venerdì 19 marzo 2010

de-cretino anti-OGM

E' così, come da noi anticipato, Zaia ha firmato un decreto in cui rifiuta di ottemperare alla sentenza del TAR e alla sentenza del Consiglio di Stato, e non autorizza gli agricoltori, che ne avevano fatto richiesta, a coltivare OGM.

La storia è raccontata splendidamente, come al solito, da Anna Meldolesi.

Noi qui vorremmo aggiungere un paio di considerazioni più tecniche sul de-cretino.

Innanzitutto appare opportuno rinfrescare la memoria e riprendere in mano le 2 sentenze.


Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha sancito che gli agricoltori hanno il diritto di coltivare nella PROPRIA azienda gli OGM autorizzati in Europa, a meno che non sussistano indicazioni di rischio sanitario o ambientale. Piani di coesistenza approvati o meno.

Poichè indicazioni di rischio non sussistono, il diritto degli agricoltori va rispettato.

"Anche il richiamo al principio di precauzione, a sostegno dell’impossibilità per l’Amministrazione di istruire e concludere i procedimenti autorizzativi, si palesa nella specie inconferente, non avendo l’Amministrazione indicato specifici studi scientifici ai quali potrebbe essere eventualmente ricondotto un rischio per la salute umana, o altri beni o diritti fondamentali


TAR


Il TAR ha sottolineato che la coesistenza, che norma unicamente aspetti economici, non può essere addotta come scusante per bloccare gli OGM.

"Il senso della normativa è stato dettare le regole che garantiscono la tutela dell'ambiente, della vita e della salute di uomini, animali e piante, in modo che l'emissione in campo aperto e la vendita di un prodotto conforme a dette regole, e perciò autorizzato, non possano essere impedite posto che, fino a prova contraria, tale prodotto non deve essere considerato un pericolo".


In sintesi entrambi dicono: finchè non provate che esiste un pericolo sanitario o ambientale, non potete vietarli. Se poi volete normare anche la coesistenza: meglio. Ma questo è affar vostro e se non lo fate non potete usare la vostra inefficienza per ledere il diritto di semina degli agricoltori... chiaro?



de-cretino

Zaia ha fin da subito chiarito che lui era al di sopra della legge e che non avrebbe permesso il rispetto del diritto di questi agricoltori. E così è stato. E' così che è nato l'attuale decreto.

Sarà per pudore, ma on-line non si trova.

Siamo comunque riusciti a rintracciarne una copia e possiamo dirvi che effettivamente, se questa è la cultura giuridica di questa gente, siamo messi davvero male.

Anna Meldolesi ha già ampiamente riportato il suo contenuto. Noi siamo però stati particolarmente colpiti da 3 elementi del testo:

1) Vuoto normativo. Il testo cita il parere della Commissione Stato-Regioni per le sementi geneticamente modificate. Peccato che questa, a quanto pare, parli di cose che non conosce. Cita infatti la Raccomandazione europea 556/2003 sulla coesistenza, e ad essa cerca di far risalire la necessità di avere una "contaminazione" dei campi non-OGM pari allo zero tecnico (0,01%).

Peccato che la Raccomandazione non dica nulla di tutto ciò, anzi, semmai affermi il contrario sostenendo che:

Le misure relative alla coesistenza devono rispondere a criteri di efficienza ed efficacia economica ed essere proporzionate. Occorre evitare che esse siano più rigide del necessario per garantire che i residui accidentali di OGM si mantengano al di sotto delle soglie di tolleranza fissate dalla normativa comunitaria.

Ora, la soglia di tolleranza fissata dalla normativa comunitaria, anche per il biologico, non è lo 0,01%, ma bensì il ben più gestibile

0,9%!!*


Ancor più ridicolo il fatto che in Italia è ammesso che la semente abbia, di per sé stessa, una presenza accidentale di OGM dello 0,05%!! Ovvero, i campi, già di per sé, mostrano una presenza - legale - di OGM fino a 5 volte superiore a quella che loro vorrebbero garantire e tutelare!

