va bene e così, quasi per punizione, la nostra neoministra cosa ti fa? Ti firma il Patto per l'Ambiente di Legambiente (prima delle elezioni) dissociandosi solo sul nucleare. Il lungimirante ed accorto patto recita tra le varie cose da salotto bene:

Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM

Impegno per un forte rilancio dell'agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall'8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande p
artecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione "Liberi da Ogm", chiediamo infine un impegno a contrastare l'introduzione di organismi geneticamente modificati nell'agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.

La (ormai ex)ragazza non scherza e (in barba alla scienza e alla "ragion" anche politica) non paga di ciò si è pure tenuta tutto l'entourage di Pecoraro al Ministero dell'Ambiente. Che ne dite, c'è da dormirci sonni tranquilli?

Insomma
...
* Una cosa buffa durante la decisamente mediocre trasmissione Decanter era che tra i vari salamelecchi tra Zaia e De Castro l'uomo lucido e, quasi, informato ed aperto era proprio De Castro che ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior ministro (mancato) degli ultimi 15 anni... come si suol dire "si dà il pane a chi non ha denti".

sabato 10 maggio 2008

Rischio zero e piccolo sondaggio

Qualcuno di voi conosce forse un posto più sicuro di questo?*
Nel frattanto cogliamo l'occasione per lanciare 2 nuovi sondaggini: uno sul nuovo ministro dell'agricoltura Luca Zaia (Lega) ed uno sulla riapertura (?) della sperimentazione sugli OGM in Italia.

Buon voto!



*Questo anche alla luce di quanto si discuteva nel precedente post riguardo ai "possibili" rischi legati all'innovazione agricola.

mercoledì 7 maggio 2008

A che ora è la fine del mondo?

No, non nel senso di fine: THE END. (per questo vi rimandiamo QUI), ma nel senso di fine: ho finito lo zucchero! o, nel nostro caso, la terra coltivabile del pianeta!).

La spinosa questione, ricorderete, ce la ponevamo giusto un post fa confrontandoci sulle opinabili scelte di marketing di Benetton. Sebbene il messaggio fosse chiaro (se si vuole fare il 100% di biologico si devono coltivare anche le Alpi e addio biodiversità naturale), altrettanto non lo era la sua rappresentazione. Ora vorremmo porre rimedio a questa manchevolezza!*

Legenda sintetica

Oggi si coltivano circa 1,5 miliardi di ettari a livello mondiale. Per produrre le medesime quantità di prodotti agricoli (non solo cibo!) senza l'uso della chimica (o degli OGM), ne servirebbero 4 miliardi, il che tradotto in termini planetari vorrebbe dire mangiarci praticamente tutte le praterie. Qualora si facesse una proiezione sulla richiesta di beni agricoli da parte di una popolazione mondiale, al 2025, di 8 miliardi di persone i miliardi di ettari salirebbero a 6. Con buona pace anche delle foreste.

Il tutto in barba alla sostenibilità ambientale (e a molte altre cose).**


Note a margine

Cogliamo l'occasione per segnalare che l'Austria si è presa una sonora tranvata nei denti per aver iniquamente invocato la clausola di salvaguardia nei confronti di 2 mais OGM autorizzati in Europa (non ha infatti presentato dati scientifici a supporto di una loro pericolosità). Verrebbe da dire meglio tardi che mai, visto che il provvedimento austriaco risale al 1999 ed il parere dell'EFSA al 2004!



*Ringraziamo un nostro affezionato lettore che ci ha tolto dall'imbarazzo.

**Qualcuno ama notare che l'alternativa è far fuori alcuni miliardi di persone. A questo va aggiunto il fatto che, perchè sia produttiva
la terra coltivata senza chimica, è opportuno irrorarla adeguamentamente con idonei liquami per produrre i quali serve altra terra! Sarà sostenibile? Ai posteri, se ci saranno, l'ardua sentenza.

mercoledì 23 aprile 2008

That's Business (Politically Correct Certified)

Cogliamo l'occasione che ci arriva succulenta dal nostro "imbattimento" nel seguente (e per noi anche interessante) volantino...
...per affrontare un tema a nostro avviso largamente sottostimato: il rapporto causa/effetto.


