sabato 20 febbraio 2010

L'approccio Seralini agli OGM

Recentemente ci siamo nuovamente dovuti occupare delle bislacche analisi statistiche di Seralini. Questa vignetta ci pareva sintetizzasse al meglio la sostanza dei suoi errori.

La cosa più divertente è che è presa proprio da un manuale di tossicologia. Decisamente competente il nostro uomo.

Wallace Hayes: Principles and Methods of Toxicology 4th edition. Chapter 10.


Per i non anglofoni

Il medico dice al paziente: "Lei sembra essere in buona salute, ma facciamo qualche test. Sono sicuro che possiamo trovare qualcosa che non va in lei."

Nella didascalia si legge: errori (statistici) nelle comparazioni multiple in medicina clinica.

mercoledì 17 febbraio 2010

Noi stiamo bene, e voi?

Questo post è solo per comunicarvi che oggi è stata pubblicata una BBB-intervista su Semplifica, un sito che si occupa di benessere fisico, mentale e finanziario.

Il testo integrale lo trovate ovviamente a questo indirizzo di Semplifica.

Qui però vorremmo darvi comunque un assaggio con la nostra risposta alla prima domanda:

1 – Innanzi tutto: cosa caspita è un OGM??

In pochissime parole: è un organismo che presenta alcune modifiche al DNA ottenute utilizzando tecniche di biologia molecolare. Il che vuol dire tutto e niente.

Soprattutto se non si ha la più pallida idea di cosa sia la biologia molecolare e di come funzionino i sistemi classici di miglioramento genetico come, ad esempio, incrocio, mutation breeding, colture di antere e di embrioni, incroci tra specie diverse…

…Per non parlare del “casino genetico” che hanno combinato e combinano nelle piante e negli animali che accompagnano la nostra vita: da quelle che finiscono nel nostro piatto di pasta, al gatto che fa le fusa sul nostro divano.

Ad esempio, quanti sanno che l’85% del genoma (tutto il DNA) del mais è fatto di simpatiche sequenze genetiche, i trasposoni, che si divertono a saltare di qua e di là per i cromosomi duplicandosi di tanto in tanto?

Spiegare dunque cos’è un OGM, senza spiegare come funzioni il rimescolamento genetico naturale, è come spiegare come si fa a pilotare una F1 a chi non sa nemmeno cos’è una macchina. Comunque, semplificando, si può dire che fare un OGM fa meno “casino” genetico che fare un “normale” incrocio.

Per approfondire:



Il resto lo potete leggere su Semplifica.

sabato 13 febbraio 2010

Allergizziamoci!

Esiste la paura diffusa che gli OGM causino allergie e lo facciano in modo subdolo.
Uno mangia un bel panino vegetariano e, zacchete, ci trova dentro un allergene della sogliola. Addenti una bella pasta di Meliga e, apriti cielo, c’è dentro un allergene della soia, uno dei crostacei e uno del latte.
Insomma, il pasto diventa, a causa degli OGM, un percorso ad ostacoli, in cui rischi ad ogni morso uno shock anafilattico. Il chè non è bello, visto che ci si possono lasciare le penne.



Ma le cose stanno veramente così o come nel caso del Morgellon, son tutte leggende metropolitane?


Che si dice in giro?

Circolano in giro storie di ignari consumatori che hanno sofferto reazioni allergiche a causa di OGM: di gente allergica alla noce brasiliana che ha avuto uno shock mangiando soia GM. Gente che mangiandosi un Tacos messicano ha avuto una reazione a causa della presenza di mais GM Starlink (di cui avevamo già parlato qui).

Insomma viene da chiedersi: quanti morti e quanti feriti (e quanto sangue sparso a terra...) avranno ormai causato gli OGM?

Tranquillizzatevi. In quasi 15 anni di utilizzo: Zero (0) morti e Zero (0) feriti.


Davvero????

Sì, innanzitutto perchè la normativa attuale (che, ripetiamo non è che ci piaccia un granchè a motivo delle sue forti contraddizioni) prevede (almeno in questo caso giustamente) che sia, obbligatoriamente, predisposta una verifica preventiva del potenziale allergenico tramite test.


Il caso della Soia con un gene della noce brasialiana

Questi test hanno ad esempio permesso, nel già citato caso soia/noce brasiliana, di comprendere che l'albumina 2S, inserita nella soia per migliorarne il contenuto in metionina, era anche uno dei principali allergeni della noce brasiliana.

NB: Tutto questo PRIMA della sua commercializzazione!

Infatti estratti di soia con albumina 2s (come anche l’albumina purificata) risultarono capaci di legare le IgE del siero di individui allergici, e causare una risposta (skin-prick test) in 3 individui (volontari) esaminati nello studio. Il progetto finì lì, prima ancora di venir seminato un solo campo sperimentale. Nessun morto o ferito, nessun consumatore ignaro esposto al "pericolo".

