mercoledì 28 maggio 2008

Esperto sì, esperto no... la terra dei cachi...

Riprendiamo ad occuparci della lista di esperti stilata dall’ex ministro De Castro per dare credibilità all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare (che comunque è ancora nel limbo anche per quanto riguarda le reali motivazioni che hanno portato a costituirla).

Scuriosando, come nostra abitudine, su Internet abbiamo trovato cose interessanti, dopo l'ormai celeberrimo Rotilio, anche riguardo tal Gianni Tamino.

Dato dunque che ci chiedevamo “...quanti di questi personaggi vantino competenze o esperienza in quanto a cibi, nutrizione o [...] OGM”, adesso possiamo arricchire la nostra sapienza anche rispetto ad un’altro membro della Commissione. Teniamo comunque a far presente che non ha nulla, almeno per nostra conoscenza, a che fare con Mozart e il flauto magico.


L'uomo

Gianni Tamino è assistente ordinario dell’Università di Padova, ex-deputato ed ex-europarlamentare per il partito dei Verdi.
E’ quanto salta fuori dal suo curriculum visibile sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, SSNV.
Il curriculum, presumibilmente stilato da Tamino stesso essendo egli membro della SSNV (che sembra più il codice di una nave che di una "società scientifica"), recita: “Ha svolto ricerche sugli aspetti fisici e molecolari del flusso d'informazione genetica, sugli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti am
bientali e, più recentemente, sui rischi biologici dei processi e dei prodotti frutto delle moderne biotecnologie e dei campi elettromagnetici (CEM).” - oltre ad aver affrontato i processi legati alla termovalorizzazione dei rifiuti e i principali problemi condominiali.

Insomma, stupisce l’ecletticità del Nostro. Non è da poco essere esperti di tutte 'ste cose, e lo diciamo sinceramente, perchè oggi l’eccessiva specializzazione della ricerca, anche se necessaria, impedisce la formazione di scienziati “ad ampio spettro” capaci di una visione complessiva.

Dunque, impressionati da tutte queste ricerche svolte dal T., ci saremmo aspettati una profusione di articoli scientifici, interventi "pesati" e "pesanti" sulle principali riviste di settore, ecc, ecc...

...e quindi noi, a testa bassa, come prassi vuole(*) si è fatta una ricerca sul database Public Medline, che raccoglie gli articoli pubblicati dalle principali riviste scientifiche, che interrogato con “Tamino G.” ne ha trovati 4, Google scholar non ha fatto meglio (dopo i primi 4 va a farfalle).

Stando dunque agli archivi parrebbe che il nostro ricercatore dal 1983 avrà pure svolto molte ricerche, ma o non ha voluto renderle pubbliche o i loro risultati
non sono stati considerati degni (dai peer reviewer) di essere pubblicati su di una rivista scientifica.

Ma forse ci siamo sbagliati, forse pubblica da qualche altra parte...

Caparbi come siamo, riproviamo questa volta con “Publish or Perish”, un software diabolico che indica non solo le pubblicazioni, ma anche quanto queste vengono citate, nella speranza che salti fuori qualcosa di nuovo.

Niente da fare, anzi, le cose si fanno ancor più deprimenti... è vero, emergono gli atti ad un congresso del 1980, un paio di libri, uno anche con la Pratesi, e un paio di pubblicazioni sul Bollettino Zootecnico (sullo spiaggiamento di una balenottera, ma dato l'anno, il 1953, supponiamo non si tratti del nostro che allora ne aveva solo 6)... un totale di 10 pubblicazioni, l'ultima scientifica nel 1983, una media di citazioni ogni anno inferiore a 3. Le sue pubblicazioni successive al 1983 sono state citate da altri ricercatori del settore 5 volte (in 25 anni fanno 1 ogni 5 anni).