Viene da chiedersi su che testi normativi i membri di questa Commissione si siano formati. Certo è che non ci si può aspettar molto da un organo strutturalmente illeggittimo in quanto non previsto dall'ordinamento comunitario e non segnalato, come di dovere, dallo stato italiano all'UE. A quanto pare ci troviamo quindi davanti ad una commissione di analfabeti del diritto creata da analfabeti del diritto per impedire l'esercizio di un diritto. Evviva!


2) Gli OGM funzionano. Nel testo vi è l'ammissione che gli OGM riducono l'uso di insetticidi! E questo viene indicato come disvalore dal testo!


3) Ignoranza dell'italiano. Nel testo vi è esplicito riferimento sia alla sentenza del TAR che del Consiglio di Stato. Lì dicono di averle viste, ma evidentemente, non le hanno capite.

Ve le ricordate? Non si può usare la coesistenza come pretesto per vietare gli OGM.

Infatti su che basi respingono la richiesta degli agricoltori?

Non può essere garantita la coesistenza.

Forse i giudici, la sentenza dovevano scriverla in 2 lingue: italiano e veneto. Chissa, magari...



(*) Per amor di completezza, e per fugare il dubbio che la coesistenza sia davvero impossibile, vi riportiamo qui una sintesi delle distanze tra OGM e non-OGM richieste per mantenere la commistione accidentale sotto lo 0,9%.


In sostanza, la scienza dice che 20-40 metri bastano e avanzano. Ecco, per arrivare allo 0,1% arriviamo a 150 metri, ma oltre non si va.

A quanto pare, però, la politica sembra pensarla diversamente.

probabilmente sì, parafrasando Anna Meldolesi, il polline lussemburghese e quello friulano sono davvero superdotati.

lunedì 8 marzo 2010

Addendum biologico - Pubblicità ingannevole? No, grazie!

Dopo la nostra digressione sul cotone biologico, e su come tutto il business è paese, mi sono imbattuto in questa curiosa notizia che riguarda la Santa Fe Natural Tobacco e le sue sigarette prodotte con il 100% di tabacco biologico.

Nella notizia si legge che il Procuratore Generale della Pensilvania ha raggiunto un accordo con la suddetta ditta di sigarette "biologiche".
Tema del contendere il fatto che, visto che non risulta da alcuna parte che tali sigarette facciano meno male di quelle "convenzionali", si debba applicare sui pacchetti la seguente dicitura:

"Organic tobacco does NOT mean a safer cigarette"*

Verrebbe però da chiedersi cosa renda tale dicitura non applicabile a qualunque altro prodotto "biologico" **. Giusto?


(*) per i non anglofoni: "Tabacco biologico NON significa una sigaretta più sana"

(**) peraltro la non superiorità del biologico per se, era sancita anche dalla normativa europea sul biologico (articolo 10, comma 2), ma su questo torneremo. Non apriamo troppe finestre che, nonostante il global warming, fa ancora freddo.

domenica 7 marzo 2010

Il prezzo (amaro) dell'ideologia

Se googolate "organic cotton" verrete inondati da link che vi racconteranno come sia bello fare cotone biologico, di come esso renda come, se non più, del convenzionale e, grazie ad un premium price del 20% vi permetta, con meno costi, di guadagnare di più...

Questa bontà del cotone biologico è sancita anche dalla nostra eroina (assunzioni prolungate possono dare assuefazione) Vandana Shiva, con annessa riproposizione del link farlocco tra OGM e suicidi degli agricoltori.

Ci siamo però imbattuti anche in un report che ci ha fatto riflettere. Riflessioni che vorremmo, come al solito, condividere con voi.


"impressive" 20 percent

Il report è a firma dell'Organic Exchange e trionfalmente, il comunicato stampa di lancio, titola:

Global Organic Cotton Production Grows 20% in 2009, New Organic Exchange Report Shows

Insomma un bel balzo in avanti per il cotone biologico, che ora è arrivato a rappresentare ben lo 0,76% del cotone mondiale!


Sì, lo 0,76%!


Lo 0,76%!?!?!?!?!?!?!

E poi ci lamentavamo della retorica dell'ISAAA?!

No, ma se poi vogliamo dirla tutta, il 20% in più che hanno prodotto, non l'hanno neppure venduto!!!

"a number of farmers had planted vast acreage of organic cotton on speculation and in response to what had appeared to be a healthy, burgeoning marketplace. As a result, unsold stocks which represent between 17 and 22 percent of production (some 30,000 to 35,000 tons (137,789 to 160,754 bales) of organic cotton has yet to find buyers."

