Il personaggio è famoso però anche all'interno della comunità scientifica, sempre in qualità di esperto, ma questa volta però di figure di m... .
Movimento autonomo, apolitico (e forse anche un po' apodittico) di studenti, laureati e ricercatori in biotecnologie. Perchè chi ne sa, di OGM e dintorni, è giusto che ne parli...
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giovedì 10 marzo 2011
Non c'è due senza tre: il ritorno di Seralini
Il personaggio è famoso però anche all'interno della comunità scientifica, sempre in qualità di esperto, ma questa volta però di figure di m... .
domenica 26 settembre 2010
Il mondo secondo Monsanto. Film verità o propaganda?
Per chi non lo sapesse, Monsanto è la prima azienda mondiale per fatturato nel settore agro-biotech. L'azienda che per prima ha sviluppato il Mais e il Cotone Bt, resistenti agli insetti, e la soia Round-up Ready, tollerante all'erbicida glifosato.
Il mondo secondo Monsanto è dedicato a lei e, più precisamente, è pensato per mostrare che, essendo Monsanto stata brutta e cattiva, ciò rende automaticamente brutti e cattivi anche gli OGM. Sarà vero? Potrebbe anche essere, ma prima si dovrebbe rispondere ad alcune questioni di non poco conto, vediamone alcune...
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Artù
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sabato 20 febbraio 2010
L'approccio Seralini agli OGM
Recentemente ci siamo nuovamente dovuti occupare delle bislacche analisi statistiche di Seralini. Questa vignetta ci pareva sintetizzasse al meglio la sostanza dei suoi errori.La cosa più divertente è che è presa proprio da un manuale di tossicologia. Decisamente competente il nostro uomo.
Wallace Hayes: Principles and Methods of Toxicology 4th edition. Chapter 10.
Per i non anglofoni
Il medico dice al paziente: "Lei sembra essere in buona salute, ma facciamo qualche test. Sono sicuro che possiamo trovare qualcosa che non va in lei."
Nella didascalia si legge: errori (statistici) nelle comparazioni multiple in medicina clinica.
lunedì 8 febbraio 2010
Seralini colpisce ancora (e si fa molto male)
Pur essendo riuscito a piazzare su di una rivista (di dubbia - nel senso di non nota - qualità) un nuovo paper che denuncerebbe la disruptività totale degli OGM oggi in commercio, pare che abbia pigliato piuttosto l'ennesima cantonata.
Secondo lui (dopo averci già provato per il MON863), rianalizzando i dati degli studi sull'alimentazione di topi con OGM, si dovrebbe evincere che non solo il MON863, ma anche il MON810 e l'NK603 sarebbero letali (o quasi) per i topini spappolando loro reni, fegato, cuore, milza e midollo.
Errare humanum est, sed perseverare diabolicum
La cosa che però fa ridere è che nel paper:
de Vendômois JS, Roullier F, Cellier D, Séralini GE. A Comparison of the Effects of Three GM Corn Varieties on Mammalian Health. Int J Biol Sci 2009; 5:706-726.
il nostro amico commette gli stessi errori statistici che aveva già commesso nel suo precedente lavoro! (gli errori li avevamo già ampiamente commentati qui)
Questa volta però l'EFSA è stata abbastanza solerte ed eccovi, fresco fresco, il suo responso:
Il GMO Panel conclude che le affermazioni degli autori, di nuovi effetti collaterali indicanti tossicità per i reni ed il fegato, non sono supportati dai dati presentati. Non vi è nessuna nuova informazione che porti a rivedere le opinioni sulla sicurezza dei tre eventi OGM.
Il GMO Panel nota che diverse critiche alla statistica del precedente studio degli autori, sono ugualmente applicabili anche a questo nuovo articolo.
Il full report lo travate qui con tutti i dettagli del caso.
Deve comunque piacere molto a Seralini fare figure di M__A (5 lettere). Bisogna avere un certo fegato (che si nutra di OGM?!) per riproporre due volte di fila la stessa minestra avariata credendo che i commensali non se ne accorgano.
Valla a capire certa gente tu...
Questa l'abbiamo rubata a Salmone, ma era troppo bella...martedì 20 novembre 2007
MON863: un caso controverso... ma anche no.
