martedì 28 settembre 2010

Sulla capacità predittiva

Un nostro affezzionato lettore ci critica per il trattamento che riserviamo al global warming (il suo commento al nostro post L'IPCC è morto, lunga vita all'IPCC ).

La sua tesi è che siamo ideologici e che trattiamo il global warming più o meno come gli ambientalisti trattano gli OGM.

Queste critiche, vorremmo sottolineare e per questo anche ringraziare, ci sono molto utili perché ci costringono a essere onesti con noi stessi e a cercare di immergere sempre più ciò che pensiamo nell'acido della verità.

Non abbiamo paura ad ammettere che la nostra esperienza con l'ambientalismo (che è in massa a favore del protocollo di Kyoto e contrario agli OGM) ci spinge, di pelle, ad essere ipercautelativi nei confronti di ogni "scienza" o soluzione da esso sponsorizzata e venduta come certa e assodata, questo blog è pieno di esperienze di "questo" tipo...

Ora però chiediamoci, tutti quanti: quanto è credibile la stima dell'impatto delle attività umane sul clima?


Una idea possiamo farcela guardando la seguente figura dall'AR4 dell'IPCC in cui si stima l'effetto netto totale delle attività umane sul forcing radiativo e connesse con gli aerosol.




Dalla figura si deduce che il contributo antropico potrebbe variare tranquillamente tra 0.5 e 2.5 W/m2. In pratica, esiste una incertezza enorme su quanto sia il contributo antropico (mediato in parte dagli aerosol). Detto in termini più diplomatici e citando dal sito di una stazione meteo:
There is some ongoing debate concerning climate radiative forcings and atmospheric aerosols; together with clouds, aerosols constitute the least known aspect of atmospheric patterns and climate forcings; in IPPC parlance the level of scientific understanding (LOSU) is low [5].
Qui però dobbiamo fermarci e confessare la nostra incapacità a giudicare tutta la fisica e la modellizazione che c'è dietro a queste figure e a come sono state disegnate...

Guardate la LOSU (ultima colonna): se la nostra conoscenza dei meccanismi di forcing è così bassa, quanto potente potrà essere la nostra capacità di previsione?

Di certo però queste barre di errore e questa scarsa comprensione dei meccanismi di forcing, come ad esempio quello dell'irradianza solare, non fanno presagire certo una nostra (della comunità scientifica si intende) grande competenza in materia.

Di certo però finora le previsioni non è che ci abbiano più di tanto beccato. Queste ad esempio quelle avanzate da Hansen (NASA) presentate al Congresso degli Stati Uniti nel 1988. Non è che abbia avuto molta fortuna...

I colori caldi rappresentano le previsioni climatiche di Hansen del 1988: in rosso lo scenario peggiore, in giallo quello migliore (che prevede una riduzione globale della CO2 dal 2000 in poi). In arancione quello più plausibile per Hansen. In blu le rilevazioni reali (da satellite e non dalle serie GISS sviluppate dai dati raccolti a terra).


In sintesi: è possibile stabilire qual'è il contributo umano a questi fenomeni? Ha senso parlare di conoscenza di un fenomeno quando la sua barra di errore lo fa variare tra 0.5 e 2.5 W/m2 (ovvero tra irrilevante e devastante)?

Nota: Attenzione questo non implica una liberazione dall'etica: se anche il contributo antropico fosse piccolo o trascurabile, continueremo a condannare chi inquina e devasta l'ambiente senza alcuna remora. Solo che sul global warming non giudichiamo sufficiente il grado di certezza scientifica finora raggiunto.






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