martedì 28 dicembre 2010

L'Università che serve al figlio (bravo) del Cipputi

La Riforma Universitaria modello Gelmini è stata approvata. Come abbiamo già avuto modo di spiegare nel post scorso, non ha inciso granchè nella cultura universitaria e nei suoi sistemi di reclutamento del personale strutturato. Ha messo solo qualche paletto in più, peraltro facilmente aggirabile, e ha prolungato l'anticamera. Di fatto dunque una riforma inutile, specie per il Cipputi ed il suo figlio "bravo" che vuole studiare e fare il professore da grande. Nonostante le manifestazioni abbiano fatto pensare al contrario.

Oggi però vorrei raccontarvi il perchè l'Università italiana non solo non serve a far emergere e valorizzare chi vuole fare davvero ricerca, ma non serve nemmeno agli studenti. Per lo meno a quelli che sono in università per imparare qualcosa. Per quelli che ci vanno per fare "politica" o cazzeggio (che spesso sono da leggersi come sinonimi), invece, sia chiaro, funziona benissimo...

Partiamo da 2 postulati:

LUniversità pubblica è il paradigma positivo dell'Ascensore Sociale*.

L'Università pubblica di massa, la sua negazione.

Spiacenti, l'ascensore è occupato.

L'Università pubblica nasce come paradigma di ascensore sociale perchè offre a tutti i ragazzi, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza, la possibilità di accesso ad un'istruzione superiore.

Attenzione: non "offre una laurea", ma "offre la possibilità di una laurea".

L'Università pubblica (non dimentichiamolo, pagata dal Cipputi) pertanto si prefigge come compito quello di formare la "futura classe dirigente" di un paese non più sulla base del censo, ma su base meritocratica.

Dire che tutti sono speciali
è come dire che nessuno lo è
L'Università pubblica di massa (sempre a spese del Cipputi), come quella attuale, ha invece un altro compito: non tanto di formare una "classe dirigente", ma bensì di dare a tutti una laurea, indipendentemente sia dal censo sia dal merito. Poi che vinca il migliore un qualcuno.


Qualche differenza?

Facciamo un esempio concreto per capire la differenza operativa.
A biotec si studia (anche) matematica, chi più chi meno, a seconda della Facoltà. A un mio amico ad esempio è capitato di dover avere a che fare con strumenti come questo:


A Milano non sono così esigenti. Comunque anche qui si pensa che sia utile capire come girano i numeri, per cui insegnano formulette più semplici, come questa:

C1V1=C2V2 **

Diciamo che in un'Università Pubblica se non sai applicare la seconda formula (o sei al IV anno di biotech e non hai ancora capito cosa sono e come funzionano) la laurea te la sogni. Indipendentemente dal cognome o dal portafoglio di tuo padre.

In un'Università Pubblica di Massa il concetto:
la Laurea non la meriti e non l'avrai perchè c'è chi è nato per studiare e chi è nato per zappare e tu sei nato per zappare (checchè ne dicano Saviano e i suoi amichetti
non è chiaro e quindi non viene applicato, anche perchè molti nel corpo docente sono zappatori mancati.

Precisazione: Non c'è nulla di male nè in una, ne nell'altra occupazione. Servono entrambe. Entrambe portano alla felicità, se la strada percorsa è corretta. Tentare però di fare qualcosa che non si è capaci di fare (o ancor peggio comprendere) arreca danno a se stessi e agli altri. Evitalo! ***


Ma c'è un'altra differenza tra i due modelli di università, ben più importante della perdita della funzione puramente formativa. Ovvero la perdita della funzione SELETTIVA.

Mi spiego. Un mio amico è stato obbligato dal padre (odontoiatra) a fare il test di ammissione per odontoiatria. E' stato segato. Il padre ha quindi fatto ricorso al TAR e l'ha vinto (non chiedetemi le ragioni, credo sia perchè il test sarebbe discriminatorio). I professori l'hanno massacrato e non è mai riuscito a finire il primo anno.

Questa è l'Università Pubblica. Spiace per l'amico, ma non c'è nessuna corsia preferenziale per i figli di papà.

Questo garantisce non solo che chi vi mette le mani in bocca sappia quel che fa, ma che tra questi ci sia anche il figlio (bravo) del Cipputi, del lattaio, dell'impiegato. Garantisce l'ascensore sociale.