Il mais in questione si chiama MON863...
Prima di cominciare una premessa: noi crediamo che se tu hai un fratello spiantato non per questo lo sei necessariamente anche tu e ci piace applicare il medesimo principio anche agli OGM (non ci pare poi così assurdo): ogni ogm fà caso a sè e quindi si deve giudicare, appunto, caso per caso.
Nel nostro post sulla fumonisina il mais ogm cui ci riferivamo è un mais modificato per essere resistente alla piralide. Si chiama MON810 e da quando è stato approvato, ormai 10 anni fa, non ha mai dato fastidio a nessuno. Quindi non ci vergognamo a sostenere, alla luce della sua capacità di ridurre significativamente questo potente cancerogeno, che esso offra ai consumatori più garanzie di sicurezza del mais convenzionale o biologico.
Veniamo però ora al suo fratello minore che invece pare, il congiuntivo è d'obbligo essendovi la presunzione di innocenza fino a prova contraria, sia invece una testa calda. Vediamo un po' come stanno le cose...
Chi è il MON863?
Come è stata valutata la sicurezza del MON863?
Nel luglio del 2002 la Monsanto, che ha sviluppato il MON863, presenta presso le autorità tedesche richiesta di autorizzazione al commercio di mangimi e alimenti derivati da MON863. La richiesta è corredata da un dossier tecnico, che include tutti gli studi chimici sulla composizione di questo mais, i test per verificare l'assenza di allergenicitá, i risultati di studi di sicurezza sul singolo inserto genico e sui suoi prodotti (ovvero la proteina Cry3Bb1), Il comitato scientifico tedesco conclude che non ci sono motivi per supporre che la commercializzazione di questo mais implichi dei rischi per la salute. Come da procedura, questa prima valutazione viene resa disponibile al pubblico per commenti.
Tra i commenti pervenuti, alcune critiche sono espresse da diverse parti (tra cui la Commission du génie biomoléculaire, un organo consultivo del Ministero francese) riguardo allo studio di 90 giorni sui ratti: in esso si evidenziano infatti alcune differenze statistiche per alcuni parametri ematici.
Nel 2003 il comitato scientifico sugli ogm dell’EFSA, su richiesta della Commissione Europea, valuta tutte le critiche fatte al dossier, e conclude che nonostante si siano riscontrate alcune differenze statisticamente significative, i valori ricadono nella media della popolazione e non sono quindi ritenute biologicamente rilevanti.
L'EFSA tra l'altro afferma:
the dossier contains well-performed toxicological studies with the relevant species of animals and a statistically well-designed set-up. These studies were performed under quality assurance programs and OECD guidelines. The results of these 90-day rodent studies do not indicate adverse effects from consumption of maize lines MON 863.
Ma allora?! Come si spiega che ci siano delle differenze statisticamente significative, ma che gli esperti concludano che lo studio non indica alcun effetto collaterale?!
Beh, tutta colpa della statistica e di un italiano (vediamo se riusciamo a spiegarlo in modo comprensibile, la statistica è pur sempre statistica).Insomma qual è la probabilità che il valore che io osservo è dovuto al caso (campionamento) oppure è un valore reale?
Per rispondere devo raccogliere più castagne. Ma più castagne raccolgo e più, in termini assoluti, castagne bacate trovo!
Esaminare dunque 100 parametri (o oltre 400 come nel caso del Mon863) è come fare 100 volte lo stesso esperimento: è logico aspettarsi che ci siano delle misurazioni che si presentano come significativamente differenti, ma se queste si mantengono in quel 5% di "confidenza statistica" ciò ci consente di dire che, "con tutta probabilità", non lo sono..
Nel caso Mon 863 questo è confermato anche dal fatto che andando ad esaminare le differenze osservate non c'è alcuna relazione tra dose ed effetto, ad esempio usando due livelli di assunzione nella dieta (11 e 33%). Stando ai cardini della tossicologia se una cosa è tossica, più ne mangi più ti fa male, per cui se il Mon 863 fosse tossico dovremmo osservare un effetto "negativo" proporzionalmente superiore nei topi alimentati con il 33% di Mon 863 rispetto a quelli alimentati con il 11%. Invece avviene il contrario.