Insomma, la gente pensava che fosse un sano e fiorente mercato ed invece hanno i magazzini pieni di invenduto, pur rappresentando meno dell'1% del mercato mondiale.


Alcuni temi di riflessione

Tema 1. Biologico vs. OGM.
Il primo tema è generale. Come si può dire che gli OGM, con i loro 134 milioni di ettari, pari al 10% dell'intera agricoltura mondiale (nonostante interessino solo 4 colture*), non funzionano e poi osannare il cotone biologico che non raggiunge nemmeno lo 0,8% del cotone mondiale?
Tra i leader del cotone biologico l'India, il cui cotone però è per l'87% GM. Una domanda: se gli agricoltori indiani preferiscono il biotec ci sarà un motivo secondo voi, o sono tutti stupidi?**


Tema 2. Equità sociale.
Se però, a quanto pare (visto che in pochi lo fanno), fare cotone biologico non è così semplice, resta da chiedersi il perchè alcuni agricoltori compiano tale scelta. Se pensate alla difesa dell'ambiente, a scelte etiche e responsabili... ecco, forse il caso dell'Uganda potrebbe chiarirvi un attimo le idee. In particolare segnaliamo questa frase:

"The report confirms concerns raised by the Cotton Development Organisation (CDO) that farmers especially in the north had been forced to grow organic cotton yet the yields and the income does not help in fighting household poverty."

In soldoni: li hanno obbligati a fare il biologico. Ora hanno rese basse e in più non riescono a vendere (per non parlare del premium price visto solo per il 15% della produzione all'incirca)...

La cosa è spiegata meglio qui, ma il succo non cambia: hanno sfruttato e fregato gli agricoltori.
Se qualcuno pensava che il solo fatto di fare cotone biologico fosse garanzia di equità sociale, altruismo, condivisione, bla, bla, bla... beh, ecco, no. Business is Business.


Tema 3. Sostenibilità ambientale.
Uno potrebbe anche dire, vabbè questi poveracci sono stati gabbati, magari si suicideranno per i debiti (chissà se la Shiva darà anche in questo caso la colpa agli OGM!), ma almeno Madre Natura è salva!! Ecco, vorremmo dissentire anche su questo. Andando su Faostat si può notare che la produzione media per il cotone in Uganda è di circa 700-800 kg/ha. Peccato che con un sistema di produzione biologica ne abbiano prodotti tra i 200 e i 400 kg/ha. Ciò significa che loro sono rovinati, ma anche che, per produrre le medesime quantità servirebbe il doppio della terra. Questo vorrebbe dire, su scala globale che i 33 milioni di ettari coltivati oggi a cotone dovrebbero diventare 66... da dove li prendiamo?


E poi ci dicono che l'agricoltura biologica è sostenibile!


Addendum - 8/3/2010


(*) Queste 4 colture investono globalmente 312 milioni di ettari. Di questi il 43% sono coltivati ad OGM. Non male per una tecnologia che non funziona.

(**) Paradossalmente in India possono fare il cotone biologico anche grazie al cotone Bt, infatti il biologico per funzionare richiede basse infestazioni di insetti. Questo abbassamento generalizzato della popolazione di infestanti è un "effetto collaterale" del Bt. Aggiungeremmo noi... e perchè non fare agricoltura biologica con gli OGM?

La modella in apertura, ovviamente, indossa solo intimo biologico... ;P

giovedì 4 marzo 2010

La patata (la) tira (per le lunghe)

E così hanno approvato Amflora.

Per la storia spiccia, come spesso capita ultimamente, rimandiamo al bel post di Bressanini.

Qui ci vorremmo limitare a svolgere un paio di considerazioni aggiuntive.

1) Un po' di storia

L'idea di Amflora nasce più o meno nel 1990 (sì 20 anni fa) con la pubblicazione di un articolo scientifico in cui si descrive la produzione di una patata che, grazie allo spegnimento di un gene (usando la tecnologia antisenso), produce solo amilopectina (l'amido della patata è costituito da amilosio (20%) e amilopectina (80%)). Questo può essere utile per ottenere un prodotto più efficiente da un punto di vista industriale, visto che la patata in Europa è prima di tutto un prodotto industriale e poi alimentare.

