martedì 24 febbraio 2009

A volte ritornano: Percy Schmeiser

logo_monsanto.gifChi di voi non ha mai sentito, magari di straforo, o raccontata dall’amico del cugino dello zio, la storia del povero agricoltore canadese che si è trovato il campo “contaminato” dalla colza OGM della Monsanto ed è stato condannato a risarcire l'arci-cattiva multinazionale?

percy_silo.jpgSì, la storia di quel Percy Schmeiser che, visto che il suo campo era contaminato da OGM, invece di gridare al lupo al lupo, ha pensato bene di moltiplicare ed estendere (con la giusta intraprendenza) quella piccola contaminazione (solo 1 ettaro - sic!) a 417 ettari.

Sì, proprio quel Percy Schmeiser che, quando l'hanno beccato, hanno trovato che in quei 417 ettari aveva seminato della semente OGM pura al 95-98% (alla faccia della contaminazione), e l'hanno condannato in tutti e 3 i gradi di giudizio perchè è stato provato che insomma giocava a fare il furbetto del quartierino. Se siete interessati alla storia completa (che consigliamo) l'ha ricostruita bene Dario Bressanini QUI.


La novità.

Ecco, lui, proprio lui, sarà in Italia. I nostri politici lo osanneranno, i nostri imprenditori lo adoreranno, perchè lui si è opposto allo strapotere delle multinazionali - poco importa che questa sua lotta sia stata fatta, casualmente, per mero interesse economico personale, l'importante è che l'abbia fatta (grossa aggiungeremmo noi).

Per chi fosse interessato ecco le date del tour:

26 febbraio ore 18 Milano (Hotel ATA Fiera in Viale Boezio). Interverranno anche Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente del Fai Fondo per l’ambiente italiano e conduttrice dell’azienda agricola biodinamica Cascine Orsine), Joseph Wilhelm (presidente della so-cietà tedesca di prodotti biologici Rapunzel e promotore della marcia europea No-OGM), Fabio Brescacin (amministratore delegato di Ecor/NaturaSì).

27 febbraio ore 20,30 Bologna (Ambasciatori, via Orefici 19), Interverranno l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, il preside della facoltà di Scienze agrarie Andrea Segrè, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla e il responsabile Innovazione e valori di Coop Italia Claudio Mazzini.

2 marzo ore 18 Firenze (Ospedale degli Innocenti, piazza SS. Annunziata).Intreverranno Ugo Biggeri (Terra Futura), Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana e Viviano Venturi, agricoltore custode toscano.

4 marzo ore 10,30 Roma (Confederazione italiana agricoltori, Via Mariano Fortuny 20). In-terverranno il presidente nazionale Cia Antonio Politi, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legacoop agroalimentare Luciano Sita.


La proposta

Anche noi raccogliamo l'invito di Bressanini e invitiamo chiunque volesse partecipare alle varie iniziative, ad alzare una manina e chiedergli come mai, prima di scagliarsi contro Monsanto (La Multinazionale) abbia provveduto, quatto quatto, a propagare e seminare 417 ettari con schifossime, contaminanti (oltre che inutili) sementi OGM, e come mai solo quando l'hanno beccato con le mani nella marmellata abbia deciso di scandalizzarsi per questo inquinamento (fortuito al 98%) dei suoi campi?

Se poi voleste chiedere anche ai nostri amministratori e soloni invitati se pensano che tale prassi sia accettabile anche nel nostro paese, la cosa non guasterebbe, insomma perchè continuare a pagare royalties ai costitutori di nuove varieta? Perchè non abolire l'istituto della proprietà intelletuale? Perchè non anche quello (già che ci siamo) della proprietà privata?


P.S. Anna Meldolesi, che ha ispirato i nostri post sul Latte crudo, è intervenuta anche su questo argomento dalle pagine de il Riformista. Ne consigliamo vivamente la lettura.

giovedì 19 febbraio 2009

ISAAA: il successo della vergogna (europea)

E così, anche quest'anno, sebbene nessuno ne parli (chissà come mai) è uscito il report ISAAA che ci fornisce qualche informazione "oggettiva" sulla superficie mondiale coltivata a OGM.
I dati si commentano da soli, quindi ci limitiamo a mostrarveli.