Peraltro va sottolineato che, in fase di valutazione di un ogm, vengono sempre testate dosi molto più alte rispetto al reale consumo previsto di un prodotto: il 33%, ad esempio corrisponde a circa 33 grammi/kg peso corporeo/giorno, quando invece il consumo europeo medio di mais é di 17 grammi/persona/giorno, ovvero più di 100 volte inferiore (insomma è come se invece di una aspirina gliene avessero date 100 e non gli è successo nulla! Come si fa a dire che fa male sta roba!). Questo consente di avere un elevato margine di sicurezza quando si stabilisce l'innocuitá di un prodotto.
Dove sta la controversia?
Ma torniamo alla nostra storia: Greenpeace e Crii-gen (un comitato di ricerca e di informazione che si dichiara "indipendente", ma che non ha mai fatto mistero della propria posizione anti-ogm senza se e senza ma) chiedono e ottengono l’accesso al report stilato dagli esperti della Commission du génie biomoléculaire (che nel frattempo, a seguito delle chiarificazioni fornite sullo studio, aveva concluso positivamente sulla sicurezza di MON863) e, dopo l’opinione dell’EFSA, che avrebbe dovuto, almeno in teoria, fugare tutti i dubbi, ripartono più agguerriti che mai iniziando una battaglia legale per ottenere l’accesso ai dati originali dello studio della Monsanto.I dati originali di questo studio infatti, presentati integralmente (e senza alcun tipo di occultamento) alle autorità nazionali e comunitarie, non erano ancora disponibili al “grande pubblico”. Il lavoro sarà inviato da Monsanto per la pubblicazione nel 2005 e saranno poi divulgati nel 2006 dall’inglese Food and Chemical Toxicology (senza nascondere le "differenze" riscontrate). Nel frattempo, vinto il processo, nel 2005 Greenpeace ottiene tutti i dati originali e li manda al Crii-gen per la contro-valutazione. Il Crii-gen guidato dal dott. Séralini pubblica la sua versione dei fatti nel maggio 2007 sulla rivista statunitense Archives of environmental contamination and toxicology.

A questo punto, urgeva un’opinione super partes per stabilire quale delle due versioni dei fatti fosse quella "credibile". Insomma delle due l'una: o è sicuro o non lo è.
L’EFSA, che è tutt'altro che un “passacarte delle multinazionali”, incaricata del riesame del dossier Mon863 alla luce delle osservazioni di Seralini, prende tempo e, data la delicatezza del tema, va con i piedi di piombo avvalendosi della collaborazione di due statistici indipendenti, della sopracitata Commission du génie biomoléculaire e dell’Agenzia francese per la Sicurezza alimentare (Afssa).
...e vissero felici e contenti.
Alcuni note a margine dei documenti "originali":
L’Afssa tra l'altro afferma: "Ces auteurs semblent méconnaître la règle élémentaire régulièrement soulignée par la communauté scientifique et les institutions internationales, à savoir qu’une différence statistique significative ne conduit pas nécessairement à une conclusion biologique" (questi autori sembrano misconoscere la regola elementare regolarmente sottolineata dalla comunità scientifica e le istituzioni internazionali, e cioè che una differenza statistica significativa non conduce necessariamente a una conclusione biologica).
Che l’ipotesi di Séralini non fosse proprio tutta questa simpatia di credibilità, era dimostrato anche dal fatto che già nel 2004 i reni dei ratti usati in questo studio furono riesaminati “alla cieca” (cioè senza sapere da quale gruppo di animali, alimentati con Mon863 o meno, i reni provenissero) da anatomopatologi indipendenti che conclusero che non vi era alcun segno di tossicità. Ma magari tutti questi scienziati erano solo dei venduti, come si usa dire di recente.
Come spesso accade in tema di OGM (altro brillante esempio nè è il caso Ermakova) molti si domandano “perchè per fugare ogni dubbio non è stato ripetuto lo studio?”. La domanda è lecita, ma un po’ ingenua: da anni c’è un intenso dibattito sulla necessità/utilità di sacrificare animali da laboratorio per la ricerca.