Tanto per capirci, Veronesi, sì l'Umberto (che non fa parte dell'Agenzia), in circa 50 anni di attività ha collezionato 900 pubblicazioni e una media di citazioni per anno di 162, un suo articolo del 2002 viene ancora citato più di 100 volte l'anno e nei primi 6 mesi del 2008 ne ha già pubblicati 10 (tanti quanti Tamino in 30 anni).

A dirla tutta, anche coloro di noi che già pubblicano stanno meglio piazzandosi ben al di sopra delle 3 citazioni per anno (e con la speranza pure che le nostre siano tuttora in crescita).

In sintesi, il nostro assistente non dimostra granchè in quanto a
competenze nel settore dell’alimentazione, anzi, sarebbe più corretto dire che non gli viene riconosciuta dal settore, visto che a quanto pare lui se ne riconosce un bel po'. Cosa dite? Sarà che a farlo sentire un esperto è bastato l'aver scritto un libro sugli OGM?

Sarà, ma consentiteci una domanda spassionata: voi dareste la salute dei vostri figli (o anche solo la vostra auto da riparare) in mano ad uno che negli ultimi 30 anni pare aver fatto più politica che ricerca?

A noi personalmente piacerebbe che l'Agenzia si occupasse di sicurezza alimentare (quella vera). Lasciasse fare la politica a quei 1.000 nostri dipendenti che stanno a Roma e cominciasse il suo lavoro in bellezza assicurando i cittadini che lì ci sono degli esperti (veri!) e non dei pifferai (più o meno magici)...

Se poi sia possibile divenire esperti per meriti o militanza politica, lasciamo ai lettori l’ardua sentenza...


La lista delle pubblicazioni (quelle scientifiche) di Tamino:

Bianchi et al (1983) Mutat Res. Vol 117 pp279-300.

Levis et al., (1978) Cytotoxic effects of hexavalent and trivalent chromium on mammalian cells in vitro. Br J Cancer. Vol. 37, pp386-96

Tamino et al., (1981) Effects of the trivalent and hexavalent chromium on the physicochemical properties of mammalian cell nucleic acids and synthetic polynucleotides. Chem Biol Interact. Vol. 37 pp309-19.

Bianchi et al., (1980) Mechanisms of chromium toxicity in mammalian cell cultures. Toxicology. Vol. 17 pp219-24.


(*) il numero di pubblicazioni, il prestigio delle riviste su cui pubblica e il numero di volte in cui i suoi articoli vengono citati da parte di altri scienziati sono indici della bontà di un ricercatore.

sabato 24 maggio 2008

Ipse dixit (n.5)

"Farming looks mighty easy when your plow is a pencil and you're a
thousand miles from the corn field."

mercoledì 14 maggio 2008

Attenti a quei 2!

Sappiamo, sappiamo: la domanda che tutti si pongono è se questa è la volta buona in cui si riuscirà a riaprire, dopo il nucleare, anche la sperimentazione sugli OGM.

Beh, non temete siamo in una botte di ferro... (poco importa che sia piena di chiodi e stia rotolando giù per una china!).

Nei sondaggi la prima cosa che ci si chiedeva era chi fosse questo Luca Zaia (neoministro all'agricoltura) e, soprattutto, quali fossero le sue idee in merito ad OGM e dintorni. Sempre nella speranza di riuscire a sfatare il mito per il quale: non esiste limite al peggio!

Ahinoi la domanda era però malposta... perchè i guai, esattamente come i carabinieri, vanno sempre in coppia.
Sì perchè non è solo da Zaia che ci si dovrà guardare, ma anche dalla sua "consorte" - in politica si intende - all'ambiente tal Sig.ra Prestigiacomo. Ma andiamo per gradi.


Lui

Su Luca Zaia si sà poco, ma dopo qualche equilibrata dichiarazione rilasciata al Corriere è venuto fuori l'animo celodurista: "La mia posizione sugli OGM è quella della Lega: Contraria".
Come se non bastasse, a Decanter, nella puntata del 20/5, non pago di essere già stato abbastanza qualunquista nel sostenere che insomma bisogna essere prudenti perchè l'80% degli italiani non li vogliono (a quando il 200%?)...