Aldilà delle sottigliezze (ettari totali, ettari per caratteristica) e ai toni un po' troppo trionfalistici del comunicato stampa, che poco ci appassionano, vorremmo limitarci ad osservare che gli OGM hanno rappresentato oggettivamente un'innovazione agricola decisamente apprezzata dagli agricoltori che hanno potuto farne ricorso e che oggi, dopo soli 12 anni, queste famigerate colture "occupano" una superficie globale pari a 10 volte la superficie agricola italiana.

Sarà forse per questo che, a certa gente, che rappresenta gli agricoltori, i loro interessi o magari più semplicemente e prosaicamente unicamante i propri, la cosa non riesce proprio ad andare giù.


Quest'anno, però, si son fatti furbi

I sedicenti liberati, però, quest'anno non si sono fatti cogliere impreparati. Hanno studiato.
Per ridimensionare il successo che l'innovazione biotech riscuote presso quei paesi dove loro non riescono ad imporsi con la forza della propaganda, hanno infatti sviluppato un contro-report che hanno diffuso alle agenzie di stampa proprio in concomitanza con l'uscita del report ISAAA.
Fin qui niente di male, tutto fa parte del gioco.

La cosa che però ci schifa, e non poco, non è tanto il fatto che loro continuino a dire, rigorosamente auto-citandosi e contro ogni evidenza, cose come:

"è ampiamente accettato che le colture GM non aumentano le rese e, in alcuni casi, hanno anzi rese inferiori rispetto alle colture convenzionali.

o anche:

"la maggior parte delle colture GM non sono coltivate da, o destinate a, i poveri del mondo."

o ancora:

"l'uso dei pesticidi aumenta con l'uso delle colture GM" (*)

Questa totale mancanza di capacità critica, di riconoscere il valore delle armi all'avversario e il combattere unicamente per impedire agli altri di operare e non per costruire le condizioni per un uso migliore della tecnologia, è resa intollerabile dal fatto che questo "contro" report l'abbiamo pagato noi.



Questo sì, ci fa veramente schifo e ci ricorda prassi decisamente troppo in voga in questa Europa che, essendo incapace di possedere una sua anima, ha deciso, visto che è pure politicamente corretto, di appaltarla ai lobbisti verdi.

Che vi piaccia o no, tax payers.


Note

(*)
I dati ufficiali e peer-review ci riportano invece una parità di resa per le colture HT ed incrementi (ovviamente medi) di resa tra il 6 e l'11% per le colture Bt. Questo non considerando però la papaya.

Il 90% degli agricoltori (circa 12,3 milioni sul totale dei 13,3) che coltivano OGM sono agricoltori poveri nei paesi in via di sviluppo che peraltro hanno adottato questa tecnologia perchè gli consentiva redditi superiori (esemplare il caso dell'India la cui superficie a cotone Bt è passata dal 2002 al 2008 dallo 0% al 77% della superficie a cotone complessiva).

Il risparmio in termini di principi attivi utilizzati è stato quantificato nel 7,8% (risparmio non normalizzato rispetto al fattore tossicità e impatto ambientale dei composti impiegati).


Se voleste vedere qualche numero e grafico in più vi rimandiamo al report ISAAA e a questo articolo.

lunedì 2 febbraio 2009

Le figlie di Madama Dorè

Vorremmo per un attimo tralasciare polli, terra e latte (crudo e cotto), per tornare sull’argomento da cui questo blog ha avuto origine e trae la sua linfa vitale, cioè le piante transgeniche e i vari miti che le circondano.

Il mito del giorno

Se facessimo un sondaggio chiedendo in giro quante varietà GM sono in commercio, probabilmente, accanto ad una marea di "non so" e "boh", troveremo che i più informati diranno, magari con un po' di sicumera: "solo 4 colture e solo 2 caratteri".

I più militanti aggiungeranno che: “questo dimostra che gli OGM [parola che ci fa venire l’orticaria per quanto è imprecisa, ndA] non funzionano poi così tanto" e qualcuno anche che "sono una minaccia per la biodiversità naturale, perchè, quando arriva l’oggi M, per prima cosa elimina tutta la moltitudine di varietà - rigorosamente naturali - di una data coltura, soppiantandole, e poi propagandosi nell’ambiente senza alcun controllo e ritegno”.

