mercoledì 25 marzo 2009

Una bistecca in Cina abbatte un albero in Brasile

Facendo qualche ricerca in pubmed (il database delle principali pubblicazioni scientifiche) mi sono imbattuto in questo interessante articolo che mi ha fatto venire voglia di tornare (brevemente) sul tema polli, terra e innovazione come pre-condizione per una sostenibilità agricola a livello globale.


Non volendo dilungarmi troppo mi limiterò a mostrarvi (e commentarvi) un paio di dati. Ecco il primo.


Come si può notare esistono 3 elementi strettamente correlati tra loro: il boom dell'export di soia brasiliano, il boom della domanda di carne da parte dei cinesi (v. sotto) e la crescita esponenziale delle terre coltivate a soia in Brasile.

Va detto che il primo significativo incremento delle terre a soia brasiliane è stato negli anni '70 ed è avvenuto (tra i vari motivi) per sostenere la crescita dei consumi di carne europei. Il mercato della carne europeo è oggi infatti largamente dipendente dalle importazioni di soia (e in parte mais) dal sud e nord-america.

Se tale incremento è stato rilevante, lo è stato ben di più però quello causato dall'esplosione della domanda cinese (da 20 a 60 kg di carne/anno/persona in circa 15 anni) che ha mostrato tendenze esponenziali.

Per capire cosa è significato per il Brasile il risveglio della Cina (ma analogo ragionamento potrebbe essere svolto anche per l'Argentina) basterebbe guardare l'andamento delle sue esportazioni di soia.

Se dunque il player di riferimento storico del Brasile è stata l'Europa, oggi questo è sempre meno vero. Esiste un mondo asiatico che ha fame di sviluppo e di carne ed è disponibile a pagare per essa (indipendentemente da quanta terra - altrui - possa costare).

Certo, tutto ciò non è una novità, ma fa sorgere 2 considerazioni non così "presenti" nei dibattiti sul futuro agricolo e lo sviluppo sostenibile.


La posta in gioco.

1) La foresta amazzonica è a "rischio" - discutevamo comunque sul fatto che le foreste non stiano comunque contraendosi in modo "violento", il Brasile ha perso "solo" lo 0,5% della sua superficie forestale... - a causa di una significativa domanda di proteine vegetali a fini mangimistici non proveniente dai noi, ma dalla Cina. E' necessario che il vecchio continente se ne faccia una ragione e si sposti dal centro dell'universo.

2) Se l'Europa ha perso il suo posto di "mercato di riferimento" per il sud-america e non se ne rende conto più che in fretta rischia grosso oltre a far danno, infatti:

- L'idea di imporre i suoi standard (perdonate il temine) "da fighetto", si veda ad esempio la richiesta di sementi OGM-free o di produzioni biologiche, oggi non trova più spazio avendo a che fare con un competitor come la Cina che per le medesime derrate pretende standard qualitativi ben più bassi (ed è peraltro un paese OGM-full)

RISULTATO: il sud-america bellamente esporterà verso la Cina snobbandoci sonoramente.

- anche qualora l'Europa riuscisse, con la leva del prezzo (ovvero costringendoci a pagare molto di più le derrate agricole che importiamo*), a convincere il sud-america a seguirci sulla via del biologico e dell'OGM-free, non farebbe altro che costringere quei paesi a produrre con sistemi inefficienti che richiederebbero fino al 64% di terra agraria in più per mantenere le attuali produzioni. Con buona pace della biodiversità e della tutela ambientale.

RISULTATO
: oltre ad esportare i nostri problemi ambientali (non producendo ciò di cui abbiamo bisogno, chiediamo agli altri di mettere a coltura per noi la loro terra - con il relativo impatto) li obbligheremo pure ad usare tecnologie politicamente corrette, ma assolutamente inefficienti, che lo costringono, per soddisfare la nostra domanda di beni, a devastare il loro ecosistema ancor più di quanto già oggi non facciano - e così poi potremmo pure gridare allo scandalo e allo scempio!


* Il sistema base per convincere qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare (senza i lager o i gulag) è pagarlo di più. Il problema con la soia in Brasile (e in Argentina) è che è così comodo usare la soia OGM Roundup Ready (minor erosione dei suoli, meno passaggi e lavorazione nei campi, e così via...) che ormai gran parte delle varietà locali sono GM e non credo che gli agricoltori molleranno così facilmente. Certo, la politica del sud-america è sempre un'incognita, ma all'orizzonte non si vedono grandi mutamenti nei campi, semmai nei flussi (e non a nostro vantaggio)...

martedì 17 marzo 2009

L'avvocato del Diavolo

Proseguendo sull'onda emotiva legata alla calata in Italia degli Schmeiser vorremmo cogliere l'occasione per discutere con voi di un paio di storielle che si sentono spesso in giro quando si parla di OGM:

1) Gli OGM sono sterili

2) I contadini sono obbligati a rifornirsi solo dalle multinazionali

Purtroppo per noi, anticipiamo, che dovremmo fare gli Avvocati del Diavolo ed essere politicamente scorrettissimi difendendo (in parte) quello che da molti viene definito come il "Totem del Male": Monsanto (e le altre multinazionali := brutte e cattive).

Come sempre da "buoni"scienziati (ed in questo caso da "buoni" avvocati) useremo un metodo riduzionista e limiteremo la nostra indagine solo ai 2 punti che ci interessano.