...e poi bisogna tutelare prima di tutto la salute dei cittadini (ma da chi si è documentato, da Coldiretti e Pecoraro?), beh, non pago di ciò, ha avuto il coraggio di sostenere che manca la ricerca libera e che bisogna ancora fare ricerca vera e non quella in mano alle multinazionali!

Signor Ministro, ci perdoni, ma quei 6.2 M€ spesi dal suo Ministero per insabbiare poi i dati favorevoli agli OGM cos'erano? Sì, forse libera non è proprio il termine giusto, ci rendiamo conto, però un minimo di conoscenza della materia dovrebbe essere d'obbligo... *

Certo poi che, se come indicano certe voci di corridoio, terrà stretto al
suo fianco proprio coloro che hanno promosso presso i precedenti ministri le politiche anti-OGM, non ci sentiamo affatto rassicurati.


Lei

Ci eravamo, a torto, quasi dimenticati di lei. Questo non va bene e così, quasi per punizione, la nostra neoministra cosa ti fa? Ti firma il Patto per l'Ambiente di Legambiente (prima delle elezioni) dissociandosi solo sul nucleare. Il lungimirante ed accorto patto recita tra le varie cose da salotto bene:

Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM

Impegno per un forte rilancio dell'agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall'8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande p
artecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione "Liberi da Ogm", chiediamo infine un impegno a contrastare l'introduzione di organismi geneticamente modificati nell'agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.

La (ormai ex)ragazza non scherza e (in barba alla scienza e alla "ragion" anche politica) non paga di ciò si è pure tenuta tutto l'entourage di Pecoraro al Ministero dell'Ambiente. Che ne dite, c'è da dormirci sonni tranquilli?

Insomma
...
* Una cosa buffa durante la decisamente mediocre trasmissione Decanter era che tra i vari salamelecchi tra Zaia e De Castro l'uomo lucido e, quasi, informato ed aperto era proprio De Castro che ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior ministro (mancato) degli ultimi 15 anni... come si suol dire "si dà il pane a chi non ha denti".

sabato 10 maggio 2008

Rischio zero e piccolo sondaggio

Qualcuno di voi conosce forse un posto più sicuro di questo?*
Nel frattanto cogliamo l'occasione per lanciare 2 nuovi sondaggini: uno sul nuovo ministro dell'agricoltura Luca Zaia (Lega) ed uno sulla riapertura (?) della sperimentazione sugli OGM in Italia.

Buon voto!



*Questo anche alla luce di quanto si discuteva nel precedente post riguardo ai "possibili" rischi legati all'innovazione agricola.

mercoledì 7 maggio 2008

A che ora è la fine del mondo?

No, non nel senso di fine: THE END. (per questo vi rimandiamo QUI), ma nel senso di fine: ho finito lo zucchero! o, nel nostro caso, la terra coltivabile del pianeta!).

La spinosa questione, ricorderete, ce la ponevamo giusto un post fa confrontandoci sulle opinabili scelte di marketing di Benetton. Sebbene il messaggio fosse chiaro (se si vuole fare il 100% di biologico si devono coltivare anche le Alpi e addio biodiversità naturale), altrettanto non lo era la sua rappresentazione. Ora vorremmo porre rimedio a questa manchevolezza!*

Legenda sintetica

Oggi si coltivano circa 1,5 miliardi di ettari a livello mondiale. Per produrre le medesime quantità di prodotti agricoli (non solo cibo!) senza l'uso della chimica (o degli OGM), ne servirebbero 4 miliardi, il che tradotto in termini planetari vorrebbe dire mangiarci praticamente tutte le praterie. Qualora si facesse una proiezione sulla richiesta di beni agricoli da parte di una popolazione mondiale, al 2025, di 8 miliardi di persone i miliardi di ettari salirebbero a 6. Con buona pace anche delle foreste.