Sarà vero? o sarà solo l'ennesimo mito propagandato con efficacia?

Per scoprirlo bisogna ricercare.
Fortunatamente, in questo caso, bastano solo un po' di conoscenze informatiche e curiosità per scoprire la verità visto che le informazioni, quelle vere ed incontrovertibili, sono accessibili a tutti. Ma andiamo per gradi.

Cosa si dice in giro.

Se cerchiamo su google: "Biodiversità e OGM", troveremo molti link sul tema e vedremmo subito che le idee sono chiare (almeno sulla carta digitale): “Le specie nuove [quelle GM] non debbono soppiantare quelle preesistenti. La biodiversità deve essere custodita nel mondo perché è una ricchezza di tutti.”

oppure: “il transgenico infatti privilegia la standardizzazione delle colture, la perdita delle loro specificità.”

E così via...

Quindi sembra vero che, almeno nel sentire comune, i transgenici siano un rischio *reale* per la biodiversità sia intraspecifica (ovvero per il numero di varietà della stessa specie), sia per quella generale.


La biodiversità intraspecifica

Oggi vorremmo concentrarci solo sul rischio per la biodiversità intraspecifica, per quella generale promettiamo di tornarci in futuro.

Se la gente, o meglio i detentori della Verità digitale, affermano con così tanta forza che gli OGM distruggono la biodiversità dovranno pur basarsi su qualche dato. Sarà però in qualche modo possibile, popperianamente, verificare (tentare di falsificare) la loro teoria?
Insomma, quali evidenze sono oggi disponibili per sostenere questo rischio?

Pensandoci bene, potremmo andare a verificare quanti sono gli eventi OGM oggi autorizzati su AgBios.
O, ancora meglio, potremmo verificare il numero di varietà GM (non gli eventi) autorizzati.
Se, ad esempio, un tempo c’erano, diciamo, 100 varietà di soia e adesso ce ne fosse solo una, ovviamente la soia GM Roundup Ready (RR), prodotta della madre di tutte le multinazionali brutte e cattive (la Monsanto, giusto per non fare nomi), potremmo anche noi dire, con cognizione di causa, che la soia RR ha ucciso la biodiversità intraspecifica. Giusto?

Bene, partiamo con le nostre ricerche!


Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Partiamo da un libro uscito nel 2006 e che raccoglie gli interventi di un convegno del 2003 (Plant Breeding: The Arnel R. Hallauer International Symposium - si può leggere anche online) a pagina 24 del primo capitolo si legge: “Today there are over 1000 Roundup Ready® soybean varieties commercially available in the United States and Canada. Walker (2002) estimated that since 1996 approximately 800 Roundup Ready® varieties have been used commercially and replaced with new Roundup Ready® varieties.

Nell'italica lingua suona più o meno così: "Oggi ci sono più di 1000 varietà di soia RR disponibili sul mercato Americano e Canadese. Walker ha stimato che dal 1996 800 varietà RR sono state usate commercialmente e rimpiazzate con nuove varietà RR".

Senza dubbio quindi, quando dico Soia GM Roundup Ready, NON dico 1 varietà di soia, ma piuttosto centinaia/migliaia di varietà diverse che però presentano ANCHE il transgene e quindi il carattere RR. Insomma per dirla con una vecchia filastrocca: Ma quante belle figlie Madama Dorè!

Per approfondire il tema andiamo anche a spulciare ad esempio l'archivio dell'INASE (Instituto Nacional de Semillas, cioè l’Istituto nazionale delle sementi argentino) con un po' di fatica riuscirete a trovare in una pagina dedicata alla statistica delle sementi, il seguente file:VARIEDADES GENÉTICAMENTE MODIFICADAS (OGM) A ENERO DE 2007 Nel documento troverete la seguente tabella:

I valori rappresentano il numero, anno per anno, di nuove varietà di soia approvate per la semina in Argentina.