Se noterete l'articolo è pubblicato da ricercatori che operano in strutture pubbliche.

Passano 6 anni e nel 1996 (sì, nel millennio scorso), in Svezia, BASF chiede di autorizzare la sua patatina OGM che ricalca l'idea ed il metodo usato nell'articolo del 1991.

Risultato? Nel 1998 l'Europa decide che la sua normativa (la Direttiva 90/220 (sul rilascio ambientale e la commercializzazione degli OGM) ed il Regolamento 258/97 (sui Novel Food)) non è abbastanza stringente: moratoria.

Amflora entra in congelatore fino al 2003, quando, dopo che l'Europa ha sostituito la vecchia Direttiva con la 2001/18 (rilascio ambientale e commercializzazione) ed il vecchio Regolamento con il 1829/2003 (food & feed) e 1830/2003 (tracciabilità ed etichettatura), BASF ripresenta il Dossier.

Passano gli anni e, tra stop vari e lentitudini, arriviamo fino ad oggi, 2010, e alla Decisione di autorizzarne la coltivazione: 20 anni dalla messa a punto della tecnologia alla base del prodotto, 14 dalla richiesta di autorizzazione.



2) Qualche domanda e riflessione

A cosa sono serviti questi 14 anni? Perchè è questa la domanda. Amflora oggi è forse un prodotto più sicuro o migliore di quello di 14 anni fa?

No, è esattamente il prodotto e la tecnologia di 14 anni fa.

In questi 14 anni abbiamo almeno rassicurato la popolazione che il nostro sistema normativo è serio ed efficace e che non c'è nulla da temere dagli OGM autorizzati?

No, almeno a sentire dal can can che si è subito levato alla notizia, a partire dalle castronate di Carlo Petrini.

Insomma, a cosa sono serviti questi 14 anni?

Beh, andiamo per punti:

1) a distruggere la ricerca pubblica europea in questo settore,

2) a creare una normativa che prevede dei costi esorbitanti e che richiede uno staff che curi i dossier passo passo, attraverso un tortuoso percorso lungo più di 1 decennio. Staff che solo una grande multinazionale può permettersi di creare e mantenere,

3) a impedire di sviluppare una amflora 2/3/4 (e molti altri nuovi OGM)... se non ti approvano la prima (non per motivi o problemi tecnico/scientifici, ma per motivi burocratici) per quale ragione svilupparne una versione migliorata, più efficiente, più sicura? Per ricominciare una trafila lunga 14 anni?

4) a convincere la gente che insomma, se c'è tutta questa opposizione agli OGM, ci sarà un motivo (sì perchè di quello che dice l'EFSA se ne sbattono anche i Commissari Europei).

Questo è quello che questi 14 anni ci hanno consegnato.
Siamo contenti per Amflora, ma non c'è molto di cui stare allegri...


_________________

P.S. Quasi dimenticavamo. C'è stato chi ha fatto una patata tipo Amflora utilizzando metodi tradizionali.
Qualcuno sappiamo che a questo punto esordirà con un bel: "ecco, vedete che gli OGM non servono?".
Vorremmo far umilmente notare che se Amflora e questo prodotto presentano le medesime caratterstiche ciò significa che presentano anche gli stessi rischi (e non cacciamo palle sulla resistenza all'antibiotico. Prima di aprire bocca leggere l'EFSA, pls). Anche se la normativa (nella sua totale miopia) tiene ferma per 14 anni la prima e non si accorge nemmeno del secondo. Come già facevamo notare: due pesi e due misure.

lunedì 1 marzo 2010

Gli OGM non funzionano: ecco la prova!

E' uscito il nuovo report dell'ISAAA, il 41mo della serie, per raccontarci come è stato il 2009 per gli OGM.

Diciamolo subito. A parte la dedica a Norman Borlaug, poco altro è cambiato. Nei toni e nei contenuti.



Sì, avete letto bene, nel mondo:

- 3 piante di soia su 4 sono GM. Sì, la soia convenzionale comincia a scarseggiare. Evidentemente le n-mila viarietà di soia HT finora sviluppate non devono fare poi così schifo.