Denaro "sporco"

Pare che questa (non nuova) idea dei vestiti bio sia l'ultima frontiera del marketing policamente corretto. Fa belli e magari vende anche bene.

Come funziona? Semplice! E' una forma di riciclaggio. Infatti tu converti le tue banconote "OGM" in indumenti "eticamente puliti" in quanto certificati non OGM. Nel mentre della transazione, è vero, ti senti un po' più leggero, e magari un po' fesso, ma alla fine la vera domanda che ti assilla è: se metto in tasca il resto mi si contamina il vestito o esiste una soglia di tolleranza (5€? 9,99€ purche sia una presenza accidentale?)?


Causa ---> Effetto

Aldilà degli scherzi, forse è il caso, una volta tanto, di domandarsi quale effetto hanno queste (contorte e un po' mielose) politiche di marketing sul nostro piccolo mondo - e su chi lo abita, a parte il cercare di aumentare i profitti delle aziende che le applicano.

Si diceva causa/effetto. Uno dei principi base che regola il nostro viver (più o meno) civile è che esiste sempre una relazione tra ciò che uno fa e gli esiti che ne ottiene (o almeno così dovrebbe essere).

Beh, per quanto riguarda il nostro amato orticello, rigorosamente OGM, le cose non stanno molto diversamente. Interroghiamoci dunque sui possibili risultati che potrebbe avere la politica di marketing adottata da Benetton.


(De)Filati

Torniamo quindi al nostro volantino e vediamo cosa implica la scelta "ORGANIC" per Benetton.

Questo, a detta loro, favorirebbe comportamenti più rispettosi dell'uomo e dell'ambiente. Seppur non entrino poi tanto nel merito della questione (quasi fosse ormai un dato di fatto che le cose stian così). Ma per quello, come al solito c'è BBB!


Cotone sì, ma come?

Per l'Italia va detto innanzitutto che di questioni da approfondire non ce ne sono. Di cotone non se ne fa. Non esiste un solo capo di abbigliamento italiano fatto con cotone italiano. PUNTO.

Il problema sta semmai dove lo fanno: soprattutto India, Cina e Brasile. E là se ne fa parecchio. Chissà però perchè in quei posti il cotone biologico rappresenta all'incirca l'1% del totale? Secondo voi c'è un motivo?

Sarà che ci sono molti insettini affamati che fanno perdere gran parte del raccolto (20/60%) e ne compromettono la qualità?

Sarà che la resa per ettaro si abbassa di molto?(*)

Eppure, in questo contesto di difficoltà a fare a meno della chimica (il 25% degli agrochimici mondiali vengono usati per il cotone), gli OGM ed in particolare il cotone Bt rappresentano oggi circa la metà (43%) della produzione mondiale. Ed hanno conquistato questa posizione in meno di 10 anni. Insomma, perchè il cotone OGM, a differenza del "biologico", piace agli agricoltori?

Sarà per il fatto che i dati raccolti dimostrano che hanno rese maggiori, usando meno insetticidi, avvelenando di meno chi li usa, assicurando un raccolto contro gli insetti infestanti e a fine stagione anche quale rupia in più per mandare i figli a scuola o allargare la propria casa?


Question time

Tutto questo, a quanto pare però ai Benetton (e a chi ragiona come loro) non interessa... visto che, per ragioni di business, impediscono ai loro fornitori di usare questa innovazione tecnologica che ha dimostrato di poter migliorare significativamente la loro vita e ridurre allo stesso tempo l'impatto ambientale di questa coltura.
Loro dopotutto comprano la merce sul mercato e se l'annata al povero agricoltore bio va storta nemmeno se ne accorgono.

Ma ecco, appunto, qui nasce spontanea la prima domanda: Benetton, che fa vestiti carini, ma non è una griffe da 1.000 € a calzino, come fa a reperire cotone biologico di alta qualità a prezzi popolari, considerando la dimensione ridicola della produzione globale, la bassa qualità media del prodotto ed i costi operativi più elevati per la gestione di campo?