Il tutto in barba alla sostenibilità ambientale (e a molte altre cose).**


Note a margine

Cogliamo l'occasione per segnalare che l'Austria si è presa una sonora tranvata nei denti per aver iniquamente invocato la clausola di salvaguardia nei confronti di 2 mais OGM autorizzati in Europa (non ha infatti presentato dati scientifici a supporto di una loro pericolosità). Verrebbe da dire meglio tardi che mai, visto che il provvedimento austriaco risale al 1999 ed il parere dell'EFSA al 2004!



*Ringraziamo un nostro affezionato lettore che ci ha tolto dall'imbarazzo.

**Qualcuno ama notare che l'alternativa è far fuori alcuni miliardi di persone. A questo va aggiunto il fatto che, perchè sia produttiva
la terra coltivata senza chimica, è opportuno irrorarla adeguamentamente con idonei liquami per produrre i quali serve altra terra! Sarà sostenibile? Ai posteri, se ci saranno, l'ardua sentenza.

mercoledì 23 aprile 2008

That's Business (Politically Correct Certified)

Cogliamo l'occasione che ci arriva succulenta dal nostro "imbattimento" nel seguente (e per noi anche interessante) volantino...
...per affrontare un tema a nostro avviso largamente sottostimato: il rapporto causa/effetto.


Denaro "sporco"

Pare che questa (non nuova) idea dei vestiti bio sia l'ultima frontiera del marketing policamente corretto. Fa belli e magari vende anche bene.

Come funziona? Semplice! E' una forma di riciclaggio. Infatti tu converti le tue banconote "OGM" in indumenti "eticamente puliti" in quanto certificati non OGM. Nel mentre della transazione, è vero, ti senti un po' più leggero, e magari un po' fesso, ma alla fine la vera domanda che ti assilla è: se metto in tasca il resto mi si contamina il vestito o esiste una soglia di tolleranza (5€? 9,99€ purche sia una presenza accidentale?)?


Causa ---> Effetto

Aldilà degli scherzi, forse è il caso, una volta tanto, di domandarsi quale effetto hanno queste (contorte e un po' mielose) politiche di marketing sul nostro piccolo mondo - e su chi lo abita, a parte il cercare di aumentare i profitti delle aziende che le applicano.

Si diceva causa/effetto. Uno dei principi base che regola il nostro viver (più o meno) civile è che esiste sempre una relazione tra ciò che uno fa e gli esiti che ne ottiene (o almeno così dovrebbe essere).

Beh, per quanto riguarda il nostro amato orticello, rigorosamente OGM, le cose non stanno molto diversamente. Interroghiamoci dunque sui possibili risultati che potrebbe avere la politica di marketing adottata da Benetton.


(De)Filati

Torniamo quindi al nostro volantino e vediamo cosa implica la scelta "ORGANIC" per Benetton.

Questo, a detta loro, favorirebbe comportamenti più rispettosi dell'uomo e dell'ambiente. Seppur non entrino poi tanto nel merito della questione (quasi fosse ormai un dato di fatto che le cose stian così). Ma per quello, come al solito c'è BBB!


Cotone sì, ma come?

Per l'Italia va detto innanzitutto che di questioni da approfondire non ce ne sono. Di cotone non se ne fa. Non esiste un solo capo di abbigliamento italiano fatto con cotone italiano. PUNTO.

Il problema sta semmai dove lo fanno: soprattutto India, Cina e Brasile. E là se ne fa parecchio. Chissà però perchè in quei posti il cotone biologico rappresenta all'incirca l'1% del totale? Secondo voi c'è un motivo?

Sarà che ci sono molti insettini affamati che fanno perdere gran parte del raccolto (20/60%) e ne compromettono la qualità?