Su tutto il resto, esplicitamente, sospendiamo il giudizio, pur, così a occhio, non considerando, ad esempio, l'invenzione del Round-up questa gran schifezza essendo un erbicida a bassa tossicità (inferiore a quella dell'aspirina) con cui tra l'altro hanno ripulito dalle infestanti pure gli scavi di Pompei e lo stesso Schmeiser (ricordiamolo, il paladino OGM-free che seminò ben 417 ettari con OGM) ne faceva largo uso ben prima di iniziare la sua vicenda giudiziaria.

Partiamo dunque dal primo punto:

Gli OGM sono sterili?

La risposta esatta è: potrebbero, ma non lo sono.

Prima di capire il perchè lasciateci però fare una breve premessa. Il tema della sterilità delle piante, ed in particolare della maschiosterilità (polline non vitale), è un tema assolutamente non nuovo in agricoltura. La maschiosterilità è infatti largamente utilizzata per la produzione di seme in quanto consente di effettuare incroci mirati. Tali incroci (studiati fin dai primi anni del 1900) permettono di creare i cosiddetti ibridi.

Gli ibridi
hanno un grande vantaggio ed un grande svantaggio: 1) producono molto di più dei due genitori che li hanno generati; 2) perdono tale caratteristica nella seconda generazione e pertanto ogni anno la semente ibrida deve essere riprodotta, e quindi spesso riacquistata, per mantenere la produttività (PS. gli ibridi si usano anche in agricoltura biologica!).


Questo perchè spesso i caratteri legati alla produttività, così come quelli GM
(eventi), sono presenti in uno solo dei due genitori dell'ibrido e quindi alla seconda generazione (tutti i caratteri) si distribuiscono nella popolazione in modo non uniforme.

Per questo motivo non conviene riseminare gli ibridi (GM o meno che siano)! Gli ibridi però non sono sterili!

Certo è possibile "costruire" una pianta che produca semi sterili. Ed in effetti esiste una tecnologia sviluppata dall'USDA (il Ministero dell'Agricoltura Americano) che consentirebbe questo: la tecnologia Terminator. Altri approcci simili ma meno "violenti" sono quello del V-GURT e T-GURT che non stiamo a descrive per semplicità. La questione infatti è poco rilevante perchè non esiste nessun OGM in commercio che ne fa uso, nè negli US nè in India (nonostante ciò che va in giro a dire la simpatica Vandana Shiva, strano?) nè altrove nel mondo.

Per questo, sebbene in via teorica e pratica sia possibile creare una pianta geneticamente modificata per essere sterile, oggi gli OGM in commercio non sono sterili (nè lo saranno nel prossimo futuro): semmai sono ibridi.

Veniamo ora, molto brevemente, alla seconda questione: il pacchetto tecnologico e l'obbligo di acquisto da Monsanto.


...e io pago!

Premettendo che Monsanto non è un'azienda di beneficenza, nè ha l'obbligo di essere simpatica (oddio, potrebbe averne l'interesse, ma come si sa, pretendere che un americano capisca certe sottigliezze...) andrebbero comunque rilevate alcune simpatiche note sui suoi contratti americani.

Ad esempio all'interno vi sono un sacco di clausole strambe, tra cui il divieto di risemina e il divieto di ricerca (poi magari se chiedi qualche seme - da ricercatore - te lo danno, ma non è un atto dovuto). Però l'obbligo di usare il Round-up Monsanto, invece di un comune glifosato cinese, ohibò non c'è. In realtà, fino a qualche anno fa, la clausola c'era, ma essendo Monsanto detentrice del brevetto sul glifosato (ed unico produttore autorizzato), aveva però scarso significato. Oggi invece, che il brevetto è scaduto (nel 2001) la clausola non c'è più. Infatti dopo un paio di schermaglie giudiziarie (si veda qui e qui) la strategia, almeno su questo fronte, è cambiata. Oggi sulle loro carte si legge (pagina 19):



Insomma, se vuoi usare un glifosato made in china puoi farlo, ma se ti viene il campo che è uno schifo sono affari tuoi. Tutto sommato un'affermazione onesta, no?

Soprattutto perchè Monsanto non è monopolista e, se il contratto non ti garba, tu puoi sempre scegliere di comprare la tua semente da qualcun altro.



Va detto per concludere che questi contratti che, visti con gli occhi di un europeo, paiono "capestro", in ogni caso da noi non possono esistere grazie alla normativa che ci siamo dati (in particolare la Direttiva 98/44 all'art.11) che recita appunto, già nel 1998:

la vendita (...) da parte del titolare del brevetto ad un agricoltore a fini di sfruttamento agricolo implica l’autorizzazione per l’agricoltore ad utilizzare il prodotto del raccolto per la riproduzione o la moltiplicazione in proprio nella propria azienda

Perchè noi siamo più realisti del re, non abbiamo gli OGM, ma in compenso abbiamo le migliori leggi del mondo su di essi.

Alla prossima.

mercoledì 11 marzo 2009

Percy Schmeiser: the day after...

Eccoci qui... a guardare gli effetti del passaggio dall'Uragano Percy.

Certo, non ha fatto grandi danni (classificato come: tempesta in un bicchiere, viste le misere uscite stampa), ma una riflessione su ciò che ha detto e fatto qui nel nostro paese non farebbe male.