- Cipputi! Cipputi!
- Presente!
- Lei per correre usi queste, vedrà che sprint!
L'Università Pubblica di Massa invece, anche in questo caso, avrebbe pilatescamente dato lo stesso pezzo di carta a tutti e detto: "Buona fortuna! Ah, fermi tutti un'attimo! Per cortesia, i figli di papà facciano 100 passi avanti. Bravi. Adesso potete partire".


Perchè siamo giunti qui?

Come abbiamo potuto barattare un'Università Pubblica con un'Univeristà Pubblica di Massa? Semplice. Attraverso il '68 e '77.

La cosa più buffa è che i "lider" del '68 erano dei secchionazzi, Capanna incluso (sparava cazzate, ma il latino lo sapeva). Questi, pensando che lo studio fosse una forma di autoerotismo adatto a tutti, credevano che abbassando l'asticella (dell'impegno e della selezione), solo con l'aggiornamento dei metodi didattici, anche gli asini avrebbero imparato a volare e il mondo sarebbe stato pieno di gente "colta" e felice.

Ehi, ti sei dimenticata di tirare l'acqua!

Non è così. Benvenuti nel mondo reale. Avete solo costruito un mondo pieno di gente ignorante, ma con un laurea e magari anche una cattedra.

Avete soltanto introdotto dei sistemi di autogiustificazione che deresponsabilizzano l'istituzione scolastica, impedendole di essere quello che deve essere: uno strumento di formazione e selezione per garantire l'ascensore sociale: ovvero la cosa più di SINISTRA di questo paese. Tutto grazie al malinteso buonismo del '68 e allo stupido antagonismo sociale del '77 che hanno imbottito la scuola e l'università di GENTE DI SINISTRA, ma senza alcuna cultura, con l'unico risultato di distruggerle.

Non tanto attraverso il 6 o il 18 politico che non ci sono mai stati (c'è stato però in alcune Facoltà milanesi il periodo degli esami di gruppo...), ma attraverso meccanismi mentali come questi:


non è mai stato un 6 "politico". Forse un 6 "compassionevole", un 6 "sociologico", un 6 "psicologico", un 6 "ma che diritto ho io di giudicare sti poveracci", un 6 "la scuola è meglio della strada", un 6 "ultimo della scuola primo della vita", un 6 "se no mi becco un ricorso", un 6 "ma chissenefrega se è una capra, io non voglio grane", un 6 "se ne bocciamo ancora uno salta una classe", un 6 per tantissimi motivi, che più vai a cercare meno sono "politici".



La cura

Tralasciamo la "scuola", dove oggi non si boccia più nessuno perchè altrimenti ti arriva subito il ricorso (basta che il genitore lo minacci e subito lo studente migliora il suo rendimento anche di 2-3 punti, incredibile!), e concentriamoci sull'Università.

Anche in questo caso basterebbe poco, ma andrebbe fatto dopo aver riformato il reclutamento del personale docente e superato il conseguente drastico ridimensionamento numerico delle Facoltà e dei Corsi (in Italia abbiamo circa il triplo delle Facoltà presenti in California, se ricordo bene).

Comunque ecco gli articoli:

Art 1.
Abolizione della CEPU.
Fa ridere? Mica tanto. Mai provato ad insegnare qualcosa ad uno studente CEPU? Forse è per quello.

Art 2.
Introduzione del numero chiuso con test d'ingresso per tutti i Corsi di Laurea.
No, non serve solo a far capire subito a chi non è portato che è meglio che faccia altro invece di perdere tempo, serve soprattutto a GARANTIRE la QUALITA' della DIDATTICA! Concetto che in molte Facoltà è peggio di Godot.

Art 3.
Vengono introdotte 3 Fasce. Fascia 1. Il 20% degli studenti con il rendimento migliore usufruisce di una borsa di studio comprendente anche l'alloggio****, la borsa è di entità pari a quella di un dottorando. Fascia 2. Il 50% degli studenti con il rendimento migliore viene esentato dal pagamento delle tasse universitarie. Fascia 3. La restante parte calcolerà le tasse su base reddituale. In caso di ex aequo per la Fascia 1 e 2 si deciderà sulla base del reddito.
Perchè chi è bravo dovrebbe pagare? Trovo peraltro inutili le borse per solo reddito. Se non sei bravo sicuro che fare l'università fosse la scelta giusta (indipendentemente dal tuo reddito)? Mi dispiace, ma sei solo un costo per la collettività.