Sarà che la resa per ettaro si abbassa di molto?(*)

Eppure, in questo contesto di difficoltà a fare a meno della chimica (il 25% degli agrochimici mondiali vengono usati per il cotone), gli OGM ed in particolare il cotone Bt rappresentano oggi circa la metà (43%) della produzione mondiale. Ed hanno conquistato questa posizione in meno di 10 anni. Insomma, perchè il cotone OGM, a differenza del "biologico", piace agli agricoltori?

Sarà per il fatto che i dati raccolti dimostrano che hanno rese maggiori, usando meno insetticidi, avvelenando di meno chi li usa, assicurando un raccolto contro gli insetti infestanti e a fine stagione anche quale rupia in più per mandare i figli a scuola o allargare la propria casa?


Question time

Tutto questo, a quanto pare però ai Benetton (e a chi ragiona come loro) non interessa... visto che, per ragioni di business, impediscono ai loro fornitori di usare questa innovazione tecnologica che ha dimostrato di poter migliorare significativamente la loro vita e ridurre allo stesso tempo l'impatto ambientale di questa coltura.
Loro dopotutto comprano la merce sul mercato e se l'annata al povero agricoltore bio va storta nemmeno se ne accorgono.

Ma ecco, appunto, qui nasce spontanea la prima domanda: Benetton, che fa vestiti carini, ma non è una griffe da 1.000 € a calzino, come fa a reperire cotone biologico di alta qualità a prezzi popolari, considerando la dimensione ridicola della produzione globale, la bassa qualità media del prodotto ed i costi operativi più elevati per la gestione di campo?

E, seconda domanda, forse più importante. Che impatto avrà su scala globale la promozione che queste aziende fanno di una agricoltura a bassa produttività? Se il cotone biologico produce in media un 40% in meno del convenzionale questo significa che per produrre la stessa quantità di filato avremo bisogno del 40% in più di terra. Da dove la prendiamo?



Le possibilità sono solo 2, o si intaccano sistemi ancora vergini, o si convertono terreni dedicati a staple crop (riso, grano) a cash crop(**) (cotone - per non parlare dell'uso di colture alimentari per produrre energia). La mappa ci dice che mettere nuove terre a coltura è un suicidio ambientale (finimo del tutto la foresta amazzonica? devastiamo il Sahara? coltiviamo le Alpi?)...

...Benetton però che ne pensa? (***)
Insomma, mica balle!


Note a margine

* Argentina saw a 30 to 35 per cent decrease in yield in the area which converted to organic... In India it was 35 to 40 per cent and Turkey 30 to 40 per cent.

** Questo fenomeno è una delle cause della crisi alimentare oggi in corso.

*** Benetton nella sua CSR ha dei progetti molto carini di microcredito (il tutto a beneficio della stampa - in questo caso sappiamo che la massima evangelica - la tua destra non sappia cosa fa la tua sinistra - non ha molto valore e nessuno fa niente per niente, nemmeno i buoni). Di certo però il suo impatto sociale, economico ed ambientale è di gran lunga superiore quando acquista le sue materie prime sui mercati internazionali e quando spinge i produttori e i consumatori a scelte economiche
su scala globale (a nostro avviso, non del tutto) etiche solo perchè la moda le ha certificate come Politicamente Corrette.

venerdì 18 aprile 2008

Litanie interrotte (e altre piccole soddisfazioni)

Toh, guarda cosa si trova in giro di tanto in tanto...

ADUC - OGM: LA GUERRA DEI CEREALI IMPONE UN RIPENSAMENTO

La guerra dei cereali impone un ripensamento sulle modalita' di coltivazione. I consumi salgono (specialmente in India e Cina), le coltivazioni di mais destinate ai carburanti aumentano (sono piu' remunerative), sicche' c'e' penuria di cibo. Si riaffaccia l'idea di estendere la coltivazioni di piante Ogm. Sull'argomento siamo piu' volte intervenuti e predisponendo anche una scheda informativa (1).