Qui potete trovare la pubblicazione originale
nella quale vi pregheremmo di notare 2 cose:

1) la data: Marzo 1996. Nel 1996 si ha l'inizio della commerciazzazione su larga scala di OGM con la soia Round-up Ready. Quindi questa pubblicazione viene mandata alla rivista prima che gli OGM diventino una realtà significativa dell'agricoltura mondiale, indice che fin dalle origini i prodotti GM venivano testati in modo rigoroso e adeguato.

2) lo sponsor dello studio: "Supported by a grant from Pioneer Hi-Bred International, Inc.". Beh, abbastanza onesta e trasparente per essere una multinazionale.


Altri test preventivi

Se il gene non deriva da un organismo che causa allergie, viene comunque analizzato il suo prodotto per verificarne le caratteristiche di “potenziale allergene”.

I sistemi sono dibattuti e i criteri sono diversi, spesso spannometricamente eccessivi, a seconda del paese in cui si sottomette il dossier per l’approvazione, ma ad esempio si valuta:

a) Se esiste almeno un octapeptide con 6 residui conservati su 8 rispetto a un allergene.

b) Se la sequenza proteica condivide il 35% di identità su un segmento di 80 aminoacidi con un allergene.

c) Allineamento complessivo della sequenza con quella di allergeni, in pratica una variante del metodo precedente.

Se uno dei test bioinformatici sopra descritti (e in particolare il secondo) è positivo, bisogna dimostrare che la proteina non causi una reazione allergica, cosa complicata e in genere costosa perchè la prova di un negativo è sempre più difficile della confutazione di un’affermazione positiva.

Una volta che una proteina venga identificata come potenzialmente allergenica sulla base della similitudine di sequenza, vengono considerati anche i seguenti criteri:

d) il test di stabilità alla digestione con tripsina. Se la proteina viene degradata velocemente, allora la proteina ha un rischio ridotto di poter fungere da allergene.

e) l’abbondanza del potenziale allergene nella dieta. Se non è una proteina abbondante, allora ha poche probabilità di essere un allergene.

I criteri di similitudine oggi in uso (a-c) sono considerati da molti come eccessivi. Perchè adottare allora criteri così stringenti?

In generale i responsabili delle normative tendono a commettere errori di tipo-II (che portano ad una sovraregolamentazione, ultraprecauzione) per evitare ogni rischio (per un malinteso principio di precauzione), questi errori d'altra parte a loro non costano nulla e li proteggono da eventuali cause qualora si verifichino problemi. Sono però errori che non sono esenti da ripercussioni negative.


La Zeolina ed il principio di precauzione

Al Danforth center di St. Louis, hanno inserito il gene della zeolina nella Cassava per migliorare le diete delle popolazioni di alcuni paesi in via di sviluppo. La zeolina è una proteina di fusione tra la zeina del mais e la faseolina, una proteina di riserva del fagiolo. Sia la zeina che la faseolina non sono allergeniche (sono mangiate da centinaia di milioni di individui ogni giorno).
La cassava che esprime la zeolina presenta un aumento di 3.5 volte nel contenuto di proteine e una riduzione dei composti tossici normalmente contenuti nella cassava, rappresentando quindi un intregatore proteico importante per quelle popolazioni.

Eppure, visto che la faseolina (quella "NATURALE"!) è simile (52% di identità) a uno degli allergeni minori della soia, la beta-conglicinina, occorre dimostrare che la zeolina NON è allergenica prima di poter commercializzare il prodotto.

Cioè dovrei dimostrare la non allergenicità di un non allergene! Però non è un lavoro facile, come posso DIMOSTRARLO? Essendo poi una coltura umanitaria, dove li trovo i soldi per fare questi test per dimostrare l'indimostrabile?

Eppure, niente di tutto ciò avviene nel caso di colture trazionali, si può ottenere l’approvazione di nuove varietà di soia (allergenica), fagiolo (contenete faseolina), ma anche di pesco o patata, in cui è possibile che aumenti il contenuto di composti tossici (es. glucosidi che rilasciano cianuro o glicoalcaloidi) senza che venga richiesta alcuna analisi e valutazione preventiva.

Si può mettere sul mercato bambù che contiene quantità molto elevate di composti cianogenici o ancora semi di papavero che possono uccidere una persona per overdose, senza dover presentare nulla di ciò che invece è obbligatorio per le piante transgeniche che esprimono proteine innocue.


Il caso Starlink

Ancora più interessante il caso del mais Starlink, che era stato approvato per il solo consumo animale.

(detto en passant, solo gli americani potevano prevedere la doppia autorizzazione pensando che non ci sarebbe stato mescolamento tra filiera alimentare e zootecnica)

Questo perchè dai test di cui sopra, emergeva un medio potenziale di allergenicità in quanto la proteina Cry9C (una delle tante che si trovano nei ceppi di Bacillus thuringensis e che è stata usata nel caso dello Starlink) risultava mediamente resistente alla digestione e stabile al calore. Ciò non significa che la Cry9C sia allergenica, dice solo che ha qualche caratteristica in comune con altri allergeni.