Problema peraltro sollevato a più riprese da gruppi animalisti non molto lontani da quelli anti-ogm (Per approfondire qui il link a un interessante post di un altro blogger, che peraltro è pure contrario agli ogm). Per questo esistono apposite commissioni etiche che valutano l'opportunità di tali sperimentazioni.
Che l’ipotesi di Séralini non fosse proprio tutta questa simpatia di credibilità, era dimostrato anche dal fatto che già nel 2004 i reni dei ratti usati in questo studio furono riesaminati “alla cieca” (cioè senza sapere da quale gruppo di animali, alimentati con Mon863 o meno, i reni provenissero) da anatomopatologi indipendenti che conclusero che non vi era alcun segno di tossicità. Ma magari tutti questi scienziati erano solo dei venduti, come si usa dire di recente.
Come spesso accade in tema di OGM (altro brillante esempio nè è il caso Ermakova) molti si domandano “perchè per fugare ogni dubbio non è stato ripetuto lo studio?”. La domanda è lecita, ma un po’ ingenua: da anni c’è un intenso dibattito sulla necessità/utilità di sacrificare animali da laboratorio per la ricerca.
Etica vuole dunque che i test sugli animali vengano effettuati solo se necessario, e che qualora siano disponibili sufficienti informazioni provenienti anche da altri tipi di test (chimici, in vitro ecc.) i test sugli animali vadano evitati. Il caso del MON863 è un classico esempio in cui sacrificare altri animali può far piacere a chi si oppone agli OGM, ma non risulta affatto necessario. Infatti non è vero che lo studio effettuato indichi un sospetto di tossicità, e non lo dice BBB! ma: l’Istituto Roch, l’EFSA, l’Afssa, la CGB, due statistici indipendenti, per non parlare dei referees di Food and Chemical Toxicology, a nostro modo dunque un buon numero di "esperti" (di quelli veri si intende) che sostengono tra l'altro che non ci sono dubbi sulla qualità dello studio presentato nel dossier. Se poi si aggiungono anche tutte le altre informazioni disponibili su questo evento presentate nel dossier, è facile pensare che nessun comitato etico serio approverebbe una nuova sperimentazione sui ratti solo per soddisfare la curiosità di qualche "cronico" oppositore.
P.S.: Abbiamo richiamato spesso in questo post la nostra opinione (in ogni caso massimo rispetto per chi la pensa diversamente da noi) sul fatto che non si possano definire tout court "indipendenti" o "esperti" coloro che sono ideologicamente (o economicamente) schierati contro gli ogm. Parlando per esempio del dott. Séralini, ci viene infatti il sospetto che le motivazioni che lo portano a dichiarare la presenza di “segni di tossicità” (nonostante, stimandolo come ricercatore, crediamo si renda perfettamente conto che la statistica dice altrimenti) risiedano più in una certa preconcetta avversione verso il geneticamente modificato per sè (o le multinazionali, o magari anche solo simpatia per coloro che sostengono il suo comitato) piuttosto che nei dati sperimentali. Sarà poi un caso che già prima che la discussione sullo studio in questione cominciasse (ovvero nel settembre 2002) il Crii-gen dichiarasse la sua “avversione” a priori verso questo mais resistente alla Diabrotica?
P.S.: Abbiamo richiamato spesso in questo post la nostra opinione (in ogni caso massimo rispetto per chi la pensa diversamente da noi) sul fatto che non si possano definire tout court "indipendenti" o "esperti" coloro che sono ideologicamente (o economicamente) schierati contro gli ogm. Parlando per esempio del dott. Séralini, ci viene infatti il sospetto che le motivazioni che lo portano a dichiarare la presenza di “segni di tossicità” (nonostante, stimandolo come ricercatore, crediamo si renda perfettamente conto che la statistica dice altrimenti) risiedano più in una certa preconcetta avversione verso il geneticamente modificato per sè (o le multinazionali, o magari anche solo simpatia per coloro che sostengono il suo comitato) piuttosto che nei dati sperimentali. Sarà poi un caso che già prima che la discussione sullo studio in questione cominciasse (ovvero nel settembre 2002) il Crii-gen dichiarasse la sua “avversione” a priori verso questo mais resistente alla Diabrotica?
Pubblicato da
Parsifal
alle
04:33
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