2 sono i dati che balzano all'occhio:

1) in 10 anni solo in Argentina sono state registrate più di 650 varietà RR DIVERSE (o, se vogliamo, BIO-diverse), una media di 65 anno! Secondo voi questo per la biodiversità intraspecifica cosa significa? Non significa per caso che questi hanno preso tutte le loro varietà storiche e gli hanno inserito il carattere RR?

2) oggi quasi tutte le nuove varietà registrate sono RR, un carattere genetico che evidentemente non funziona! - (guardate anche la data dell'articolo)

Nel documento dell'INASE trovate anche un altro dato molto interessante ovvero che, la maggior parte di queste nuove varietà RR non è registrata da Monsanto, ma da produttori nazionali! E la tendenza è in crescita!


La più bella l'ho già scelta, Madama Dore!

Sebbene questi dati parlino da sè, lasciateci svolgere un paio di conclusioni.
In primo luogo appare evidente che Madama Dorè ha moltissime belle figlie (e queste sono più belle di quelle degli altri) ed in secondo luogo, ciascuno può scegliersi quella che più gli piace (quella che meglio si adatta al suo stile). Altro che morte della biodiversità intraspecifica!

Con buona pace di coloro che si divertono ad intasare il web con la loro mitologia da 4 soldi.

sabato 31 gennaio 2009

Beviamoci sù...

Caro lettori,
pur apprezzando il dibattito che è nato attorno al latte crudo crediamo sia giunta l'ora di chiuderlo, possibilmente in bellezza.

Nella fattispecie vorremmo lasciarvi con alcune considerazioni "conclusive" che riassumano quanto ci siamo detti.

Una premessa

BBB! non ha nulla contro il (consumo di) latte crudo.
Siamo certi che la qualità e le pratiche di gestione attuali non abbiano nulla a che spartire con quelle di inizio 1900.

BBB! si limita a rilevare però che, se si è fautori del principio di precauzione (per gli OGM, per le onde elettromagnetiche, per i riscaldamento globale, ...), forse sarebbe opportuno adottarlo anche su temi per i quali un rischio c'è (in questo caso microbiologico) .

Qualcuno può, in piena coscienza e onestà, affermare con certezza che il consumo di latte crudo non comporta rischi?

Qualcuno è in grado di garantire (100%), anche a fronte di un'analisi del latte "negativa", che altro latte proveniente dalla medesima stalla sia analogamente "pulito"?

Poichè la risposta a queste domande è in entrambi i casi NO, noi non vediamo il motivo per cui il consumatore non ne debba essere preventivamente informato e soprattutto invitato (calorosamente), in via precauzionale, a "pastorizzare" il latte crudo.

Perchè sui prodotti DEVO scrivere se "contiene OGM" (informazione assolutamente inutile da un punto di vista sanitario) e invece NON DEVO far sapere ai consumatori che il consumo di latte crudo comporta rischi sanitari reali?


Detto ciò alcune osservazioni più tecniche.

C'è una grande vulgata attorno all'uso e all'essenza (è proprio il caso di dirlo) del latte crudo.
A noi sta simpatico, per tanti motivi (filiera corta, economia, sapore, ...) però sarebbe opportuno dire le cose come stanno.


I batteri buoni

Riguardo ai batteri benefici, sinceramente, ci sentiamo di dire che meno ce ne sono meglio è. Infatti un latte con carica batterica elevata non è un buon latte. Crudo o cotto che sia. Sul fatto che essi siano benefici o meno ci pare stocastico, trattandosi in ogni caso di "contaminazioni" esterne: può andarci bene oppure no.
Si sappia comunque che la frase "non è mai stato trovato nulla nel latte crudo" è falsa. Vi sono state in particolare segnalazioni di presenza di campylobacter e di coli 157 in campioni di latte crudo. Vi sono stati poi casi di sindrome emolitico-uremica potenzialmente riconducibili al consumo di latte crudo. Tutto questo dovrebbe se non altro indurre alla precauzione, o no?


Il potere distruttivo della pastorizzazione

Per quanto riguarda il potere batteriostatico del latte crudo ci sentiamo di dire che non è molto dissimile da quello del latte pastorizzato. O meglio, nonostante tutto il gran parlare, non siamo riusciti a trovare alcun dato, "credibilmente" di origine scientifica e non anedottica, che dimostrasse la cosa. Vi giriamo qui una sintesi degli studi fatti sullo stato di salute dei composti ad azione batteriostatica presenti nel latte dopo la pastorizzazione. Non ci pare che sia così disastrosa la situazione, soprattutto alla luce della bassa/quasi nulla carica batterica presente nel latte pastorizzato.