Tracce di Starlink finirono però in alcuni tacos (specialità messicana fatta con farina di mais) e alcuni consumatori hanno sostenuto di aver avuto reazioni allergiche.
Considerando che il livello di StarLink nelle partite di mais americano variava tra 0.34 e 8 ppb (parti per miliardo) …la cosa era quantomeno improbabile, visto che gli allergeni sono in genere proteine abbondanti. Questo sentore fu confermato dai risultati dei test eseguiti al CDC (Center for disease control and Prevention) che hanno mostrato che il siero di 17 individui che avevano presentato i sintomi di reazione allergica non conteneva IgE contro la proteina Cry9C.

Non solo: la proteina Cry9C o il DNA corrispondente non sono mai stati trovati nei prodotti verso i quali i consumatori sostenevano di aver avuto la reazione allergica.

A tagliare la testa al toro ci ha pensato infine un poveraccio che ha denunciato ben 2 reazioni allergiche in 2 momenti diversi. Per fare la prova del nove si è fatto iniettare in vena un estratto di Starlink. Risultato: Zero (0) reazioni.


Take home message


In sintesi, nonostante il sentire comune, le piante transgeniche non hanno MAI causato reazioni allergiche nei consumatori. Inoltre il sistema di test in uso per l'allergenicità è talmente precauzionale che impedisce di creare OGM anche con proteine note per non essere allergeniche in quanto solo "simili" ad allergeni.

Più tranquilli adesso?

lunedì 8 febbraio 2010

Seralini colpisce ancora (e si fa molto male)

Saremo brevi. Volevamo solo segnalare che l'ispettore Clouseau degli OGM (per gli amici Seralini) ha colpito di nuovo (con forza la testa).

Pur essendo riuscito a piazzare su di una rivista (di dubbia - nel senso di non nota - qualità) un nuovo paper che denuncerebbe la disruptività totale degli OGM oggi in commercio, pare che abbia pigliato piuttosto l'ennesima cantonata.

Secondo lui (dopo averci già provato per il MON863), rianalizzando i dati degli studi sull'alimentazione di topi con OGM, si dovrebbe evincere che non solo il MON863, ma anche il MON810 e l'NK603 sarebbero letali (o quasi) per i topini spappolando loro reni, fegato, cuore, milza e midollo.


Errare humanum est, sed perseverare diabolicum

La cosa che però fa ridere è che nel paper:

de Vendômois JS, Roullier F, Cellier D, Séralini GE. A Comparison of the Effects of Three GM Corn Varieties on Mammalian Health. Int J Biol Sci 2009; 5:706-726.

il nostro amico commette gli stessi errori statistici che aveva già commesso nel suo precedente lavoro! (gli errori li avevamo già ampiamente commentati qui)

Questa volta però l'EFSA è stata abbastanza solerte ed eccovi, fresco fresco, il suo responso:

Il GMO Panel conclude che le affermazioni degli autori, di nuovi effetti collaterali indicanti tossicità per i reni ed il fegato, non sono supportati dai dati presentati. Non vi è nessuna nuova informazione che porti a rivedere le opinioni sulla sicurezza dei tre eventi OGM.

Il GMO Panel nota che diverse critiche alla statistica del precedente studio degli autori, sono ugualmente applicabili anche a questo nuovo articolo.

Il full report lo travate qui con tutti i dettagli del caso.


Deve comunque piacere molto a Seralini fare figure di M__A (5 lettere). Bisogna avere un certo fegato (che si nutra di OGM?!) per riproporre due volte di fila la stessa minestra avariata credendo che i commensali non se ne accorgano.

Valla a capire certa gente tu...

Questa l'abbiamo rubata a Salmone, ma era troppo bella...

giovedì 4 febbraio 2010

IPCC: Voodoo Science?

Poichè la battaglia sul clima infuria, ma in pochi me parlano, ci pareva giusto dare un aggiornamento e offrire qualche risorsa aggiuntiva per capire a che punto siamo.

Tra i fatti più rilevanti di questi ultimi giorni vi è senza dubbio la presentazione del nuovo libro di Pachauri, presidente dell'IPCC. Il libro, Return to Almora, è imperniato sul rapporto tra cambiamenti climatici e sesso. Senza dubbio tema da approfondire.


Voodoo Science a chi?

La presentazione di tale sudata opera avviene più o meno in concomitanza del Beau Geste dell'IPCC con cui, l'organo para-politico più potente del mondo, ha dimostrato di saper fare autocritica, ammettendo di aver commesso un piccolo errore nella velocità di regressione dei ghiacciai himalayani. No, pare non si scioglieranno entro il 2035 (o, come indicava la NASA, nel 2030). La stima più quotata (se tutto rimane com'è) è semmai il 2350.

