martedì 26 febbraio 2008

All'agricoltura italiana gli OGM non interessano!?

Cominciamo questo post con un sospiro di sollievo. Pare, diciamo pare, che al prossimo giro (di vite?) per lo meno non ci ritroveremo al Ministero dell'Agricoltura o dell'Ambiente nè PecoraroAlemanno, per cui si potrebbe quasi sperare di dire che, comunque vada, sarà un successo, ma, come l'esperienza De Castro insegna, la prudenza è d'obbligo e quindi taciamo.

Il tema di oggi però è un altro, seppure dovrebbe essere di un qualche interesse anche per il futuro Ministro. Vorremmo infatti parlare di una indagine di Demoskopea condotta presso i maiscoltori lombardi sul tema degli OGM.

La ricerca ha interessato i maiscoltori per il semplice fatto che il mais (Bt) è l'unico OGM oggi in commercio che potrebbe interessare al nostro paese e, questa coltura, da sola, rappresenta circa il 10% della superficie agricola italiana, oltre un milione di ettari dedicati la maggior parte dei quali concentrati in pianura padana. Da qui la scelta della Regione Lombardia.

Il primo dato, a nostro avviso, interessante è il committente dell'indagine: Assobiotec. Certo, noi ci saremmo aspettati ad esempio una Coldiretti che interrogasse i suoi iscritti maiscoltori sulla sua linea di tolleranza zero verso gli OGM, ma purtroppo pare che in questo periodo Coldiretti sia troppo concentrata a tutelare gli interessi (presunti) dei consumatori per occuparsi anche di quelli (veri) dei suoi associati.

Ma vediamo insieme alcuni dei risultati dell'indagine che, per chi fosse interessato, è disponibile in forma integrale a questo link.


I Risultati

Dopo il report Nomisma che ci ha detto che, se con la soia eravamo messi male, anche con il mais in quanto a proiezione non si scherza... ecco un'altra indagine che ci racconta la storia di un paese reale che è completamente diverso da come lo disegnano.

Innanzitutto appare subito chiaro che tutti i maiscoltori sanno il fatto loro in quanto ad OGM. Non solo affermando di averne sentito parlare, ma soprattutto indicando in modo corretto le caratteristiche ad essi associabili.

Il primo schiaffo "morale" viene però dalla risposta alla domanda:

Se nel prossimo futuro la legge consentisse di coltivare OGM, nella sua azienda lo farebbe?

Tutti noi si risponderebbe, quasi d'istinto: NO! Distruggerebbero la nostra agricoltura! così almeno vorrebbe la vulgata ufficiale. Ed invece i maiscoltori, scarpe grosse e cervello fino, guarda un po' come ti spazzano via tutte le "" mentali:Sì, avete letto bene, il 70% dei maiscoltori intervistati ha detto che coltiverebbe mais OGM, se soltanto la legge glielo consentisse... in barba a tutto il battage pubblicitario imperante. Sarà perchè sanno di che si tratta?

Ma ecco che qui viene il secondo schiaffo "morale", forse peggio del primo. Infatti se si analizza come hanno risposto gli iscritti alle diverse associazioni si osserva che non sono solo quelli di Confagricoltura a farci un pensierino...




Certo che se il 63% (che salgono al 74% se si parla di sperimentazione) dei maiscoltori Coldiretti coltiverebbero mais OGM, se ve ne fosse l'occasione, verrebbe da chiedersi perchè Coldiretti non faccia in modo di accontentarli... altrimenti perchè pagano la tessera? (*)

Ancor più comica la situazione nella CIA, anch'essa contro gli OGM, dove addirittura il 74% (87% per la sperimentazione) dei maiscoltori bellamente il semino lo pianterebbero.

Insomma questi "sindacati" che interessi stanno tutelando?
Domandare è lecito. Rispondere è cortesia.


Note

Nel report ci sono anche molti altri dati interessanti, ad esempio il fatto che gli agricoltori della Coldiretti sono quelli un po' più "all'oscuro" di come vanno le cose, ad esempio solo il 63% dei Coldirettini sa che il 90% dei mangimi in Italia sono OGM, contro il 93% di CIA ed il 73% di Confagricoltura. Analogamente solo il 38% dei Coldiretti sa che si usano mangimi OGM anche nelle filiere DOP e IGP, contro l'80% della CIA ed il 51% di Confagricoltura.
L'ultima chicca o
, se vogliamo, l'ultimo schiaffone è il fatto che i maiscoltori italiani ritengono che gli OGM non danneggeranno le produzioni biologiche, sarà perchè di mais "biologico", soprattutto in pianura padana, non ce n'è?

Ah certo, quasi dimenticavamo, c'è stata subito la pronta replica della nostra conoscenza Lion (Verdi), il quale, con puntiglio non ha mancato di far sapere che tutto dipende dal campione prescelto. Se si fosse chiesto ai produttori biologici tutti avrebbero detto di essere contrari. Certo la logica è stringente, intatti, per quale "dannata" ragione degli agricoltori che non producono mais dovrebbero mai coltivare mais OGM?

Ogni ulteriore commento appare supefluo.
Buon lavoro Ministro! Chiunque tu sia!