Art 4.
Gli studenti fuori corso sono tenuti a pagare le tasse universitarie integralmente. L'ammontare sarà decurtato di una percentuale pari alla media dei voti conseguiti divisa per il numero di anni fuori corso. 
Se ben ricordo, formare un biotecnologo costa sui 15.000 €/anno. Vedrai come studiano 'sti ragazzi...

Art 5. 
Gli studenti di Fascia 1 e 2 potranno accedere, per il solo primo anno fuori corso, ad un prestito d'onore a tasso zero.
Che non si dica che i migliori vengono abbandonati per uno o due esami!

Tutto qui? Tutto qui.

Qualcuno potrebbe obiettare che i prof., compiancenti, faranno laureare tutti in corso e con medie alte. La cosa di per sè non mi dispiacerebbe affatto. Già eliminare la piaga dei fuori corso non sarebbe male.

Non sarei però tanto sicuro di una generalizzata compiacenza dei prof, infatti anche loro dovranno correre se vogliono mantenere il proprio posto di lavoro, ovvero produrre risultati. Far questo significa avere collaboratori e tesisti capaci. Qualcuno vorrà perdere del tempo con degli scaldabanchi? A questo si aggiunga il non indifferente stimolo al merito costituito dalla Fascia 1 e dallo spettro del fuori corso.

OMG! E gli studenti lavoratori? Beh, se lavorano per pagarsi gli studi, studino ed entrino in Fascia 1. Se invece è solo un passatempo serale, che se lo paghino o se lo facciano pagare dal proprio datore di lavoro. I master mica sono gratis. Perchè dovrebbe esserlo l'università.


Ah, certo, anche in questo senso non si farà nulla, ma perchè nessuno avanzerà nemmeno la proposta. Certo che, se qualunque riforma fai, anche la più inutile, ti devastano Roma, tanto vale farla per bene, no?



Note a margine

(*) Quando si parla di ascensore sociale spesso si dimentica come un ascensore funzioni. Nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma (banale termodinamica). Se il figlio del Cipputi diventa Prof., il figlio del Barone si dovrà adattare a far dell'altro. La termodinamica impedisce un mondo di soli Prof. (grazie a dio). Per una trattazione più estesa dei limiti dell'attuale concetto di Ascensore Sociale vi rimando a Uriel.


(**) Concentrazione1 x Volume1 = Concentrazione2 x Volume2
Se questa formula non vi diceva nulla, le possibili spiegazioni sono solo 2:
1) Non siete biotecnologi (ok, tutto a posto, potete tirare un sospiro di sollievo, a meno che non siate un chimico, un biologo, un farmacista,...)
2) Siete biotecnologi (dovevate però fare Scienze Politiche e andare da Santoro. Causa millantato credito andate in prigione senza passare dal VIA!)

(***) Vi fareste operare da un medico che non sa l'anatomia? Dareste in mano ad un chimico che non sa cos'è un legame covalente un impianto? Fareste progettare casa vostra ad un architetto che non sa fare un calcolo di stabilità?...  Perchè, se si pretende professionalità da coloro che lavorano "per" noi, loro non dovrebbero analogamente pretederla anche "da" noi?


(****) Grazie al numero chiuso sai quanti alloggi sfitti si avranno nelle città universitarie, a cui si aggiungeranno quelli occupati dai fuoricorso, tristemente scomparsi.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

io non ho capito che costo possa avere un fuori corso che va all'università solo per dare gli esami. Casomai contribuisce a mantenere l'università, pagando le tasse per più tempo! Oppure sbaglio qualcosa?

Io di una riforma del genere avrei paura. Considerando quanta poca gente si laurea in ingegneria (ad esempio) già adesso, figuriamoci in un sistema come quello pensato da te.

Poi magari finisce che le università più grandi, per non perdere gli studenti, inizino a rendere il percorso di studi sempre più semplice, come si fa nelle piccole università, sfornando quindi gente che non sa niente, ma che può vantare un inutile titolo di studio in più.