Il fatto, di per sè nobile, in realtà ha solo aperto, a quanto pare, il vaso di Pandora (Avatar? Gli fa un baffo). Infatti il gesto non è stato per nulla spontaneo, anzi. Viene dopo che Jafar (alias Pachauri) giusto nel novembre scorso aveva liquidato con un: "Voodoo Science" uno studio del Governo Indiano che affermava che in realtà i ghiacciai himalayani non hanno aumentato significativamente la loro velocità di scioglimento.

La ricostruzione della vicenda ha inoltre rivelato che la Voodoo Science, semmai, stava nel claim dell'IPCC, in quanto basato su di un documento del WWF che riportava le dichiarazioni di un glaciologo rilasciate durante un'intervista a New Scientist. Considerazioni (di terza mano) diciamo non propriamente solide da un punto di vista scientifico.
Se non bastasse, il glaciologo stesso, tal Murari Lal, che ora lavora per Pachauri, sconfessa la data e aggiunge (incredibilmente) che "sì, non erano informazioni proprio scientifiche, ma siccome consentivano di fare pressione sui policy-maker abbiamo deciso di inserirle lo stesso". E nessuno dei 500 "esperti" che hanno controllato il documento, ops, se ne è accorto. La vicenda, SE non fosse vera, farebbe ridere...


WWF, Greenpeace e Novella3000

La storia dei ghiacciai, di per sè marginale, ha aperto una voragine in quanto ha mostrato come, nello scrivere i suoi report, l'IPCC non abbia disdegnato di usare materiale quantomeno di seconda mano se non proprio scarti industriali, quando serviva a tirare acqua al suo mulino. Insomma, un po' come comprare il grana fatto con la segatura. Un barolo al metanolo... Ed ecco che quindi si scopre che anche le previsioni sull'amazzonia si devono ad un Action Paper del WWF (ed è decisamente male accompagnato), anche Greenpeace non scherza ed infatti non solo piazza diversi suoi paper nell'IPCC, ma anche alcuni suoi uomini in posti chiave nella redazione di documenti targati IPCC.

Ma non temete, Jafar ci spiega che loro mica prendono articoli di giornale e li pubblicano sull'IPCC. Loro prendono solo i migliori scienziati e la migliore scienza disponibile! (cfr. min 1'15")


Peccato però che non solo si siano presi tra gli "esperti" fior fiore di attivisti, che 500 di tali sedicenti esperti non si siano accorti che per sciogliere l'himalaya ci vogliono almeno 300 anni e non 30, ma che ci siano anche diversi articoli di giornali e riviste tra le sue referenze. Tra cui quella qui accanto.


Fin qui folklore

Fin qui però, diciamocelo, è solo voodoo (banale anedottica e si potrebbe continuare all'infinito senza venirne a capo). Nulla di quello che abbiamo evidenziato mette in crisi il cuore del report dell'IPCC. Sì, si sono lasciati prendere la mano in alcuni punti, si sono distratti in altri, ma solo cose veniali: il mondo si sta scaldando per mano umana (perchè ha il pollice opponibile). Se non facciamo subito qualcosa friggiamo tutti. Questo non è minimamente scalfito da quanto visto finora.

Le cose cambierebbero se si scoprisse ad esempio che i gruppi paleoclimatici (che si sono cioè fatti carico di ricostruire lo storico delle temperature globali mostrati nell'IPCC) si sono messi d'accordo per mascherare ed aggiustare i dati al fine di dimostrare una tesi precostituita; Impedire la pubblicazione di articoli scomodi; Chiudere l'accesso ai dati a chi non condivideva il medesimo spirito warmista. Ecco, in effetti tutto ciò è avvenuto e, solo grazie ad un hackerino (?) oggi sappiamo come operava la gang del bosco. No, non ci credete? Beh, leggetevi questa bella ricostruzione dei carteggi CRU.
Non siete convinti? Crediamo che in ogni caso, Jones e Mann, non dormano da mesi perchè non riescono a togliersi la marmellata dalle mani.

Le cose cambierebbero se si scoprisse che le stazioni metereologiche monitorate per costruire la temperatura globale a terra sono passate negli ultimi 20 anni da 6.000 a 1.500 e, ops, siano sparite proprio quelle in quota o nelle zone rurali (generalmente più fredde) o che per calcolare l'anomalia termica di una zona si utilizza come referenza una stazione a 1.200 km di distanza (un po' come prevedere, dai dati presi da una stazione a Roma, l'andamento climatico in Germania e Tunisia). Fa ridere, lo sappiamo, ma ad esempio la Bolivia, che non ha stazioni meteo monitorate, presenta una elevatissima anomalia termica. Incredibile no? Il potere dell'IPCC. Che il 90% delle stazioni climatiche monitorate (nei soli US) presentano errori nella misurazione superiori a 1°C! Che (nonostante tutti noi sappiamo - per esperienza diretta - che in città fa sempre più caldo che in campagna) i software della NASA non tengono conto delle isole di calore urbane perchè ritenute trascurabili. Sì, proprio così.