Lo review poi conclude che "nonostante gli enormi avanzamenti tecnologici, igienici (bla, bla, bla)... continuano ad esservi, negli US, casi di malattie legate al consumo di latte. Il fattore chiave per prevenire le malattie generate dal latte è di evitare il consumo di latte crudo."

Se ciò non bastasse poi aggiunge: "chiunque promuova il consumo di latte crudo è passibile di azione legale". Ohibò, ma quella è l'America. (*)


Il grande complotto

Come ultima nota non poteva mancare un accenno allo strapotere delle industrie (contro i poveri "santi" agricoltori).



Secondo Beppe Grillo, il cui patentino scientifico è scaduto alcuni decenni fa e non è mai stato rinnovato, dunque non è importante se un esperto dice cose vere o cose false, ma da che "parte" sta. E' una lotta delle idee, non della realtà. Beh, a noi invece interessa la realtà, e sinceramente ci fa un po' schifo veder evitare così il tema attaccandosi alla teoria del grande complotto e additando gli avversari come corrotti e venduti, se non di peggio. Il tema merita argomenti migliori. Crederemmo a Grillo se presentasse dati convincenti, qualche prova. Vederlo difendere così, a priori, il latte crudo, nello stesso identico modo in cui condanna, a priori, gli OGM, ci fa solo sbadigliare.

Chiudiamo la questione con un paio di citazioni.

«Il latte è un grande alimento», conclude il professor Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione umana presso l’Università di Torino. «Sia quello crudo sia quello pastorizzato mantengono inalterate le loro qualità organolettiche. Quello crudo soddisfa di più il palato: i distributori hanno una temperatura costante di 4 gradi, occorre non interrompere la catena del freddo e consumarlo dopo averlo bollito in casa» - Dal convegno di Slow Food.

Infine leggetivi questo bel pezzo di Anna Meldolesi, cui abbiamo generosamente attinto anche noi.


Note a margine


Mi sovveniva una domanda in calce, anzi tre.
1) Chi paga le migliaia di analisi (inconclusive) che vengono effettuate ogni mese sui distributori di latte crudo?
2) Cosa succede al distributore trovato positivo?
3) Supponiamo che uno si becchi la nostra simpatica sindrome uremica, perchè ha fatto i conti male, chi paga per la sua ospedalizzazione e dialisi ecc, ecc, ecc?


(*) Despite the enormous advances in animal health, milking hygiene, and processing technology that have occurred during the past century, milkborne disease outbreaks continue to occur in the United States. Given that milk is derived from animals, it inherently carries the risk of being contaminated with pathogens from its source (cattle, goats, sheep, and the farm environment).
The key factor in the prevention of milkborne disease is consumer avoidance of raw milk consumption. In an effort to protect human health, a number of organizations have published guidelines and statements concerning milk pasteurization.
The American Medical Association (policy H-150.980) [67] clearly asserts that milk sold for human consumption should be pasteurized. Likewise, the American Veterinary Medical Association asserts that only pasteurized milk and milk products should be sold for human consumption [68]. Thus, physicians, veterinarians, and dairy farmers who promote, or even condone, the human consumption of unpasteurized milk and dairy products may be at risk for subsequent legal action.

domenica 25 gennaio 2009

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale

Pare che in questo avvio di 2009 non ci sia molto da dibattere in tema di OGM, ma sia piuttosto il latte (crudo o cotto, pastorizzato o bollito) a farla ancora da padrone.

Questo perchè il nostro Andrea ci segnala che sull'ormai famoso distributore "modello" (come suona bene questa parola per un biotecnologo!) sono apparsi nuovi messaggi più o meno minatori...

Il primo pare essere molto chiaro:


Il Ministero "detta" le regole per un utilizzo corretto del latte crudo. Che così diventa bollito "per legge".