Anonimo ha detto...

Dopo questi bellissimi commenti sulla riforma universitaria potreste almeno togliere la definizione "apolitico" a questo blog

Umberto ha detto...

Sono pienamente d'accordo!
Si è passati dal "tutti devono avere le stesse possibilità" (sacrosanto) a "tutti sono uguali, hanno le stesse capacità"! (balla colossale)
Così improvvisamente da un anno all'altro tutti sono diventati più intelligenti e hano iniziato a frequentare l'università.. ma se dici sta cosa passi da fascista.. la gente non accetta di non saper fare le cose, il classico ragionamento è "se ce la fa lui, perché non dovrei farcela io?" beh perché magari io non sono in grado a volte, e non c'entra nulla se sono figlio di un imprenditore o di un operaio!!!
Qusto non è stato capito, e unito al messaggio sbagliatissimo "o fai l'università o sei un povero scemo" che ci hano fatto passare, ecco che la situazione è diventata dell'università in massa, dove tutti si laureano, e quindi la laurea non vale più nulla.

Lancillotto ha detto...

@ Anonimo. Il blog è e rimane apolitico, anche se parla (anche) di politica.

Detto ciò, questi ultimi 2 post più propriamente "politici" li ho scritti perchè mi hanno profondamente stracciato le palle su questi temi. Non temere però, ora torneremo alla routine. Rigorosamente apolitica.

@ Anonimo. No, il fuoricorso costa eccome. Le tasse universitarie che paghi sono solo una frazione del tuo costo reale per la collettività. A meno che tu non paghi circa 15.000€ di tasse l'anno. A questo si aggiunge un costo occulto per il paese. Tu stai consumando risorse invece di produrne. Poi bisognerebbe capire perchè uno è fuori corso. Non sono molti i casi in cui la colpa è imputabile all'Università. Per rimediare a questi è indispensabile il numero chiuso con test di ammissione. Questo garantisce appunto che l'Università segua i suoi studenti e non li tratti solo come numeri.

Per quanto riguarda il calo dei laureati, perchè è un problema? Meglio pochi, ma buoni.

Il post precedente era dedicato alla ristrutturazione dei sistemi di reclutamento del personale docente e di ricerca. Il nuovo sistema porterebbe ad un drastico ridimensionamento del numero di professori soprattutto per le Facoltà di Scienze della Sugna. Questo porta a una contrazione significativa del numero delle Facoltà (esistono requisiti minimi in termini di corpo docente per aprirne una). Se uniamo tale riduzione all'introduzione del numero chiuso siamo così in grado di avere meno facoltà e con meno studenti, ma più bravi e tutte in grado di fare una didattica "personalizzata" capace di evitare i fuoricorso e di qualità.

E' possibile sfornare gente che ne sa meno di quella che sforniamo oggi? Studenti biotec del IV anno che non sanno dare una definizione di biotecnologie o che non hanno capito bene come funziona la PCR o che in lab mi sbagliano tutte le volte le diluizioni perchè non sanno farmi c1v1=c2v2? Questa gente non doveva nemmeno iscriversi a biotec. Com'è che gli diamo anche la laurea?

Lancillotto ha detto...

@ Anonimo. Lasciami aggiungere una cosa. Tu sei in Università non per leggerti dei libri e far vedere che li hai capiti in cambio di un pezzo di carta. Sei in Università per imparare da dei maestri, da della gente che ne sa a pacchi e questi pacchi li dona a te.

I miei ricordi migliori sono legati alle lezioni in cui con il prof. si discuteva, si dibatteva, si cresceva culturalmente e personalmente.

Tanto che mi viene da dire che la frequenza alle lezioni è un elemento costitutivo di una Università di qualità.

Se l'Università diventa (soprattutto nella mente dello studente) solo un luogo dove si danno gli esami allora il fallimento del sistema è davvero totale. La pietra tombale su tutti i buoni propositi del '68.

Anonimo ha detto...

