sabato 27 ottobre 2007

Quando una mezza verità diventa una bugia

Riprendiamo il discorso iniziato qualche post fa sulle obiezioni di quelli "Liberi da OGM".
Avevamo iniziato dalla prima ed ora riprendiamola in mano:

Se allora ci eravamo focalizzati sul fatto che viviamo circondati da OGM "naturali", questa volta vorremmo focalizzarci sull’ultima parte del loro CREDO n.1.

…creando organismi viventi di cui è impossibile prevedere
l’impatto ambientale.


Innanzitutto, ammettiamolo una volta per tutte: E' vero, NO, non è posibile prevedere l’impatto ambientale degli OGM, se per impatto ambientale intendiamo la previsione di tutti i possibili effetti che una pianta ha sull'ecosistema. Questo perché non siamo onniscienti e gli organismi viventi non si comportano come formule matematiche di cui è possibile sempre prevedere il comportamento.

Gli organismi viventi rispondono in modo diverso ad ambienti diversi. Mettendo un organismo conosciuto in un nuovo ambiente (e.g. il kiwi in Italia) non è possibile predire tutti gli effetti che provocherà sull’ambiente o tutte le risposte che l’organismo avrà rispetto all’ambiente.

Ma bisognerebbe dire anche che ESATTAMENTE allo stesso modo non possiamo prevederlo per qualsiasi altro organismo sia sviluppato dall'uomo che dalla "natura".

Ecco, questo secondo "marginalissimo" aspetto, pare che dal documento di "Liberi da OGM” non si riesca proprio ad evincerlo. Ma, non dirlo equivale alla classica mezza verità che diventa una bugia.

Si sa, però, che le bugie o hanno il naso lungo o le gambe corte. Questa è del tipo con le gambe corte... e non va molto lontano, infatti:

Potevamo (o possiamo) prevedere l'impatto di tutte le specie importate e coltivate in Italia? E delle milgiaia di varietà che da loro abbiamo sviluppato? E il loro impatto ambientale? E sulla nostra salute?

Se prima citavamo il kiwi (di cui oggi l'italia è il primo produttore mondiale) sarebbe opportuno non dimenticare che la pummarola è americana così come la polenta e le patate al forno... ma sono "forestiere" anche le melanzane, le albicocche, le pesche, i fichi, le fragole… tutte specie ormai tipiche, ma ahimè non di certo "Made in Italy"!).


Possiamo poi prevedere tutti gli effetti delle nuove varietà o addirittura specie che creiamo, come ad esempio il triticale (ibrido tra il triticum e la segale)?

E di tutti gli altri ibridi creati dall'uomo a cui abbiamo gia accennato precedentemente?

E cosa succede all'ambiente coltivandoli? agli insetti, i bruchi, i batteri e i funghi?

E che impatto hanno avuto le oltre 2500 varietà di piante sviluppate per mutagenesi, dove è impossibile conoscere le mutazioni inserite e ancor meno prevedere i loro effetti? (*)

L'esempio principe di questa tipologia di nuove varietà èsenza dubbio il Creso, il frumento "geneticamente modificato" con raggi X negli anni 60, in Italia si badi bene!!, e coltivato negli anni 80 su 1/4 della superficie a grano duro.

Idem per le varietà ottenute tramite incrocio con specie selvatiche.

Cari "liberi da OGM", potete GARANTIRCI (100%) che con queste vada tutto bene? Che con queste SI SAPPIA cosa si combina?

Chesterton probabilmente aveva ragione: "Da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano in niente: credono a tutto".


(*) Per gli aficionados ecco alcune referenze a pubblicazioni sul "Mutation Breeding", ovvero il miglioramento genetico delle piante attraverso l'induzione di mutazioni con radiazioni o agenti chimici.
Per capire quanto sia rilevante ancora oggi il mutation breeding ecco il sito del NIIAB, un istituto pachistano che ha rilasciato varietà che oggi sono coltivate su oltre mezzo milione di ettari!

4 commenti:

Nova ha detto...

Ho utilizzato gli stessi argomenti, ma di solito danno due risposte:
1. Che ci sono già stati troppi danni con queste piante importante, e quindi è ora di invertire il trend (ma chissà perché solo con gli OGM)
2. Che l'imprevedibilità dell'impatto degli OGM è ancora maggiore visto che introducono geni precedentemente non esistenti in piante (?), o qualitativamente differenti da quelli presenti nell'ecosistema.

Lancillotto ha detto...

Caro Nova, che queste siano obiezioni comprensibili e vero, ma ad esse dovrebbero essere date delle risposte...

alla obiezione:
1) ok allora torniamo alla agricoltura pre-agricola (un vero controsenso già nelle parole). Il progresso genetico delle varietà agrarie e l'adozione di nuove specie quali pomodori, mais etc... ci ha permesso di migliorare la nostra dieta e di aumentare la produttività per ettaro... ovvero una migliore alimentazione per tutti e meno terra da mettere a coltura... rinunciare a tutto questo cosa significherebbe?

Dovremmo fermarci? e quindi smettere di difendere i campi dalle infestazioni (perdendo anche il 40-60% del raccolto), o di sviluppare nuove varietà più adatte ad usi specifici (vedi anche bioenergia)...? o più semplicemente ridurre la popolazione sul pianeta? (chi va per primo?)

2) leggiti il post collegato a questo dove presentiamo dei dati che dimostrano che la modifica genetica (tramite trasferimento genetico orizzontale) è uno dei sistemi principe dell'evoluzione in natura...

Mi rendo conto che una risposta così rischia di essere superficiale, ma vedrai che e a breve vedrai che usciranno altri post di approfondimento... e se hai domande scrivici pure mail!

Ciao

Nova ha detto...

Ottimo, grazie!

Artù ha detto...

Cara Nova,
secondo questi buontemponi una pianta di frumento che contiene 100 mutazioni casuali sarebbe più prevedibile di una pianta di frumento con un gene di mais di cui conosci sequenza, prodotto genico e relativa tossicità (innocuità)?
Nel mutation breeding crei 10.000 mutanti per trovarne 1 o 2 con un carattere adeguato. Con la transgenesi, crei 10 trasformanti e trovi il fenotipo atteso in 8.
Più prevedibile di così...
Saluti, Artù

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