E, seconda domanda, forse più importante. Che impatto avrà su scala globale la promozione che queste aziende fanno di una agricoltura a bassa produttività? Se il cotone biologico produce in media un 40% in meno del convenzionale questo significa che per produrre la stessa quantità di filato avremo bisogno del 40% in più di terra. Da dove la prendiamo?



Le possibilità sono solo 2, o si intaccano sistemi ancora vergini, o si convertono terreni dedicati a staple crop (riso, grano) a cash crop(**) (cotone - per non parlare dell'uso di colture alimentari per produrre energia). La mappa ci dice che mettere nuove terre a coltura è un suicidio ambientale (finimo del tutto la foresta amazzonica? devastiamo il Sahara? coltiviamo le Alpi?)...

...Benetton però che ne pensa? (***)
Insomma, mica balle!


Note a margine

* Argentina saw a 30 to 35 per cent decrease in yield in the area which converted to organic... In India it was 35 to 40 per cent and Turkey 30 to 40 per cent.

** Questo fenomeno è una delle cause della crisi alimentare oggi in corso.

*** Benetton nella sua CSR ha dei progetti molto carini di microcredito (il tutto a beneficio della stampa - in questo caso sappiamo che la massima evangelica - la tua destra non sappia cosa fa la tua sinistra - non ha molto valore e nessuno fa niente per niente, nemmeno i buoni). Di certo però il suo impatto sociale, economico ed ambientale è di gran lunga superiore quando acquista le sue materie prime sui mercati internazionali e quando spinge i produttori e i consumatori a scelte economiche
su scala globale (a nostro avviso, non del tutto) etiche solo perchè la moda le ha certificate come Politicamente Corrette.

venerdì 18 aprile 2008

Litanie interrotte (e altre piccole soddisfazioni)

Toh, guarda cosa si trova in giro di tanto in tanto...

ADUC - OGM: LA GUERRA DEI CEREALI IMPONE UN RIPENSAMENTO

La guerra dei cereali impone un ripensamento sulle modalita' di coltivazione. I consumi salgono (specialmente in India e Cina), le coltivazioni di mais destinate ai carburanti aumentano (sono piu' remunerative), sicche' c'e' penuria di cibo. Si riaffaccia l'idea di estendere la coltivazioni di piante Ogm. Sull'argomento siamo piu' volte intervenuti e predisponendo anche una scheda informativa (1).

Cibo Frankestein, si diceva, salvo dimenticare che le nostre mucche mangiamo soia geneticamente modificata e che da vent'anni sulle nostre tavole viene servita pasta fatta con grano geneticamente modificato (si, la nostra cara pasta!!!) (2). *

Il problema degli Ogm, come abbiamo sempre sostenuto, non e' sanitario ma economico. La Commissione Europea ha promosso e finanziato numerose ricerche sulla biosicurezza delle piante geneticamente modificate e la conclusione e' stata la seguente: "Queste ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentano alcun rischio per la salute umana o per l'ambiente". La penuria di cereali indurra' i predicatori delle catastrofi a piu' miti consigli? Si fara', finalmente, una seria informazione sull'argomento sfatando miti e tabu'? Il problema attuale ci ricorda le posizione di coloro che erano contrari agli inceneritori, oggi termovalorizzatori, o di quelli contrari "ideologicamente" al nucleare. Oggi sono su posizioni opposte. Succedera' anche per gli Ogm?

E' probabile, ma
quanta fatica per rendere omaggio alla ragione!

__________________________

Segnaliamo questo comunicato di una Associazione per i Diritti dei Consumatori perchè ci pare scritto con la testa e non con altre (fantasiose) parti del corpo e sembra (finalmente) interrompere le trite e ritrite litanie ideologiche sul tema, partendo perlomeno dai fatti... certo che sembra incredibile che esista una associazione così, visto il valzer di associazioni (testa all'ammasso) che in blocco hanno aderito alla folle campagna dei liberi da OGM, ma, a quanto pare qualche spiraglio di luce c'è... a voi giudicare se son gente seria oppure no.

(1) http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=65127
(2) http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=63294


* Forse fanno riferimento al creso che è ottenuto per mutagenesi (NdBBB!)
Related Posts with Thumbnails