(*) Ci siamo accorti che in una tabella del report (pag.15) non si leggono i nomi delle associazioni di categoria. Noi le abbiamo recuperate con un trucchetto: abbiamo selezionato il testo sul .pdf e l'abbiamo incollato su wordpad. No secrets...

venerdì 22 febbraio 2008

Caccia all’esperto

Cari amici e attenti lettori,
volevamo comunicarvi che oggi si apre ufficialmente la caccia: no, giù le doppiette, qui non si vuole sparare a nessuno.
Vogliamo infatti solo capire se i membri della commissione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare appena nominata dai Ministri della Salute e dell’Agricoltura (Turco e De Castro) sia composta veramente da esperti oppure se la nostra beneamata "politica" ci si è messa dentro di traverso anche questa volta.

Per introdurre il tema vi diciamo che l’agenzia ha sede a Foggia. Terra cara a De Castro.

I componenti, stando alle "agenzie" di stampa, sono i seguenti:

DOTT. ALDO GRASSELLI, (Presidente) Societa' Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva
PROF. BARTOLOMEO BIOLATTI, Universita' degli Studi di Torino
PROF. LUIGI CECI, Universita' degli Studi di Bari
PROF.SSA MARIA LUISA CORTESI, Universita' degli Studi di Napoli
PROF. ANDREA FORMIGONI, Universita' degli Studi di Bologna
PROF. AUGUSTO MARINELLI, Universita' degli Studi di Firenze
PROF.SSA ADRIANA IANIERI, Universita' degli Studi di Parma
PROF.SSA LUCIANA AVIGLIANO, Universita' degli Studi di Tor Vergata
PROF. ANTONIO MUSCIO, Universita' degli Studi di Foggia
DOTT. CANDIDO PAGLIONE, Veterinario Azienda Sanitaria Regionale del Molise
PROF. RODOLFO PAOLETTI, Universita' degli Studi di Milano
PROF. GIANFRANCO PIVA, Universita' Cattolica di Piacenza
PROF. GIORGIO POLI, Universita' degli Studi di Milano
PROF. GIORGIO RONDINI, Universita' degli Studi di Pavia
PROF. GIUSEPPE ROTILIO, Universita' degli Studi di Tor Vergata
PROF. FERDINANDO SBIZZERA, Universita' degli Studi di Padova
PROF. GIANNI TAMINO, Universita' degli Studi di Padova
PROF. MARCELLO TICCA, Esperto di Nutrizione umana e alimentazione.

Ci e vi chiediamo dunque quanti di questi personaggi vantino competenze o esperienza in quanto a cibi, nutrizione o, chissà che un giorno non gli venga anche voglia di occuparsene, di OGM?

Ora la palla passa a voi. Attendiamo i vostri succosi commenti e il vostro dettagliatissimo materiale al solito indirizzo...

Buon lavoro, BBB!

lunedì 18 febbraio 2008

OGM: che calvario!

A volte viene da pensare a come deve essere una vita da OGM: sempre sotto l’occhio vigile della legge e additato da tutti come l’origine del Male nel mondo...

...infatti, solo a pronunciare la parola OGM (Organismi Geneticamente Modificati) quasi si sente in bocca il sapore di fregatura. Di un qualcosa che qualcuno di soppiatto ci vuole rifilare. Di un qualcosa che ancora non si sa bene cos’è, ma che sicuramente fa male.

Gli OGM però non sono nati ieri, anzi, sarebbe da dire che ormai sono adulti e vaccinati visto che dagli anni '70 ad oggi sono stati condotti più di 6.000 studi sulla loro sicurezza. Dal 1996, anno del via libera alla loro coltivazione su larga scala, costituiscono inoltre un elemento base della dieta proprio di quegli animali da cui ricaviamo i nostri prodotti tipici di punta, senza per questo aver mai compromesso né la loro qualità né la loro sicurezza. Anzi, sembra proprio che noi non ne si possa proprio fare a meno. Ma, esiste una legge che li tenga d’occhio? Che garanzie dovrei fornire se decidessi di mettere in commercio un nuovo OGM?
Vediamo un po'...

C’era una volta…

Di sicuro non si può dire che l’Europa non abbia affrontato il tema OGM per tempo, visto che la prima normativa risale al 1990, ben 6 anni prima della loro diffusione su larga scala. In particolare la Direttiva 90/220 ha cercato di mettere ordine in tema di OGM tra i vari stati europei, definendo una procedura unica attraverso cui potevano essere sperimentati prima e coltivati e/o commercializzati poi. Nel 1997 è stato predisposto un ulteriore Regolamento, il 258/97, con l’obiettivo di rafforzare le garanzie di sicurezza per i nuovi prodotti alimentari, tra cui anche i prodotti OGM destinati all’alimentazione umana.

Tra il 1990 e il 1997 gli attivisti anti-OGM, nonostante le rassicurazioni del mondo scientifico e le garanzie fornite dalla legge, riescono comunque a far crescere la diffidenza e l’ostilità verso gli OGM costringendo l’Europa, nel 1998, ad aprire una moratoria di fatto. Il blocco terminerà solo nel 2004, con l’emanazione della Direttiva 2001/18, i Regolamenti, il 1829/2003 e il 1830/2003, e la Raccomandazione, la 556/2003, che introducono il principio di precauzione, normano anche il consumo mangimistico degli OGM, stabiliscono l’obbligo di etichettatura e tracciabilità dei prodotti e le linee guida per la coesistenza tra colture GM e convenzionali. Oggi dunque, e questo è già un buon punto di partenza, è possibile chiedere all’Europa di autorizzare la commercializzazione, il consumo e la coltivazione di un nuovo OGM.