- 1 pianta di cotone su 2 è GM. In india l'87% del cotone è Bt (cioè quasi 9 piante su 10).

- 1 pianta di mais su 4 è GM (per es. Bt contro la diabrotica, Bt contro la piralide o HT o tutt'e tre). Considerando poi che la piralide e la diabrotica mica ci sono dappertutto (e quindi dove non ci sono non esiste incentivo ad adottare le varietà Bt), e che l'Europa - grande maiscoltrice - di fatto non li lascia usare, il dato è tutt'altro che trascurabile!

- 1 pianta di colza su 5 è OGM. In Canada, patria della colza, siamo praticamente a più di 9 piante su 10 OGM (dopotutto la colza si chiama anche Canola: Canadian oil, Low Acid)


La cosa più increbile è però il tasso di adozione di questa tecnologia da parte degli agricoltori quando vengono lasciati liberi di scegliere. La cosa suona strana in Italia, ma sì, esistono parti nel mondo in cui gli agricoltori possono scegliere cosa coltivare...



Vi lasciamo dunque anche noi con le parole di Norman Borlaug:

“Nell'ultima decade, abbiamo osservato il successo delle biotecnologie vegetali. Questa tecnologia sta aiutando gli agricoltori di tutto il mondo ad ottenere rese più elevate riducendo l'uso di pesticidi e l'erosione dei suoli.

I benefici e la sicurezza delle biotecnologie è stata provata nell'ultima decade in paesi che rappresentano più della metà della popolazione mondiale.

Ciò di
cui abbiamo bisogno è del coraggio dei leader di quei paesi in cui gli agricoltori ancora non hanno scelta se non di usare metodi vecchi e meno efficaci.

La Rivoluzione Verde ed ora le biotecnologie vegetali stanno aiutando a coniugare la crescente domanda di produzione di cibo con la salvaguardia dell'ambiente per le generazioni future.”




P.S. Sì, il titolo serviva per far leggere questo post anche a coloro che credono davvero che gli OGM non funzionino.
Per quelli che comunque non si sono coinvinti, rimane una domanda: chi è che convince i contadini in tutto il mondo a comprare e piantare gli OGM? Pubblicità ingannevole? Tanto sono ricchi e possono buttare i soldi dalla finestra? Non sono capaci a fare i loro interessi? Ai posteri l'ardua sentenza

sabato 27 febbraio 2010

Quando mancano gli argomenti...



Probabilmente non molti di voi conoscono Van Montagu. Beh, vi basti sapere che è il papà delle piante transgeniche, l'uomo che ha scoperto che, per trasformare le piante, si poteva usare Agrobatterio. Non una cosa da poco visto che, ad oggi, i metodi usati sono solo 2 ed il suo è considerato, per così dire, il più "naturale".

Siamo sicuri che alcuni lettori di questo blog gioiranno alla visione di questo video.
I più però ci auguriamo che, come noi, rimarranno rattristati dal livello a cui è sceso quello che non è più un dibattito, ma un processo alle intenzioni con esecuzione sommaria. Nel testo di rivendicazione si legge infatti che la colpa di Montagu è di aver, con la sua ricerca, dato il via alle piante transgeniche. Come se tale peccato originale - essere stato un brillante ricercatore - bastasse a classificare una persona come paria.

Avvisiamo pertanto tutti i ricercatori che fare ricerca è pericoloso. A causa dei vostri risultati potreste essere sottoposti - anche a decenni di distanza - a torte in faccia, dileggio e chi più ne ha più ne metta.

Sì, lui è un sostenitore degli OGM. Si può però dissentire dalle sue ragioni, tuttavia l'attacco personale e fisico è non solo spregevole, ma segno di una incapacità dialettica e assenza di argomenti disarmante.

mercoledì 24 febbraio 2010

OGM in Italia: che sia la volta buona?

Il 2010 pare proprio che si sia aperto con il botto per gli OGM in questo malandato paese.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha affermato il diritto degli agricoltori a coltivare gli OGM regolarmente autorizzati in Europa, ora è la volta del TAR, che dà torto al Ministero dell'Agricoltura e lo intima a inserire 4 varietà geneticamente modificate (tutte MON810*) nel registro delle varietà coltivabili in Italia.