Cibo Frankestein, si diceva, salvo dimenticare che le nostre mucche mangiamo soia geneticamente modificata e che da vent'anni sulle nostre tavole viene servita pasta fatta con grano geneticamente modificato (si, la nostra cara pasta!!!) (2). *

Il problema degli Ogm, come abbiamo sempre sostenuto, non e' sanitario ma economico. La Commissione Europea ha promosso e finanziato numerose ricerche sulla biosicurezza delle piante geneticamente modificate e la conclusione e' stata la seguente: "Queste ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentano alcun rischio per la salute umana o per l'ambiente". La penuria di cereali indurra' i predicatori delle catastrofi a piu' miti consigli? Si fara', finalmente, una seria informazione sull'argomento sfatando miti e tabu'? Il problema attuale ci ricorda le posizione di coloro che erano contrari agli inceneritori, oggi termovalorizzatori, o di quelli contrari "ideologicamente" al nucleare. Oggi sono su posizioni opposte. Succedera' anche per gli Ogm?

E' probabile, ma
quanta fatica per rendere omaggio alla ragione!

__________________________

Segnaliamo questo comunicato di una Associazione per i Diritti dei Consumatori perchè ci pare scritto con la testa e non con altre (fantasiose) parti del corpo e sembra (finalmente) interrompere le trite e ritrite litanie ideologiche sul tema, partendo perlomeno dai fatti... certo che sembra incredibile che esista una associazione così, visto il valzer di associazioni (testa all'ammasso) che in blocco hanno aderito alla folle campagna dei liberi da OGM, ma, a quanto pare qualche spiraglio di luce c'è... a voi giudicare se son gente seria oppure no.

(1) http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=65127
(2) http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=63294


* Forse fanno riferimento al creso che è ottenuto per mutagenesi (NdBBB!)

mercoledì 16 aprile 2008

Tra il dire ed il fare...

...c'è di mezzo il mare, dice l'antico proverbio.

Per questo non possiamo che essere in attesa dei fatti, perchè di parole (e non solo) ne abbiam piene le tasche.

Segnaliamo comunque quelle emesse dall'on. (nonchè Presidente del Consiglio in pectore) Berlusconi intervenendo qualche giorno fa sugli OGM a Taormina al forum di Confagricoltura.

Nel corso dell'incontro avrebbe infatti sostenuto la necessità di sciogliere i legacci che tengono immobile la ricerca italiana nel settore delle biotecnologie in agricoltura affermando: «Bisogna avere rispetto per la scienza, rispetto che in questo caso coincide con la necessità di modernizzazione del primario». Agli Organismi geneticamente modificati, i magici OGM, secondo il neo premier, bisogna aprire con gradualità, per convincere chi e’ ancora scettico, «ma non si possono piu’ accettare barricate acritiche verso un tipo di agricoltura che il mondo sviluppato ha oramai accettato come assolutamente positiva e funzionale».

Parole belle (parole sante!), ma ricordiamo ancora un certo suo ministro (non della "rissosa" UDC) che non ha fatto altro che, in tema di ricerca, bloccare tutto il bloccabile, in modo quasi peggiore di quanto fatto del suo alter-ego verde Pecoraro Scanio. Staremo a vedere.

Noi qui a BBB! non abbiamo la pretesa certo di fare un governo ombra, ma, nel nostro piccolo, state sicuri che un'occhiata gliela daremo.

Res, non verba. Sarebbe anche ora, o no?

martedì 15 aprile 2008

(piccole) soddisfazioni

Il risultato elettorare può piacere o non piacere e può essere interpretato in molteplici e fantasiosi modi.

Noi qui ci limitiamo ad osservare che, a quanto pare, la stagione dei NO! senza se(nso) e senza ma sembra volgere al termine.

Nell'attesa della squadra di governo (che, non dimentichiamocelo mai, può riservare sempre s/piacevoli sorprese) ci limitiamo a bearci del fatto che, almeno per questa volta, non dovremo pagare un lauto stipendio all'amico "talebano" Pecoraro, ed al suo scherano Marco Lion (nostra vecchia conoscenza)... e sembra stare fuori dai giochi anche il buon Gianni Alemanno (che la conquista del ballottaggio a Roma terrà fuori - ci auguriamo - dal totoministri).