La via crucis

Se il panorama e le procedure sembrano chiare non va dimenticato che, tra il dire e il fare, c’è sempre di mezzo il mare. Tanto per farsi un’idea di cosa voglia dire autorizzare un OGM, vediamo cosa succede quando si chiede di mettere in commercio una nuova varietà non-GM e cosa invece accade si ha a che fare con un OGM.

Nel primo caso è necessario recarsi ad uno sportello con una cartellina (la foto ci è stata gentilmente prestata da Alan McHughen) in cui sono contenuti alcuni fogli dove è indicato il vostro nome e cognome, le caratteristiche che rendono la vostra varietà diversa dalle altre presenti in commercio e che tali caratteristiche sono stabili. Consegnata la cartellina vi viene data una stretta di mano e ottenete il copyright su quella varietà, oltre al diritto di sfruttarla commercialmente per una durata di 20 o 30 anni a seconda della specie (non proprio un brevetto, ma quanto di più simile vi venga in mente).

Nel caso degli OGM, le cose si complicano leggermente.


Prima stazione

Innanzitutto, se tra le mani vi trovate un OGM, la cartellina comincia a soffrire fin da subito di obesità (la foto ci è stata gentilmente prestata da Alan McHughen) non basta infatti il vostro nome e cognome più qualche annotazione, servono anche alcuni dati non proprio immediati e di facile reperimento, come ad esempio la capacità della pianta di trasferire materiale genetico ad altri organismi, o le informazioni su eventuali effetti tossici, allergenici o altri effetti nocivi per la salute umana e animale, o ancora i meccanismi di interazione con organismi bersaglio e non bersaglio (insetti, vermi e compagnia), nonché le potenziali interazioni con l'ambiente abiotico (la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco, etc…). Il tutto da raccogliersi a perdere, cioè prima di sapere se otterrete una qualsiasi autorizzazione.


Seconda stazione

Se pensate di essere a buon punto una volta ingrassato il vostro dossier, cioè dopo diversi anni di ricerca e alcune decine di milioni di euro, e vi sentite vicini alla famosa stretta di mano, beh, rilassatevi perchè il bello deve ancora venire. Il vostro plico infatti viene spedito a Parma, all’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), la quale lo smista ai diversi stati membri e rende disponibile al pubblico una sintesi. Inoltre, dopo un’attenta analisi degli studi che avete presentato, l’EFSA rilascia un parere scientifico. Se tale parere è negativo, il nostro consiglio è di sedervi un attimo, fare un respiro profondo e accendere il caminetto con il vostro dossier ripensando ai bei tempi andati. Se però siete stati attenti e rigorosi e i dati scientifici che avete presentato dimostrano che il vostro OGM è sicuro per l’uomo e per l’ambiente, allora l’EFSA rilascierà un parere positivo. E’ vero, sono passati altri 6 mesi, ma almeno potete andare avanti di una casella.


Terza stazione

Se fino ad ora la discussione sul vostro OGM si è mantenuta entro un ambito strettamente scientifico e tecnico, e quindi in qualche modo gestibile, in questa fase le cose cambiano drasticamente. Siete entrati nella fase politica dell’autorizzazione. La Commissione, sulla base del parere scientifico dell’EFSA, che è puramente consultivo, formula una bozza di decisione e la invia al Comitato Permanente per la Catena Alimentare e la Salute degli Animali, nome pomposo che serve ad indicare un comitato composto da tecnici dei vari paesi, i quali nella prassi dicono quello che il loro Ministro dice loro di dire. Si aprono così tre possibilità: 1) I 2/3 dei tecnici è favorevole al vostro dossier e il vostro OGM viene approvato (caso mai verificatosi) oppure 2) I 2/3 dei tecnici esprime una posizione contraria al vostro dossier ed il vostro OGM viene respinto (altro caso mai verificatosi) o 3) come finora è accaduto, non si raggiunge alcuna maggioranza qualificata. In questo caso, dovete attendere il successivo grado di giudizio, mentre il tempo passa ed il vostro OGM langue da qualche parte ormai semi-dimenticato.


Quarta stazione

Il vostro nuovo referente ora è il Consiglio dei Ministri competenti dei diversi stati membri, i quali si incontrano per decidere sul vostro dossier senza averlo probabilmente mai nemmeno visto e senza avere una competenza specifica a riguardo. Generalmente il voto è noto prima dell’incontro e dipende dalla forza politica del Ministro e ovviamente dalle sue idee in materia. Qualora, come generalmente avviene, non si riesca a raggiungere una maggioranza qualificata nemmeno in questo caso, non disperate, forse, ma non è ancora detto, siete a pochi passi dal paradiso.


Quinta stazione

Il pallino viene tolto ai politici nazionali, visto che non sono riusciti a mettersi d’accordo, e torna in mano alla Commissione Europea la quale ora è libera di decidere autonomamente. In genere la Commissione, non sapendo né leggere né scrivere, si rimette al parere scientifico dell’EFSA. Se dunque l’EFSA aveva dichiarato sicuro il vostro OGM, molto probabilmente la Commissione lo autorizzerà e potrete, almeno in teoria, venderlo e, se ne avete fatto richiesta, anche coltivarlo. Ricordatevi però che l’autorizzazione dura 10 anni e che è sottoposta a monitoraggio con possibilità, al minimo (procurato) allarme, di revoca.