Uno dei nostri è peraltro riuscito a partecipare ad un incontro e quindi potremmo pure presentarvi qualche stralcio in presa diretta del "buon" Percy in azione.

Cominciamo però con l'inquadrare un po' la sua storia.


Percy Schmeiser: chi era costui?

Senza dubbio Percy è un personaggio molto particolare. Che soprattutto possiede un carattere moooolto particolare.

Già attivo nella vita politica della sua cittadina non si può dire che non abbia fatto parlare di sè.

Di interesse il fatto che nel 1996 è riuscito persino a farsi interdire l'accesso agli uffici comunali a causa del suo comportamento poco consono verso alcuni dipendenti e costretto a partecipare telefonicamente ai consigli comunali in qualità di consigliere. Pur avendone poi, nel 2004, riguadagnato l'accesso, il giudice che gli diede ragione (è uno con l'avvocato facile) non potè comunque non stigmatizzare il suo comportamento (per chi volesse farsi una cultura la sentenza è qui):

[37] There is little doubt that Percy Schmeisers conduct towards the Town administration staff had been abusive in varying degrees prior to the 1996 Resolution. There is also some evidence to indicate that Mr. Schmeisers conduct subsequent to the water line break at his home was neither complimentary nor responsible.

Non mancano poi le stranote cause incrociate contro Monsanto di cui abbiamo già in parte discusso. Cause che ha sempre perso o negoziato (poco conta cosa lui dica - si è infatti accordato con Monsanto, extragiudiziariamente, per il pagamento della procedura standard di bonifica per il valore di 660 $ che gli era già stata proposta nel 2005).

Earlier this week, Mr. Schmeiser – through his lawyer – approached Monsanto Canada and offered to settle this matter prior to the scheduled hearing on the case set for Wed. March 19, 2008. Since the outcome was essentially the same offer Monsanto had previously made in the fall of 2005, Monsanto Canada settled with Mr. Schmeiser on terms agreeable to both sides.

Buffa poi la causa intentata (e persa) dalla moglie Louise (che peraltro non si è mai presentata in tribunale) a Monsanto per 140 $ (sic!), per una presunta "contaminazaione" del suo orto biologico. Certo che, anche supponendo che della colza (GM o no che sia) fosse giunta nel suo orto, resta comunque da chiedersi cosa, di commestibile, avrebbe potuto "contaminare". Si ha come l'impressione che il suo tentativo fosse unicamente quello di continuare ad intentare cause a Monsanto (pagate con le collette raccolte nei suoi viaggi per il mondo) al fine di avere almeno una vittoria "netta" in tribunale da poter sbandierare pubblicamente e con quella coprire le sconfitte (una sorta di gratta e vinci, a forza di comprare biglietti, 5 euro li vinci!). Una vittoria che purtroppo, per lui, non è mai avvenuta.

Insomma, questa è a grandi linee la storia, principalmente giudiziaria, che ha portato Percy Schmeiser, l'uomo da 417 ettari di OGM, in Italia in veste di GURU del biologico.

Vi lasciamo ora a ciò che ha raccontato (inframezzato dalle nostre note) nell'italica penisola, buona visione!






Si ricorda che è possibile guardare i video anche in HQ (aumenta la leggibilità dei link).

In ogni caso se volete saperne di più sui diversi temi trattati li riportiamo anche qui:

- Il processo della Cittadina di Bruno contro Schmeiser
- Aumento delle rese e riduzione degli agrochimici negli OGM
- La sentenza Monsanto vs Schmeiser
- La nota sulla causa a Monsanto della moglie di Schmeiser
- La versione Monsanto dell'accordo extragiudiziario
- La versione di Schmeiser
- La coesistenza
- Il caso Starlink
- L'export di colza canadese
- Le superfici OGM canadesi (1996-2008)
- La Bio-diversità OGM

Buon approfondimento!

martedì 3 marzo 2009

I panni sporchi si lavano a caso

Forse non tutti sanno che ieri era in discussione a Bruxelles la soppressione delle moratorie sugli OGM (in particolare il Mon810) in Austria e Ungheria.

Le cose si sa, in tempo di crisi soprattutto, richiedono decisioni forti. E decisioni forti sono state. Con una maggioranza quasi bulgara (tutti contro 4) i paesi membri hanno deciso di mantenere la moratoria nei 2 stati, e con tutta probabilità la manterranno, quando sarà il momento di decidere, anche in Francia e Grecia.

I motivi della scelta sono stati spiegati bene dalla nostra Ministro.

«Non sono mai stata una ogm-scettica - ha spiegato Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente - quello di oggi è stato un voto sui rapporti istituzionali tra la Commissione europea e gli Stati membri per garantire la possibilità per ciascun Paese di avvalersi della clausola di salvaguardia, che consente ad una singola nazione dei vietare, se lo ritiene, la coltivazione di organismi geneticamente modificati. Non si tratta quindi di una pronuncia sulla autorizzazione alla coltivazione di prodotti transgenici, ma sui rapporti Commissione europea-Stati membri»

Questa affermazione ha però un senso? (oltre a quello politico, ovviamente)


La clausola di salvaguardia

Per capire se essa abbia un suo senso normativo appare innanzitutto fondamentale capire cosa sia questa benedetta clausola di salvaguardia.
Di solito, per vederci chiaro appare opportuno leggersi le leggi, nella fattispecie la Direttiva 2001/18 la quale all'art. 23 recita:

1. Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio.