Le motivazioni della sentenza sono imbarazzanti nella loro semplicità e linearità e mostrano in modo esemplare come il Ministero o è un incompetente in materia o ha usato la coesistenza come estrema, foglia di fico, per bloccare, in spregio al diritto, gli OGM.

Gli OGM in Europa possono infatti essere bloccati solo se esistono rischi per la salute e per l'ambiente.

Almeno questo sta scritto nella Direttiva 2001/18 articolo 23:

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio.

Se tali rischi non esistono (e ricordiamo che - ad oggi - non esistono) non si è dunque autorizzati a limitare la libertà degli agricoltori o dei produttori di coltivare o vendere OGM.

La coesistenza dovrebbe piuttosto aiutare a gestire le problematiche economiche, ma di per sè, anche qualora non venisse rispettata, non vi sarebbe alcun rischio sanitario o ambientale. Chiaro?

Speriamo lo sia, una buona volta, anche per la nostra politica (anche se ci permettiamo di dubitarne).
Stiamo a vedere chi sarà il prossimo Ministro dell'Agricoltura. Far meglio di Zaia comunque non dovrebbe essere così difficile.


Note a Margine

(*) sì per chi non lo sapesse ancora un singolo evento OGM può essere inserito in n-mila varietà diverse.

sabato 20 febbraio 2010

L'approccio Seralini agli OGM

Recentemente ci siamo nuovamente dovuti occupare delle bislacche analisi statistiche di Seralini. Questa vignetta ci pareva sintetizzasse al meglio la sostanza dei suoi errori.

La cosa più divertente è che è presa proprio da un manuale di tossicologia. Decisamente competente il nostro uomo.

Wallace Hayes: Principles and Methods of Toxicology 4th edition. Chapter 10.


Per i non anglofoni

Il medico dice al paziente: "Lei sembra essere in buona salute, ma facciamo qualche test. Sono sicuro che possiamo trovare qualcosa che non va in lei."

Nella didascalia si legge: errori (statistici) nelle comparazioni multiple in medicina clinica.

mercoledì 17 febbraio 2010

Noi stiamo bene, e voi?

Questo post è solo per comunicarvi che oggi è stata pubblicata una BBB-intervista su Semplifica, un sito che si occupa di benessere fisico, mentale e finanziario.

Il testo integrale lo trovate ovviamente a questo indirizzo di Semplifica.

Qui però vorremmo darvi comunque un assaggio con la nostra risposta alla prima domanda:

1 – Innanzi tutto: cosa caspita è un OGM??

In pochissime parole: è un organismo che presenta alcune modifiche al DNA ottenute utilizzando tecniche di biologia molecolare. Il che vuol dire tutto e niente.

Soprattutto se non si ha la più pallida idea di cosa sia la biologia molecolare e di come funzionino i sistemi classici di miglioramento genetico come, ad esempio, incrocio, mutation breeding, colture di antere e di embrioni, incroci tra specie diverse…

…Per non parlare del “casino genetico” che hanno combinato e combinano nelle piante e negli animali che accompagnano la nostra vita: da quelle che finiscono nel nostro piatto di pasta, al gatto che fa le fusa sul nostro divano.

Ad esempio, quanti sanno che l’85% del genoma (tutto il DNA) del mais è fatto di simpatiche sequenze genetiche, i trasposoni, che si divertono a saltare di qua e di là per i cromosomi duplicandosi di tanto in tanto?

Spiegare dunque cos’è un OGM, senza spiegare come funzioni il rimescolamento genetico naturale, è come spiegare come si fa a pilotare una F1 a chi non sa nemmeno cos’è una macchina. Comunque, semplificando, si può dire che fare un OGM fa meno “casino” genetico che fare un “normale” incrocio.

Per approfondire:



Il resto lo potete leggere su Semplifica.

sabato 13 febbraio 2010

Allergizziamoci!

Esiste la paura diffusa che gli OGM causino allergie e lo facciano in modo subdolo.
Uno mangia un bel panino vegetariano e, zacchete, ci trova dentro un allergene della sogliola. Addenti una bella pasta di Meliga e, apriti cielo, c’è dentro un allergene della soia, uno dei crostacei e uno del latte.
Insomma, il pasto diventa, a causa degli OGM, un percorso ad ostacoli, in cui rischi ad ogni morso uno shock anafilattico. Il chè non è bello, visto che ci si possono lasciare le penne.