Sesta stazione

Si diceva “in teoria” perché diversi Stati hanno deciso che anche se il vostro OGM è la pianta più docile e simpatica e sana e produttiva e sicura del mondo, loro non ne vogliono proprio sapere e quindi se provate a coltivarla alcuni vi sbattono anche in prigione (e.g. Italia), sebbene la sudata carta che avete con fatica ottenuto risulti valida in tutta la Comunità Europea. Se però, più saggiamente, andate a coltivare il vostro OGM in paesi più aperti come Spagna o Francia nulla vieta che venga il Bovè di turno a distruggervelo, anche se, ribadiamo, non state facendo nulla di male. Tra l’altro il vostro campo lo trovano anche facilmente visto che la legge vi impone di rendere pubblica la sua localizzazione. Poi, come si sa, i governi cambiano e quindi se ieri eri libero di seminare il tuo OGM, oggi potresti vederti imporre una moratoria nazionale (e.g. Francia) e se bastavano 25 metri di distanza tra i campi per garantire la coesistenza, oggi potresti sentirti dire che per precauzione ne servono 200 (e.g. Spagna), poco importa che per 10 anni abbiano funzionato egregiamente.


Una riflessione conclusiva

Questa in sintesi la situazione europea: investi in ricerca, sviluppi nuove piante GM con caratteristiche utili ed interessanti, dimostri che sono sicure per l’uomo e per l’ambiente, ti sottoponi pazientemente ad anni di trafila burocratico-politica e poi il primo simpaticone che passa in video, sfoggiando un bel sorriso da primo piano, comunica che c’è qualcosa che non va, che è tutto da rifare e che di OGM, compreso il tuo, non se ne deve più parlare né ora né mai. Questa sì che è una fregatura, altro che gli OGM.

(una versione di questo articolo è uscito anche sul settimanale Tempi)

mercoledì 13 febbraio 2008

Il lato oscuro della forza

Ed eccoci qui a contemplare, per l'ennesima volta, lo spettacolo di una realtà che se ne infischia dell’ideologia.
E' appena uscito l’ultimo rapporto ISAAA (Stato mondiale delle varietà biotech commercializzate nel 2007), il report che fa la conta su chi a coltivato cosa nel mondo in quanto ad OGM.


Il primo dato, che parla da sè, sono senza dubbio i 114 milioni di ettari (M ha) coltivati nel 2007, una superficie equivalente a quella di Italia, Spagna e Germania messe insieme (tenete a mente che 100 Mha equivale a 1 M Km2). Con un incremento annuo del 12%. Non male per una tecnologia che non serve a nessuno!

Il dato su cui vorremmo però soffermarci è il fatto che questa crescita è avvenuta principalmente nei paesi in via di sviluppo. Quel 12% in più infatti corrisponde ad un +21% nei paesi in via di sviluppo, contro un +6% nei paesi sviluppati. Questo dato ci interessa perchè ci dice che questa tecnologia non funziona solo per i grandi latifondi o le agricolture meccanizzate, ma è stata di beneficio per tutti gli agricoltori. A maggior riprova di ciò il dato che dei 12 milioni di coltivatori che hanno scelto di usare gli OGM, 11 milioni, cioè il 90%, sono piccoli contadini di paesi in via di sviluppo che hanno poco più di un ettaro e alcuni nemmeno quello.

Verrebbe dunque da chiedersi,
se fossero vere tutte le mandrie di notizie che circolano in giro (e.g. gli OGM costano di più, si devono trattare di più, rendono di meno, le api stordite si suicidano come i contadini, etc... si veda ad esempio l'ultimo report dei Nemici (FoE) - chissà di chi poi, magari della verità) per quale assurda ragione 11.000.000 di contadini "oggettivamente" poveri decidono di acquistare e coltivare OGM?

Non solo! Ma con quale coraggio poi questi, dopo un anno "fallimentare" in cui hanno speso di più per produrre di meno e con minor qualità, invece di suicidarsi,
osino continuare a riacquistare di anno in anno varietà OGM!
Soprattutto in India, dove 9 agricoltori su 10 che hanno coltivato Cotone Bt nel 2006 l'hanno ricoltivato anche nel 2007 e, come se non bastasse, in tutto il paese il biotech ha segnato nell'ultimo anno un +63% (passando da 3,8 a 6,2 M ha)! Vandana Shiva riuscirà mai a farsene una ragione?! a darsi pace per questo colpo basso dei suoi compatrioti?

Eppure uno dei dati "storicamente" più significativi è che chi prova gli OGM, poi ci si affeziona e li riutilizza di anno in anno (se glielo lasciano fare - vedi Francia)! Ma certo, è che sono tutti innamorati delle multinazionali!

Solo uno cieco e sordo all’evidenza, uno che vive stretto nella morsa del lato oscuro della forza, può sostenere una simile assurdità. Ma si sà, quando è questione di pelle (degli altri si intende) tutto è lecito.




martedì 5 febbraio 2008

Ipse Dixit (n.3)

Che cosa, dunque, è il bene?
E' la conoscenza della realtà.
E il male? L'ignoranza.