Beh, ecco, allora, se tutto questo fosse vero (e purtroppo lo è) allora qualche dubbio, se permettete, è legittimo.

In ogni caso il warming c'è. Resta da capire per colpa di chi, sai mai cosa ti scopre la scienza.



DISCLAIMER
BBB! non ha una posizione definita sul GW, diciamo che non si sente ancora del tutto convinto che sia AGW. Almeno alla luce dei dati oggi disponibili. A supporto del suo "scetticismo" vi è tra l'altro il fatto che tutti coloro che con tanta solerzia sparano (quotidiane) boiate sugli OGM, credono, supportano e sono fonte primaria di informazione per i vari report dell'IPCC oltre a concordare le migliori strategie comunicative con gli "scienziati" che vendono l'AGW. E' vero, per il semplice calcolo delle probabilità è possibile che ci becchino, ma preferiremmo affidarci alla scienza, quella vera.

domenica 31 gennaio 2010

Questo Ministro ci salverà dagli OGM!


Qui potete trovare l'articolo originale del Guardian... certo è che Zaia, che si mette contro i maiscoltori italiani perchè vogliono coltivare OGM (e ne hanno il diritto), per spacciare il Made in Italy nei Mc, non solo è ridicolo, ma anzi, autolesionista.

Ci dispiace tanto per i veneti, ma ci auguriamo che se lo becchino, almeno per un po', loro...

venerdì 29 gennaio 2010

Ed ora un "Decreto Amato" BIS?

E così, dopo anni di lotta (la vicenda inizia il 10 marzo 2007), il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Azienda Agricola Silvano Dalla Libera.

Il Cosiglio di Stato ha infatti sancito che Dalla Libera ha il diritto di coltivare nella sua azienda gli OGM autorizzati in Europa. Piani di coesistenza regionali approvati o meno.

Non stiamo qui a tediarvi con i dettagli della vicenda che troverete ampiamente descritti nel bel post di Bressanini.

Qui vorremmo invece brevemente ragionare con voi di cosa succederà ora. Perchè, guardiamoci nelle palle degli occhi, qualcuno di voi crede davvero che lascino passare la cosa così? Liscia? Oddio, tutto è possibile, ma i precedenti non sono molto favorevoli.

Ci furono infatti altri 2 momenti storici in cui l'introduzione di OGM nel nostro paese si era fatta improvvisamente "prossima" e la politica non se ne stette con le mani in mano.


Il Decreto Amato

La prima volta risale al 2000. L'allora Ministro Pecoraro, giocando sulla debolezza del governo tecnico di allora (Amato II) e sulla canicola estiva, il 4 agosto, faceva passare in Consiglio dei Ministri un provvedimento poi battezzato "Decreto Amato" che bloccava l'importazione di mais OGM in Italia.
In quel caso non si trattava di "seme da semina", ma di prodotti derivati in particolare ad uso zootecnico (anche se il dispositivo normativo riguardava all'epoca solo gli alimenti ad uso umano).

Per farla breve, 10 anni fa, il nostro governo approvava un provvedimento che più o meno recitava "l'Istituto Superiore di Sanità dice che non fanno male, ma siccome nelle farine rimane traccia del fatto che sono degli OGM (ma dai![N.d.R]) e non non ci fidiamo e poi non sono state fatte analisi sull'impatto ambientale legato al loro rilascio, allora li vietiamo invocando il sacro principio della precauzione".

Qui vorremmo umilmente far notare che la surrealità del Decreto non colpì solo noi (avete mai visto qualcuno fare l'impatto ambientale di una farina!?!), ma lo stesso Ministro della Salute, tal Umberto Veronesi, che se ne uscì dal Consiglio sbattendo la porta.

Perchè ci interessa? Perchè grazie alla semplice invocazione del padre di tutti i principi -PUF- si sono bloccate le importazioni di mais OGM a uso zootecnico nel nostro paese.

Dati scientifici? ZERO. Nuove informazioni: ZERO. Indizi concreti: ZERO.

Come finì la storia? Nel 2004 il TAR del Lazio, dopo una sentenza della Corte di Giustizia Europea si domandò: ma in 4 anni siete riusciti a tirar fuori un briciolo di pericolosità da questi OGM o stiamo ancora qui a menarci la frasca?
Alla risposta: 'che vò dottò, stammo qui a pija l'ombra.
Il TAR mandò tutto alle ortiche annullando il Decreto fuffa, ma intanto 4 anni - PUF - eran passati.


La legge 5/2005

Verso la fine del 2004 arriva però il Ministro Alemanno che pensa di cambiare strategia. Se non possiamo chiudere agli OGM sparando cazzate sulla loro (non provabile) pericolosità potremmo buttarla in politica usando la Coesistenza. E così nasce la Legge 5/2005.