Guardando in positivo, l'unico parlamentare di cui noi qui siamo riusciti a parlare bene (Tortoli) pare invece ce l'abbia fatta. Chissà che ora "al governo" non riesca a trovare le risposte che cercava, e con lui anche noi.


Nota a margine

Certo che fa sorridere che riescano a raccogliere ben 3 (si fa per dire!) milioni di voti contro gli OGM e non riescano a superare nemmeno la soglia di sbarramento del 4% (sarà che lì i voti che servono sono veri?... e poi non avevano mica un Capanna!)


!!! Aggiornamento di potenziale interesse !!!

Stasera (16 aprile) a Porta a Porta interverrà la neoeletta Adriana Poli Bortone. Non che questo di per sè costituisca un fatto drammatico... è solo che il suo nome sta cominciando a girare come quello di ptincipale candidata alla poltrona di Ministro dell'Agricoltura (già peraltro ricoperto in passato).

Potrebbe essere un buon momento per farsi un'idea di che fine faremo.

Se poi avete commenti...
sempre a disposizione per accoglierli.

martedì 1 aprile 2008

Nuove autorizzazioni, vecchi inganni: il caso del "signor G(A21)"

Venerdí scorso la commissione europea ha autorizzato un'altra varietá di mais geneticamente modificato per l'importazione in Europa.

Il GA21.

E come sempre si ripete il teatrino delle (stanche e tronfie) dichiarazioni scandalizzate di ambientalisti e talune associazioni di agricoltori. Tra le dichiarazioni piú surreali (poi vedremo perchè) quella di una nostra vecchia conoscenza: l'on. Lion (prima Verdi, ora Sinistra Arcobaleno) il quale segnala che "la decisione dell'Ue di aprire al mais Ga21 e' molto grave. Una decisione che favorisce le lobby del biotech e non tiene conto ne' del principio di precauzione ne' delle esigenze dei cittadini e degli agricoltori" (certo che ci vuole un bel coraggio a parlare di principio di precauzione, dopo essere stati capofila in una battaglia perché non si imponessero limiti troppo stretti alla contaminazione da fumonisina per il mais!).

Ci sono alcune cose peró che nei comunicati stampa di questi signori non troverete mai, ma che potrebbero esservi utili per compiere la tanto osannata "scelta informata". E quindi bisogna pur che qualuno queste cose ve le dica, e come sempre ecco qui BBB!, per servirvi.


Niente di nuovo sul fronte occidentale

Il mais oggetto della decisione europea di pochi giorni fa (la cui caratteristica è di essere tollerante ad un erbicida) era in realtà già autorizzato in Europa da un bel pezzo: coltivato nel mondo dal 1996 (12 anni fa!), questo OGM giá dal 2006 puó essere usato nella produzione di alimenti da importare in Europa, e da prima del 2003 poteva esser dato ai nostri animali.

Cosa cambia vi chiedete? Beh, l'unica "novità" é che, mentre prima si potevano importare solo mangimi e alimenti giá trasformati (contraddizioni assurde di un sistema autorizzativo , come abbiamo visto, schizofrenico), adesso puó essere importato il mais tal quale e gli alimenti e i mangimi possono essere prodotti direttamente anche dalle industrie presenti sul suolo comunitario (il che rappresenta un bel risparmio per il vecchio continente). In sostanza non si è messo "in libertà" il signor G, che era già a piede libero, ma si sciolgono le manette alle nostre aziende... un bel cambio di prospettiva, non credete?

Nota nemmeno troppo a margine: ovviamente nessun effetto negativo é stato mai riportato in questi anni
per il suo consumo. Inoltre il nostro signor G è stato attentamente e preventivamente analizzato anche dall'EFSA.