Ovvero, se scopri strada facendo che un OGM può avere delle controindicazioni sanitarie o ambientali puoi bloccare la sua commercializzazione.

Si presuppone dunque che Austria e Ungheria abbiano trovato qualcosa di brutto su questo maledetto Mon810, giusto?


Cosa bolle in pentola

Quando uno Stato trova qualcosa di brutto su un OGM deve comunicarlo subito alla Commissione, la quale tra le varie cose chiede un parere all'EFSA. Vediamo dunque come sono andate le cose in questo caso.

Austria

Sappiamo che l'Austria, da diversi anni ormai, ha una forte passione OGM-free tanto che pare aver delegato la materia all'ufficio stampa di Greenpeace. In ogni caso, il 10 giugno 1999 e l’8 maggio 2000 (9 anni fa!!!), adotta la clausola di salvaguardia per il Mon810 e il T25.

Nel febbraio 2004 e nel novembre 2007 (5 e 7 anni dopo!!!), l’Austria ha fornito ulteriori informazioni a sostegno del divieto introdotto.

La Commissione europea ha richiesto con lettera in data 18 aprile 2008 (8 anni dopo l'adozione della clausola!!!) il parere scientifico dell’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA), la quale in SOLI 8 MESI (sic!), ha adottato il seguente parere.

"Al termine dell’esame dei riscontri contenuti nella notifica austriaca, il gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati (gruppo di esperti GMO) dell’EFSA ha concluso che non sussistono nuovi elementi scientifici idonei a invalidare le precedenti valutazioni dei rischi condotte sul mais MON810 e T25. Ne deriva pertanto che non sono stati prodotti riscontri scientifici specifici, in termini di rischio per la salute umana, degli animali e per l’ambiente, idonei a giustificare l’adozione di una misura di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE"

Ungheria

Più o meno stessa storia, sennonchè i tempi si accorciano giusto un po'. Infatti l'Ungheria invoca la clausola il 20 gennaio 2005 e la procedura si conclude con il parere dell'EFSA che viene rilasciato già il 2 luglio 2008. Conclusione?

"Non sono state pertanto fornite evidenze scientifiche specifiche, in termini di rischio per la salute umana e animale e per l’ambiente, che giustifichino un divieto all’uso e alla vendita del mais MON810 in Ungheria."


Alcune riflessioni conclusive

Se si può essere concordi, in linea di massima, sul principio che ciascuno è padrone in casa propria, non pare altrettanto condivisibile tale applicazione "disinvolta" della clausola di salvaguardia. Questa clausola infatti è pensata per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente. Adottarla come strumento economico-politico in chiave protezionistica o, ancor peggio, propagandistica, è disperante per almeno 3 motivi:

1) si piega la scienza (o suoi sottoprodotti) per supportare posizioni ideologiche (non è una novità, direte voi, ma non per questo, aggiungo io, è meno fastidioso);

2) si induce il cittadino a pensare che esistano rischi che non esistono, ingenerando false paure solo per calcoli politici;

3) si indeboliscono le istituzioni europee (come l'EFSA) che non si piegano a questi giochi, fino ad arrivare a screditarle quando non si allineano.

Però, ne ha fatte di cose questo voto bulgaro!

Come nota a margine, ditemi se per caso avete visto un qualche articolo di giornale che citasse correttamente la clausola di salvaguardia e che evidenziasse la sua non corretta applicazione... se ve ne sono stati, ovviamente!

Piuttosto ho visto che abbondano eruditi commenti di sedicenti liberati (dagli OGM, ovviamente!) che parlano di difesa dell'agricoltura di qualità (e cosa c'entra?) o di bella lezione politica (ovvero nel trasformare il vino in acqua - una clausola per la tutela dei cittadini in uno strumento di marketing politico), e chi più ne ha più ne metta.

Campa legalità, che l'erba cresce!*

*Sì, perchè uno si fa tutta la trafila europea, spende vagonate di € per far approvare la sua varietà OGM e poi cosa ottiene? una serie di moratorie nazionali, basate su prove farlocche che vengono raccolte e presentate con anni di distanza, che gli impediscono di far uscire un solo seme dal suo magazzino. E poi si domandano perchè gli OGM sono in mano alle multinazionali?!?!?!

martedì 24 febbraio 2009

A volte ritornano: Percy Schmeiser

logo_monsanto.gifChi di voi non ha mai sentito, magari di straforo, o raccontata dall’amico del cugino dello zio, la storia del povero agricoltore canadese che si è trovato il campo “contaminato” dalla colza OGM della Monsanto ed è stato condannato a risarcire l'arci-cattiva multinazionale?

percy_silo.jpgSì, la storia di quel Percy Schmeiser che, visto che il suo campo era contaminato da OGM, invece di gridare al lupo al lupo, ha pensato bene di moltiplicare ed estendere (con la giusta intraprendenza) quella piccola contaminazione (solo 1 ettaro - sic!) a 417 ettari.

Sì, proprio quel Percy Schmeiser che, quando l'hanno beccato, hanno trovato che in quei 417 ettari aveva seminato della semente OGM pura al 95-98% (alla faccia della contaminazione), e l'hanno condannato in tutti e 3 i gradi di giudizio perchè è stato provato che insomma giocava a fare il furbetto del quartierino. Se siete interessati alla storia completa (che consigliamo) l'ha ricostruita bene Dario Bressanini QUI.