Ma le cose stanno veramente così o come nel caso del Morgellon, son tutte leggende metropolitane?


Che si dice in giro?

Circolano in giro storie di ignari consumatori che hanno sofferto reazioni allergiche a causa di OGM: di gente allergica alla noce brasiliana che ha avuto uno shock mangiando soia GM. Gente che mangiandosi un Tacos messicano ha avuto una reazione a causa della presenza di mais GM Starlink (di cui avevamo già parlato qui).

Insomma viene da chiedersi: quanti morti e quanti feriti (e quanto sangue sparso a terra...) avranno ormai causato gli OGM?

Tranquillizzatevi. In quasi 15 anni di utilizzo: Zero (0) morti e Zero (0) feriti.


Davvero????

Sì, innanzitutto perchè la normativa attuale (che, ripetiamo non è che ci piaccia un granchè a motivo delle sue forti contraddizioni) prevede (almeno in questo caso giustamente) che sia, obbligatoriamente, predisposta una verifica preventiva del potenziale allergenico tramite test.


Il caso della Soia con un gene della noce brasialiana

Questi test hanno ad esempio permesso, nel già citato caso soia/noce brasiliana, di comprendere che l'albumina 2S, inserita nella soia per migliorarne il contenuto in metionina, era anche uno dei principali allergeni della noce brasiliana.

NB: Tutto questo PRIMA della sua commercializzazione!

Infatti estratti di soia con albumina 2s (come anche l’albumina purificata) risultarono capaci di legare le IgE del siero di individui allergici, e causare una risposta (skin-prick test) in 3 individui (volontari) esaminati nello studio. Il progetto finì lì, prima ancora di venir seminato un solo campo sperimentale. Nessun morto o ferito, nessun consumatore ignaro esposto al "pericolo".

Qui potete trovare la pubblicazione originale
nella quale vi pregheremmo di notare 2 cose:

1) la data: Marzo 1996. Nel 1996 si ha l'inizio della commerciazzazione su larga scala di OGM con la soia Round-up Ready. Quindi questa pubblicazione viene mandata alla rivista prima che gli OGM diventino una realtà significativa dell'agricoltura mondiale, indice che fin dalle origini i prodotti GM venivano testati in modo rigoroso e adeguato.

2) lo sponsor dello studio: "Supported by a grant from Pioneer Hi-Bred International, Inc.". Beh, abbastanza onesta e trasparente per essere una multinazionale.


Altri test preventivi

Se il gene non deriva da un organismo che causa allergie, viene comunque analizzato il suo prodotto per verificarne le caratteristiche di “potenziale allergene”.

I sistemi sono dibattuti e i criteri sono diversi, spesso spannometricamente eccessivi, a seconda del paese in cui si sottomette il dossier per l’approvazione, ma ad esempio si valuta:

a) Se esiste almeno un octapeptide con 6 residui conservati su 8 rispetto a un allergene.

b) Se la sequenza proteica condivide il 35% di identità su un segmento di 80 aminoacidi con un allergene.

c) Allineamento complessivo della sequenza con quella di allergeni, in pratica una variante del metodo precedente.

Se uno dei test bioinformatici sopra descritti (e in particolare il secondo) è positivo, bisogna dimostrare che la proteina non causi una reazione allergica, cosa complicata e in genere costosa perchè la prova di un negativo è sempre più difficile della confutazione di un’affermazione positiva.

Una volta che una proteina venga identificata come potenzialmente allergenica sulla base della similitudine di sequenza, vengono considerati anche i seguenti criteri:

d) il test di stabilità alla digestione con tripsina. Se la proteina viene degradata velocemente, allora la proteina ha un rischio ridotto di poter fungere da allergene.

e) l’abbondanza del potenziale allergene nella dieta. Se non è una proteina abbondante, allora ha poche probabilità di essere un allergene.

I criteri di similitudine oggi in uso (a-c) sono considerati da molti come eccessivi. Perchè adottare allora criteri così stringenti?