Non ci fu nessun manovratore, grande o piccolo, nè vecchio nè giovane; e se, per pura ipotesi, ci fosse stato, sarebbe senz'altro rimasto disoccupato, gelosi come eravamo, ovunque, della nostra libertà e della nostra autonomia.
Interessante, tuttavia, è che l'idea del supposto manipolatore derivasse dall'incapacità e insieme dalla non volontà, da parte della cultura dominante, di comprendere e di accettare la portata della visione nuova delle cose che si veniva affermando.

Mario Capanna

Se sai, sei: autonomo e intelligente (intus-legere, "leggere dentro"), a tal punto da capire che bisogna combattere per cambiare il mondo. (...)
Se non sai, esisterai per concessione altrui, prigioniero delle forze che altri manovrano.

Mario Capanna


Sì, avete letto bene, è proprio Lui: il Nostro, il beneamato, il dispensatore... che ha vergato queste parole! (compresa la citazione di Seneca). Parole che sono sbucate, per incanto, da un suo libro che, quasi, per caso ci è capitato per le mani.

Queste parole si adattavano così bene all'esperienza di BBB! che abbiamo voluto farle nostre.

Verrebbe però da chiedersi come sia possibile, come sia potuto accadere, quale fato "malevolo" abbia potuto trasformare una persona di tale lucidità e brillantezza, nell'araldo di una casta tenuta insieme da interessi di sì bassa bottega? Come cotanta persona abbia potuto fare della contumelia e dell'ignoranza (quel "rerum imperitia" cui si riferiva Seneca) il cardine del suo modus operandi dopo aver con sì tanta forza affermato "SE SAI, SEI"?

Sarà che forse forse, in realtà, è sempre stato così? ...come sembrano far trasparire le altre 100 e oltre pagine del libro dove riemerge prepotentemente quel caratterino che tutti noi abbiamo avuto modo di apprezzare in questi mesi trascorsi insieme... fatto delle solite piccole cose: arroganza, autoreferenzialità, incapacità cronica di comprendere e dare dignità alle "ragioni" altrui, etc etc etc...

Risposta non c'è, oppure chi lo sà, caduta nel vento sarà...

...vorremmo comunque salutarLo (pare ora lasci il posto ad un uomo Coldiretti) con una massima che sembra addirsi particolarmente al caso in esame:

Medice, cura te ipsum.

mercoledì 30 gennaio 2008

In Nomine Nomisma

Forse non tutti sanno chi è Nomisma, sebbene sia stata citata a più riprese nei nostri post quale fonte qualificata di informazione sul tema "economia-OGM", e quindi, prima di entrare nel merito vale la pena rinfrescarci un po' le idee e vedere da dove viene fuori.

Nomisma è una società che nasce nel 1981 per mano del nostro (ormai ex) primo Ministro Romano Prodi. Da allora si è costruita fama di essere una società seria e affidabile per svolgere studi di natura economica.

Caso vuole che l'abbia presieduta dal 2001 al 2004 anche un'altra nostra conoscenza, sì, proprio quel Paolo de Castro, uomo di Prodi, che in questi giorni pare non saper più chi è e da dove viene.

Bene, chiarito questo procediamo oltre...


Nomisma e gli OGM

Nomisma entra per la prima volta nella querelle OGM proprio nel 2004, quando, in un report sviluppato per Assalzoo, conclude sottolineando come la soia OGM-free italiana non basta nemmeno per sostenere le nostre filiere DOP, già oggi infatti i nostri prodotti di punta fanno largo uso di soia importata etichettata esplicitamente come "contenente OGM". Fine primo round.

E' di questi giorni invece il secondo. Se prima il grosso tema era la soia ora Nomisma torna nella bagarre per dire che anche il mais non è che se la passi bene. Diamo un'occhiata ai dati...



I numeri Nomisma


Fatto salvo che per la soia vale il "nulla di nuovo sotto il sole", per il mais Nomisma sostiene invece che le cose stanno cambiando rapidamente. Per vari motivi (da noi liberamente riadattati e semplificati):


1) Le rese per ettaro di mais in Italia dal 1999 ad oggi non sono più aumentate, mentre aumenta il fabbisogno (anche a causa di usi "non-food").

2) Se nel 2001 l'Italia si produceva il 98% del suo mais (da seme americano, ma queste sono sottigliezze, se volete) oggi se ne produce solo l'87%... con conseguente aumento delle importazioni (si stima si arriverà ad un +233%).

3) I paesi grandi esportatori fanno da tempo largo uso di OG
M e, visto il crescere della domanda mondiale, comparata anche con la nostra, potrebbero benissimo decidere di snobbare il nostro mercatino se gli creiamo troppi problemi (inutili, n.d.r.) in termini di standard di purezza "genetica" (in questo periodo particolarmente viene un brivido giù per la schiena a parlare di certe cose) e quant'altro.