Però, guardando bene, si vede sulla sinistra emergere una freccia. Sarà forse una spiegazione del nuovo adesivo? Sì, in effetti lo è, anche se non proprio come noi ci saremmo aspettati...


Voi che ne dite?

giovedì 8 gennaio 2009

Buon 2009 a latte bollito!

Cari lettori bentrovati!
Questo per i più longevi di voi (in qualità di lettori, si intende) è il secondo capodanno insieme e bisogna ammettere che di strada ne abbiamo fatta...

Propositi per il nuovo anno? Beh, certo qualcuno l'abbiamo, ma lo teniamo in serbo per non rovinarvi la sorpresa. Sappiate solo che come nostra abitudine saremo sempre graffianti e molto poco ruffiani.


Latte crudo, ovvero bollente

Vorremmo aprire l'anno nuovo con un update su di un tema che ci ha scaldato non poco nel recente passato: il latte crudo.

Un nostro caro e affezionato (oltre che competente) lettore ci ha infatti inviato prova dell'aggiornamento che ha subito il distributore di latte "crudo" vicino a casa sua. Questo dovrebbe mettere la parola fine all'intera vicenda. Almeno per noi. Eccola qui:


La scritta è chiara, è in rosso (anche se ci dicono che non è proprio nel primo posto che uno va a vedere ed è dopo alle informazioni sul gusto, ma vabbè).

Ci resta solo una domanda: ma se il latte crudo va bollito come fa a conservare intatti i suoi preziosi elementi nutrizionali? (v. foto)

Non è = identico a quello del supermarket? (in termini di qualità)

La parola agli esperti.

mercoledì 17 dicembre 2008

Ritorno al futuro - Parte II

Siccome ci piace provocare e battere il ferro finchè è caldo, torniamo sull'argomento polli, cercando di aggiungere qualche dato di prospettiva (anche storica).

Ad esempio... vediamo cos'è successo negli ultimi 50 anni in questo paese alle nostre foreste.


e proviamo ad interrogarci se questo fatto "forestale" sia o meno isolato e se abbia, magari, qualcosa a che vedere con i nostri polli...


(in questa rielaborazione del "vecchio" grafico ho introdotto 2 elementi nuovi. In verde la terra che useremmo se (pur) innovando non avessimo aumentato i nostri consumi di carne di pollo. In giallo gli ettari effettivamente oggi coltivati a mais in Italia.)


Come stanno le foreste nel nostro paese?

A nostro avviso bene, anche se sarebbe meglio farlo dire ai numeri: vediamoli.


Secondo i dati raccolti dal Corpo Forestale dello Stato dal 1950 ad oggi la superficie forestale italiana è passata da 5,6 a 10,6 milioni di ettari. Un bel +5 milioni di ettari di foreste in 50 anni. Niente male! (Tanto per capirci, corrisponde più o meno ad una superficie pari a quella di Friuli, Emilia e Toscana insieme).

Merito delle lotte di Greenpeace? Legambiente? WWF?
mmmmmmmmhmmmmmmm, dibitiamo.

Essendo però noi di parte (oggi a dire le cose come stanno si finisce sempre che si è di parte) prenderemo a prestito le parole dei professori di professione:

"[Si ha l']espansione delle foreste, per effetto soprattutto di processi di ricolonizzazione naturale di ex-coltivi abbandonati in aree montane e collinari..."

A supporto di questa ipotesi di espansione, per abbandono dei terreni marginali, vi è il fatto che il processo è visibile in più aree collinari/montuose...


...e al contempo si è assistito ad una contrazione della superfie agraria che è scesa da 22 a 14, 7 milioni di ettari. Un - 7,3 milioni di ettari!


Certo, parte di questi 7 milioni di ettari sono finiti in strade, rotonde e villette a schiera, ma buona parte sono diventati foreste... tanto che c'è chi si interroga su come coltivare queste aree in modo efficiente (sì, anche i boschi vanno coltivati, cosa pensavate?) e chi lamenta addirittura una "banalizzazione" del paesaggio montano.


Alcune riflessioni (per farla breve)

Questo aumento dei boschi è stato causato principalmente dalla messa fuori mercato delle agricolture marginali.