A cosa serve? A dire che gli agricoltori possono coltivare quello che vogliono tranne gli OGM. Fico no?

Peccato che vada in direzione opposta alla Raccomandazione Europea sulla Coesistenza che centra tutti i suoi sforzi su scientificità, trasparenza e proporzionalità delle misure in modo da lasciare la maggior libertà possibile agli agricoltori.
La legge italiana cerca invece di costruire norme il più restrittive possibile in modo da di fatto impedire la libera scelta degli agricoltori.

Di quell'epoca ricordo poi una dichiarazione uscita dalla conferenza Stato-Regioni in cui si diceva: "siamo soddisfatti perchè abbiamo fatto dei calcoli e con queste norme rendiamo di fatto impossibile la coesistenza a livello nazionale". Bi-Fico!

Com'è finita? Le Marche, che sono ancora più anti-OGM degli anti-OGM, fanno abolire dalla Corte Costituzionale la quasi totalità della Legge 5, è il 2006. E' un tema in carico alle Regioni... Regioni che sono ancora lì a scriversi i piani di coesistenza da ben 4 anni!

WARNING! L'aspetto più interessante della Legge 5 era però il fatto che fino a quando non fossero stati emessi i piani di coesistenza, se uno veniva beccato con una piantina OGM, mica si prendeva la multa. Veniva sbattuto dentro!!!! Coltivare OGM, anche se autorizzati a livello UE, è divenuto in Italia reato penale (Peggio delle grida manzoniane!!).


Dove siamo adesso?

L'articolo 6 comma 2 (quello dell'arresto) è stato abolito dalla Corte Costituzionale. Le Regioni d'altra parte sono ancora in alto mare con i piani di coesistenza. Dunque il nostro agricoltore, in forza di questa sentenza, potrà finalmente seminare senza finire in gattabuia? Stante così le cose potrebbe, magari già quest'anno, per il secondo raccolto a mais magari.

Non è proprio da escludersi però in estremis un colpo di coda dello Zaia nazionale che non si può dire che manchi di fantasia in quanto a panzanate sul tema. O l'avvento di un suo sostituto non migliore. Come si dice: lavora per il meglio e preparati al peggio.


Vi immaginate se ci capitasse una sciroccata come questa?

Intanto se volete andare a votare, il corriere ha aperto un sondaggio sul tema...

giovedì 31 dicembre 2009

Fate largo: arriva la stupidità umana...

Carissimi, affezionati lettori,
volevamo chiudere in bellezza con voi questo 2009 che se ne va, per lasciare il posto ad un brand new 2010.

Un 2010 che avrà l'onore di raccogliere alcuni anniversari importanti:
Anniversari che si scontreranno con la costatazione che i rischi degli OGM (ad oggi ancora tutti da provare, se non ampiamente smentiti) rimangono uno dei cavalli di battaglia delle lobby ambientaliste che tanto peso hanno nella politica europea. Tanto è vero che, nonostante esista una procedura codificata per l'autorizzazione degli OGM, in Europa essi assomigliano a tutt'oggi al fantomatico Signor Godot a causa di astrusi cavilli procedurali, giochetti politici e uso improprio della scienza (paradigmatica la figuraccia di Dimas che è andato a farfalle - qui la puntuale risposta dell'EFSA).

Fin qui, di stupidità, se ne è vista già abbastanza direte voi... no, aggiungiamo noi.

Lo STUPID AWARD 2009 va invece all'accoglienza riservata alla cazzata dell'anno: l'Ultra Rice® technology.

Il terzo anniversario del 2010, come ricordavamo all'inizio del post, è infatti quello del decennale dalla risoluzione dei vincoli brevettuali all'utilizzo del Golden Rice.

Bene, in 10 anni siamo riusciti, stupidamente, grazie ad i trucchetti di cui sopra, a rallentare e rinviare il lancio del Golden Rice nei paesi in cui la VAD è un problema.
L'abbiamo fatto ad esempio chiedendoci se il Golden Rice (un riso arricchito in B-carotene!) avrebbe ucciso farfalle, fosse bioassimilabile, avrebbe portato ad ipervitaminosi, risolto alla radice il problema della VAD o l'avrebbe solo alleviato (e allora non va bene!) e chi più ne ha più ne metta...

Il motivo di tanto accanimento? Il Golden Rice è un OGM e in quanto tale è possibile impedire LEGALMENTE il suo utilizzo "in campo" per circa suppergiù 12 anni. E, nonostante lo scopo umanitario e la sua conclamata innoquità, abbiamo fatto di tutto perchè questo tempo massimo fosse rispettato.



L'
Ultra Rice® technology

Ma perchè ci interessa l'
Ultra Rice® technology? Semplice. L"associazione" no-profit (PATH) che l'ha inventata ha vinto $ 50.000. Peccato che li abbia vinti per aver creato il Golden Rice sintetico.