4) Il farsi sempre più stringente delle normative sulle micotossine e il ciclico ripresentarsi di altre problematiche (siccità, diabrotica, etc), senza poter utilizzare innovazioni atte a contenerle efficacemente (che invece tutti gli altri possono e potranno utilizzare) ci metterà in una posizio
ne di doppia debolezza:

- da un lato dovremmo destinare porzioni importanti del
la nostra produzione a scopi "poco nobili" in quanto, queste sul serio, risultano "contaminate" (costringendoci peraltro ad aumentare le importazioni e riducendo così il reddito dei nostri agricoltori);

- dall'altro a perdere potere contrattuale continuando a perseguire un mercato "nazionale" OGM-free, in un mondo che sta invece rapidamente muovendosi verso un uso importante di queste nuove tecnologie per rispondere a pressanti problemi di sostenibilità e redditività agricola. Il tutto con l'unico esito di diventare un mercato problematico e periferico che è costretto a far pagare molto caro ai suoi "consumatori" la scelta suicida di un sistema agricolo "bulgaro".



Questo era con parole nostre, eccovi invece quelle pari-pari di Nomisma:


I margini di manovra affinché l’Italia possa continuare a perseguire un’opzione non ogm diventeranno sempre più limitati, se si considera come il mais non gm disponibile sui mercati internazionali si potrebbe ridurre dagli oltre 43 mio. t. attuali ad un intervallo compreso tra 13 e 26 mio. t..

In secondo luogo è probabile che, diventando un bene più scarso, il mais non gm veda aumentare il suo prezzo ben oltre il 4% di differenziale attuale, con un aggravio dei costi di approvvigionamento a cascata sulla filiera.


Infine, con una domanda da parte dei Paesi emergenti che nei prossimi anni potrebbe crescere vertiginosamente, il mais sarà sempre di più una commodity strategica sui mercati globali. Il potere dei pochi Paesi esportatori è destinato ad aumentare: quali acquirenti privilegeranno, dati i volumi delle rispettive domande?


In sostanza avremo un prodotto meno sano che pagheremo di più!
Come si suol dire: chi ha orecchie per intendere, intenda (chissà se a de Castro fischiano...)

lunedì 28 gennaio 2008

Ahinoi, Prodi è caduto!...

No, questo post non vuole assolutamente essere "politico", non è nel nostro stile, nè nel nostro DNA, ognuno di noi ha le sue idee in merito, ma l'amarezza che vorremmo condividere qui (per quel che è l'oggetto di questo blog) è un'altra ed è, se ce lo concedete, un po' più "Politica".

Dovete infatti sapere, cari lettori, che in questi giorni non abbiamo postato nulla perchè nelle nostre perlustrazioni web, ci eravamo imbattutti in un documento interessante, e stavamo cercando di capire che fine avrebbe fatto.

Si tratta dell'Interpellanza urgente 2/00901. Avrebbe dovuto essere discussa alla Camera dopo la Befana (precisamente il 17 - si veda la lettera I), ma poi, grazie alle dimissioni di Mastella e poi alla sfiducia al Governo è stata messa in un cassetto (se non peggio)... e chissà se troverà mai una risposta. Da qui la nostra amarezza. Vediamo insieme cosa si chiedeva in quell'interpellanza.


Cos'è un'interpellanza urgente?

Siamo sicuri che molti di voi si sono grattati la testa leggendo "interpellanza urgente", ecco, vorremmo chiarire che non ha nulla a che vedere con le urgenze fisiologiche! (dobbiamo ammettere che la prima volta che abbiamo sentito dire con orgoglio:"ho depositato un'interpellanza urgente" abbiamo anche noi pensato: anche noi lo facciamo, ma non ce ne vantiamo e in genere tiriamo pure rapidamente l'acqua che nessuno lo sappia!).

Per fugare dunque ogni equivoco sarebbe opportuno innanzitutto sapere cos'è e poi, nella fattispecie, perchè ci addolora tanto il fatto che non sia stata discussa.

Prendiamo dunque il Regolamento della Camera articoli 136-138 e leggiamo ad alta voce:

Art 136

1. I deputati p
resentano le interpellanze al Presidente della Camera.
2. L'interpellanza consiste nella domanda, rivolta per iscritto, circa i motivi o gli intendimenti della condotta del Governo in questioni che riguardino determinati aspetti della su
a politica.

Art 138-bis

1. I presidenti dei Gruppi parlamentari, a nome dei rispettivi Gruppi, ovvero un numero di deputati non inferiore a trenta possono presentare interpellanze urgenti. (...)
2. Le interpellanze urgenti, presentate ai sensi del presente articolo entro la seduta del martedì precedente, sono svolte di norma in ciascuna settimana nella seduta del giovedì mattina.


Interpellanza urgente 2/00901

Veniamo dunque all'interpellanza in oggetto, promossa dall'on. Tortoli, e firmata da altri 38 parlamentari, la quale poneva alcune questioni interessanti (e qui la distinzione tra destra e sinistra non ha più nessun valore), svolgendo peraltro alcune considerazioni tutt'altro che peregrine sul panorama dell'agricoltura italiana. Quasi quasi, verrebbe voglia di averla scritta noi questa Interpellanza!!! anche perchè, seppur non esplicitamente, ci citano!!!