Dopotutto, quale significato economico ha oggi coltivare il grano a 2.000 metri o sui terrazzamente apenninici?
Questa pratica, rilanciata dalla battaglia del grano, ha avuto un suo significato fino a circa gli anni '50, anche se ancora oggi qualcuno tenta di preservarla - con alterni risultati.

Oggi,
grazie all'efficienza dell'agricoltura di pianura, moltissime aree messe a coltura in quegli anni sono state nuovamente rese all'ambiente.

Ed ecco qui 2 osservazioni su cui riflettere:


1) Senza innovazione non ci può essere un progetto per la sostenibilità.


E' evidente come l'innovazione abbia aiutato a contenere l'impatto ambientale agricolo collegato all'aumento della produzione e del consumo di carne. Ancor più evidente è l'impatto dell'innovazione su di un mercato che si presentasse a domanda pressochè costante (quale quello del consumo di carne oggi in Italia, ormai saturo).

In sostanza l'innovazione agricola consente un uso razionale delle risorse (in ogni scenario), non riconoscerlo significa condannarsi a sprecare risorse in un mondo che non è che oggi ne abbondi.
2) La razionalizzazione delle risorse porta alla tutela ambientale.

Sebbene sia ovvia l'osservazione che se si ha fame si coltiva ogni centimetro di terra utile e si mangia qualunque cosa, sfruttando tutte e totalmente le risorse disponibili (mors tua, vita mea), lo è meno la coscienza che un uso razionale delle risorse porta a politiche (in alcuni casi quasi strutturalmente) ambientaliste. Questo è ad esempio il caso delle foreste italiane che senza innovazione agricola non esisterebbero, mentre oggi ci interroghiamo non tanto su come crearle o preservarle, ma semmai su come valorizzarle, visto che circa la metà è incolta.



Nota a Margine


Qualcuno potrebbe obiettare che noi (Italia), nonostante l'innovazione, non siamo autosufficienti. Vero. Questo però significa, in termini globali, che tutto ciò che ci serve e non ci produciamo da soli, lo dobbiamo far produrre a qualcun altro che userà terra sua (con tutto ciò che ne consegue) per soddisfare i nostri bisogni.

Ovvero: più inefficienti saremo e più creeremo ed esporteremo problematiche ambientali.

Meglio innovare, no?

giovedì 11 dicembre 2008

Ipse dixit (n.6)

“Nella pratica della medicina, negli approcci della gente all'agricoltura e al cibo, nelle politiche per ridurre fame e malattie e in molte altre questioni pratiche, c'è un movimento sotterraneo irrazionale che mette a rischio il progresso basato sulla scienza e perfino la base stessa della nostra democrazia.

"Questa irrazionalità emana da un nuovo tipo di fondamentalismo, un fervore per il ritorno alla Natura senza alcun ripensamento, che vede la scienza e la tecnologia come i nemici".

Dick Taverne - The March of Unreason

Citato in "Vox, Overrated. Sometimes politics has to take a backseat to science." di Henry I. Miller su NATIONAL REVIEW ONLINE.

______________


"Vogliamo costruire una comunità con meno imbecilli? Il momento è favorevole.

"Non tutti i mali vengono per nuocere. La crisi economica e morale - che è anche crisi della politica - può aiutarci ad aprire gli occhi.

"Con la recessione in atto perchè non investiamo in infrastrutture diffuse e energie rinnovabili, anzichè buttare risorse nel ponte di Messina, nelle centrali nucleari, negli OGM?

"Imbecille viene da "in" e "baculum" ("bastone"). E' tale chi ha sempre bisogno di un sostegno, che però non trova. Coraggio: nella società c'è posto per molti imbecilli in meno."

Mario Capanna, Libero 09.12.2008


Certo, era da tempo che pensavamo che Capanna avesse perso il "baculum", però non ci aspettavamo da lui tanta veemenza nel richiedere per questo la sua stessa defenestrazione. Bah...


Vabbè, beviamoci su.

giovedì 4 dicembre 2008

Ode al latte crudo!

Questo post è dedicato a tutti i cultori del caro mondo di una volta. A coloro i quali piacciono i gusti di una volta, come quello del latte... e che tutta questa scienza ha ormai rovinato.



