mercoledì 1 aprile 2009

A tutto campo (sui 2 pesi e 2 misure)

Cosa pensereste se vi dicessero che una multinazionale ha modificato un gene del girasole per renderlo tollerante ad un erbicida (di sua proprietà) e poi ha messo in commercio la varietà senza seguire la normativa prevista per gli OGM?

E se sviluppasse con lo stesso metodo anche frumento, riso, sorgo, colza, soia, mais... sempre senza eseguire estensive prove di sicurezza alimentare e ambientale?

E se ci fossero potenziali ricadute negative non solo sulle pratiche agronomiche, ma anche sulla concorrenza?

E se gli agricoltori fossero “caldamente” invitati a non riusare il seme, ma a riacquistarlo ogni anno, insieme all’erbicida, della ditta di cui sopra?

Se pensate che questo sarebbe inaccettabile… sappiate che è esattamente quello che è successo e sta succedendo: già ora!

Anche se il protagonista di questa storia, probabilmente, non è quello che avete in mente...


Resistere, Resistere, Resistere!

Contrariamente a quanto spesso si sente dire in giro, la resistenza agli erbicidi non è un carattere nato con le piante transgeniche, ma ben più anziano. Risale infatti alla metà degli anni 60 (ben prima dell’arrivo degli OGM) ed è un carattere storicamente apprezzato dagli agricoltori perché semplifica non di poco le operazioni colturali.

Se visitate il sito della BASF e fate, ad esempio, una ricerca con “Clearfield”, trovate numerosi prodotti (legalmente non-OGM) che vengono promossi per la loro tolleranza ad un erbicida. Si veda il frumento o il riso o altri ancora.

Tutte queste varietà sono resistenti ad un composto della classe dei Imidazolinoni (il principio attivo è l’Imazethapyr) che colpisce l’acetolattato sintasi (ALS), il primo enzima nella via di biosintesi di leucina, isoleucina e valina, tre amminoacidi indispensabili per la sopravvivenza della pianta.

Piante (mutanti) resistenti a questa classe di erbicidi sono state isolate in numerose specie (ad esempio nella specie modello Arabidopsis) e spesso la resistenza agli imidazolinoni è associata anche alla resistenza alle sulfoniluree.

Una decina di anni fa è stata scoperta anche una variante naturale del girasole selvatico tollerante all’erbicida Beyond (Imazamox) commercializzato dalla BASF. Le varietà da esse sviluppate, che richiedono l'uso dell'erbicida della BASF, sono in commercio anche in Italia.

Nel tempo BASF ha sviluppato una serie di altre piante resistenti all’erbicida. Il gene resistente è stato selezionato in alcuni casi da mutanti spontanei, e inserito tramite incrocio nelle nuove varietà, in altri casi è stato ottenuto tramite mutagenesi classica, in altri ancora verrà sviluppato usando una tecnica di mutagenesi sito diretta sviluppata da CIBUS.

Come alcuni giustamente sottolineano, questa tecnica è probabilmente più sicura rispetto alla mutagenesi classica, ma è altrettanto evidente che si tratta di una modifica genetica, deliberata, ben precisa e mirata: anche se non è oggi soggetta a tutta la regolamentazione a cui sono soggetti i transgenici. Questa tecnica potrebbe addirittura portare ad una ridefinizione del concetto di modificazione genetica nella legislazione (non nella biologia, quella ha sempre avuto le idee chiare).

La ditta però non vuole nemmeno entrare in tema e afferma: “all CLEARFIELD varieties are developed using traditional plant breeding techniques to meet the global demand for non-GMO grains”.

O ancora: “Since the CLEARFIELD trait for sunflowers is naturally occurring, and was cultivated and incorporated into germplasm with traditional plant breeding procedures, the CLEARFIELD technology is not a genetically modified organism (GMO).”

La BASF insieme a Cibus Genetics negli Stati Uniti applicheranno la tecnologia innovativa alla colza e si sta lavorando anche su riso, sorgo e frumento. E il sito di Cibus annuncia in prima pagina che: “Cibus produces traits that are free of the market resistance and regulatory burden of products engineered using the introduction of foreign genetic material.”


Alcune riflessioni

Dobbiamo ammettere che questa nuova tecnologia di modificazione genetica (RTDS) ci piace molto e dimostra come possano essere belle le biotecnologie. Diversa questione però si pone sul risultato operativo che abbiamo trattato.

Fatichiamo infatti a comprendere il perchè una soia Round-up Ready tollerante al glifosato (per la legge un OGM) debba sottostare ad una normativa surreale e sia attaccata da tutto il mondo "no-OGM" per il suo presunto impatto ambientale, mentre le varietà Clearfield tolleranti all'Imazethapyr (per la legge non-OGM) possano essere bellamente commercializzate senza alcun tipo di risk assessment obbligatorio.

Hanno forse una classe di rischio diversa? Ne siamo sicuri?


Clearfield o Clearisk?