Ovvero questi signori si sono inventati la trovata del secolo: prendono del riso, lo macinano, aggiungono alla farina ottenuta B-carotene e altri micronutrienti e rifanno i chicchi di riso!! ovvero con questo impasto ci stampano delle pasticche a forma di chicco di riso (la signora qui accanto, responsabile del progetto, ci tiene a sottolineare che sono "uguali agli originali!" WOW) da miscelare con quelli normali in rapporto 1:100. Stupendo!



Ehi! mia nonna fa le tagliatelle con gli spinaci e le carote da una vita... voglio anch'io $ 50.000!

Penso poi che ci siano diversi pasticcari che potrebbero citarli in giudizio per aver copiato la forma della pillola magica...


Alcune considerazioni un po' più serie

1) questo approccio non differisce sostanzialmente dalla pratica attuale - rivelatasi scarsamente efficace - della distribuzione di integratori di vitamina A (una pasticca a forma di riso rimane pur sempre una pasticca che devi produrre, distribuire e spiegare come usare)

2) questa tecnologia era già in discussione all'IRRI 10 anni fa, ma sollevava problemi legati al fatto che il B-carotene sintetico è dell'isomero sbagliato e presenta una bioassimilazione più difficoltosa. Qualcuno ha per caso richiesto tutte le analisi del caso? E' esistito un iter autorizzativo simile a quello del Golden Rice? A quanto pare migliaia di persone stanno già facendo da cavia usando queste pasticche. Dov'è Vandana Shiva?

3) il sistema è assolutamente "meno potente" del Golden Rice, che offre un seme da coltivare e riprodurre in loco, in quanto intrinsecamente rende le persone dipendenti dalla disponibilità di pasticcari e associazioni "umanitarie" che sostengano le spese (continuative) per la produzione e distribuzione di risopasticche alle persone a rischio VAD. Veramente saggio.

In conclusione

Abbiamo fatto di tutto per impedire l'uso del Golden Rice che avrebbe permesso a quelle popolazioni di coltivarsi in casa uno strumento per autoproteggersi dalla VAD.

Ora, senza fiatare, permettiamo a associazioni specializzate nel controllo delle nascite (chissà cosa ci mettono dentro ;) ), di distribuire pasticche di riso che non risolveranno il problema e anzi aumenteranno la dipendenza delle popolazioni sottoposte a VAD.

Sempre meglio di niente, ma una riflessione non guasterebbe.

Buon 2010!


domenica 20 dicembre 2009

Ma Nature che fa?

E’ da un po’ di anni che Nature, ritenuta la più prestigiosa rivista scientifica mondiale, ci perplime per il suo atteggiamento rispetto al tema OGM. Sulle sue pagine hanno infatti trovato spazio, nell’ultimo decennio, non solo articoli scientificamente inguardabili (e, ops, rigorosamente contrari agli OGM), ma, soprattutto nell’ultimo periodo, anche analisi e notizie sul tema scritte all’apparenza da un militante di Greenpeace.

Una cronistoria

La farfalla monarca

Tutto ebbe inizio con la bufala della farfalla monarca. Era il 1999, e Losey vede pubblicato sulle pagine di Nature il suo studio in cui lascia crescere le larve della monarca su foglie su cui è stato depositato del polline di un mais Bt (che è una tossina specifica contro i lepidotteri). La mortalità delle larve aumenta, peccato che lo studio non abbia nulla a che vedere con le condizioni di campo per tutta una serie di motivi bene esplicitati e riassunti un paio di anni dopo da Minorsky (qui una errata corrige). In sintesi, dei tre eventi principali in coltivazione, Losey aveva usato l’unico che mostrava una tossicità significativa per le larve di monarca (l'evento Bt 176) che peraltro risultava coltivato allora su meno del 2% della supercifie a mais OGM. Se anche avesse rappresentato l’80% del totale, nelle condizioni di campo solo il 6% delle larve sarebbero state a rischio, con un impatto sulla popolazione adulta pari a ZERO.
Insomma, sloppy science unita alla necessità da parte delle NGO di argomenti contro gli OGM, hanno creato una leggenda metropolitana che ha infuocato i media in quegli anni e ancora oggi fa capolino qua e là sulla rete. Grazie Nature!

Il mais messicano

Nel 2001 Nature fa il bis: Quist e Chapela pubblicano sulle sue pagine un articolo in cui sostengono che i transgeni presenti nel mais Bt erano introgrediti, ovvero si erano inseriti tramite incrocio nel genoma delle varietà locali messicane (peraltro in posizioni strane, quasi saltellassero qua e là per il genoma come dei trasposoni). L’articolo, a seguito di una analisi più approfondita, viene poi di fatto “scaricato” dal giornale in quanto i risultati sembrano probabilmente frutto di una certa incompetenza da parte degli autori che hanno preso per dei veri positivi dei falsi positivi. La tecnica usata, un particolare tipo di PCR, dà infatti spesso artefatti. Nonostante i signori abbiano preso lucciole per lanterne ecco ripartire di nuovo il gran casino mediatico. Insomma, se lo dice Nature: sarà vero!
Se la cosa può interessare, anche in questo caso, scienziati più seri, come Allison Snow (ecologa con posizioni tuttaltro che tenere verso gli OGM) hanno riportato di non aver trovato neanche un transgene Bt dopo aver esaminato 150.000 campioni di mais provenienti dalla regione di Oaxaca, incriminata da Quist e Chapela.
La cosa comunque circola, anche in questo caso, ancora per la rete e con risvolti a dir poco surreali. Per inciso, se anche fossero stati veri i risultati di Quist e Chapela, la risposta giusta sarebbe stata... e allora?