In generale i responsabili delle normative tendono a commettere errori di tipo-II (che portano ad una sovraregolamentazione, ultraprecauzione) per evitare ogni rischio (per un malinteso principio di precauzione), questi errori d'altra parte a loro non costano nulla e li proteggono da eventuali cause qualora si verifichino problemi. Sono però errori che non sono esenti da ripercussioni negative.


La Zeolina ed il principio di precauzione

Al Danforth center di St. Louis, hanno inserito il gene della zeolina nella Cassava per migliorare le diete delle popolazioni di alcuni paesi in via di sviluppo. La zeolina è una proteina di fusione tra la zeina del mais e la faseolina, una proteina di riserva del fagiolo. Sia la zeina che la faseolina non sono allergeniche (sono mangiate da centinaia di milioni di individui ogni giorno).
La cassava che esprime la zeolina presenta un aumento di 3.5 volte nel contenuto di proteine e una riduzione dei composti tossici normalmente contenuti nella cassava, rappresentando quindi un intregatore proteico importante per quelle popolazioni.

Eppure, visto che la faseolina (quella "NATURALE"!) è simile (52% di identità) a uno degli allergeni minori della soia, la beta-conglicinina, occorre dimostrare che la zeolina NON è allergenica prima di poter commercializzare il prodotto.

Cioè dovrei dimostrare la non allergenicità di un non allergene! Però non è un lavoro facile, come posso DIMOSTRARLO? Essendo poi una coltura umanitaria, dove li trovo i soldi per fare questi test per dimostrare l'indimostrabile?

Eppure, niente di tutto ciò avviene nel caso di colture trazionali, si può ottenere l’approvazione di nuove varietà di soia (allergenica), fagiolo (contenete faseolina), ma anche di pesco o patata, in cui è possibile che aumenti il contenuto di composti tossici (es. glucosidi che rilasciano cianuro o glicoalcaloidi) senza che venga richiesta alcuna analisi e valutazione preventiva.

Si può mettere sul mercato bambù che contiene quantità molto elevate di composti cianogenici o ancora semi di papavero che possono uccidere una persona per overdose, senza dover presentare nulla di ciò che invece è obbligatorio per le piante transgeniche che esprimono proteine innocue.


Il caso Starlink

Ancora più interessante il caso del mais Starlink, che era stato approvato per il solo consumo animale.

(detto en passant, solo gli americani potevano prevedere la doppia autorizzazione pensando che non ci sarebbe stato mescolamento tra filiera alimentare e zootecnica)

Questo perchè dai test di cui sopra, emergeva un medio potenziale di allergenicità in quanto la proteina Cry9C (una delle tante che si trovano nei ceppi di Bacillus thuringensis e che è stata usata nel caso dello Starlink) risultava mediamente resistente alla digestione e stabile al calore. Ciò non significa che la Cry9C sia allergenica, dice solo che ha qualche caratteristica in comune con altri allergeni.

Tracce di Starlink finirono però in alcuni tacos (specialità messicana fatta con farina di mais) e alcuni consumatori hanno sostenuto di aver avuto reazioni allergiche.
Considerando che il livello di StarLink nelle partite di mais americano variava tra 0.34 e 8 ppb (parti per miliardo) …la cosa era quantomeno improbabile, visto che gli allergeni sono in genere proteine abbondanti. Questo sentore fu confermato dai risultati dei test eseguiti al CDC (Center for disease control and Prevention) che hanno mostrato che il siero di 17 individui che avevano presentato i sintomi di reazione allergica non conteneva IgE contro la proteina Cry9C.

Non solo: la proteina Cry9C o il DNA corrispondente non sono mai stati trovati nei prodotti verso i quali i consumatori sostenevano di aver avuto la reazione allergica.

A tagliare la testa al toro ci ha pensato infine un poveraccio che ha denunciato ben 2 reazioni allergiche in 2 momenti diversi. Per fare la prova del nove si è fatto iniettare in vena un estratto di Starlink. Risultato: Zero (0) reazioni.


Take home message


In sintesi, nonostante il sentire comune, le piante transgeniche non hanno MAI causato reazioni allergiche nei consumatori. Inoltre il sistema di test in uso per l'allergenicità è talmente precauzionale che impedisce di creare OGM anche con proteine note per non essere allergeniche in quanto solo "simili" ad allergeni.

Più tranquilli adesso?

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