La novità.

Ecco, lui, proprio lui, sarà in Italia. I nostri politici lo osanneranno, i nostri imprenditori lo adoreranno, perchè lui si è opposto allo strapotere delle multinazionali - poco importa che questa sua lotta sia stata fatta, casualmente, per mero interesse economico personale, l'importante è che l'abbia fatta (grossa aggiungeremmo noi).

Per chi fosse interessato ecco le date del tour:

26 febbraio ore 18 Milano (Hotel ATA Fiera in Viale Boezio). Interverranno anche Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente del Fai Fondo per l’ambiente italiano e conduttrice dell’azienda agricola biodinamica Cascine Orsine), Joseph Wilhelm (presidente della so-cietà tedesca di prodotti biologici Rapunzel e promotore della marcia europea No-OGM), Fabio Brescacin (amministratore delegato di Ecor/NaturaSì).

27 febbraio ore 20,30 Bologna (Ambasciatori, via Orefici 19), Interverranno l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, il preside della facoltà di Scienze agrarie Andrea Segrè, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla e il responsabile Innovazione e valori di Coop Italia Claudio Mazzini.

2 marzo ore 18 Firenze (Ospedale degli Innocenti, piazza SS. Annunziata).Intreverranno Ugo Biggeri (Terra Futura), Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana e Viviano Venturi, agricoltore custode toscano.

4 marzo ore 10,30 Roma (Confederazione italiana agricoltori, Via Mariano Fortuny 20). In-terverranno il presidente nazionale Cia Antonio Politi, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legacoop agroalimentare Luciano Sita.


La proposta

Anche noi raccogliamo l'invito di Bressanini e invitiamo chiunque volesse partecipare alle varie iniziative, ad alzare una manina e chiedergli come mai, prima di scagliarsi contro Monsanto (La Multinazionale) abbia provveduto, quatto quatto, a propagare e seminare 417 ettari con schifossime, contaminanti (oltre che inutili) sementi OGM, e come mai solo quando l'hanno beccato con le mani nella marmellata abbia deciso di scandalizzarsi per questo inquinamento (fortuito al 98%) dei suoi campi?

Se poi voleste chiedere anche ai nostri amministratori e soloni invitati se pensano che tale prassi sia accettabile anche nel nostro paese, la cosa non guasterebbe, insomma perchè continuare a pagare royalties ai costitutori di nuove varieta? Perchè non abolire l'istituto della proprietà intelletuale? Perchè non anche quello (già che ci siamo) della proprietà privata?


P.S. Anna Meldolesi, che ha ispirato i nostri post sul Latte crudo, è intervenuta anche su questo argomento dalle pagine de il Riformista. Ne consigliamo vivamente la lettura.

giovedì 19 febbraio 2009

ISAAA: il successo della vergogna (europea)

E così, anche quest'anno, sebbene nessuno ne parli (chissà come mai) è uscito il report ISAAA che ci fornisce qualche informazione "oggettiva" sulla superficie mondiale coltivata a OGM.
I dati si commentano da soli, quindi ci limitiamo a mostrarveli.


Aldilà delle sottigliezze (ettari totali, ettari per caratteristica) e ai toni un po' troppo trionfalistici del comunicato stampa, che poco ci appassionano, vorremmo limitarci ad osservare che gli OGM hanno rappresentato oggettivamente un'innovazione agricola decisamente apprezzata dagli agricoltori che hanno potuto farne ricorso e che oggi, dopo soli 12 anni, queste famigerate colture "occupano" una superficie globale pari a 10 volte la superficie agricola italiana.

Sarà forse per questo che, a certa gente, che rappresenta gli agricoltori, i loro interessi o magari più semplicemente e prosaicamente unicamante i propri, la cosa non riesce proprio ad andare giù.


Quest'anno, però, si son fatti furbi

I sedicenti liberati, però, quest'anno non si sono fatti cogliere impreparati. Hanno studiato.
Per ridimensionare il successo che l'innovazione biotech riscuote presso quei paesi dove loro non riescono ad imporsi con la forza della propaganda, hanno infatti sviluppato un contro-report che hanno diffuso alle agenzie di stampa proprio in concomitanza con l'uscita del report ISAAA.
Fin qui niente di male, tutto fa parte del gioco.

La cosa che però ci schifa, e non poco, non è tanto il fatto che loro continuino a dire, rigorosamente auto-citandosi e contro ogni evidenza, cose come:

"è ampiamente accettato che le colture GM non aumentano le rese e, in alcuni casi, hanno anzi rese inferiori rispetto alle colture convenzionali.

o anche:

"la maggior parte delle colture GM non sono coltivate da, o destinate a, i poveri del mondo."

o ancora:

"l'uso dei pesticidi aumenta con l'uso delle colture GM" (*)

Questa totale mancanza di capacità critica, di riconoscere il valore delle armi all'avversario e il combattere unicamente per impedire agli altri di operare e non per costruire le condizioni per un uso migliore della tecnologia, è resa intollerabile dal fatto che questo "contro" report l'abbiamo pagato noi.