E se... ?

Trattandosi di una varietà un po' vecchiotta, il sig.G da qualche anno non è più molto gettonato, tuttavia ne rimangono ancora tracce (oggi nell'ordine dei 5-30 semi ogni 1000*) in quei Paesi dove era coltivato. Tra questi Paesi va citata l'Argentina, da cui l'UE importa 1.5 milioni di tonnellate di mais all'anno (circa il 60% dell'import di mais europeo).

E se l'Europa invece di aprire le porte avvesse deciso mantenerle chiuse, perchè (senza alcun motivo sanitario - qui infatti di ambiente non si parla già più) non voleva avere nessuna traccia del sig.G, cosa sarebbe successo? Da dove avremmo preso quel 60 e più % delle nostre importazioni? Oppure, saremmo riusciti a farne a meno? Le nostre aziende avrebbero resistito all'impatto?

E che effetto avrebbe avuto tale immotivata decisione sull'economia di un paese che vive di esportazioni agricole, come l'Argentina? (non a caso provvedimenti nel settore agricolo hanno provocato scioperi che hanno bloccato l'intera Argentina nei giorni scorsi).

Una bella riflessione da fare, non trovate? Insomma, almeno il chiedersi se adottare politiche che 1) rischiano di far collassare la nostra agro-industria e 2) di mettere a rischio le economie di paesi che campano quasi unicamente di esportazioni agricole, sia sensato, appare quantomeno lecito.


Ma quanto ci costa?

E perchè no, parliamo anche di soldi: come sottolineato svariate volte in questo blog, i nostri animali dipendono (volenti o nolenti) dall'importazione di granoturco e soia. In un momento in cui il caroprezzi raggiunge livelli mai visti, per un complesso insieme di cause, non dimentichiamo che il chiudere le importazioni di granoturco dall'Argentina (o dagli USA), o il pretendere da essi controlli di filiera stringentissimi ha contribuito (e non poco) all'aumento complessivo del prezzo del mais già cresciuto di 50 euro a tonnellata (un 25% che non pare poi così ininfluente anche sui nostri portafogli).

Il tutto, è bene ricordare, senza vere motivazioni, ma solo grazie alle paturnie di qualche purista (lobbista) che ritiene che noi si possa, anzi si debba, fare a meno - costi quel che costi - degli OGM.


Un pericolo per l'Italia?

Finora abbiamo parlato di Europa, ma ci si aspetterebbe, viste le allarmistiche dichiarazioni dei convinti sostenitori anti-OGM, che questa approvazione ci tocchi in qualche modo da vicino. In realtà l'Italia importava (dato 2006) solo il 13% del fabbisogno di granoturco, per cui nel totale del granoturco il famigerato neo-approvato ogm rappresenterebbe meno di un ridicolo 0.1 %. Un po' poco per gridare allo scandalo, no?...certo poi le importazioni di granoturco nel 2007 hanno dovuto drammaticamente aumentare, grazie anche al rifiuto di usare tecnologie innovative per aumentare le rese, ma questa é un'altra storia… (o anche no)

Morale: spesso compiere "scelte informate" non è così semplice, soprattutto se qualcuno deliberatamente (o ignoramentemente) ci nasconde alcuni dati fondamentali del problema…



Note a margine

* Vediamo già le cassandre gridare: "Vedete, ecco la - contaminazione - irreversibile. Vade retro OGM!!". Vorremmo precisare che, come già avvenuto per il mais Starkink, dopo aver interrotto la sua coltivazione, la presenza accidentale di questo evento nel giro di qualche anno sta diminuendo fino a sparire dalle filiere.

** Ci rendiamo conto benissimo che la faccenda delle autorizzazioni è oltremodo intricata. Intanto vi forniamo un link a testimonianza di come tale evento fosse già stato autorizzato in passato. Ci rendiamo comunque disponibili per ulteriori chiarimenti (se siamo stati chiarissimi, beh, tanto meglio).

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