Passano gli anni, e 8 son lunghi…

A quanto pare, dopo allora, nuovi articoli contro gli OGM non sono più usciti sulle pagine di Nature (vuoi perché non ve ne siano stati, vuoi perché Nature abbia scelto di evitare altre figuracce). Non è però che questo impedisca alla rivista di occuparsi del tema. Nel 2009 infatti sono usciti due pezzi interessanti.

Il primo, a firma di E. Waltz, in cui si sostiene che ci sia un gruppo di scienziati che critica di proposito tutte le ricerche che mettono in luce i potenziali problemi degli OGM (ops, proprio quelli che hanno criticato - a ragione - i 2 pezzi storici di Nature!). Secondo la rivista, l’opposizione di questi scienziati è dovuta non a puro spirito di rigore scientifico, bensì ad una difesa ad oltranza degli OGM con l’effetto di intimidire coloro che fanno ricerca nel settore dei rischi dei transgeni (sic!). Resta da chiedersi però come mai "questi" scienziati abbiano sempre visto confermare dalle controanalisi e dagli approfondimenti di indagine le proprie critiche ai pezzi pubblicati da Nature (e non solo da Nature).

Il secondo è una notizia riportata da R. Dalton dove, partendo dal via libera alla coltivazione del mais GM in Messico, si citano una pletora di attivisti che si stracciano le vesti per l’accaduto e dove addirittura si arriva a parlare di “natural maize”, un concetto che, se non fosse apparso su Nature, farebbe ridere un qualunque agronomo.
Il mais naturale infatti non esiste (a meno che non si parli di teosinte, che però è tutta un’altra cosa - cose si può notare in figura). Il mais è stato infatti DISEGNATO da secoli di attività di selezione UMANA, adattato per essere impiegato in tutte le agricolture del mondo e, senza la cura costante dell’uomo, anche il cosiddetto “natural maize”, si estinguerebbe in poche generazioni (lo dice lo stesso Nature!). Peraltro in Messico, da decenni, sono coltivati ibridi di mais commerciale che – geneticamente – hanno poco o nulla a che spartire con le varietà locali storiche messicane, ma non pare che esse si siano “pervertite” a causa di sporadici cross breeding. Per quale ragione dovrebbero farlo se l’ibrido in questione è un OGM?

Il Nature che vogliamo

Un tempo Nature a questa domanda avrebbe risposto senza esitazione che “The same physical and biological laws govern the response of organisms modified by modern molecular and cellular methods and those produced by classical methods … no conceptual distinction exists between genetic modification of plants and microorganisms by classical methods or by molecular techniques that modify DNA and transfer genes” (da un editoriale di Nature del 1992).

Poichè dal 1992 ad oggi non ci risulta sia stato pubblicato alcun dato che abbia messo in discussione il fatto che gli OGM seguano le leggi base della fisica e della biologia e non siano dunque diversi dalle piante "naturali" ci si domanda cosa sia successo in questi ultimi 2 decenni al board della rivista. Sarebbe un vero peccato scoprire che le sue competenze in genetica vegetale e agronomia siano state cestinate per fare spazio ad una nuova anima “ecologista” che, per la sua superficialità, sembra una fotocopia del pensiero mainstream sul tema. Farà forse vendere qualche copia in più (?), ma la scienza ne aveva davvero bisogno?

giovedì 3 dicembre 2009

Peer Review A.D. 1945

Il mondo della scienza viene spesso percepito come un mondo asettico, oggettivo, fatto di persone "pulite", con il camice bianco e il taschino sempre pieno di penne.

Beh, non è proprio così. Basta guardare cosa è successo con il climagate.

Ora qui vi presentiamo un documento d'epoca strepitoso (1945), un documento da history channel, che mostra come funziona "davvero" il processo di peer review con cui viene valutata la qualità di una pubblicazione scientifica. Ci scusiamo per i sottotitoli presenti solo in inglese.






Nota a margine

In nuova Zelanda hanno scoperto che i dati climatici forniti all'IPCC sono stati "aggiustati". La spiegazione ufficiale è che le stazioni, negli anni, sono state spostate (1 volta). Il problema è che gli aggiustamenti effettuati insomma, non è che presentino proprio una logica stringente.
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