Questo sì, ci fa veramente schifo e ci ricorda prassi decisamente troppo in voga in questa Europa che, essendo incapace di possedere una sua anima, ha deciso, visto che è pure politicamente corretto, di appaltarla ai lobbisti verdi.

Che vi piaccia o no, tax payers.


Note

(*)
I dati ufficiali e peer-review ci riportano invece una parità di resa per le colture HT ed incrementi (ovviamente medi) di resa tra il 6 e l'11% per le colture Bt. Questo non considerando però la papaya.

Il 90% degli agricoltori (circa 12,3 milioni sul totale dei 13,3) che coltivano OGM sono agricoltori poveri nei paesi in via di sviluppo che peraltro hanno adottato questa tecnologia perchè gli consentiva redditi superiori (esemplare il caso dell'India la cui superficie a cotone Bt è passata dal 2002 al 2008 dallo 0% al 77% della superficie a cotone complessiva).

Il risparmio in termini di principi attivi utilizzati è stato quantificato nel 7,8% (risparmio non normalizzato rispetto al fattore tossicità e impatto ambientale dei composti impiegati).


Se voleste vedere qualche numero e grafico in più vi rimandiamo al report ISAAA e a questo articolo.

lunedì 2 febbraio 2009

Le figlie di Madama Dorè

Vorremmo per un attimo tralasciare polli, terra e latte (crudo e cotto), per tornare sull’argomento da cui questo blog ha avuto origine e trae la sua linfa vitale, cioè le piante transgeniche e i vari miti che le circondano.

Il mito del giorno

Se facessimo un sondaggio chiedendo in giro quante varietà GM sono in commercio, probabilmente, accanto ad una marea di "non so" e "boh", troveremo che i più informati diranno, magari con un po' di sicumera: "solo 4 colture e solo 2 caratteri".

I più militanti aggiungeranno che: “questo dimostra che gli OGM [parola che ci fa venire l’orticaria per quanto è imprecisa, ndA] non funzionano poi così tanto" e qualcuno anche che "sono una minaccia per la biodiversità naturale, perchè, quando arriva l’oggi M, per prima cosa elimina tutta la moltitudine di varietà - rigorosamente naturali - di una data coltura, soppiantandole, e poi propagandosi nell’ambiente senza alcun controllo e ritegno”.

Sarà vero? o sarà solo l'ennesimo mito propagandato con efficacia?

Per scoprirlo bisogna ricercare.
Fortunatamente, in questo caso, bastano solo un po' di conoscenze informatiche e curiosità per scoprire la verità visto che le informazioni, quelle vere ed incontrovertibili, sono accessibili a tutti. Ma andiamo per gradi.

Cosa si dice in giro.

Se cerchiamo su google: "Biodiversità e OGM", troveremo molti link sul tema e vedremmo subito che le idee sono chiare (almeno sulla carta digitale): “Le specie nuove [quelle GM] non debbono soppiantare quelle preesistenti. La biodiversità deve essere custodita nel mondo perché è una ricchezza di tutti.”

oppure: “il transgenico infatti privilegia la standardizzazione delle colture, la perdita delle loro specificità.”

E così via...

Quindi sembra vero che, almeno nel sentire comune, i transgenici siano un rischio *reale* per la biodiversità sia intraspecifica (ovvero per il numero di varietà della stessa specie), sia per quella generale.


La biodiversità intraspecifica

Oggi vorremmo concentrarci solo sul rischio per la biodiversità intraspecifica, per quella generale promettiamo di tornarci in futuro.

Se la gente, o meglio i detentori della Verità digitale, affermano con così tanta forza che gli OGM distruggono la biodiversità dovranno pur basarsi su qualche dato. Sarà però in qualche modo possibile, popperianamente, verificare (tentare di falsificare) la loro teoria?
Insomma, quali evidenze sono oggi disponibili per sostenere questo rischio?

Pensandoci bene, potremmo andare a verificare quanti sono gli eventi OGM oggi autorizzati su AgBios.
O, ancora meglio, potremmo verificare il numero di varietà GM (non gli eventi) autorizzati.
Se, ad esempio, un tempo c’erano, diciamo, 100 varietà di soia e adesso ce ne fosse solo una, ovviamente la soia GM Roundup Ready (RR), prodotta della madre di tutte le multinazionali brutte e cattive (la Monsanto, giusto per non fare nomi), potremmo anche noi dire, con cognizione di causa, che la soia RR ha ucciso la biodiversità intraspecifica. Giusto?

Bene, partiamo con le nostre ricerche!


Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Partiamo da un libro uscito nel 2006 e che raccoglie gli interventi di un convegno del 2003 (Plant Breeding: The Arnel R. Hallauer International Symposium - si può leggere anche online) a pagina 24 del primo capitolo si legge: “Today there are over 1000 Roundup Ready® soybean varieties commercially available in the United States and Canada. Walker (2002) estimated that since 1996 approximately 800 Roundup Ready® varieties have been used commercially and replaced with new Roundup Ready® varieties.

Nell'italica lingua suona più o meno così: "Oggi ci sono più di 1000 varietà di soia RR disponibili sul mercato Americano e Canadese. Walker ha stimato che dal 1996 800 varietà RR sono state usate commercialmente e rimpiazzate con nuove varietà RR".