Partiamo dalle premesse (link et al sono nostri):

Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono un'innovazione tecnologica in agricoltura presente sul mercato mondiale dal 1996 che ad oggi, secondo i dati ISAAA, interessa oltre 100 milioni di ettari e 9 milioni di agricoltori a livello mondiale, inclusi alcuni paesi europei come Spagna, Francia, Germania e Romania;

ad oggi sono disponibili oltre 6.000 pubblicazioni dalle quali non emergono dati che testimonino o che suggeriscano una pericolosità maggiore rispetto alle colture e tecnologie convenzionali dal punto di vista ambientale o sanitario per gli OGM autorizzati. Tale indicazione viene anche dalle più importanti Agenzie che si occupano di salute e sicurezza dei cittadini, come l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l'Organizzazione mondiale della Sanità (WHO), la FAO, le Nazioni unite e tutte le più prestigiose Accademie scientifiche mondiali, inclusa la Pontificia Accademia per le Scienze;

esiste a livello Comunitario un sistema regolatorio per gli OGM che non ha eguali per nessun altro prodotto alimentare in quanto a precauzione e richiesta di approfondimento scientifico dei potenziali rischi ad essi associabili (direttiva 2001/18/CE e, in precedenza, direttiva 90/220/CEE) e che inoltre prevede, a tutela della libera scelta del consumatore (regolamento (CE) n. 1829/2003), che tutti i mangimi e i prodotti alimentari debbano riportare in etichetta la dicitura relativa alla presenza di OGM qualora questa superi la soglia di presenza accidentale e in ogni caso ne è richiesta la tracciabilità (regolamento (CE) n. 1830/2003);

seguendo tali norme, 18 OGM in Europa sono stati finora autorizzati per vari impieghi: per la coltivazione, l'importazione o la trasformazione, come prodotti per l'alimentazione degli animali e come prodotti per l'alimentazione umana;

l'Italia importa ogni anno, secondo i dati FAO e Nomisma, 4 milioni di tonnellate di soia e derivati, circa il 92 per cento del fabbisogno italiano, da paesi grandi produttori che coltivano soia GM al 50-100 per cento e la gran parte dei mangimi utilizzati in Italia, secondo il regolamento (CE) n. 1829/2003, è etichettata come contenente OGM;

il 71,5 per cento dei consumi delle filiere DOP fa uso di mangimi con OGM senza per questo inficiare la qualità e la sicurezza alimentare, né tantomeno l'immagine, delle produzioni;

l'Italia inoltre fino al 2001 era uno dei paesi europei più vivi in tema di ricerca pubblica e sperimentazione in questo settore, con interessanti progetti mirati alle colture tipiche del nostro paese;

tali iniziative sono, da allora, impedite nel nostro paese sulla base di motivazioni che, pur presentate come scientifiche, non hanno nulla a che vedere con la scienza;

per verificare l'impatto d'uso degli OGM sui sistemi agricoli italiani il MiPAF ha stanziato nel 2003 6,2 Meuro, incaricando l'INRAN di coordinare le attività di ricerca del progetto: «OGM in Agricoltura», progetto nel quale non risultano essere coinvolti i principali ricercatori italiani che operano nel settore;

all'interno di tale progetto sono stati spesi 75.000 euro per studiare gli OGM in campo aperto, ma, secondo quanto riportato da SAgRi e anche da alcuni media internazionali, risulta che dati rilevanti per la salute dei cittadini, quali il contenuto di fumonisine, un potente cancerogeno che è presente in quantità di gran lunga inferiori nel mais OGM, siano stati volutamente tenuti nascosti in quanto favorevoli alla tecnologia;

si è recentemente conclusa una campagna contro gli OGM durata diversi mesi e guidata della Fondazione per i Diritti Genetici, un'organizzazione finanziata e sostenuta da aziende e organizzazioni pregiudizialmente contrarie agli OGM e che risulta, attraverso il Consiglio per i Diritti Genetici ad essa collegato, essere stata coinvolta anche nel progetto: «OGM in Agricoltura»;

la Fondazione per i Diritti Genetici in tale campagna si è unita a realtà, quali Greenpeace, che ancora oggi attaccano duramente ed in modo diffamatorio alcuni produttori nazionali, come il Consorzio del Parmigiano Reggiano, solo perché utilizzano anche soia GM nella propria filiera;







a conferma di ciò il Consorzio del Parmigiano Reggiano si è visto costretto ad aderire alla campagna contro gli OGM affermando al contempo di esigere la facile reperibilità a costi competitivi di materie prime non OGM e rifiutando di svolgere il ruolo di capro espiatorio per lotte ideologiche che si giocano su altri tavoli;

la campagna contro gli OGM si è peraltro caratterizzata per gli attacchi personali e gratuiti ai ricercatori aperti verso questa innovazione tecnologica e a istituzioni che con professionalità e credibilità vegliano sulla nostra sicurezza alimentare;

si è inoltre caratterizzata per l'omissione sistematica dei dati scientifici disponibili sull'uso di OGM in agricoltura e dei pareri scientifici più autorevoli su questa materia, non da ultimi i Consensus Document stilati dalle Società Scientifiche Italiane, preferendo argomentazioni propagandistiche ed immagini atte a generare paure e perplessità nella gente quali la ormai famosa, anche se inesistente, fragola-pesce;

tali atteggiamenti sono stati stigmatizzati in una lettera datata 30 novembre 2007 e sottoscritta dai principali Accademici dei Lincei e dei XL che si occupano della materia;

questa campagna ha previsto un simil-referendum che richiede agli italiani la firma sul quesito: «Vuoi che l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile ed innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da OGM?»;

con tale raccolta firme Mario Capanna, Presidente della Fondazione Diritti Genetici, mira di fatto ad impedire ai nostri ricercatori ogni forma di sperimentazione in campo su prodotti anche di interesse nazionale;