Ecco, è dedicato a tutti voi. Perchè è giusto che anche voi sappiate che, oltre a ridurre gli imballaggi, ad accorciare la filiera, a risparmiare 4 soldi...



...rischiate pure la pelle...


L'articolo completo del Riformista lo trovate qui.

Pensateci bene prima di acquistare e consumare latte non pastorizzato!


P.S.: ma un tempo le biciclette non andavano a pedali? (vedi primo video)
Se oggi vanno a motore non dobbiamo forse ringraziare i prodigi della scienza o no?

venerdì 28 novembre 2008

Parlano bene, ma razzolano male!

Tutti noi viviamo dagli anni '90 immersi un mare di propaganda stile Mulino Bianco: "Mangia sano, torna alla natura". Questo mare comunicativo, fatto di zappe, mulini e stalle con 3 vacche ( la Nina, la Rosa e la Giovanna) vorrebbe trasmetterci il messaggio che in realtà erano molto migliori il mangiare ed i metodi di produzione di una volta, in netta contrapposizione all'insostenibilità dei sistemi di produzione attuali.

Sarà pure, ma anch'io, come Artù nel precedente post, ci terrei a sottolineare che l'innovazione agricola è invece il principale strumento per lo sviluppo e la sostenibilità (oltre che per l'emancipazione dei popoli).

Riconosco però che detta così è una sorta di slogan e mi sono domandato: non è che riusciamo a trovare qualche numero che dimostri quanto andiamo dicendo da tempo?...

...e così, aiutato anche dalle recenti elucubrazioni sui polli, sono stato colto da un raro raptus statistico che mi ha portato a partorire (fatti 4 conti) questi 3 grafici che mi paiono sufficentemente interessanti da poter essere condivisi con voi. Spero di non sbagliarmi.

- cliccate sulle immagini per ingrandirle -

1) Polli 1: più innoviamo e meno ne mangiamo!

Il primo dato interessante che emerge dall'indagine è che pur oggi mangiando (in Italia) 18 kg di pollo a testa contro i 5 del 1961... in realtà, paradossalmente, mangiamo un numero di polli minore!



Incredibile, no?!!!


2) Polli 2: pochi ma buoni!

Il secondo dato "macro", ricavato dai dati "micro" precedenti, è che questi polli saranno anche meno, ma pompano di brutto (un pollo moderno vale come 5 polli 68ini!).

Però, saranno anche efficenti, ma magnano, e quanto magnano!


3) Polli 3: parlano bene ma razzolano male!

Eccoci però giunti al pezzo forte! Il consiglio è di allacciarvi le cinture di sicurezza.
Se ben ricordate, ci domandavamo: "ma quanta terra servirebbe per produrre i cereali necessari a sfamare i nostri polli con le rese per ettaro degli anni '60?", anche per rispondere ai comunicatori alla "Mulino Bianco" di cui sopra.
Ebbene, eccovi serviti:


Ve lo facciamo rivedere da un'altra angolazione...


Embè, fa un certo effetto, no?

Mentre vi riprendete dallo shock riassumiamo i dati salienti:

1) Per alimentare i polli mangiati dagli italiani oggi (2001) è necessario coltivare 1,7 milioni di ettari.

2) Questa superficie è all'incirca uguale a quella che serviva nel 1961, quando invece di 18, mangiavamo solo 5! kg di carne di pollo a testa.

3) Se non avessimo innovato sia sulle rese per ettaro sia sulla efficienza di conversione degli alimenti dei polli oggi servirebbero invece di 1,7 milioni di ettari... tum tum... tum tum...

7,4 milioni di ettari!

Risposta esatta! Ovvero all'incirca la metà dell'intera superficie agraria italiana! E dici poco!

Meditate gente, meditate!


Alcune note a margine

La superficie italiana dedicata a mais (complessiva) è di soli 1,3 milioni di ettari.
La superficie agricola utilizzata (Sau) italiana è di 14,7 milioni di ettari.

Le approsimazioni svolte nelle elaborazioni presentate sono state equivalenti sia per i dati del 1961 sia per quelli del 2001.

I dati grezzi sono stati ottenuti dal database FAOSTAT e dall'articolo di GB Havenstein et al. (2003) Poultry Science 82:1500–1508.
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