Senza dubbio quindi, quando dico Soia GM Roundup Ready, NON dico 1 varietà di soia, ma piuttosto centinaia/migliaia di varietà diverse che però presentano ANCHE il transgene e quindi il carattere RR. Insomma per dirla con una vecchia filastrocca: Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Per approfondire il tema andiamo anche a spulciare ad esempio l'archivio dell'INASE (Instituto Nacional de Semillas, cioè l’Istituto nazionale delle sementi argentino) con un po' di fatica riuscirete a trovare in una pagina dedicata alla statistica delle sementi, il seguente file:VARIEDADES GENÉTICAMENTE MODIFICADAS (OGM) A ENERO DE 2007 Nel documento troverete la seguente tabella:

I valori rappresentano il numero, anno per anno, di nuove varietà di soia approvate per la semina in Argentina.

2 sono i dati che balzano all'occhio:

1) in 10 anni solo in Argentina sono state registrate più di 650 varietà RR DIVERSE (o, se vogliamo, BIO-diverse), una media di 65 anno! Secondo voi questo per la biodiversità intraspecifica cosa significa? Non significa per caso che questi hanno preso tutte le loro varietà storiche e gli hanno inserito il carattere RR?

2) oggi quasi tutte le nuove varietà registrate sono RR, un carattere genetico che evidentemente non funziona! - (guardate anche la data dell'articolo)

Nel documento dell'INASE trovate anche un altro dato molto interessante ovvero che, la maggior parte di queste nuove varietà RR non è registrata da Monsanto, ma da produttori nazionali! E la tendenza è in crescita!


La più bella l'ho già scelta, Madama Dore!

Sebbene questi dati parlino da sè, lasciateci svolgere un paio di conclusioni.
In primo luogo appare evidente che Madama Dorè ha moltissime belle figlie (e queste sono più belle di quelle degli altri) ed in secondo luogo, ciascuno può scegliersi quella che più gli piace (quella che meglio si adatta al suo stile). Altro che morte della biodiversità intraspecifica!

Con buona pace di coloro che si divertono ad intasare il web con la loro mitologia da 4 soldi.

sabato 31 gennaio 2009

Beviamoci sù...

Caro lettori,
pur apprezzando il dibattito che è nato attorno al latte crudo crediamo sia giunta l'ora di chiuderlo, possibilmente in bellezza.

Nella fattispecie vorremmo lasciarvi con alcune considerazioni "conclusive" che riassumano quanto ci siamo detti.

Una premessa

BBB! non ha nulla contro il (consumo di) latte crudo.
Siamo certi che la qualità e le pratiche di gestione attuali non abbiano nulla a che spartire con quelle di inizio 1900.

BBB! si limita a rilevare però che, se si è fautori del principio di precauzione (per gli OGM, per le onde elettromagnetiche, per i riscaldamento globale, ...), forse sarebbe opportuno adottarlo anche su temi per i quali un rischio c'è (in questo caso microbiologico) .

Qualcuno può, in piena coscienza e onestà, affermare con certezza che il consumo di latte crudo non comporta rischi?

Qualcuno è in grado di garantire (100%), anche a fronte di un'analisi del latte "negativa", che altro latte proveniente dalla medesima stalla sia analogamente "pulito"?

Poichè la risposta a queste domande è in entrambi i casi NO, noi non vediamo il motivo per cui il consumatore non ne debba essere preventivamente informato e soprattutto invitato (calorosamente), in via precauzionale, a "pastorizzare" il latte crudo.

Perchè sui prodotti DEVO scrivere se "contiene OGM" (informazione assolutamente inutile da un punto di vista sanitario) e invece NON DEVO far sapere ai consumatori che il consumo di latte crudo comporta rischi sanitari reali?


Detto ciò alcune osservazioni più tecniche.

C'è una grande vulgata attorno all'uso e all'essenza (è proprio il caso di dirlo) del latte crudo.
A noi sta simpatico, per tanti motivi (filiera corta, economia, sapore, ...) però sarebbe opportuno dire le cose come stanno.


I batteri buoni

Riguardo ai batteri benefici, sinceramente, ci sentiamo di dire che meno ce ne sono meglio è. Infatti un latte con carica batterica elevata non è un buon latte. Crudo o cotto che sia. Sul fatto che essi siano benefici o meno ci pare stocastico, trattandosi in ogni caso di "contaminazioni" esterne: può andarci bene oppure no.
Si sappia comunque che la frase "non è mai stato trovato nulla nel latte crudo" è falsa. Vi sono state in particolare segnalazioni di presenza di campylobacter e di coli 157 in campioni di latte crudo. Vi sono stati poi casi di sindrome emolitico-uremica potenzialmente riconducibili al consumo di latte crudo. Tutto questo dovrebbe se non altro indurre alla precauzione, o no?


Il potere distruttivo della pastorizzazione

Per quanto riguarda il potere batteriostatico del latte crudo ci sentiamo di dire che non è molto dissimile da quello del latte pastorizzato. O meglio, nonostante tutto il gran parlare, non siamo riusciti a trovare alcun dato, "credibilmente" di origine scientifica e non anedottica, che dimostrasse la cosa. Vi giriamo qui una sintesi degli studi fatti sullo stato di salute dei composti ad azione batteriostatica presenti nel latte dopo la pastorizzazione. Non ci pare che sia così disastrosa la situazione, soprattutto alla luce della bassa/quasi nulla carica batterica presente nel latte pastorizzato.