Mario Capanna ha chiaramente espresso il suo intento di usare le firme raccolte come volano politico in Italia ed in Europa per imporre una moratoria a tempo indeterminato sull'importazione e la coltivazione di prodotti OGM;

come dimostrato da diversi video diffusi sulla rete, tale raccolta, per un totale dichiarato di 3.068.958 firme, è avvenuta senza alcun controllo dell'identità dei firmatari e senza alcuna possibilità di verifica della effettiva veridicità delle informazioni dichiarate dalla coalizione promotrice;

nonostante ciò il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in un comunicato stampa diramato il 3 ottobre scorso, ha affermato di voler sostenere direttamente l'iniziativa anche attraverso progetti di comunicazione;

nella legge Finanziaria per il 2008 è stato possibile ritagliare un finanziamento di 5 milioni di euro per due fondi che riguardano le biotecnologie, gestiti rispettivamente dal Ministero delle politiche agricole e forestali, «Fondo per la promozione di azioni positive in favore di filiere produttive agricole esenti da contaminazioni da Organismi Geneticamente Modificati-OGM», e dal Ministero dell'università e della ricerca, «Fondo per la promozione della ricerca e della formazione avanzata nel campo delle biotecnologie», entrambi i fondi prevedono il coinvolgimento di «fondazioni e istituti indipendenti» non meglio specificati.


Fin qui le premesse, che già di per sè paiono niente male... ora vediamo cosa gli interpellanti hanno chiesto al nostro (solo sulla carta) Miglior Ministro dell'Agricoltura degli ultimi decenni: Paolo De Castro (da non confondere con Camilla):


1) come sia avvenuta la ripartizione dei fondi all'interno del progetto: «OGM in Agricoltura» ed in particolare quale sia il grado e l'entità del coinvolgimento del Consiglio, o la Fondazione, per i Diritti Genetici;

2) perché dalla realizzazione del progetto siano stati esclusi i principali ricercatori italiani che da anni operano nel settore quali ad esempio: il professor Sala, il professor Mezzetti, il professor Salamini, il professor Fogher, il professor Spena, il professor Casati, il professor Frisio e molti altri ancora;

3) perché non sia stata prevista dal progetto una valutazione dei costi operativi di una scelta obbligatoria OGM-free per la filiera zootecnica e per i consumatori, oltre ad una valutazione dei costi per la non adozione della tecnologia da parte della filiera maidicola;

4) come il MiPAF intenda informare i cittadini del contenuto inferiore di fumonisine nel mais OGM, dato fino ad ora occultato, e quali provvedimenti esso abbia preso nei confronti del responsabile dell'occultamento per tutelare la credibilità, anche internazionale, delle nostre Istituzioni;

5) quali siano le ragioni per le quali il MiPAAF abbia inteso patrocinare e dare sostegno economico alla campagna «liberi da OGM» che si è distinta per gli attacchi personali a ricercatori e giornalisti, rei solo di non essere contrari all'uso di OGM, e per l'assenza di basi scientifiche come anche sottolineato dagli Accademici dei Lincei e degli XL;

6) come intenda il Governo gestire i fondi previsti in finanziaria: in particolare si richiedono rassicurazioni sul fatto che dagli enti possibili beneficiari saranno esclusi la Fondazione ed il Consiglio per i Diritti Genetici che in questa campagna si sono distinti per la loro non indipendenza e la mancanza di competenza scientifica, mentre si attendono invece conferme sul fatto che essi saranno piuttosto destinati al mondo scientifico competente, per svolgere una corretta informazione sulle biotecnologie in agricoltura e le diverse opzioni tecnologiche oltre che per riaprire una seria ricerca in campo aperto, da troppi anni ferma nel nostro paese, come previsto anche dalle Direttive comunitarie.


Tutte domande che, purtroppo ora, con tutta probabilità, non troveranno mai una risposta.

venerdì 4 gennaio 2008

Buon 2008!

Carissimi e affezionatissimi lettori di BBB! Buon Anno!!

Dopo questa, purtroppo, sempre troppo breve pausa siamo tornati. Cogliamo dunque l'occasione per fare un po' il punto della nostra esperienza insieme... e perchè no, anche qualche riflessione (molto breve).

In questi 4 mesi di intensa attività ci siamo dati 35 appuntamenti per raccontandoci cosa stava succendo nel nostro paese in tema di OGM e dintorni, per un argomento così "marginale" un vero sproposito, almeno all'apparenza.

Eppure si ha quasi l'impressione che il tema OGM riesca, come pochi altri, a riunire in sè in modo esemplare ed esemplificativo tutti i vizi dell'ideologia e allo stesso tempo del clientelarismo più becero.

In questi mesi abbiamo infatti assistito ad una serie infinita di casi da manuale di propaganda, di malafede scientifica e non, di elemosina politica, di insulti gratuiti e di minacce a chi non accetta di allinearsi su posizioni anti-OGM.

Chissà che questo nuovo anno ci porti invece un po' di serietà e di onestà (almeno intellettuale), questo è il nostro augurio... magari insieme ad un po' di pace, quella vera. Buon anno!

P.S. Nei prossimi giorni nuovi e gustosi aggiornamenti... a presto!
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