Sono anonimo,uno studente di biotecnologie a cui da fastidio avere compagni di corso che hanno lanciato una moneta per decidere a cosa iscriversi, magari vanno anche bene, meglio di certi studenti fuori corso che ho avuto il piacere di conoscere (gente appassionata da quello che studia) e che scommetto farà molta più strada dei primi. Detto questo non mi dispiace avere un'idea diversa dalla tua, e come è giusto fare "attacco" sui contenuti dicendoti che (tralasciando le mancate entrate allo stato) 15000euro l'anno sono uno sproposito, visto che conoscendo i dati di spesa di due università del nord italia e facendo una media la spesa si aggira sui 4000euro dei quali la voce più onerosa è data dai laboratori che uno studente fuori corso non segue nuovamente.I tuoi mi sembrano dati campati in aria per "impressionare"

Anonimo ha detto...

Il calo dei laureati nelle materie scientifiche è un problema eccome.
Chiaramente se calassero i laureati in scienze della sugna, niente da dire. per fare questo basterebbe mettere il numero chiuso e magari far pagare più tasse a quelli che vogliono cmq inscriversi o ai fuori corso che vogliono riseguire i corsi.
Il punto però è che in giro non c'è più lavoro come un tempo, ed è per questo che bisogna specializzarsi, possibilmente in campi innovativi e ad alto contenuto tecnologico.

Secondo me l'unica cosa veramente importante è che ci siano degli standard uniformi da far seguire in tutte le università; stesso valore della media, stesso sistema di precedenze, stessi programmi almeno per il primo anno di esame e soprattutto dovrebbe esserci un sistema per cui se uno decide di fare il professore, deve mettersi in testa che la didattica non è l'ultimo dei suoi problemi e che il suo scopo è principalmente quello di farsi capire dagli studenti.

Bestia Bugblatta di Traal ha detto...

@Anonimo studente biotech.
Nei tuoi 4000 € hai considerato anche gli stipendi del personale, soprattutto docente?
Che io sappia le spese maggiori per l'istruzione, di qualsiasi ordine, sono gli stipendi del personale, non certo quelle per i laboratori.
Lancillotto ha parlato di costo reale per la collettività e non solo delle spese annuali di gestione.

Lancillotto ha detto...

A 1. Nei tuoi conti consideri anche i costi del personale universitario? A me un Preside del Centro-Nord ha detto che ogni studente biotec gli costa complessivamente 60.000€. Se hai un link sui costi però lo leggo volentieri. Cmq prendendo anche per buone le tue cifre, ok, che paghino 4000€/anno.

Perchè erano finiti fuoricorso i tuoi amici? I fuori corso che hanno finito con me diciamo che nella maggior parte, se non totalità, dei casi non erano propriamente dei fulmini di guerra.


A 2. Il problema degli iscritti a facoltà scientifiche ha radici lontane e nasce dalla semplice evidenza che le scienze della sugna sono premianti (in termini di pezzi di carta) quanto quelle scientifiche anche se costano molta meno fatica (uno ci esce e poi si mette in lista per un posto nella pubblica amministrazione). Non conta infatti più quel che sai, ma solo se hai le carte bollate giuste.

Se non c'è più il lavoro di una volta, allora è caso che la laurea la prenda solo chi davvero la merita. E questo lavoro lo prenda non solo chi è ammanicato, ma anche il figlio dell'operaio che si è fatto il paiolo.

Sul resto siamo d'accordo, tenendo presente che i ricercatori devono fare ricerca e i professori insegnare (non come oggi dove i ricercatori fanno lezione e i professori fanno politica). Ah, e poi i tecnici (laureati) devono fare i tecnici, non i ricercatori mancati.

Il numero chiuso però è indubbio che migliora significativamente sia la qualità degli studenti sia quella della didattica.

Bera ha detto...

Sarei abbastanza d'accordo. "Sarei" perchè non mi convince il numero chiuso con test di ammissione, per due motivi, uno pragmatico:
quando mai in Italia un test di ammissione ha favorito il più preparato e non il più raccomandato ?
L'altro motivo è ideale: l'università è (dovrebbe essere) un luogo per appredere, non solo una preparazione al mondo del lavoro. Se esiste passione per una materia perchè impedire a questa passione di trovare sfogo ? Invece del "numero chiuso" tout court, preferirei un numero minimo di studenti (i più meritevoli) "spesati" mentri gli altri (appassionati o perditempo che siano) potranno accedere solo pagando (per compensare il loro costo).
PS
Auguri di buon anno!

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