Lo review poi conclude che "nonostante gli enormi avanzamenti tecnologici, igienici (bla, bla, bla)... continuano ad esservi, negli US, casi di malattie legate al consumo di latte. Il fattore chiave per prevenire le malattie generate dal latte è di evitare il consumo di latte crudo."

Se ciò non bastasse poi aggiunge: "chiunque promuova il consumo di latte crudo è passibile di azione legale". Ohibò, ma quella è l'America. (*)


Il grande complotto

Come ultima nota non poteva mancare un accenno allo strapotere delle industrie (contro i poveri "santi" agricoltori).



Secondo Beppe Grillo, il cui patentino scientifico è scaduto alcuni decenni fa e non è mai stato rinnovato, dunque non è importante se un esperto dice cose vere o cose false, ma da che "parte" sta. E' una lotta delle idee, non della realtà. Beh, a noi invece interessa la realtà, e sinceramente ci fa un po' schifo veder evitare così il tema attaccandosi alla teoria del grande complotto e additando gli avversari come corrotti e venduti, se non di peggio. Il tema merita argomenti migliori. Crederemmo a Grillo se presentasse dati convincenti, qualche prova. Vederlo difendere così, a priori, il latte crudo, nello stesso identico modo in cui condanna, a priori, gli OGM, ci fa solo sbadigliare.

Chiudiamo la questione con un paio di citazioni.

«Il latte è un grande alimento», conclude il professor Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione umana presso l’Università di Torino. «Sia quello crudo sia quello pastorizzato mantengono inalterate le loro qualità organolettiche. Quello crudo soddisfa di più il palato: i distributori hanno una temperatura costante di 4 gradi, occorre non interrompere la catena del freddo e consumarlo dopo averlo bollito in casa» - Dal convegno di Slow Food.

Infine leggetivi questo bel pezzo di Anna Meldolesi, cui abbiamo generosamente attinto anche noi.


Note a margine


Mi sovveniva una domanda in calce, anzi tre.
1) Chi paga le migliaia di analisi (inconclusive) che vengono effettuate ogni mese sui distributori di latte crudo?
2) Cosa succede al distributore trovato positivo?
3) Supponiamo che uno si becchi la nostra simpatica sindrome uremica, perchè ha fatto i conti male, chi paga per la sua ospedalizzazione e dialisi ecc, ecc, ecc?


(*) Despite the enormous advances in animal health, milking hygiene, and processing technology that have occurred during the past century, milkborne disease outbreaks continue to occur in the United States. Given that milk is derived from animals, it inherently carries the risk of being contaminated with pathogens from its source (cattle, goats, sheep, and the farm environment).
The key factor in the prevention of milkborne disease is consumer avoidance of raw milk consumption. In an effort to protect human health, a number of organizations have published guidelines and statements concerning milk pasteurization.
The American Medical Association (policy H-150.980) [67] clearly asserts that milk sold for human consumption should be pasteurized. Likewise, the American Veterinary Medical Association asserts that only pasteurized milk and milk products should be sold for human consumption [68]. Thus, physicians, veterinarians, and dairy farmers who promote, or even condone, the human consumption of unpasteurized milk and dairy products may be at risk for subsequent legal action.

domenica 25 gennaio 2009

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale

Pare che in questo avvio di 2009 non ci sia molto da dibattere in tema di OGM, ma sia piuttosto il latte (crudo o cotto, pastorizzato o bollito) a farla ancora da padrone.

Questo perchè il nostro Andrea ci segnala che sull'ormai famoso distributore "modello" (come suona bene questa parola per un biotecnologo!) sono apparsi nuovi messaggi più o meno minatori...

Il primo pare essere molto chiaro:


Il Ministero "detta" le regole per un utilizzo corretto del latte crudo. Che così diventa bollito "per legge".

Però, guardando bene, si vede sulla sinistra emergere una freccia. Sarà forse una spiegazione del nuovo adesivo? Sì, in effetti lo è, anche se non proprio come noi ci saremmo aspettati...


Voi che ne dite?

giovedì 8 gennaio 2009

Buon 2009 a latte bollito!

Cari lettori bentrovati!
Questo per i più longevi di voi (in qualità di lettori, si intende) è il secondo capodanno insieme e bisogna ammettere che di strada ne abbiamo fatta...

Propositi per il nuovo anno? Beh, certo qualcuno l'abbiamo, ma lo teniamo in serbo per non rovinarvi la sorpresa. Sappiate solo che come nostra abitudine saremo sempre graffianti e molto poco ruffiani.


Latte crudo, ovvero bollente

Vorremmo aprire l'anno nuovo con un update su di un tema che ci ha scaldato non poco nel recente passato: il latte crudo.

Un nostro caro e affezionato (oltre che competente) lettore ci ha infatti inviato prova dell'aggiornamento che ha subito il distributore di latte "crudo" vicino a casa sua. Questo dovrebbe mettere la parola fine all'intera vicenda. Almeno per noi. Eccola qui:


La scritta è chiara, è in rosso (anche se ci dicono che non è proprio nel primo posto che uno va a vedere ed è dopo alle informazioni sul gusto, ma vabbè).

Ci resta solo una domanda: ma se il latte crudo va bollito come fa a conservare intatti i suoi preziosi elementi nutrizionali? (v. foto)

Non è = identico a quello del supermarket? (in termini di qualità)

La parola agli esperti.
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