Innanzitutto gli esperti, ma anche i dati, ci dicono che la resistenza nel caso del frumento, del sorgo e del girasole si trasmetterà presto per incrocio alle specie selvatiche e infestanti che si trovano negli stessi campi coltivati o ai bordi.

Peraltro la resistenza agli inibitori delle ALS (nel caso specifico) è assai diffusa in natura (linea rossa), mentre, ad esempio, lo è molto meno quella alle glicine (linea azzurra) che sta alla base della tecnologia (OGM) Round-up.
Questo si è già visto con la costituzione di varietà di riso resistenti a questi erbicidi. La resistenza è già migrata nel riso crodo (red rice) al punto da rendere inservibile l’erbicida per il suo controllo. Nel caso del riso crodo, infatti, la frequenza della mutazione spontanea è cento volte inferiore al trasferimento per incrocio. In breve tempo quindi il trattamento con erbicida non servirà più e spesso non funzionano nemmeno altri erbicidi (della concorrenza) che colpiscono la ALS. In pratica si mette fuori uso la tecnologia propria e anche quella degli altri.

BASF è cosciente di ciò e richiede il rispetto di regole strettissime per non vanificare questa tecnologia, tra cui:
  • Purchase new seed (certified or registered) every year from a CLEARFIELD seed retailer. Do not save CLEARFIELD wheat seed to plant next year’s crop.
  • Use Beyond or Clearmax for weed control according to label directions, including the stated label rate and timing.
In sostanza non sembra comportarsi in modo diverso da molte altre ditte.
Ma la domanda che nasce spontanea è sempre quella: se le varietà Clearfield fossero OGM, quanti urli di dolore si sarebbero (ed in parte anche giustamente) levati? Però, non essendolo, anche se i rischi sono gli stessi o in alcuni casi peggiori di quelli delle colture GM (per legge), tutto tace.

6 commenti:

bacillus ha detto...

Bello questo articolo. Ottima documentazione. Sì, piace anche a me la tecnologia citata. Interessante.
Collegandomi alle vostre riflessioni butto lì una domanda. Qual'è la tossicità (e l'impatto ambientale) degli inibitori dell'ALS rispetto al gliphosate? Perché, insomma, oltre alla beffa potrebbe esserci anche il danno.

Marco78 ha detto...

Bello. Mi chiedevo, ma non sarebbe più sensato avere una normativa che valuta applicazione per applicazione piuttosto che una che si interessa solo della tecnologia?

Sfruz ha detto...

Questa tecnologia mi sembra un po' al limite della definizione di non-GM, ovvero formalmente non si usa la tecnologia del DNA ricombinante ma di fatto l'inserimeno di materiale genetico etterologo, anche se limitato a poche basi, è innegabile.
Comunque complimenti a chi a messo a punto una tecnica così elegante per ottenere lo stesso risultato senza tuttavia sottostare alle medesime restrizioni legislative.

CelticLad ha detto...

If you are interested in the Clearfield risk difference this is what I published in 2007

http://student.ucc.ie/blogs/GMOIreland/a_4_MorrisTRENDS2007.pdf

EU biotech crop regulations and environmental risk: a case of the emperor's new clothes? Trends in Biotechnology Volume 25, Issue 1, January 2007, Pages 2-6

Artù ha detto...

L'articolo di Morris si trova al seguente link:
http://www.lanna-net.info/Biotechnology/Abstract/21020803.pdfQui ne trovate un'altro sempre sulla reglamentazione insensata ttp://student.ucc.ie/blogs/GMOIreland/a_4_GM_directive-EMBO-Morris_Spillne.pdf

Artù ha detto...

Caro Bacillus, in generale gli erbicidi sono inibitori di processi specifici per le erbe e quindi mostrano bassa tossicità verso gli animali (questi ultimi mancano cioè del target). Per esempio trovi i valori di tossicità di numerosi ALS inhibitors a:
http://weeds.ippc.orst.edu/pnw/weeds?04W_AGCH05.datcome tossicità acuta sono tutti in genere bassi o molto bassi. Tenuto conto che non te li mangi, che vengono spruzzati a basse dosi (nell'ordine di 10-100 g di ingrediente attivo per ettaro) e che la persistenza degli erbicidi di questa classe è di 20-100 giorni http://www.agron.iastate.edu/courses/Agron317/2008/ALS.pdf (dipende molto dal tipo di suolo, dallo specifico erbicida,...etc) la conclusione è che, sulla base di questi scarni dati che ho recuperato, è improbabile ci siano problemi per la salute. Una ricognizione più vasta, compito di un tossicologo, potrebbe fornire dettagli significativi in più, ma occorre tener conto sempre del paragone con il mondo reale. Un mondo senza erbicidi produrrebbe meno cibo e la carenza di cibo (come il suo eccesso) sono fattori di rischio molto ma molto più significativi che tracce di erbicida.
Per l'impatto ambientale inizierei a vedere gli articoli di Morris (vedi link al commento precedente).
Per chè non dai tu un'occhiata e poi prepari qualcosa?
Ciao e grazie

Related Posts with Thumbnails